CERCA NEL BLOG!

lunedì 1 dicembre 2014

Interstellar

Prima che corriate a vederlo al cinema, cosa che merita senza riserve, è doverosa una premessa: la durata sfiora le 3 ore. Bisogna armarsi di coraggio, pazienza e di uno stomaco ben pieno. Se non si ha la fortuna di avere un intervallo, vi consiglio la fuga in bagno entro la prima mezzora dall'inizio. Superata questa soglia, non sono ammesse diserzioni, perché trama ed immagini saranno talmente coinvolgenti da restare incollati alla sedia.
Non spenderemo (quanto mi piace il majestatis…) che poche parole sulla trama, necessaria solo per inquadrare bene l'arazzo intellettuale, fantascientifico ed emotivo che compone il film. La Terra è stata colpita da una piaga che stermina qualunque pianta da produzione intensiva, come grano orzo cereali e via andare. In poche parole, i suoi tapini abitanti terrestri sono destinati a morire di inedia e tempeste di sabbia nel giro di una generazione al massimo. Anche se ufficialmente smantellata, la Nasa continua le sue ricerche rifugiata nelle viscere della Terra dentro basi segretissime per trovare un nuovo pianeta dove perpetuare la razza umana. Verrà scelto il Dottor Cooper (Matthew McConaughey) e la Dottoressa Brand (Anne Hataway), rispettivamente pilota aerospaziale e fisica quantistica, assieme ad altri collaboratori, per andare a ripescare una missione di 15 persone partita anni prima alla ricerca del pianeta simile alla Terra e che non hanno fatto ancora ritorno, approfittando di un wormhole (una specie di buco nero di cui troverete i dettagli qui), dal cui passaggio si permette di risparmiare milioni di anni luce e anni terrestri per spostarsi di galassia in galassia.
Ebbene, non vedo l'ora che su questo film piovano Oscar come una tempesta di comete perché se li merita tutti. Sviscerando i punti a favore, che sono molti e di cui cercherò di fare un sunto, cominceremo col dire che:
- viene sviluppata una storia avvincente partendo dal solito filone catastrofista di tutti i film di fantascienza, ossia terrestri in articulo mortis o per causa propria oppure, altrettanto inflazionata, per causa aliena. Creare una gemma partendo da questo carbonifero incipit è già di per sé meritevole di premio;
- gli effetti speciali ci sono, ma dosati al punto giusto, assolutamente non ridondanti e soprattuto limitati allo stretto necessario, affinché non siano essi stessi il film ma solo una sua discreta cornice;
- la fantascienza è tenuta a bada dalla Scienza, in questo caso Fisica quantistica e Astrofisica. Non incontrollati voli di fantasia ad ali spiegate, ma tutto circoscritto in un contesto che per quanto avanzato conferisce verosimiglianza a ciò che si osserva e si ascolta;
- poteva uscire fuori un ibrido a metà tra un National Geographic (USA) e La Macchina del Tempo (Italoamatriciana), ed invece sono stati capaci di inserire un contesto sentimentale che, scopriremo, sarà addirittura determinante quale energia la cui intuizione può sbaragliare le leggi della Fisica e della Metafisica;
- scopriamo con piacere e per la prima volta in assoluto che il protagonista, Matthew McConaughey, non è soltanto un bel manichino perfetto per pubblicizzare gli intrugli di Dolce e Gabbana, ma anche un bravo attore drammatico. Complice di questo suo talento anche un certo disfacimento fisico, nonostante sia classe 1969 ma si sa… Gli Americani, uomini e donne, hanno un processo di invecchiamento identico a quello dei cani: ogni anno nominale equivale a 7 effettivi;
- Anne Hataway ed i suoi occhioni oversize, quelli si davvero alieni e vagamente ricordanti quelli del pupazzo di Rosewell, si rivela brava ed espressiva nonostante sia stata massacrata dal trucco e dalle luci impietose che hanno annientato in un attimo tutto il glamour che si portava dietro dal Diavolo Veste Prada;
- Micheal Caine, nella parte del Professor Brand padre dell'omonima dottoressa, trasuda eleganza e perizia recitativa da ogni poro, anche se il suo volto inizia ad accusare gli eccessi di scotch whisky tipici dei britannici.
Rimarrete affascinati da una proiezione che sebbene piuttosto lunga e francamente accorciabile, vi farà uscire dalla sala felici di aver soddisfatto ogni aspettativa attesa, insperata o imprevista.

2 commenti:

Il cinefilante ha detto...

bella recensione ma l'applauso te lo becchi per le considerazioni sull'età degli americani/cani e per la disamina degli occhi di Anne Hataway! :-D

Ballestrero ha detto...

Grazie Cinefilante! A tarda notte quando scrivo mi vengono fuori le intuizioni migliori! :-D