CERCA NEL BLOG!

domenica 29 gennaio 2012

The Iron Lady

Londra. Casa Thatcher 2012 a Chester Square. Chi ci troviamo? Una povera anziana, chiusa nella sua gabbia dorata, colpita da demenza senile ed in perenne stato allucinatorio per via dell'Alzheimer che le fa vedere e parlare col marito Dennis morto ormai da anni. Attraverso questo penoso ritratto viene ricostruito il diario di vita della vecchia Maggie. A partire dall'adolescenza, cresciuta sotto i bombardamenti della II guerra mondiale e dall'esaltazione della figura di suo padre, il droghiere Alderman Alfred Roberts , sindaco di Grantham nel Lincolnshire ed energico custode dei principi e dei valori vittoriani. Un diario di vita che si conclude con la commovente sortita da downing street e col famoso congedo velato di lacrime  « Ladies and Gentlemen, we are leaving Downing Street for the last time. After eleven and a half wonderful years. We are very happy to leave United Kingdom in a very, very much better way than we came here eleven and half years ago. Thank you very much. Goodbye».
Si ripercorrono i tratti più salienti della storia politica e personale di Margareth Hilda Roberts Thatcher, la Signora di Ferro o di Iron Lady per gli amici Russi. L'incontro con il marito Dennis, i figli, la corsa elettorale prima al parlamento e poi nel governo come primo ministro. Per giungere ad un finale dove nei rari momenti di lucidità che il morbo le regala, si rende conto che il marito Dennis è morto e lei non è più primo ministro, liberando armadi e cassettoni da tutti gli abiti e gli oggetti del marito.
L'interpretazione di Meryl Streep è stata sublime, come non ci si poteva aspettare diversamente. E' riuscita ad interpretare, ma soprattuto a mimare le espressioni facciali più tipiche della Thatcher, cosa non facile anche con tutto il trucco di scena visto che l'originale ha il volto asimmetrico e la bocca storta, uniti al fatto che l'originale parla di solito senza aprire la bocca ma muovendo solo le labbra. Oltre a lei, meritano l'Oscar parrucchieri, truccatori e costumisti per la riuscita perfetta della maschera.
Ma la storia non va. Sotto molti punti di vista. Il primo, che mi trova d'accordo con quanto scritto qui da Speakeasy del Wall Street Journal, di avere raccontato la biografia della Thatcher attraverso i confusi flash della brutta malattia che l'ha colpita. Poi il ritmo confuso e pasticcione per il quale i fatti della vita di Margareth vengono raccontati e illustrati in ordine sparso, in un modo che vuole ricalcare e in un certo senso esaltare il dramma della sua demenza senile. Altro punto è l'esagerato ed inutile spazio dato al personaggio del marito Dennis. Il film poteva anche chiamarsi "Il marito della signora di Ferro" e nessuno si sarebbe accorto della differenza. Infine l'intero film ha un impronta narrativa decisamente post mortem, calcolando invece che Margareth Thatcher è ancora viva sia pure in condizioni di salute malandate. Neppure il finale riesce a cancellare la sensazione di assistere all'agiografia di una persona defunta, per quanto tenti di fare il contrario.
Il film merita tuttavia di essere visto, non fosse altro per la bravura della Streep e del cast di attori. Tuttavia consiglio di leggere qualcosa prima sulla vita politica e personale di Margareth Thatcher, perché la trama disordinata del film non aiuta la comprensione di chi, ad esempio, non conosce quasi nulla su di lei.

