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domenica 3 novembre 2013

Before Midnight

Brutto, fastidioso, irritante, logorroico, cervellotico, ansiogeno e malfatto.
E pensare che quando ho detto che sarei andato a vederlo (sia chiaro: avevo i biglietti gratis), ero stato avvisato che si trattava del terzo film sugli stessi protagonisti, che si sono sempre conosciuti before qualcosa, che forse mi sarebbe sfuggito qualcosa mancandomi i due precedenti. Ebbene, non è stato così. Visto l'orrore indescrivibile di questo film, diciamo pure che mi sono risparmiato le precedenti due torture.
Jesse e Céline Wallace, i protagonisti del film, sono due grandissimi rompicoglioni. Dovevo capirlo dall'inizio del film, dove il figlio di primo letto di Jesse scongiura il padre di non venirlo a trovare a Chicago per il saggio di musica. Soltanto dopo ho capito perché. Jesse e Wallace sono la versione Ipad delle coppie fine anni '70 intrise di   Age of Acquarius, secondo cui bisogna parlarsi e analizzarsi a vicenda ogni secondo della propria vita. Anche i contenuti delle loro conversazioni sono tutti ispirati a psicologie socio famigliari cara ai guru dei collettivi equi e solidali:  se mangi la mela smozzicata di tua figlia che dorme sul sedile della macchina che non aveva finito, quando si sveglierà e non la troverà avrà un trauma e da grande diventerà una puttana che la dà via per una striscia di coca. E proprio questo fanno. Parlano. Parlano in continuazione. Non smettono mai di parlare. Dall'inizio del film fino alla fine. Mai come prima di questo film mi sono sentito soffocare, prigioniero in sala di un torrente in piena di parole che non avevano come fine quello di tenere alta l'attenzione, come sarebbe stato più congeniale se si fosse trattato di una pièce teatrale.
Solo una lacerante, interminabile ed asfissiante rottura di coglioni.
Velo pietoso sulla trama sciatta e banale su cui si sviluppa il film: 40 minuti di chiacchiere in macchina dall'aeroporto a casa, 45 minuti di chiacchiere a tavola del vecchio saggio greco, 40 minuti di chiacchiere passeggiando per un isoletta greca, 30 minuti di chiacchiere litigate che fanno saltare la notte d'amore dei due protagonisti.
Meno male che l'Hard Rock Café era vicino al cinema e mi sono riconsolato lì. L'ottimo hamburger ha salvato una serata che questo film aveva veramente messo knockout.

venerdì 1 novembre 2013

Questione di Tempo - About Time


Siete tutti avvisti. Chi entra a vedere questo film con in testa "Ritorno al Futuro", coi teletrasporti di Star Trek ed acceleratori temporali fantascientifici rimarrà un pò deluso.
Il protagonista Tim usa metodi molto più semplici. Si chiude in un armadio o dentro a un pertugio, stringe forti i pugni e voilà, è in grado di rimandare indietro le lancette del tempo.
Tim vive la sua giovane vita in una magnifica villa in Cornovaglia assieme alla sua famiglia allargata. Non del tipo attuale dove ogni bambino ha due o tre madri e padri diverse, ma di quelle che una volta c'erano anche in Italia, comprendenti anche gli zii e amici vari. Il padre di Tim finalmente gli svela il segreto di famiglia, ossia la capacità degli eredi maschi di viaggiare nel tempo anche se solo al passato. Non possono balzare nel tempo verso il futuro e vedere quel che sarà. Ma andando indietro nel tempo sarà possibile costruirsi un buon futuro, correggendo errori e prevenendo sciagure.
Tim sperimenta il dono e resta stupito fin da subito di quanto funzioni bene. Finalmente può utilizzarlo per trovare la ragazza dei suoi sogni e saremo tutti intrigati dei suoi balzi temporali per conquistarla e costruirsi una vita assieme a lei. Impagabile la scena in cui Tim fa la proposta di matrimonio alla sua ragazza facendole credere che la musica di sottofondo provenisse dalla radio. Si era portato invece l'intera orchestrina del locale dentro casa.

