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domenica 28 aprile 2013

Come si serve a tavola

Lasciamo da parte i pranzi serviti da schiere di camerieri, i quali non hanno bisogno dei nostri consigli: occupiamoci invece di un pranzo normale, servito sotto gli occhi di un attento (ma non ossessivo) padrone di casa da una sola persona di servizio, forse non proprio raffinata né perfettamente addestrata: la solita "tutto fare" insomma. L'essere tuttofare non autorizza, comunque, a servire a tavola con le maniche rimboccate, il grembiule macchiato d'unto e i capelli alla diavola.
Chiunque serve a tavola deve avere un aspetto ordinato e decoroso: questa è la prima attenzione che una padrona di casa deve ai suoi ospiti. Però, se la signora ha un briciolo di buon senso, non costringerà la vecchia domestica reumatizzata, goffa e sempliciona a servir tavola camuffata come una camerierina da operetta, con vezzosa crestina, grembiulino vaporoso, guanti. Sarebbe crudele e grottesco. Un grembiule nero, un sobrio grembiulino di lino bianco,  una scrupolosa pulizia, ecco quanto i padroni di casa ragionevoli esigeranno dalla loro domestica tutto fare.

L'ordine del servizio

In genere si serve la prima signora seduta a destra del padrone di casa, poi quella alla sua sinistra, poi tutte le altre signore e per ultima la padrona di casa; poi il signore seduto alla destra della padrona di casa, poi quello alla sua sinistra, poi tutti gli altri uomini, e infine il padrone di casa. I figli vanno serviti dopo la madre (le ragazze) e dopo il padre (i ragazzi). In alcune case si segue invece l'uso inglese di servire per prima la padrona di casa.
Se poi i commensali sono parecchi e la persona di servizio una sola, magari lenta, è consigliabile eliminare i giri, sempre un pò complicati, fatti per rispettare le precedenze: la cameriera servirtà gli ospiti successivamente, compiendo un solo giro una volta verso destra una volta verso sinistra, in modo da essere imparziale.

Come si offrono le vivande

La minestra in brodo si prepara già scodellata, prima che gli invitati si seggano a tavola, e non si ripassa mai. Tutti gli altri piatti si offrono ai commensali dal lato sinistro, tenendoli un pò sollevati ma non troppo, e si ripassano una sola volta. Chi serve a tavola deve fare attenzione a non far sporgere il dito pollice dai bordi del piatto. I piatti stessi devono essere preparati in modo che sia facile servirsene: la carne tagliata a pezzi o affettata; il pesce, se intero, con la testa a sinistra e la groppa verso il commensale. Il vino, l'acqua e il pane si passano continuamente, non appena un commensale ne è sprovvisto. Il pane si mette dal lato sinistro del commensale, l'acqua e il vino si versano alla destra.

Come si cambiano i piatti

I piatti sporchi si tolgono dalla sinistra uno alla volta e si sostituiscono immediatamente con quelli puliti, dalla destra. Non si cambiano i piatti finché i commensali non abbiano finito di mangaire. Le posate sporche si cambiano insieme col piatto, e quelle pulite si posano alla destra del commensale. Prima di servire il dolce o la frutta, si libera la tavola dalle stoviglie sporche, dai resti di pane e da tutto quello che non serve più (oliera, saliera, formaggiera, ecc.).
Se si usano le coppette lavadita (ah queste sconosciute! Per chi non le conoscesse sono queste) vanno portate su un piattino e messe davanti a ciascun commensale. Il commensale penserà da solo a spostare la coppetta di lato, tenendo il piattino da frutta davanti a sé. Le coppette devono già essere piene d'acqua (non fino all'orlo), eventualmente profumate con una fettina di limone.
Nono si devono fare pile di piatti sporchi: questi vanno tolti uno alla volta e non bisogna appogiarli sulla tavola, ma sul carrello o su un altro mobile "di servizio", dove verranno poi portati in cucina. Sulla tavola deve rimanere solo ciò che può servire in quella fase del pranzo. Per intenderci: è giusto  far sparire la formaggiera dopo la prima portata; ma non è assolutamente giusto sottrarre rapacemente piatti e bicchieri , facendoli guizzar via mentre l'ospite stia ancora masticando: tendenza purtroppo molto diffusa tra le frettolose "tuttofare".