martedì 24 gennaio 2012

Le scoperte dell'Ingegnere - 5° puntata

Mio caro Ingegnere, stavolta mi sei costato molto più lavoro di Photoshop che nella stesura del post stesso. Trovare un immagine che ben rendesse il contenuto di questa puntata, trasformarla in bianco e nero e piazzarci la scritta "censura" sul Gustavo, che nella foto originale era in bella vista, mi ha rubato tempo prezioso sebbene ne sia valsa la pena. Ma andiamo con ordine. Come siamo arrivati a sintetizzare, attraverso un immagine in posa affranta al di sopra del pube, l'essenza stessa del discorso di oggi? Ebbene, proprio perché del pube si è parlato e della sua manutenzione igienico funzionale. Quest'ultima, ovviamente, del tutto estranea alle cognizioni primarie e preistoriche dell'Ingegnere. No per piacere, non fate domande. Non chiedete come si è arrivati a parlare di questo. Per quanto anche un banale discorso sulla variabilità del tempo avrebbe avuto la stessa dignità. L'Ingegnere è colui che nulla sa, ricordate? Anche questa, per lui, è tutto sommato Conoscenza. E noi siamo ben lieti di fargliene dono.
Orbene, come anticipato, sulla materia in questione e dalla peluria che lo ricopre, il buon Ingegnere avrebbe giurato e spergiurato che il tutto cominciasse e finisse con una insaponata e un modesto risciacquo. La cura e l'addomesticamento del vello, specie se sovrabbondante, non lo ha scalfito minimamente. Per non rendere il gioco troppo facile gli abbiamo provocatoriamente chiesto quale fosse, secondo lui, la necessità di una simile manutenzione fatta attraverso regolari potature del sottobosco. Il suo sguardo perso nel vuoto ci risponde sconsolato e per nulla incoraggiante. Decidiamo quindi di andare per gradi, cominciando dalla situazione più ovvia e pudica. Trovandosi al mare, per esempio, potrebbe non deporre molto a favore la visione di un gomitolo di fili che cerca di farsi strada tra angusti perimetri del costume, fuoriuscendo osceno e volgare al di fuori di esso. Tutti noi abbiamo ancora impresso negli occhi e nella mente il personaggio di Borat e credo non serva aggiungere altro. Il secondo tema affrontato, scontato per molti ma non per tutti, è quello sessuale. Una fellatio ben riuscita è quella che non lascia tracce o sgradevoli souvenir. Peggio che mai se per causa di un ipertricosi pubica chi vi si dedica rischi il soffocamento. Illuminato da questo allettante scenario, seppellito per lui nei più impolverati e sotterranei strati della memoria, l'Ingegnere mostra d'improvviso un acuto interesse. In un sussulto inaspettato di complicità ed intesa col pubblico giura allora di voler presto provvedere con un bel paio di forbici. La civiltà umana, nel frattempo, ha compiuto grandi passi in avanti ed ha affiancato pratici strumenti elettrici generalmente usati per sfoltire e sagomare barba e capelli, detti appunto regolabarba. Estasiato da tanta rivelazione, regalando risate da pugni sul tavolo, l'Ingegnere domanda innocente e leggero: "Ma quello per il pube come si chiama? Spunta-minchia??".

lunedì 23 gennaio 2012

E ora dove andiamo?

Senza il Cinefilante non avrei mai saputo dell'esistenza di questo film.Tant'è che mi ci ha portato lei insieme ad altri amici in comune. Del resto come poter conoscere questo film della regista libanese Nadine Labaki , interpretato da Nadine Labaki, i costumi realizzati da Caroline Labaki (la sorella). Per quanto premiato dalla giuria di Cannes almeno al grande pubblico (almeno per ora) rimane un pò sconosciuto. L'impianto scenico e registico ricorda molto Pranzo di Ferragosto, dove si intravede l'assenza delle grandi Produzioni e si apprezza il casereccio entusiasmo di quelle minori.
In un villaggio sperduto tra le montagne libanesi, convivono due comunità: quella islamica e quella cristiana. Le donne musulmane e quelle cristiane vanno d'amore e d'accordo, conciliando fede con amicizia e solidarietà. Gli uomini invece sono sempre in "tregua armata", pronti a bisticciare o accopparsi al minimo soffio di vento dove si possa tirare in causa la religione. Le donne fanno di tutto per tenere fuori dalla loro città-villaggio la feroce e cieca violenza che quotidianamente si consuma tra cristiani e musulmani nel resto della nazione.  Nel tentativo determinato e in un certo senso disperato di tenere lontani gli echi delle guerriglie, degli assalti e delle violenze, le donne si inventano di tutto: da false visioni della madonna ad improbabili castighi maomettiani, dall'ingaggiare un gruppuscolo di spogliarelliste russe di quart'ordine a organizzare una festa a base di danze del ventre e dolci impastati a base di marijuana ed hashish. Fino a quando a rimetterci le penne, oltre ai precedenti abitanti dello sparuto e improvvisato cimitero, è un ragazzino figlio di una donna cattolica. Sarà l'inizio di un epilogo tragico o un riscatto imprevisto? Non c'è che andare a vederlo.
Sarò onesto: il film parte lentamente. I primi venti minuti si perdono in una silenziosa descrizione del luogo affidata interamente alle musiche e alla fotografia. Superati i primi venti minuti il film riesce a rendersi gradevole, fino al punto di apprezzare il giusto dosaggio tra dramma e commedia che percorre il ritmo del film, riuscendo a trattare e mostrare temi seri come il fondamentalismo religioso, la cieca obbedienza o la sconsolata disillusione verso una divinità che non ha voluto o saputo proteggere la vita che gli veniva affidata. Si riesce a sorridere e a ridere spesso, si riesce a sdrammatizzare molto i toni senza che il messaggio e i contenuti ne risentano in degrado o in leggerezza. Sicuramente consigliato. Sbrigatevi però. Senza dubbio è un film di nicchia, per cui non credo rimarrà per molto tempo nelle sale.