Una commedia bilanciatissima che condisce la già splendida scenografia con ironia, amore, sarcasmo e ritmo. Un esaltazione dell'amore e della famiglia fatto senza retorica, in un certo senso nuovo e spiazzante in un campo dove gli Italiani hanno sempre avuto il primato. La mano e il gusto del regista di sente e si apprezza in ogni passaggio del film che, nel mio caso, è stato visto in anteprima in lingua originale con sottotitoli. Sono pronto a rivedere il film doppiato in Italiano, ma temo che le atmosfere infuse dal film potrebbero diminuire.
Comunque raccomandatissimo! Se ne consiglia la visione senza riserve.
Ringrazio Paolo Centra  per l'invito all'anteprima!

domenica 27 ottobre 2013

Dark Skies


La programmazione del cinema ultimamente non mi da grande entusiasmo. C'è voluto il gentile dono di Pagine Gialle 892424 che mi ha omaggiato via sms di due biglietti per andare a vedere questo film. Alla gratuità si risponde sempre con graziosa degnazione.

In una città qualsiasi d'America, rigorosamente uguale a Wysteria Lane delle Casalinghe Disperate, vive una famigliola che da un pò di tempo comincia a notare qualche stranezza nel loro ménage quotidiano. Il figlio più piccolo comincia a vedere di notte l'omino del Sonno che lo spaventa quanto basta, lo riduce in ipnosi catatonica e lo raccomanda soprattutto di non raccontare nulla a nessuno di quanto gli sta accadendo. Forse perché vivono nella strada simile a quella delle massaie disperate, papà Barrett è alla disperata ricerca di un lavoro. Intuiamo che ultimamente ha ricevuto una sequela di calci in culo non indifferenti, che lo porta a prendere a borsettate la sua automobile dopo l'ennesimo NO incassato all'ennesimo colloquio. Avendo questo genere di grattacapi resterà per molto tempo scettico e distante dai fenomeni che stanno interessando paurosamente la sua famiglia.

Facciamola breve: il film è costruito come un mosaico utilizzando le tessere provenienti da altre pellicole e rimesse assieme alla rinfusa. Nulla di nuovo sotto il sole. E' imbarazzante notare l'analogia col "Sesto Senso" quando il figlio piccolo parla con voce roca e afona dell'omino dei sogni, le torce accese sotto i volti come nella Strega di Blair, i soliloqui stile Paranormal Activity, gli uccelli di Hitchcock che si schiantano impazziti sui vetri della casa e i turbamenti futuristici di Indipendence Day. Quest'ultimo poi fa la differenza. Ciò che davvero colpisce di questo film (i sussulti di paura sono davvero pochi, a meno che non lo si veda con lo spirito già fiaccato da una citazione a giudizio per truffa aggravata), è il tentativo di declinare l'ormai impolverato mondo dell'occultismo e dello spiritismo in chiave moderna, attribuendo i fenomeni paranormali agli alieni piuttosto che ai soliti veggenti e sensitivi. Questi ultimi magari nani e storti come Zelda Rubenstein, la buzzicotta di Poltergeist. Oggi il loro posto è stato preso dai Grigi, una delle tre specie aliene classificate tali dagli esperti del settore. 
Morale: gli alieni, come sempre, sono sadici nemici dell'Umanità specializzati in ratto a scopo di libidine. Ti rapiscono, ti portano sull'astronave, ti sodomizzano e poi di scontenanno vivo per studiare il tuo DNA. Niente di nuovo sotto il sole.

C'è però un buon motivo per alzarsi dal divano e andare al cinema a vederlo. Se volete ristrutturare  casa, prendete spunto da quella dei Barrett perché è davvero bella!