sabato 27 aprile 2013

Come si gioca a carte

Quando si riuniscono in casa propria degli amici per un bridge, un poker, una canasta o un qualunque altro gioco con le carte, si dovrò innanzitutto badare che queste siano in buono stato e pulite: non è gentile costringere gli invitati a maneggiare carte unte, appiccicose o rotte. Se si organizzano in anticipo i tavolini, bisogna badare  a mettere insieme giocatori dello stesso calibro, cioè di pari "bravura" e dai caratteri non incompatibili.
Perché questo comportamento previdente? Beh, al tavolo da gioco la prudenza è necessaria per non provocare incidenti sgradevoli. Infatti molte persone che nella vita di tutti i giorni sono tranquille, distinte ed educate, appena si trovano impegnate in un qualunque gioco di carte, si trasformano, dimenticano molte regole di educazione e diventano veramente insopportabili. E' per questo che si dice che il "vero signore si riconosce al tavolo da gioco"; in verità, lo si riconosce anche in molte altre occasioni, tuttavia una cosa è certa: che al tavolo da gioco la signorilità è tanto evidente quanto indispensabile. Quando si gioca a carte non si chiacchiera, non si riflette a lungo facendo perdere la pazienza a tutti prima di decidersi a giocare, non si sbattono violentemente le carte sul tavolo. Non si fanno segni al proprio compagno: questo si chiama barare, anche se amichevolmente. Se si perde bisogna stare al gioco con indifferenza almeno apparente, senza fare riflessioni più o meno amare sulla sfortuna propria e la fortuna altrui e senza indispettirsi troppo.
Se si vince, non si scoppia di felicità né si consolano i perdenti con logore facezie come "Sfortunato al gioco, fortunato in amore".
Non ci si deve mai lasciar trascinare a giocare somme più alte di quanto ci si possa permettere e comunque si deve evitare di fare puntate troppo alte. Il padrone di case che organizza una serata al tavolo da gioco non proporrà di giocare a soldi, saranno i suoi ospiti, se mai, a farlo. E gli comunque sorveglierà perché non si stabiliscano poste eccessive. Se, alla fine della serata, si troverà ad aver vinto, farò un gesto molto signorile e ospitale se dividerà la sua vincita fra i perdenti.
Il debito di gioco va pagato subito,a meno che non si tratti di una somma molto piccola e si abbia al certezza di vedere molto presto il proprio creditore e poter così sdebitarsi entro breve tempo.
Non si rimprovera mai il proprio compagno di gioco se ha dimostrato di essere inesperto o distratto. Si accettano con filosofia gli errori altrui e si riconoscono prontamente i propri: regola valida per il gioco, e più valida ancora per la vita.

