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domenica 14 ottobre 2012

Tutti i santi giorni


Inutile, noioso, irritante, esasperato e delirante. In una parola, brutto! A cominciare dal titolo, "Tutti i santi giorni", che dopo aver visto il film suona come un'inquietante minaccia. Ci sarebbe da scappare a gambe levate da una vita così. E pensare che dopo aver visto con grande soddisfazione il precedente film di Virzì "Tutta la vita davanti", mi aspettavo sinceramente di continuare su questo filone. L'ottimismo, ingenuo e iniziale ha poi lasciato il posto alla delusione devastante. Chissà se tornerò mai a vedere un film di Virzì.
Guido e Antonia sono due giovani fidanzati che vivono a Roma. Lui toscano, lei siciliana, vivono nella capitale lavorando come portiere di notte (il primo) e come receptionist di un autonoleggio (la seconda). Che ce frega che c'emporta della pubblicità occulta: lui all'hotel Villa Carpegna e lei all'Europcar.
Guido è un topo di biblioteca, un libro stampato. Ha preso forma e modi dei libri che legge. Di gusti pesanti: predilige la letteratura latina e tedesca del tardo '400 e si esprime come loro anche per rispondere alle domande più elementari. "Ti va di scoparmi?", chiede lei con bucolica semplicità al primo incontro. "Indubitabilmente", risponde lui. Qualunque donna gli avrebbe dato una sberla e sarebbe corsa a gambe levate verso il primo negrone rasta di via Marsala. Ma lei va oltre le parole, gliela dà, ci si mette insieme. Non lo scopriamo prima della fine del film, dove un flashback ci porta a come si sono conosciuti.
Antonia è una specie di Carmen Consoli, sfigata come lei, che scrive parole di burro e strimpella la chitarra nei locali di periferia. Fidanzata precedentemente ad un lurido e pippato siciliano, tutto lerciume e sregolatezza stile Londra "che spacca" ma che ci riporta tristemente alla realtà nostrana non appena apre la bocca coi suoi ineguagliabili "minchiaaaaahh!!!".
Rinchiusi in uno scatolificio di cemento armato ad Acilia, fanno amicizia con le coppie del vicinato. In particolare con due che sembrano usciti da un casting del Grande Fratello. Lei si chiama Patrizia e l'attrice è l'avatar di Micaela Ramazzotti. Borgatara, ignorante come un tombino e zoccola quanto basta.
Il marito dell'avatar invece è tristemente cliché, tutto realizzato con le desinenze in -ato: tatuato, rasato, sboccato, alienato e drogato.
Guido sopravvive a sè stesso. Il suo mondo sono i libri quattrocenteschi e ti sveglia ogni mattina col caffè a letto parlando come l'Almanacco del Giorno Dopo, dove con irritante accento toscano ti annuncia che "....oggi gli è Sant'Epifanio il Saggio, vissuto nel milleuuuahttroScentoventi, ajografo di talento e discépolo di Teofane il Greeeho". Ma che rottura di coglioni!
Antonia fa un rapido bilancio della sua vita. Per non dover portare i libri della sua vita in Tribunale con sopra scritto la parola FALLIMENTO, arriva alla decisione clou andando per esclusione. Come cantante non mi si fila nessuno, il lavoro è una merda, il fidanzato è quello che è. Sai che ti dico? Faccio un figlio e mi rimetto in linea col mondo. Ma scopa scopa scopa, il figlio non viene. "Miiiiinghia!!! Pure sterile sugnoooh?". E qui scatta l'ossessione isterica. Devo farlo a tutti i costi. Quindi giù a botte di ormoni. Guido decide di controllarsi gli spermatozoi e giù seghe a pioggia per riempire vasetti di plastica da far analizzare. Poveraccio, ce li ha lenti. Stupida e surreale la scena di lui all'ospedale che siccome ci mette tanto a concludere fa entrare l'infermiera che si toglie il camice, scoprendo la guepiere lasciandosi andare a pose lascive per farlo arrapare. Chilometri e chilometri di pellicola buttata su questa ossessione che occupa la maggior parte del film. Il figlio non viene, lei scappa dal precedente fidanzato sicul-trucido, fuggendo dalla finestra di casa in piena notte. Lui va a riprendersela con la determinazione di una vongola. Lei decide di seguirlo, non fosse altro che a casa del sicul-trucido è finito il caffè e che farsi il bidet col Last al limone ti brucia la patonza prima o poi.
Culmine della disperazione: sposiamoci! Ma non a Roma, in Sicilia. Così finalmente la famiglia di Antonia è contenta e la mamma chioccia può abbracciare in lacrime la figlia all'uscita della chiesa singhiozzando: "Bééédda ccccchoia miaaa!".
Sipario.
Scusa Virzì, ma che cavolo volevi dì? Perché se il fine morale di questa noia chilometrica era quello di farci capire che stiamo ridotti così, allora posso anche andare in Olanda a procurarmi la dolce morte.
Un'avvertenza doverosa: io ho risparmiato i soldi del biglietto perché Cinefilante li aveva gratis. Voialtri paganti pensateci bene prima di assalire il botteghino del cinema.

3 commenti:

Il cinefilante ha detto...

eh ci siamo beccati proprio una bella schifezza... adesso il mio unico scopo di vita è l'attesa di Skifall.... magari ci rifaciamo!

PIERINO E LA JENA ha detto...

un Ballestrero tornato ai FASTI: così ruvidamente colto. Adoooorooo

Ballestrero ha detto...

@ Pierino: grazie dei complimenti, che uniscono il tuo genio e il guizzo di Marzia, vera copywrighter de "adoooroooo"

@ Cinefilante:stasera è designata al riscatto del film con Skyfall. E con un ospite d'eccezione!