mercoledì 26 giugno 2013

I maghi del Crimine - Now you see me

Vederlo in anteprima e nella saletta degli uffici dell'Universal è stato bellissimo, oltre che lusinghiero. Pubblicamente ringrazio!
Il film in lingua originale rende sempre. Di solito non leggo i sottotitoli perché mi snervano, tuttavia in questa circostanza sono stati utili per capire l'ermetica dizione di Morgan Freeman nella parte di Thadeus Bradley.
Puntidi forza del film: la bellissima unione tra spettacolo di magia, film d'azione, ritmo incalzante, imprevedibilità assoluta e l'illusione che regna incontrastata. Quando andrete a vederlo nelle sale l'11 luglio prossimo che uscirà in Italia, vi accorgerete che sarete sempre sul punto di aver capito chi si nasconde dietro i quattro cavalieri (horsemen), così come si definiscono i quattro giovani maghi e vi sbaglierete sempre. Non è prevedibile come il maggiordomo nei classici romanzi gialli. Dovrete attendere gli ultimi 3 minuti del film per avere il quadro completo, perché ogni buon trucco non può essere rilevato.
Tre ragazzi ed una ragazza, giovani, brillanti, svegli e furbi. Convenuti a New York City con una serie di indizi ricevuti individualmente che li farà conoscersi sul pianerottolo di un decadente palazzo in stile Gotham.
Da qui partirà la triangolazione su quattro magnifiche città: New York, Las Vegas, New Orlèans e Parigi. Gli spettacoli di magia e di illusionismo coprono una serie di colpi in banca, messi a segno senza che nessuno si accorga dove sia il trucco. In piena sintonia col loro stile ed in perfetta aderenza all'illusionismo stesso. Semplici rapinatori o grandi benefattori? Mi spiace, non posso svelare il trucco.
Ma posso sicuramente darvi tutte le buone ragioni che ho già elencato all'inizio per andare a vederlo!
Buona visione.

domenica 23 giugno 2013

Star Trek - into darkness

Ho dovuto aspettare fin dopo Oblivion per riuscire a vedere un gran bel film. Calcolando che da allora sono passati abbondanti due mesi, posso ritenermi soddisfatto per aver aspettato tanto a ritornare al cinema.
Star Trek into darkness introduce una nuova e affascinante sfumatura finora davvero inesplorata, come le galassie che la serie TV ha battuto per anni. La nave spaziale Enterprise, il suo capitano Jim Kirk, lo storico equipaggio composto da Spock, Scott, Uhura e McCoy si ritrovano adesso ad affrontare una guerra tra Bene e Male, assumendo così una connotazione guerresca finora davvero estranea alla serie televisiva.
Partire alla caccia di un essere umano geneticamente modificato di nome Khan, malvagio come nessuno mai, riuscire a catturarlo e gettare il capitano Kirk nella confusione di identificare quali siano davvero i suoi nemici: se il cattivissimo Khan o l'ammiraglio Marcus che organizza la missione.
Nelle due ore in cui si svolge il film non si conosce uno, dico uno solo, momento di noia o stanchezza. Si viene letteralmente rapiti dalla bellezza della grafica, che stavolta non si ferma ai soliti effetti speciali, ma si estende con una cura impressionante anche alla ricostruzione delle città del futuro. Londra nel 2259 è una città che non conserva quasi nulla dei suoi monumenti storici, per far posto ad architetture avveniristiche e bellissime allo stesso tempo.
Gli scontri e le azioni si succedono con ritmo serrato, ben enfatizzato dal 3D che stavolta non regala una visione oscurata come spesso accade in questo tipo di proiezioni, ma sempre nitida e illuminata. In alcuni passaggi il 3D è riuscito ad essere addirittura più che realistico, con frammenti di detriti che "investivano" letteralmente lo spettatore.
Tutte le componenti che contribuiscono a stabilire la bellezza di un film sono presenti in Star Trek e tutte perfettamente equilibrate. Gli effetti e le immagini fanno da giusto scenario ad una storia solida e ben costruita (sappiamo invece quanto sia rara questa eventualità nei film d'azione), il ritmo sostenuto e gli effetti speciali di gran gusto, lo spazio per la riflessione quando si confrontano culture diverse, ben rappresentato dal dualismo capitano Kirk e Spock, inconciliabili ma analoghi seppur con aspetti diversi, molta ironia ben dosata e degnamente rappresentata da Scott (Simon Pegg), il discreto richiamo alla serie TV sulla storica bravura di dongiovanni del capitano Kirk, le cui scelte combattute sono sempre a cavallo tra le rigidità del protocollo e la furia del sentimento quando è seduto sulla plancia di comando.
Tutto questo non traspare dalla locandina, inoltre il genere fantascientifico non contribuisce certo ad immaginarselo. Tutt'altro discorso se ci fossimo trovati di fronte al poster di "Via col Vento".
Ma proprio per questo incoraggio tutti a vederlo e a superare quella naturale diffidenza che può precedere di fronte al genere azione/fantascienza. Gli effetti speciali non sono tutto. Star Trek lo dimostra pienamente.