venerdì 26 aprile 2013

I giochi di Società

Vi fanno sorridere? Può darsi. Comunque bisogna  ammettere che i giochi di società non vanno del tutto disprezzati. A volte, anzi, riescono a scaldare l'ambiente e possono riuscire anche molto divertenti. Offrono inoltre alcuni precisi vantaggi nelle riunioni e nei ricevimenti: salvano le persone timide dall'obbligo di parlare, tengono occupate quelle che non hanno il gusto della conversazione, permettono a tutti coloro che non sanno più che cosa dirsi di non accorgersene troppo.
Naturalmente non si deve abusare dei giochi di società: il padrone/la padrona di casa non deve considerarli un surrogato della conversazione, ma un diversivo, un semplice gioco. Che spesso può salvare la vita quando nel gruppo siano presenti uno o più chiacchieroni. I giochi verranno proposti solo quando si è certi di far cosa gradita agli ospiti, e non si cercherà mai di imporli se le reazioni saranno poco entusiastiche.
Non si proporranno mai giochi che qualcuno dei presenti non è in grado di fare (per esempio giochi di destrezza fisica se ci sono persone anziane o goffe, giochi culturali se ci sono persone che hanno studiato pochissimo, ecc.) o che possono urtare la suscettibilità di qualcuno (il gioco dei difetti, la berlina, il gioco della verità, ecc.)
Meglio escludere, nelle riunioni numerose, anche i giochi troppo movimentati, per la salvaguardia dei mobili di casa e dei buoni rapporti col vicinato.
I giochi di società, salvo eccezioni, si adatto soprattutto alle riunioni fra giovani. In questo caso possono essere organizzate in precedenza, con uno o più piccoli premi per il vincitore o i vincitori (niente di eclatante, semplici oggetti di gusto e senza pretesa come un set di candele, un libro, un cd musicale o un dvd). I giochi più indicati in questi casi sono la tombola, le sciarade, i mimi, i proverbi, le gare di quiz "culturali", le gare di ballo ecc.
Ai giochi di società, a prescindere dalle regole interne dei singoli giochi, si applicano le norme di correttezza e buona educazione valide per qualsiasi altro gioco o attività sportiva. In particolare:
- è ammesso (anzi, è necessario alla vivacità del gioco) cercare di vincere e di eccellere, ma senza esibirsi troppo; bisogna lasciare anche agli altri la possibilità di affermarsi, di brillare, di conquistare premi;
- né chi vince né chi perde può proporre o di cambiare o di interrompere il gioco: questa iniziativa spetta a tutti i giocatori che sono "alla pari";
- nell'escogitare le penitenze ci si dovrà mantenere nei più stretti limiti del buon gusto; da parte sua chi perde non cerchi di sottrarsi alla penitenza che gli toccherò se questa è tollerabile;
- anche se il gioco di società, nel quale gli ospiti sono impegnati è entusiasmante, non bisogna occupare il salotto e la casa dei padroni di casa fino all'alba senza il loro esplicito consenso.

giovedì 25 aprile 2013

Cortesie tra fumatori

Con buona pace di Hillary Clinton, che ha fatto della battaglia contro il fumo la sua personalissima battaglia, sempre dopo aver messo al primo posto la carriera politica (finita male) del marito mandrillo e l'apparecchio ai denti della sgraziatissima figlia, i moltissimi fumatori impenitenti e soddisfatti che sono rimasti, tra cui il sottoscritto, non avranno che vantaggi a leggere queste poche regole di vivere civile tra di loro.
Quindi, chi desidera fumare una sigaretta, se vuol essere perfettamente in regola col "galateo del fuoco2, non deve limitarsi a chidere il permesso ai presenti, ma è necessario che osservi qualche altra regola.
Ricordate che anche in questo caso un piccolo gesto, quale può essere quello di offrire e o di accendere una sigaretta può dare la misura della gentilezza e della signorilità di una persona.





Quando e come si offre

Quando si è in compagnia, non si prende mai una sigaretta per sè senza fare il gesto di offrirne una agli altri. Quando si offre, si porge il pacchetto o, per i più raffinati, l'astuccio aperto: se si tratta di un pacchetto, si spingono in fuori due o tre sigarette per permettere a chi riceve l'offerta di prenderne una facilmente, senza dover "scavare"  con le dita nel tabacco. E' molto scorretto porgere a un'altra persona una sigaretta sola, dopo averla tolta dal pacchetto: bisogna lasciare che sia l'altro a scegliere. Ancora peggio, naturalmente, lanciare il pacchetto o l'astuccio dicendo "Prendine una": anche se si è tra amici, questo è un gesto poco cortese, che ha uno sgradevole sapore di elemosina.

