CERCA NEL BLOG!

domenica 21 dicembre 2014

Semo o nun semo - Nicola Piovani

Il teatro musicale è sempre stato un genere da me (colpevolmente) sottovalutato. La visione di questa proposta di Nicola Piovani al teatro Ambra Jovinelli di Roma mi ha fatto piacevolmente ricredere per la raffinatezza, la bravura ed il garbo degli interpreti. Sulle tavole del teatro Nicola Piovani propone una selezione di canzoni romane che hanno fatto la storia sia antica che contemporanea con richiami ad Ettore Petrolini, Romolo Balzani, Anna Magnani ed Aldo Fabrizi. Nella piacevolezza dell'ascolto, si viene accompagnati dalla narrazione e dal canto di Massimo Wertmuller che introduce e accompagna i passaggi da un brano all'altro con il grande apporto degli interpreti che lo accompagnano per tutta la durata dello spettacolo. Si attinge dai musical più recenti come "I Sette Re di Roma" di Luigi Magni a "Rugantino" di Garinei e Giovannini, indietro fino al 1600 dove si perdono anche gli autori e gli interpreti di canzoni romane antichissime, sopravvissute unicamente grazie alla tradizione canora. I brani proposti, da Roma forestiera a le Streghe, da Affacciate Nunziata si voi dormite a Com'è bello fa l'amore quando è sera, raccontano tutte il genuino dualismo della caratterizzazione romana, nel cuore del quale albergano equamente spavalderia e romanticismo, polemica attaccabrighe e semplicità di amore sincerissimo. Una miscela che ha sempre spiazzato - comprensibilmente - i non romani nell'interazione con gli abitati dell'Urbe, bisognosi di tempo per capire che sotto la scorza apparentemente dura e litigiosa del romano si nasconde un animo sincero e leale. Un viaggio nel folklore attraverso la musica di cui si raccomanda la visione finché sarà in cartellone. Ringrazio il Maestro Piovani che ci ha permesso di salutarlo e congratularci nel suo camerino.

lunedì 1 dicembre 2014

Interstellar

Prima che corriate a vederlo al cinema, cosa che merita senza riserve, è doverosa una premessa: la durata sfiora le 3 ore. Bisogna armarsi di coraggio, pazienza e di uno stomaco ben pieno. Se non si ha la fortuna di avere un intervallo, vi consiglio la fuga in bagno entro la prima mezzora dall'inizio. Superata questa soglia, non sono ammesse diserzioni, perché trama ed immagini saranno talmente coinvolgenti da restare incollati alla sedia.
Non spenderemo (quanto mi piace il majestatis…) che poche parole sulla trama, necessaria solo per inquadrare bene l'arazzo intellettuale, fantascientifico ed emotivo che compone il film. La Terra è stata colpita da una piaga che stermina qualunque pianta da produzione intensiva, come grano orzo cereali e via andare. In poche parole, i suoi tapini abitanti terrestri sono destinati a morire di inedia e tempeste di sabbia nel giro di una generazione al massimo. Anche se ufficialmente smantellata, la Nasa continua le sue ricerche rifugiata nelle viscere della Terra dentro basi segretissime per trovare un nuovo pianeta dove perpetuare la razza umana. Verrà scelto il Dottor Cooper (Matthew McConaughey) e la Dottoressa Brand (Anne Hataway), rispettivamente pilota aerospaziale e fisica quantistica, assieme ad altri collaboratori, per andare a ripescare una missione di 15 persone partita anni prima alla ricerca del pianeta simile alla Terra e che non hanno fatto ancora ritorno, approfittando di un wormhole (una specie di buco nero di cui troverete i dettagli qui), dal cui passaggio si permette di risparmiare milioni di anni luce e anni terrestri per spostarsi di galassia in galassia.
Ebbene, non vedo l'ora che su questo film piovano Oscar come una tempesta di comete perché se li merita tutti. Sviscerando i punti a favore, che sono molti e di cui cercherò di fare un sunto, cominceremo col dire che:
- viene sviluppata una storia avvincente partendo dal solito filone catastrofista di tutti i film di fantascienza, ossia terrestri in articulo mortis o per causa propria oppure, altrettanto inflazionata, per causa aliena. Creare una gemma partendo da questo carbonifero incipit è già di per sé meritevole di premio;
- gli effetti speciali ci sono, ma dosati al punto giusto, assolutamente non ridondanti e soprattuto limitati allo stretto necessario, affinché non siano essi stessi il film ma solo una sua discreta cornice;
- la fantascienza è tenuta a bada dalla Scienza, in questo caso Fisica quantistica e Astrofisica. Non incontrollati voli di fantasia ad ali spiegate, ma tutto circoscritto in un contesto che per quanto avanzato conferisce verosimiglianza a ciò che si osserva e si ascolta;
- poteva uscire fuori un ibrido a metà tra un National Geographic (USA) e La Macchina del Tempo (Italoamatriciana), ed invece sono stati capaci di inserire un contesto sentimentale che, scopriremo, sarà addirittura determinante quale energia la cui intuizione può sbaragliare le leggi della Fisica e della Metafisica;
- scopriamo con piacere e per la prima volta in assoluto che il protagonista, Matthew McConaughey, non è soltanto un bel manichino perfetto per pubblicizzare gli intrugli di Dolce e Gabbana, ma anche un bravo attore drammatico. Complice di questo suo talento anche un certo disfacimento fisico, nonostante sia classe 1969 ma si sa… Gli Americani, uomini e donne, hanno un processo di invecchiamento identico a quello dei cani: ogni anno nominale equivale a 7 effettivi;
- Anne Hataway ed i suoi occhioni oversize, quelli si davvero alieni e vagamente ricordanti quelli del pupazzo di Rosewell, si rivela brava ed espressiva nonostante sia stata massacrata dal trucco e dalle luci impietose che hanno annientato in un attimo tutto il glamour che si portava dietro dal Diavolo Veste Prada;
- Micheal Caine, nella parte del Professor Brand padre dell'omonima dottoressa, trasuda eleganza e perizia recitativa da ogni poro, anche se il suo volto inizia ad accusare gli eccessi di scotch whisky tipici dei britannici.
Rimarrete affascinati da una proiezione che sebbene piuttosto lunga e francamente accorciabile, vi farà uscire dalla sala felici di aver soddisfatto ogni aspettativa attesa, insperata o imprevista.