domenica 28 aprile 2013

Come si serve a tavola

Lasciamo da parte i pranzi serviti da schiere di camerieri, i quali non hanno bisogno dei nostri consigli: occupiamoci invece di un pranzo normale, servito sotto gli occhi di un attento (ma non ossessivo) padrone di casa da una sola persona di servizio, forse non proprio raffinata né perfettamente addestrata: la solita "tutto fare" insomma. L'essere tuttofare non autorizza, comunque, a servire a tavola con le maniche rimboccate, il grembiule macchiato d'unto e i capelli alla diavola.
Chiunque serve a tavola deve avere un aspetto ordinato e decoroso: questa è la prima attenzione che una padrona di casa deve ai suoi ospiti. Però, se la signora ha un briciolo di buon senso, non costringerà la vecchia domestica reumatizzata, goffa e sempliciona a servir tavola camuffata come una camerierina da operetta, con vezzosa crestina, grembiulino vaporoso, guanti. Sarebbe crudele e grottesco. Un grembiule nero, un sobrio grembiulino di lino bianco,  una scrupolosa pulizia, ecco quanto i padroni di casa ragionevoli esigeranno dalla loro domestica tutto fare.

L'ordine del servizio

In genere si serve la prima signora seduta a destra del padrone di casa, poi quella alla sua sinistra, poi tutte le altre signore e per ultima la padrona di casa; poi il signore seduto alla destra della padrona di casa, poi quello alla sua sinistra, poi tutti gli altri uomini, e infine il padrone di casa. I figli vanno serviti dopo la madre (le ragazze) e dopo il padre (i ragazzi). In alcune case si segue invece l'uso inglese di servire per prima la padrona di casa.
Se poi i commensali sono parecchi e la persona di servizio una sola, magari lenta, è consigliabile eliminare i giri, sempre un pò complicati, fatti per rispettare le precedenze: la cameriera servirtà gli ospiti successivamente, compiendo un solo giro una volta verso destra una volta verso sinistra, in modo da essere imparziale.

Come si offrono le vivande

La minestra in brodo si prepara già scodellata, prima che gli invitati si seggano a tavola, e non si ripassa mai. Tutti gli altri piatti si offrono ai commensali dal lato sinistro, tenendoli un pò sollevati ma non troppo, e si ripassano una sola volta. Chi serve a tavola deve fare attenzione a non far sporgere il dito pollice dai bordi del piatto. I piatti stessi devono essere preparati in modo che sia facile servirsene: la carne tagliata a pezzi o affettata; il pesce, se intero, con la testa a sinistra e la groppa verso il commensale. Il vino, l'acqua e il pane si passano continuamente, non appena un commensale ne è sprovvisto. Il pane si mette dal lato sinistro del commensale, l'acqua e il vino si versano alla destra.

Come si cambiano i piatti

I piatti sporchi si tolgono dalla sinistra uno alla volta e si sostituiscono immediatamente con quelli puliti, dalla destra. Non si cambiano i piatti finché i commensali non abbiano finito di mangaire. Le posate sporche si cambiano insieme col piatto, e quelle pulite si posano alla destra del commensale. Prima di servire il dolce o la frutta, si libera la tavola dalle stoviglie sporche, dai resti di pane e da tutto quello che non serve più (oliera, saliera, formaggiera, ecc.).
Se si usano le coppette lavadita (ah queste sconosciute! Per chi non le conoscesse sono queste) vanno portate su un piattino e messe davanti a ciascun commensale. Il commensale penserà da solo a spostare la coppetta di lato, tenendo il piattino da frutta davanti a sé. Le coppette devono già essere piene d'acqua (non fino all'orlo), eventualmente profumate con una fettina di limone.
Nono si devono fare pile di piatti sporchi: questi vanno tolti uno alla volta e non bisogna appogiarli sulla tavola, ma sul carrello o su un altro mobile "di servizio", dove verranno poi portati in cucina. Sulla tavola deve rimanere solo ciò che può servire in quella fase del pranzo. Per intenderci: è giusto  far sparire la formaggiera dopo la prima portata; ma non è assolutamente giusto sottrarre rapacemente piatti e bicchieri , facendoli guizzar via mentre l'ospite stia ancora masticando: tendenza purtroppo molto diffusa tra le frettolose "tuttofare".


