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lunedì 21 marzo 2016

Lo chiamavano Jeeg Robot

Ultimamente il Cinema Italiano sta vivendo una nuova età dell'oro. Dopo il già bellissimo e ben riuscito "Perfetti Sconosciuti" mi aspettavo di attendere altri cento anni prima di imbattermi in un nuovo capolavoro della stessa nazionalità. Invece sono arrivati entrambi a distanza ravvicinata, come due pallottole che ti colpiscono in fronte lasciandoti quasi incredulo ma felicemente morente. Il titolo altro non si riferisce che al soprannome attribuito al protagonista Claudio Santamaria alias Enzo Ceccotti. Del resto siamo a Roma, dove l'arte del soprannome fa corpo a sé specie nelle fasce e nei quartieri più popolari. Lo Zingaro, Sperma, Tazzina, solo per dirne alcuni. In questa storia violentissima, fatta di vendette e regolamenti di conti tra criminali comuni e organizzati con un ritmo tenuto costantemente alto dall'inizio alla fine, persino qualche colpo di scena che fa pensare ad un sequel ma che resta disatteso, Un bandito comune, dotato di una forza sovraumana, diventa Jeeg Robot. Alessia, la figlia squinternata e mentalmente instabile di Sergio, improvvisato complice di Enzo, lo chiamerà così dopo averlo conosciuto per via della sua fissazione sul cartone animato che vede a ripetizione dalla mattina alla sera, conseguenza di una regressione infantile post violenza sessuale reiterata. Scoprirete da chi andando a vedere il film.Per lei l'Imperatore delle Tenebre è il "Re der Foco" e smania per avere un vestito da principessa. Si parte con i consueti pregiudizi, quanto meno miei, che trattandosi di un film italiano dall'inizio alla fine non possa che rivelarsi il solito "vorrei, ma non posso" del genere super-eroismo americano alla vaccinara. Ma la storia, certo fantastica ma con una spiccata verosimiglianza, la sceneggiatura, gli effetti speciali, la fotografia e soprattutto la scenografia che ha per protagonista Roma che in questo lavoro si ispira ad una specie di Grande Bellezza in chiaroscuro, quasi a sembrare una nuova Gotham City dove il protagonista cattivo Lo Zingaro somiglia moltissimo al Joker di Batman per l'istrionismo e la follia che lo caratterizzano. Il nostro Jeeg Robot Enzo non è Bruce Wayne, almeno come abbiamo lo conosciamo da sempre. Ricchissimo e super tecnologico il secondo quanto squattrinato e ultrapopolare il primo. Brutalità e regolamenti di conti scorrono lungo tutta la durata del film, in quasi due ore di proiezione non c'è un deficit d'attenzione che sia uno. I protagonisti, tolto Santamaria già ben conosciuto al grande pubblico, sono tutti outsider che regalano una performance magnifica al pari di quella del regista Gabriele Mainetti. Si esce dalle sale con la stessa soddisfazione con cui si uscirebbe dopo aver visto un action movie hollyvodiano e con una Roma che per una volta non fa da sfondo National Geographic, quasi scoprendosi nuova e a pennello in questa sua figura da coprotagonista coi suoi figli del malaffare. Da correre a vedere perchè oramai siamo agli sgoccioli.

1 commento:

Il cinefilante ha detto...

Aho'... recensione coi controcojoni! chapeau!