venerdì 3 ottobre 2014

Dracula Untold

Queste sono le piacevoli sorprese che ti riportano al cinema volentieri! Diciamocelo, il personaggio di Dracula è stato talmente inflazionato nella storia del Cinema, a partire da Bela Lugosi in giù, che riuscire a creare del nuovo su un personaggio scontato non è impresa facile. In questo film invece il regista e gli autori hanno saputo lavorare bene sulla storia, riverberando la figura del vampiro quasi un passo indietro rispetto alla storia, sicché risulti strumentale alla storia stessa e non sia essa stessa la storia. Per chi avesse avuto già occasione di leggere la storia di Vlad III di Valacchia brevemente riassunta qui , non potrà che apprezzare questa creazione che ha saputo miscelare ed in modo molto equilibrato i generi docufilm, l'horror, l'azione e il fantasy. Gli effetti speciali sono pochi ma ben fatti, sostengono bene il film senza l'inutile overflow da americanta da quattro soldi. Si viene rapiti dal film dall'inizio alla fine, tempi morti nessuno e attenzione catturata minuto per minuto. I protagonisti Luke Evans e Sarah Gadon si sono dimostrati bravi e preparati. Raccomando visione senza riserve, anche se per ora ci sarà da aspettare un pò: l'uscita nelle sale è fissata al 30 di ottobre.