sabato 27 aprile 2013

Come si gioca a carte

Quando si riuniscono in casa propria degli amici per un bridge, un poker, una canasta o un qualunque altro gioco con le carte, si dovrò innanzitutto badare che queste siano in buono stato e pulite: non è gentile costringere gli invitati a maneggiare carte unte, appiccicose o rotte. Se si organizzano in anticipo i tavolini, bisogna badare  a mettere insieme giocatori dello stesso calibro, cioè di pari "bravura" e dai caratteri non incompatibili.
Perché questo comportamento previdente? Beh, al tavolo da gioco la prudenza è necessaria per non provocare incidenti sgradevoli. Infatti molte persone che nella vita di tutti i giorni sono tranquille, distinte ed educate, appena si trovano impegnate in un qualunque gioco di carte, si trasformano, dimenticano molte regole di educazione e diventano veramente insopportabili. E' per questo che si dice che il "vero signore si riconosce al tavolo da gioco"; in verità, lo si riconosce anche in molte altre occasioni, tuttavia una cosa è certa: che al tavolo da gioco la signorilità è tanto evidente quanto indispensabile. Quando si gioca a carte non si chiacchiera, non si riflette a lungo facendo perdere la pazienza a tutti prima di decidersi a giocare, non si sbattono violentemente le carte sul tavolo. Non si fanno segni al proprio compagno: questo si chiama barare, anche se amichevolmente. Se si perde bisogna stare al gioco con indifferenza almeno apparente, senza fare riflessioni più o meno amare sulla sfortuna propria e la fortuna altrui e senza indispettirsi troppo.
Se si vince, non si scoppia di felicità né si consolano i perdenti con logore facezie come "Sfortunato al gioco, fortunato in amore".
Non ci si deve mai lasciar trascinare a giocare somme più alte di quanto ci si possa permettere e comunque si deve evitare di fare puntate troppo alte. Il padrone di case che organizza una serata al tavolo da gioco non proporrà di giocare a soldi, saranno i suoi ospiti, se mai, a farlo. E gli comunque sorveglierà perché non si stabiliscano poste eccessive. Se, alla fine della serata, si troverà ad aver vinto, farò un gesto molto signorile e ospitale se dividerà la sua vincita fra i perdenti.
Il debito di gioco va pagato subito,a meno che non si tratti di una somma molto piccola e si abbia al certezza di vedere molto presto il proprio creditore e poter così sdebitarsi entro breve tempo.
Non si rimprovera mai il proprio compagno di gioco se ha dimostrato di essere inesperto o distratto. Si accettano con filosofia gli errori altrui e si riconoscono prontamente i propri: regola valida per il gioco, e più valida ancora per la vita.

venerdì 26 aprile 2013

I giochi di Società

Vi fanno sorridere? Può darsi. Comunque bisogna  ammettere che i giochi di società non vanno del tutto disprezzati. A volte, anzi, riescono a scaldare l'ambiente e possono riuscire anche molto divertenti. Offrono inoltre alcuni precisi vantaggi nelle riunioni e nei ricevimenti: salvano le persone timide dall'obbligo di parlare, tengono occupate quelle che non hanno il gusto della conversazione, permettono a tutti coloro che non sanno più che cosa dirsi di non accorgersene troppo.
Naturalmente non si deve abusare dei giochi di società: il padrone/la padrona di casa non deve considerarli un surrogato della conversazione, ma un diversivo, un semplice gioco. Che spesso può salvare la vita quando nel gruppo siano presenti uno o più chiacchieroni. I giochi verranno proposti solo quando si è certi di far cosa gradita agli ospiti, e non si cercherà mai di imporli se le reazioni saranno poco entusiastiche.
Non si proporranno mai giochi che qualcuno dei presenti non è in grado di fare (per esempio giochi di destrezza fisica se ci sono persone anziane o goffe, giochi culturali se ci sono persone che hanno studiato pochissimo, ecc.) o che possono urtare la suscettibilità di qualcuno (il gioco dei difetti, la berlina, il gioco della verità, ecc.)
Meglio escludere, nelle riunioni numerose, anche i giochi troppo movimentati, per la salvaguardia dei mobili di casa e dei buoni rapporti col vicinato.
I giochi di società, salvo eccezioni, si adatto soprattutto alle riunioni fra giovani. In questo caso possono essere organizzate in precedenza, con uno o più piccoli premi per il vincitore o i vincitori (niente di eclatante, semplici oggetti di gusto e senza pretesa come un set di candele, un libro, un cd musicale o un dvd). I giochi più indicati in questi casi sono la tombola, le sciarade, i mimi, i proverbi, le gare di quiz "culturali", le gare di ballo ecc.
Ai giochi di società, a prescindere dalle regole interne dei singoli giochi, si applicano le norme di correttezza e buona educazione valide per qualsiasi altro gioco o attività sportiva. In particolare:
- è ammesso (anzi, è necessario alla vivacità del gioco) cercare di vincere e di eccellere, ma senza esibirsi troppo; bisogna lasciare anche agli altri la possibilità di affermarsi, di brillare, di conquistare premi;
- né chi vince né chi perde può proporre o di cambiare o di interrompere il gioco: questa iniziativa spetta a tutti i giocatori che sono "alla pari";
- nell'escogitare le penitenze ci si dovrà mantenere nei più stretti limiti del buon gusto; da parte sua chi perde non cerchi di sottrarsi alla penitenza che gli toccherò se questa è tollerabile;
- anche se il gioco di società, nel quale gli ospiti sono impegnati è entusiasmante, non bisogna occupare il salotto e la casa dei padroni di casa fino all'alba senza il loro esplicito consenso.

