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giovedì 13 febbraio 2014

Lone Survivor

Anche questa volta in anteprima e in piacevole compagnia al cinema per vedere questo film di prossima uscita. Tratto da una storia vera di quattro Navy Seal che vengono calati dall'elicottero sulle impervie montagne afgane per una missione all'apparenza semplice, ma che si rileva quasi fatale: eliminare un grand commis spietato e senza scrupoli di Al Qaeda.Sulle aspre pareti scoscese delle montagne i quattro si imbattono in uno sparuto gruppuscolo di 3 pastori con capre al seguito. Parte subito l'americanata: fucili spianati, pastori legati e inginocchiati a guardo basso, come te movi te fulmino. Prevalgono le regole di ingaggio ma soprattutto il buon senso. Nessuna esecuzione sommaria. Liberiamo i prigionieri. I pastori, felici di aver salvato la scorza, saltano come stambecchi giù dalla parete rocciosa verso il villaggio per annunciare l'insolito incontro. Viene subito formato una specie di comitato di accoglienza di circa 500 uomini barbuti e pezzanculati (con le pezze al culo per i non romani, ndr), ma dotati di un'artiglieria bellica da fare impallidire la grande madre Russia pochi km più in là. Sono agguerriti, incazzati e soprattutto senza scrupoli.  Chiunque altro, sottoscritto compreso, se la sarebbe fatta nelle mutande alla vista di questo esercito pauroso col mirino dei bazooka puntati in mezzo agli occhi. Ma loro sono Navy Seal e da contratto devono resistere a tutto. Come suggerisce il titolo ne rimarrà solo uno. Nessuno spoiler, per carità. Lo scoprirete solo andandolo a vedere.
Il film ha molti pregi ma anche alcune pecche, per la maggior parte sulla verosimiglianza di talune scene. Cominciando dai pregi troviamo il ritmo sostenuto e l'azione concitata. Nelle quasi due ore di film si balla nervosamente sulla poltrona del cinema per l'empatia provata verso i quattro disgraziati. La fotografia, per cui se l'Afghanistan non fosse un territorio alquanto ostile io ci aprirei subito un resort in mezzo a quelle montagne e quelle pianure dalle distese sconfinate.
Tra le pecche si segnala la scarsa credibilità di alcuni passaggi di lotta. A meno che i quattro soldati non fossero intrisi di adamantio come Wolwerine, non è plausibile continuare a muoversi anche a fatica sostenuti solo da imprecazioni (fuck, è quella che ha fatto salire l'applausometro), dopo essere rotolati per decine di metri sulla pietraia puntuta, averci sbattuto sopra testa gambe e spina dorsale e con le budella crivellate di pallottole. Quando i capraroli talebani capiscono che fucili e mitragliette non bastano più, gli sparano addosso direttamente col bazooka.
Visto che il film è tratto da una storia vera, mi piacerebbe sapere se le cose sono andate davvero come illustrate, perché dall'eroismo passiamo direttamente alla metafisica.
Un ultimo appunto sull'eroismo in salsa militare che il film e la storia che lo ispira vogliono sostenere a tutti i costi. In questa battaglia di eroismo in senso assoluto non ne trovo. I soldati non muoiono eroicamente conquistando metri di territorio o annientando il nemico. Ingaggiano una lotta strenua per la sopravvivenza loro propria. Sentimento umanissimo e nobile ma che non si sposa bene secondo me col concetto di eroe nella sua accezione diffusa.

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