martedì 15 aprile 2014

Transcendence

Con notevole ritardo riesco finalmente a parlare di questo film visto in anteprima al cinema Adriano a Roma.
Johnny Depp nei panni del Dottor Caster è il protagonista cervellone di questa storia di fantascienza che assieme alla moglie lavora alla creazione di una intelligenza artificiale che, a differenza delle precedenti, saprà coniugare non solo l'aspetto logico razionale ma anche quello emozionale, con lo scopo di realizzare una vera e propria macchina senziente.
E' bello notare che nei film americani questi geni del computer come il Dottor Caster vivono in lugubri e decadenti case, dove però si coltiva un amore per il giardino sul retro che per quanto trasandato i coniugi Caster tentano di addolcire con qualche piantina e una rete di rame come patio per isolarsi dalle onde elettroamgnetiche, ma questa osservazione resta un di cui. Intorno al lavoro dei coniugi Caster c'è qualcuno che non la pensa esattamente come loro. C'è chi vede nel lavoro condotto dai coniugi Curie del terzo millennio un qualcosa di potenzialmente pericoloso ed eticamente contrario alla natura umana. Utilizzando metodi non proprio ortodossi ma certamente efficaci, il cervellone Caster viene messo KO con una pistolettata al polonio. La sua sorte è segnata, ma lavorandoci sopra la devotissima moglie assieme ad alcuni colleghi compiono il miracolo che grossolanamente riuscì anche al Dottor Frankestein. Will Caster cesserà di vivere nella sua carcassa mortale per risorgere a nuova vita all'interno del super computer quantistico nel quale vivrà per sempre, conservando le sue emozioni ed il suo io senziente. Ma forse è proprio qui che la macchina s'inceppa e nel corso del film si osserverà con preoccupazione  la deriva distorta cui può arrivare un essere umano in possesso però di poteri superiori e assoluti.
Appare evidente che la bussola del film tende a puntare il tutto per tutto sugli aspetti ed i risvolti etici, morali e filosofici piuttosto che sui consueti cotillons di effetti speciali e saggi di recitazione emozionanti. Da questo punto di vista infatti non si trova riscontro né dei primi né dei secondi. La storia tende a innescare nello spettatore il tarlo della riflessione, mettendolo di fronte alle possibili conseguenze negative in cui l'essere umano può arrivare nella sua ferma volontà di sostituirsi al divino. La storia fantastica presentata in questi termini evidenzia proprio questo tema, gridando ad alta voce che l'essere umano può veramente diventare il Dio creatore di sé stesso, facendo cadere di schianto qualunque tipo di fede o filosofia in quanto non più necessaria. L'essere umano è auto consistente ed auto rigenerante. Non ha bisogno di invocare spiriti o divinità, resi ormai inutili perché  non ha più bisogno di queste figure per sperare di colmare le lacune terrene. Tutto ormai nasce, finisce e si evolve con lui.
Prendo il film come un messaggio di avvertimento e riflessione. Non ho invece molto da dire sulla performance degli attori, in particolare di Johnny Depp dove, in questa avventura cinematografica, essere inscatolato dentro la fissità di uno schermo al plasma trova la perfetta sintesi di rigidità tra lui e il lavoro del suo chirurgo plastico.

lunedì 10 marzo 2014

47 Ronin

Lo ammetto. Le premesse non erano delle migliori. Si parlava di un film fantasy e per un momento ho tremato pensando di ritrovarmi di fronte ad una specie di Signore degli Anelli in salsa nipponica. Fortunatamente non è stato così. Per la storia che ispira il film mi sono dovuto documentare a posteriori. Per non dilungarmi in ciance, la storia potete leggerla qui. Nella vicenda di questi guerrieri disonorati, spicca la figura di Kai interpretato da Keanu Reeves, il solito bambino prodigio fuggiasco e che viene accolto da Asano Nagamori, signore della città di Ako. Nella diffidenza di tutti, Kai cresce e si mette a disposizione del signore di Ako e dei suoi guerrieri. Disponibilità che diventa leale e ferrea dal momento in cui Asano è costretto a suicidarsi per questioni di onore per ordine dello Shogun Tsunayoshi, interpretato da Cary-Hiroyuki Tagawa dal volto espressivo come un thermos.
Siccome in Giappone l'onore è una cosa seria per la quale ci si rimette la pelle anche per lo sbaglio di uno solo, i 47 samurai degradati a rango di ronin (samurai decaduto) decidono di vendicare l'onore del loro Signore andando a combattere il Signore del regno rivale che voleva conquistare e sottomettere il villaggio di Ako. Riusciranno i nostri eroi a sopravvivere a samurai ferocissimi, stregonerie cattivissime e botte da orbi concitatissimi? Non resta che andarlo a vedere.
E mai come adesso suggerisco di andarlo a vedere, perché non è facile trovare un film fantasy dove la storia prevale sugli effetti speciali, che in questo caso sono davvero tenuti ai minimi termini con mia soddisfazione. In più la storia ha anche una magnifica fotografia a farle da sponda, ha un ottimo ritmo e lo si apprezza dall'inizio alla fine.
Il film è stato visto in anteprima presso la sede dell'Universal a Roma e, come tutte le anteprime, è stata proiettata in lingua originale. Mi auguro che il doppiaggio in Italiano non faccia perdere nulla del fascino del film. Io come ogni volta che vedo un film in lingua originale, sono incapace di rivederlo in Italiano. E' un mio limite, ma fa molto cosmopolitan!
Ringrazio Paolo Centra per il gentile invito all'anteprima (twitter: @JunglePablo)