giovedì 25 aprile 2013

Cortesie tra fumatori

Con buona pace di Hillary Clinton, che ha fatto della battaglia contro il fumo la sua personalissima battaglia, sempre dopo aver messo al primo posto la carriera politica (finita male) del marito mandrillo e l'apparecchio ai denti della sgraziatissima figlia, i moltissimi fumatori impenitenti e soddisfatti che sono rimasti, tra cui il sottoscritto, non avranno che vantaggi a leggere queste poche regole di vivere civile tra di loro.
Quindi, chi desidera fumare una sigaretta, se vuol essere perfettamente in regola col "galateo del fuoco2, non deve limitarsi a chidere il permesso ai presenti, ma è necessario che osservi qualche altra regola.
Ricordate che anche in questo caso un piccolo gesto, quale può essere quello di offrire e o di accendere una sigaretta può dare la misura della gentilezza e della signorilità di una persona.





Quando e come si offre

Quando si è in compagnia, non si prende mai una sigaretta per sè senza fare il gesto di offrirne una agli altri. Quando si offre, si porge il pacchetto o, per i più raffinati, l'astuccio aperto: se si tratta di un pacchetto, si spingono in fuori due o tre sigarette per permettere a chi riceve l'offerta di prenderne una facilmente, senza dover "scavare"  con le dita nel tabacco. E' molto scorretto porgere a un'altra persona una sigaretta sola, dopo averla tolta dal pacchetto: bisogna lasciare che sia l'altro a scegliere. Ancora peggio, naturalmente, lanciare il pacchetto o l'astuccio dicendo "Prendine una": anche se si è tra amici, questo è un gesto poco cortese, che ha uno sgradevole sapore di elemosina.

Quando si accetta

Il problema riguarda particolarmente le signore alle quali più facilmente che a un uomo può venire offerta una sigaretta. Quando è possibile accettare e quando non si deve farlo? E' difficile dare delle regole precise perché le situazioni possono essere moltissime e diversissime: discrezione e buon senso saranno ancora una volta la miglior guida. In un luogo pubblico la signora rifiuterà cortesemente ma fermamente l'offerta che le venga da uno sconosciuto. Tra amici invece accettare una sigaretta è cortese. Ma, attenzione, se accettare una sigaretta è gentile, accettarne diverse o addirittura chiederne, è molto scorretto e può far pensare che apparteniamo a quella categoria di persone che fumano "a sbafo" per sistema.

Il fuoco

In un salotto, gli uomini che vedono una signora o una signorina prendere una sigaretta, devono affrettarsi ad accendergliela, senza che sia lei a chiedere il fuoco o ad accendersela da sè (quest'ultima ipotesi è ammissibile solo se ci si chiama Bette Davis).  Anche in un luogo dove è consentito fumare (ahimè sempre meno...) l'uomo può accendere la sigaretta alla signora sconosciuta che appare sprovvista di accendino o di fiammiferi, ma non deve approfittarne per intavolare una conversazione; l'iniziativa spetterà, se mai, alla signora, che però non è affatto obbligata, solo perché le è stato porto un fiammifero a conversare col cortese sconosciuto. Basta che dica grazie con un breve cenno del capo.
Se le signore che fumano sono più d'una, si accenderà prima la sigaretta alla più anziana.
Si eviterà di accendere la sigaretta a tre persone con lo stesso fiammifero, quando si ha a disposizione solo quelli al posto di un accendino. Al di là del gesto in sé, questa manovra potrebbe scatenare reazioni di taluni superstiziosi che vedono nel gesto un presagio di sciagura. Se mai accadesse, fate finta di niente. La cortesia, infatti, non consiste nel dare lezioni non richieste, ma nel tollerare con il maggior garbo possibile le debolezze altrui.