martedì 17 gennaio 2012

Le scoperte dell'Ingegnere - 4° puntata


La Storia altro non è che una costante ripetizione di sè stessa. Non lo dico io, ci ha già pensato Giambattista Vico con la sua teoria dei corsi e ricorsi storici a fornirci un'idea del concetto. Partire da questa certezza rende più facile per me esprimere la similitudine che corre, ad esempio, tra me ed Hernan Cortés. Lui ha scoperto i Maya e conquistato la loro capitale Tenochtitlan. Io ho scoperto l'Ingegnere e la sua insipienza. In un epoca storica in cui tutto sembra essere stato palesato, trovare del nuovo tra le pieghe del conosciuto è sempre motivo di orgogliosa soddisfazione.
Ebbene, vi chiederete voi, quale è stata la scoperta odierna dell'ingegnere? Una sola, emblematica, frutto del più completo dei paradossi: possedere un IPhone 4 e non conoscerne le applicazioni (allegedly App). Difatti il nostro ingegnere lo possiede. Poteva conoscerne le applicazioni più importanti, quelle per cui non si può vivere senza e che addirittura potrebbero imprimerti una svolta nella vita? Suvvia, certo che no! Altrimenti che Ingegnere sarebbe?
Grande è stato dunque lo shock dell'Ingegnere quando del tutto casualmente ha scoperto, per il tramite di un nostro illuminato consociato, l'esistenza delle seguenti applicazioni e dei loro potenziali risvolti pratici. Ma andiamo con ordine. La prima applicazione, che gli viene messa sotto le lenti che offuscano il suo sguardo, si chiama Fake Call Location: riproduce suoni di varia natura, come ad esempio il rumore del traffico, la sirena di un ambulanza, il coro di una chiesa o la filarmonica di Vienna che possono essere inseriti nel sottofondo di una conversazione telefonica. Lo scopo? Simulare di non stare dove veramente ci si trova. Grazie al nostro aiuto l'Ingegnere ha intravisto, come il pulcino che rompe il guscio e chiama "mamma" la prima cosa che vede, le implicazioni pratiche di questa sensazionale App.  Il capufficio ti telefona all'impazzata perché vuole la tua testa? Aziona Fake Call Location e renditi indisponibile facendogli sentire che stai in mezzo al traffico a 20 chilometri dall'ufficio, anche se non ti sei mai mosso dal piano di sotto del palazzo. Intriganti e molesti minacciano di farti visita (non gradita) ovunque ti trovi? Aziona Fake Call Location e fai ascoltare al tuo interlocutore Si inquitates observaverisBasterà semplicemente aggiungere di trovarsi al funerale della zia e il gioco è fatto.
La seconda applicazione, speculare alla prima, si chiama Fake Call. Semplicissimo ma geniale, come l'uovo di Colombo. Sei ostaggio in qualche riunione, o più semplicemente di moglie o fidanzata che ti costringono ad estenuanti rassegne di vetrine? Niente di più facile. Premi un tasto e Fake Call simulerà una chiamata in arrivo facendoti squillare il telefono e proiettando sul display il nome della persona che hai inserito tu (ad esempio: amministratore delegato, cardiochirurgo, ecc). Puoi anche non dire una parola senza recitare false conversazioni, perché Fake Call emetterà anche dei suoni incomprensibili, che somigliano molto al parlato non scandito. Chi è con voi avrà la percezione che ci sia effettivamente qualcuno all'altro capo della linea.
Due apps in una volta sola sono state sufficienti per sconvolgere la piccola fantasia dell'Ingegnere. Si prospettano notti insonni per lui, affranto a spremersi le meningi su come coniugare questi due strumenti con la vita pratica, immaginando scenari da dissimulatore professionista. Riuscirà il nostro goffo ma tutto sommato candido Ingegnere a trasformarsi in uno scaltro menzognere? La risposta è no. Il titolo che si porta addosso di Ingegnere opprime e ottunde qualunque traduzione di pensiero in azione. Ma noi abbiamo imparato a volergli bene anche per questo. Soprattuto per questo!