giovedì 13 febbraio 2014

Lone Survivor

Anche questa volta in anteprima e in piacevole compagnia al cinema per vedere questo film di prossima uscita. Tratto da una storia vera di quattro Navy Seal che vengono calati dall'elicottero sulle impervie montagne afgane per una missione all'apparenza semplice, ma che si rileva quasi fatale: eliminare un grand commis spietato e senza scrupoli di Al Qaeda.Sulle aspre pareti scoscese delle montagne i quattro si imbattono in uno sparuto gruppuscolo di 3 pastori con capre al seguito. Parte subito l'americanata: fucili spianati, pastori legati e inginocchiati a guardo basso, come te movi te fulmino. Prevalgono le regole di ingaggio ma soprattutto il buon senso. Nessuna esecuzione sommaria. Liberiamo i prigionieri. I pastori, felici di aver salvato la scorza, saltano come stambecchi giù dalla parete rocciosa verso il villaggio per annunciare l'insolito incontro. Viene subito formato una specie di comitato di accoglienza di circa 500 uomini barbuti e pezzanculati (con le pezze al culo per i non romani, ndr), ma dotati di un'artiglieria bellica da fare impallidire la grande madre Russia pochi km più in là. Sono agguerriti, incazzati e soprattutto senza scrupoli.  Chiunque altro, sottoscritto compreso, se la sarebbe fatta nelle mutande alla vista di questo esercito pauroso col mirino dei bazooka puntati in mezzo agli occhi. Ma loro sono Navy Seal e da contratto devono resistere a tutto. Come suggerisce il titolo ne rimarrà solo uno. Nessuno spoiler, per carità. Lo scoprirete solo andandolo a vedere.
Il film ha molti pregi ma anche alcune pecche, per la maggior parte sulla verosimiglianza di talune scene. Cominciando dai pregi troviamo il ritmo sostenuto e l'azione concitata. Nelle quasi due ore di film si balla nervosamente sulla poltrona del cinema per l'empatia provata verso i quattro disgraziati. La fotografia, per cui se l'Afghanistan non fosse un territorio alquanto ostile io ci aprirei subito un resort in mezzo a quelle montagne e quelle pianure dalle distese sconfinate.
Tra le pecche si segnala la scarsa credibilità di alcuni passaggi di lotta. A meno che i quattro soldati non fossero intrisi di adamantio come Wolwerine, non è plausibile continuare a muoversi anche a fatica sostenuti solo da imprecazioni (fuck, è quella che ha fatto salire l'applausometro), dopo essere rotolati per decine di metri sulla pietraia puntuta, averci sbattuto sopra testa gambe e spina dorsale e con le budella crivellate di pallottole. Quando i capraroli talebani capiscono che fucili e mitragliette non bastano più, gli sparano addosso direttamente col bazooka.
Visto che il film è tratto da una storia vera, mi piacerebbe sapere se le cose sono andate davvero come illustrate, perché dall'eroismo passiamo direttamente alla metafisica.
Un ultimo appunto sull'eroismo in salsa militare che il film e la storia che lo ispira vogliono sostenere a tutti i costi. In questa battaglia di eroismo in senso assoluto non ne trovo. I soldati non muoiono eroicamente conquistando metri di territorio o annientando il nemico. Ingaggiano una lotta strenua per la sopravvivenza loro propria. Sentimento umanissimo e nobile ma che non si sposa bene secondo me col concetto di eroe nella sua accezione diffusa.

domenica 19 gennaio 2014

I Segreti di Osage County

Si preannuncia interessante e ricco di spunti il film che mette insieme una platea di mostri sacri del cinema, prima fra tutti Meryl Streep. Felicemente accompagnata in questa storia da Julia Roberts e Ewan McGregor.
Tratto da un opera teatrale in tre atti cui titolo originale è "August: Osage County", il film ci pone dinanzi alla figura della famiglia e delle sue sfaccettature nelle relazioni parentali, umane e personali.  Non avendolo ancora visto non posso certo lanciarmi in una recensione completa, tuttavia parlando di aspettative e dalle notizie che posso leggere sui blog di tutto il mondo mi aspetto un buon lavoro anche se i toni, per quanto interrotti da qualche battuta o intervento simpatico, credo che resteranno drammatici. Lanciandomi in un confronto avventato, visto che prima di domani non avrò la possibilità di vederlo in anteprima, sono incline a pensare che i Segreti di Osage County siano il corrispondente opposto del simpatico film very british "Funeral Party". In quest'ultimo si rideva molto, in Osage County forse prevarrà un'amarezza che suggerisce riflessione.
Se dovessi vedere me stesso invece all'interno di una famosa famiglia del cinema, immaginandomi di esserci nato, le mie opzioni potrebbero essere addirittura due: la prima quella del magnifico film "La Famiglia Omicidi", la seconda invece in quella di Oliver e Millicent Jordan del superbo, impagabile e inarrivabile capolavoro "Pranzo alle Otto".
Non vedo l'ora di tornare dall'anteprima per darvi maggiori dettagli!