martedì 23 aprile 2013

Oblivion

I ritardi nella gestione del mio blog finiscono con l'annullare anche le visioni privilegiate e in anteprima che di tanto in tanto ho modo di vedere al cinema.
Senza perdere tempo, parliamo del film visto in lingua originale al cinema Barberini in compagnia di Cinefilante.
Terra devastata dall'ultimo conflitto umani-extraterrestri, Tom Cruise nei panni di Jack torna sulla terra per supervisionare assieme alla sua assistente dall'accento molto british Victoria ai lavori delle mega trivelle che stanno prosciugando la terra delle poche risorse rimaste per portarle in un immaginifico nuovo pianeta di nome Tet dove pochi altri sopravvissuti continueranno a perpetuare la razza umana.
Il lavoro di Jack è quello di riparare i droni guasti, macchine cattivissime pronte a far piazza pulita di tutti coloro che ostacolano le operazioni di raccolta risorse. Durante il suo lavoro Jack farà la conoscenza di alcuni ribelli che sembrano saperla lunga sulle operazioni di spolpo della terra da parte dei sedicenti sopravvissuti. Partono da quel momento una serie di avventure, colpi di scena ed effetti speciali a profusione che porteranno ad un finale non troppo scontato ma alla fine poco originale.
Nel suo complesso il film è bello, come al solito dove ci sono effetti speciali e scenografie belle e fantastiche c'è carenza di contenuto nella storia, ma a questo Hollywood ci ha ormai abituati da parecchi anni.
Tom Cruise, per quanto ben conservato, comincia ad accusare gli anni. I cinquanta si sentono e le scene di salti nel vuoto, lanci dagli elicotteri e botte da orbi cominciano ad essere poco adatti a lui.
Se ne incoraggia comunque la visione. Il film dura parecchio, quasi due ore e mezza, ma vi assicuro che non si sentono perché riesce a tenere alta l'attenzione.

lunedì 14 gennaio 2013

Galateo sotto la pioggia





Piove: pozzanghere, umidità nelle ossa, schizzi di fango, pavimenti sporchi, gente nervosa. Non aumentiamo il fastidio e il nervosismo generale, ma facciamo buon viso a cattivo gioco e cerchiamo di comportarci in modo da rendere più sopportabile a noi e al nostro prossimo l'uggia delle giornate grigie.

Gli Ombrelli

Prima di tutto, equipaggiamoci a dovere: scarpe a prova d'acqua, giubbotti o giacconi impermeabili, trench (se non fa troppo freddo) e ombrello.
Per grandi o piccoli che siano, gli ombrelli sono provvisti di stecche che, se date negli occhi dei passanti, generalmente non vengono gradite. Stiamo dunque attenti, quando piove, non solo a dove mettiamo i piedi, ma anche a come teniamo l'ombrello: se è aperto abbassiamolo o alziamolo nel passare vicino a un'altra persona, in modo da evitare poco piacevoli scontri; quando lo chiudiamo, facciamo attenzione a non spruzzare acqua addosso a chi ci sta intorno; dopo averlo chiuso, non scrolliamolo come se fosse un cane bagnato.
Sull'autobus o in metro, teniamolo vicino a noi, e non lasciamolo gocciolare dentro le scarpe dei vicini; se ci sediamo, badiamo che non intralci il passaggio, facendo inciampare poveri cristi o strappando le calze di qualche signora.
Se camminiamo per la vettura, teniamolo leggermente sollevato e badiamo a non farlo impigliare nelle gonne e negli ombrelli altrui. Scendendo dal mezzo pubblico, aspettiamo di essere a terra prima di aprirlo, per non ostacolare la discesa a chi sta dietro di noi.
Nei negozi depositiamolo nel portaombrelli e non lasciamolo gocciolare sul pavimento fino a formare e vere e proprie pozze d'acqua che sembrano diffondere umidità nell'ambiente.