Quando si accetta

Il problema riguarda particolarmente le signore alle quali più facilmente che a un uomo può venire offerta una sigaretta. Quando è possibile accettare e quando non si deve farlo? E' difficile dare delle regole precise perché le situazioni possono essere moltissime e diversissime: discrezione e buon senso saranno ancora una volta la miglior guida. In un luogo pubblico la signora rifiuterà cortesemente ma fermamente l'offerta che le venga da uno sconosciuto. Tra amici invece accettare una sigaretta è cortese. Ma, attenzione, se accettare una sigaretta è gentile, accettarne diverse o addirittura chiederne, è molto scorretto e può far pensare che apparteniamo a quella categoria di persone che fumano "a sbafo" per sistema.

Il fuoco

In un salotto, gli uomini che vedono una signora o una signorina prendere una sigaretta, devono affrettarsi ad accendergliela, senza che sia lei a chiedere il fuoco o ad accendersela da sè (quest'ultima ipotesi è ammissibile solo se ci si chiama Bette Davis).  Anche in un luogo dove è consentito fumare (ahimè sempre meno...) l'uomo può accendere la sigaretta alla signora sconosciuta che appare sprovvista di accendino o di fiammiferi, ma non deve approfittarne per intavolare una conversazione; l'iniziativa spetterà, se mai, alla signora, che però non è affatto obbligata, solo perché le è stato porto un fiammifero a conversare col cortese sconosciuto. Basta che dica grazie con un breve cenno del capo.
Se le signore che fumano sono più d'una, si accenderà prima la sigaretta alla più anziana.
Si eviterà di accendere la sigaretta a tre persone con lo stesso fiammifero, quando si ha a disposizione solo quelli al posto di un accendino. Al di là del gesto in sé, questa manovra potrebbe scatenare reazioni di taluni superstiziosi che vedono nel gesto un presagio di sciagura. Se mai accadesse, fate finta di niente. La cortesia, infatti, non consiste nel dare lezioni non richieste, ma nel tollerare con il maggior garbo possibile le debolezze altrui.

martedì 23 aprile 2013

Oblivion

I ritardi nella gestione del mio blog finiscono con l'annullare anche le visioni privilegiate e in anteprima che di tanto in tanto ho modo di vedere al cinema.
Senza perdere tempo, parliamo del film visto in lingua originale al cinema Barberini in compagnia di Cinefilante.
Terra devastata dall'ultimo conflitto umani-extraterrestri, Tom Cruise nei panni di Jack torna sulla terra per supervisionare assieme alla sua assistente dall'accento molto british Victoria ai lavori delle mega trivelle che stanno prosciugando la terra delle poche risorse rimaste per portarle in un immaginifico nuovo pianeta di nome Tet dove pochi altri sopravvissuti continueranno a perpetuare la razza umana.
Il lavoro di Jack è quello di riparare i droni guasti, macchine cattivissime pronte a far piazza pulita di tutti coloro che ostacolano le operazioni di raccolta risorse. Durante il suo lavoro Jack farà la conoscenza di alcuni ribelli che sembrano saperla lunga sulle operazioni di spolpo della terra da parte dei sedicenti sopravvissuti. Partono da quel momento una serie di avventure, colpi di scena ed effetti speciali a profusione che porteranno ad un finale non troppo scontato ma alla fine poco originale.
Nel suo complesso il film è bello, come al solito dove ci sono effetti speciali e scenografie belle e fantastiche c'è carenza di contenuto nella storia, ma a questo Hollywood ci ha ormai abituati da parecchi anni.
Tom Cruise, per quanto ben conservato, comincia ad accusare gli anni. I cinquanta si sentono e le scene di salti nel vuoto, lanci dagli elicotteri e botte da orbi cominciano ad essere poco adatti a lui.
Se ne incoraggia comunque la visione. Il film dura parecchio, quasi due ore e mezza, ma vi assicuro che non si sentono perché riesce a tenere alta l'attenzione.