giovedì 9 gennaio 2014

Il Capitale Umano

Bellissima anteprima al cinema Moderno a Roma del nuovo film di Paolo Virzì, alla presenza del regista e di quasi tutto il cast. Assente (giustificata) solo Valeria Golino.
Un bel parterre che ha visto la sala 3 del cinema strapiena.
Metti due famiglie dell'alta Brianza, così diverse ma con qualche affinità tra di loro, un breve amore adolescenziale e un incidente stradale che legherà i loro destini facendoli confluire su binari diversi e paralleli.
La prima, quella del ricco finanziere Bernaschi e la seconda del piccolo borghese Ossola con velleità di scalata sociale. Il primo, Giovanni Bernaschi (Fabrizio Gifuni) milanese affarista, stereotipato, dall'accento meneghino sfacciato. Il secondo, Dino Ossola (Fabrizio Bentivoglio), ganassa un po' coglionazzo e finto come un giubbotto di ecopelle.
Un mosaico scenografico che intorno all'episodio comune di un incidente, che purtroppo causerà la morte del malcapitato, fotografa caratteri, pensieri e antropologie  dei personaggi per il tramite delle loro azioni e dei loro pensieri. Carla, la moglie di Giovanni, stordita e persa in un mondo tutto suo, eppure consapevole della sua intelligenza. A lei viene affidata la battuta finale "Avete scommesso sulla rovina di questo Paese. E avete vinto!" Riscatta il personaggio e regala un'amara quanto tragica e manifesta allusione allo stato attuale dell'Italia, in mano a (presunti) maghi della Finanza che speculando sulle miserie altrui costruiscono le proprie fortune. Fortune che in questa storia hanno vacillato, ma solo per un momento. A dimostrazione che è sempre il Banco a vincere.



Sull'altro versante la smania e l'ingenuità di raggiungere in breve tempo ricchezze enormi investendo soldi che non si hanno, rappresentata da Dino Ossola. La vecchia, classica storia dell'albero degli zecchini di Pinocchio, replicata in salsa NASDAQ. Con l'ingenuità di un bambino si lancia in un'avventura più grande di lui, ma la terra sotto i piedi comincerà a mancarli presto quando si renderà conto che sta per rovinarsi alla grande. I pescecani hanno un fiuto particolare per i polli, Bernaschi ci ha messo meno di un istante nel riconoscerlo. La compagna di Ossola Roberta (Valeria Golino), nulla sa e nulla immagina. Al suo personaggio viene affidato il compito di fare da contraltare di donna comune che fa la psicologa presso la Asl, in contrapposizione a quello di Carla impegnata unicamente ad essere "la moglie di", compiaciuta ma poi prigioniera delle mollezze e dei lussi che la circondano.


Ci sono i figli delle due coppie Massimiliano e Serena, interpretati dai bravissimi Guglielmo Pinelli e Matilde Gioli. Naturalmente non può mancare il terzo incomodo, Luca (Giovanni Anzaldo) di cui Serena si innamora follemente, fino al punto di coprirlo con la Polizia quando l'incidente occorso in una fredda notte di inverno sulle strade ghiacciate della Brianza regala un morto che l'assicurazione del veicolo quantificherà in circa 200.000 Euro per risarcire alla famiglia il cosiddetto "Capitale Umano".

Un film drammatico, con una partenza leggera ed una metamorfosi progressiva verso il noir. Nessuno stallo, nessun momento di noia. La storia si lascia seguire agevolmente, nonostante i flashback e la concentrazione in capitoli che potrebbe confondere lo spettatore ma che in realtà non accade mai.
Una triste morale che consegna si un colpevole alla giustizia ma non il peggiore fra tutti. L'unico che veramente resta a terra sotto forma di risarcimento è appunto il "Capitale Umano".
Raccomandatissima visione. Non guasterebbe nemmeno una visione bis.