Pozzanghere e spruzzi

Camminando per la strada, evitiamo naturalmente di mettere i piedi nelle pozzanghere; e questo non solo per il bene dei nostri piedi, ma anche per non schizzare fango sui passanti. Se però qualcuno schizza fango su di noi, non cominciamo con inutili scenate sguaiate, ma accettiamo l'incidente con signorile noncuranza.
Allo stesso modo dobbiamo comportarci quando gli spruzzi che ci raggiungono sono provocati dai veicoli: benché siano assai più rovinosi di quelli provocati dai pedoni, è inutile lanciare insulti all'automobilista, il quale oltretutto è già lontano e non ci sente. Prendiamo con spirito i piccoli incidenti della pioggia: sono inevitabili e, dopo tutto, non sono tanto gravi.
A nostra volta, se ci troviamo al volante di una macchina in una giornata di pioggia, non divertiamoci a far schizzare via ululando pedoni fradici, ma diamo un esempio di educazione civica, rallentando in prossimità delle pozzanghere e dei pedoni, evitando di passare vicino ai marciapiedi; e se qualcuno, dimentico del galateo, ci lancia insolenze nonostante il nostro correttissimo contegno, non irritiamoci, ma cerchiamo di capire il disagio in cui si trova il pedone e perdoniamo il suo piccolo sfogo.

Il problema dei pavimenti

Entrando in casa altrui o nei negozi, non dimentichiamoci di pulirci accuratamente le scarpe, onde non infangare il pavimento.
Se però qualcuno entrando in casa nostra lascia qualche impronta sulla cera appena data, evitiamo di rimproverarlo o di brontolare (a meno che non si tratti di figli/nipoti dove il rimprovero ci sta bene).

Il cane in casa

E' sempre un problema la passeggiata del nostro cagnetto quando piove. Soprattutto quando si fa ritorno a casa. Il cane in prossimità di casa avrà già provveduto a scrollarsi da sé l'eccesso d'acqua accumulato sul pelo. Voi però, prima di entrare in casa, tenete sempre pronto un vecchio asciugamano per tamponare l'umidità e l'acqua che fosse ancora presente sulle zampe e sotto pancia. Il cane vi ringrazierà e l'igiene della casa pure.

domenica 13 gennaio 2013

Il ritorno di un Blogger


Carissimi e pochissimi miei affezionati lettori,
so di avervi lasciato senza un post da molti mesi, specialmente nell'ultimo trimestre del 2012 dove ho latitato per tanto tempo. Se l'anno precedente non avesse mantenuto in pieno il suo carattere di funesto in quanto bisestile, avrei potuto giustificare la mia assenza con un viaggio di scoperta intrapreso senza meta e senza tappe, alla volta della conoscenza di nuovi mondi e culture. Purtroppo non è stato così. E' stato un anno duro, denso di preoccupazioni e di problemi da risolvere. Molti di essi si sono risolti, non senza una fatica e uno sforzo intenso che purtroppo mi ha visto guerriero solitario, comandante di un esercito formato solo da me stesso.

Ma il blog non può e non vede morire. Come dice il Cinfefilante, non c'è niente di più triste di imbattersi in un blog abbandonato. Ha ragione. Per questo motivo ho deciso di riprendere, stimolandomi un pò senza dovere necessariamente aspettare l'ispirazione per scrivere pensieri, parole, opere e omissioni.

Direi a questo punto di dare alcune anticipazioni per questo 2013! Con delle conferme e delle novità.
Quest'anno trova conferma e nuovo sviluppo la rubrica di Galateo da me curata nelle precedenti puntate e che nelle statistiche del blog è quella più seguita. A questa si aggiungerà come novità una rubrica dedicata alla gente che popola i centri sportivi, liberamente ispirata al più conosciuto blogger Lord col suo "Gente della Palestra".

Troveranno spazio altre iniziative che al momento non anticiperò, stimolando così la vostra bieca curiosità!
Con l'occasione auguro a tutti voi un magnifico 2013!

Skyfall


It came too late!


E' passato troppo tempo oramai. Confesso che il film nemmeno me lo ricordo più. Rimarrà sul blog solo come traccia di passaggio. Non è mai successo prima, ma c'è sempre una prima volta del resto...