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sabato 14 gennaio 2012

Della Pallanuoto Giovanile. Ossia, come ti cresco un criminale in erba

Spinto dalle migliori intenzioni, dopo un sonno pomeridiano rigenerante, mi sono recato alla mia piscina per sgranchirmi un pò e riportare in asse le ormai distorte membra. Mentre percorro il viale d'ingresso che conduce agli impianti e mostra la gigantesca vetrata sulla piscina interna, vedo che è in corso un torneo di pallanuoto, composto da giocatori non più grandi di 10-12 anni. Ben 8 corsie, cioè tutte, occupate da loro. L'ambiente piscina, già enorme nelle sue dimensioni, era saturo di urla. Direte voi: beh è chiaro, quando si gioca si urla sempre, no? Niente da obiettare se le urla provenissero dai giocatori stessi. Ma quelle più avvelenate, cariche di aggressività incontrollata e foriere d'odio, provenivano principalmente dagli allenatori e dal commando di genitori assisi sugli spalti. La mia attesa per la fine della partita si è trasformata in un banco di osservazione davvero interessante. Niente che non abbia già visto, per carità, soprattutto quando anche io avevo l'età dei ragazzini in acqua. Ma rivedere il tutto con occhi adulti e più carichi di esperienza, mi ha fatto passare per la testa molte considerazioni. Tra i giovani padri ce n'era uno le cui urla  al figlio si stagliavano sopra le altre. Una specie di "Gianluca, dai cazzo!!!" di Ruggero De Ceglie dei Soliti Idioti, ma senza la parola cazzo. Mondieu, siamo sempre in una piscina chic che diamine! Le madri rincaravano la dose con due ottave più alte,  smadonnando a più non posso cheek-to-cheek  con i loro mariti, compagni o amanti.
Sugli allenatori meglio poi non dire nulla. Bastava un respiro fuori posto, una palla trattenuta per un secondo di troppo, che si lanciavano contro i ragazzini con insulti sotto forma di strilli almeno ogni 10 secondi. Ed infine c'erano loro: i ragazzini, poveretti. Cinti d'assedio dai rimproveri scalmanati di allenatori, mamme papà zii cugini e (dis)onesti sconosciuti. Mi è stato semplice domandarmi se saranno loro, nei prossimi decenni, a riempire le pagine di cronaca con crimini rivolti ai loro inconsapevoli aguzzini o a terzi incolpevoli. Perché un fatto è certo: se volete assistere ad uno scientifico atto di distruzione dell'autostima di un preadolescente, non c'è che da recarsi in piscina e guardare una partita od un allenamento di pallanuoto. Non mancano esempi famosi. Come non citare la più famosa Palombella Rossa Nanni Moretti, personaggio noto per la sua morigeratezza ed li disteso rapporto col sistema nervoso? Meditateci un pò su. E se dovete scegliere uno sport per i bambini, datemi retta: meglio l'ippica.

3 commenti:

Lord Paranoia ha detto...

i bambini crescono stressati e poi si ritrovano venticinquenni con crisi di panico.
La competizione è uno spettacolino distorto che riflette la brama di insoddisfatti genitori, un teatro di marionette guidate per essere perfette e sempre a tempo con i movimenti di chi le muove.
Insomma. Non cresci solo un criminale, cresci un insoddisfatto.

Sei riuscito a nuotare alla fine??

Anonimo ha detto...

ma solo io alle partite di pallanuoto di mio figlio mi commuovo tanto da non riuscire nemmeno ad applaudire ? penso con terrore al momento in cui segnerà il suo primo gol.... mi scoppierà il cuore !!
E allora penso a la gente che tu descrivi (la conosco benissimo, purtroppo) e mi viene da dire "poveracci loro, poveri i loro figli .... e pure i miei" !

Ballestrero ha detto...

@ Lord Paranoia: con la premessa che NON sono riuscito a nuotare quella sera, perché il sabato l'impianto chiude alle 20 e fino alle 19 i piccoli vessati erano ancora in acqua, sono d'accordo circa la correlazione stress/crisi di panico. Da qualunque fonte provenga. Peggio di tutte, tra le fonti, quella familiare che viene puntualmente sottovalutata, per il paradosso per cui nessuno metterebbe in discussione il luogo in cui trova la sua protezione, almeno in teoria
@ Anonimo: tanta tenerezza ti fa onore e te ne rendo atto. Peccato che come hai visto e sentito anche tu i genitori non sono come te :-(