sabato 14 gennaio 2012

Della Pallanuoto Giovanile. Ossia, come ti cresco un criminale in erba

Spinto dalle migliori intenzioni, dopo un sonno pomeridiano rigenerante, mi sono recato alla mia piscina per sgranchirmi un pò e riportare in asse le ormai distorte membra. Mentre percorro il viale d'ingresso che conduce agli impianti e mostra la gigantesca vetrata sulla piscina interna, vedo che è in corso un torneo di pallanuoto, composto da giocatori non più grandi di 10-12 anni. Ben 8 corsie, cioè tutte, occupate da loro. L'ambiente piscina, già enorme nelle sue dimensioni, era saturo di urla. Direte voi: beh è chiaro, quando si gioca si urla sempre, no? Niente da obiettare se le urla provenissero dai giocatori stessi. Ma quelle più avvelenate, cariche di aggressività incontrollata e foriere d'odio, provenivano principalmente dagli allenatori e dal commando di genitori assisi sugli spalti. La mia attesa per la fine della partita si è trasformata in un banco di osservazione davvero interessante. Niente che non abbia già visto, per carità, soprattutto quando anche io avevo l'età dei ragazzini in acqua. Ma rivedere il tutto con occhi adulti e più carichi di esperienza, mi ha fatto passare per la testa molte considerazioni. Tra i giovani padri ce n'era uno le cui urla  al figlio si stagliavano sopra le altre. Una specie di "Gianluca, dai cazzo!!!" di Ruggero De Ceglie dei Soliti Idioti, ma senza la parola cazzo. Mondieu, siamo sempre in una piscina chic che diamine! Le madri rincaravano la dose con due ottave più alte,  smadonnando a più non posso cheek-to-cheek  con i loro mariti, compagni o amanti.
Sugli allenatori meglio poi non dire nulla. Bastava un respiro fuori posto, una palla trattenuta per un secondo di troppo, che si lanciavano contro i ragazzini con insulti sotto forma di strilli almeno ogni 10 secondi. Ed infine c'erano loro: i ragazzini, poveretti. Cinti d'assedio dai rimproveri scalmanati di allenatori, mamme papà zii cugini e (dis)onesti sconosciuti. Mi è stato semplice domandarmi se saranno loro, nei prossimi decenni, a riempire le pagine di cronaca con crimini rivolti ai loro inconsapevoli aguzzini o a terzi incolpevoli. Perché un fatto è certo: se volete assistere ad uno scientifico atto di distruzione dell'autostima di un preadolescente, non c'è che da recarsi in piscina e guardare una partita od un allenamento di pallanuoto. Non mancano esempi famosi. Come non citare la più famosa Palombella Rossa Nanni Moretti, personaggio noto per la sua morigeratezza ed li disteso rapporto col sistema nervoso? Meditateci un pò su. E se dovete scegliere uno sport per i bambini, datemi retta: meglio l'ippica.

mercoledì 11 gennaio 2012

Mission Impossible - Protocollo Fantasma

Approfittando dell'anteprima proiettata al cinema Barberini ieri sera sono andato a vedere, non senza qualche riserva, l'ultima release di Mission Impossibile, questa volta declinato in Ghost Protocol.
Di solito i film d'azione si caratterizzano sempre per qualche mancanza, in genere si preferisce puntare tutto sugli effetti speciali piuttosto che sulla dinamicità delle scene, spesso a scapito della trama destinata il più delle volte a restare alquanto banale.
Con sorpresa e piacere questo Mission Impossibile Protocollo fantasma sembra colmare tutte queste lacune, sortendo un effetto di soddisfazione sul fatto che nulla è stato sacrificato a favore dei soli elementi d'effetto.
Questa volta il caso di Ethan Hunt è articolato, si trova a dover disinnescare missili nucleari che il solito fondamentalista terrorista è intenzionato a lanciare per scatenare un conflitto atomico su scala mondiale. Michael Nyqvist, il terrorista di cui sopra e interpretato da un bravissimo Kurt Hendricks, illustra il suo piano nel corso di una delirante conferenza stampa (si presume in mondovisione) in cui fa l'apologia della teoria dell'evoluzione, per la quale dopo il conflitto atomico solo i più forti resisteranno e saranno in grado di inaugurare una nuova era. Per realizzare il piano a tutti i costi non esita a far esplodere il Cremlino, innescando immediatamente la tensione tra Russia e Usa. L'agente Hunt, attraverso una continua ed intricata interpolazione tra ambienti politici, militari, paramilitari, mercanti di morte, assassini professionisti, insieme alla sua squadra si spremerà anche oltre i limiti fisici per salvare il mondo ed evitare la catastrofe.
Non c'è dubbio che per tutta la durata del film il ritmo è avvincente, serrato e senza mai un attimo di tregua. Non si rischia la noia, sia per l'azione che per le location utilizzate. Suspence assicurata, colpi di scena e tanta ironia che ha reso alcuni passaggi anche divertenti che nulla hanno tolto al pathos generale, a volte smussandolo con garbo.
Attendiamo dunque l'arrivo nelle sale italiane previsto per il 27 gennaio. Per mio conto, posso suggerire di andarlo a vedere senza riserve!