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domenica 14 ottobre 2012

Tutti i santi giorni


Inutile, noioso, irritante, esasperato e delirante. In una parola, brutto! A cominciare dal titolo, "Tutti i santi giorni", che dopo aver visto il film suona come un'inquietante minaccia. Ci sarebbe da scappare a gambe levate da una vita così. E pensare che dopo aver visto con grande soddisfazione il precedente film di Virzì "Tutta la vita davanti", mi aspettavo sinceramente di continuare su questo filone. L'ottimismo, ingenuo e iniziale ha poi lasciato il posto alla delusione devastante. Chissà se tornerò mai a vedere un film di Virzì.
Guido e Antonia sono due giovani fidanzati che vivono a Roma. Lui toscano, lei siciliana, vivono nella capitale lavorando come portiere di notte (il primo) e come receptionist di un autonoleggio (la seconda). Che ce frega che c'emporta della pubblicità occulta: lui all'hotel Villa Carpegna e lei all'Europcar.
Guido è un topo di biblioteca, un libro stampato. Ha preso forma e modi dei libri che legge. Di gusti pesanti: predilige la letteratura latina e tedesca del tardo '400 e si esprime come loro anche per rispondere alle domande più elementari. "Ti va di scoparmi?", chiede lei con bucolica semplicità al primo incontro. "Indubitabilmente", risponde lui. Qualunque donna gli avrebbe dato una sberla e sarebbe corsa a gambe levate verso il primo negrone rasta di via Marsala. Ma lei va oltre le parole, gliela dà, ci si mette insieme. Non lo scopriamo prima della fine del film, dove un flashback ci porta a come si sono conosciuti.
Antonia è una specie di Carmen Consoli, sfigata come lei, che scrive parole di burro e strimpella la chitarra nei locali di periferia. Fidanzata precedentemente ad un lurido e pippato siciliano, tutto lerciume e sregolatezza stile Londra "che spacca" ma che ci riporta tristemente alla realtà nostrana non appena apre la bocca coi suoi ineguagliabili "minchiaaaaahh!!!".
Rinchiusi in uno scatolificio di cemento armato ad Acilia, fanno amicizia con le coppie del vicinato. In particolare con due che sembrano usciti da un casting del Grande Fratello. Lei si chiama Patrizia e l'attrice è l'avatar di Micaela Ramazzotti. Borgatara, ignorante come un tombino e zoccola quanto basta.
Il marito dell'avatar invece è tristemente cliché, tutto realizzato con le desinenze in -ato: tatuato, rasato, sboccato, alienato e drogato.
Guido sopravvive a sè stesso. Il suo mondo sono i libri quattrocenteschi e ti sveglia ogni mattina col caffè a letto parlando come l'Almanacco del Giorno Dopo, dove con irritante accento toscano ti annuncia che "....oggi gli è Sant'Epifanio il Saggio, vissuto nel milleuuuahttroScentoventi, ajografo di talento e discépolo di Teofane il Greeeho". Ma che rottura di coglioni!
Antonia fa un rapido bilancio della sua vita. Per non dover portare i libri della sua vita in Tribunale con sopra scritto la parola FALLIMENTO, arriva alla decisione clou andando per esclusione. Come cantante non mi si fila nessuno, il lavoro è una merda, il fidanzato è quello che è. Sai che ti dico? Faccio un figlio e mi rimetto in linea col mondo. Ma scopa scopa scopa, il figlio non viene. "Miiiiinghia!!! Pure sterile sugnoooh?". E qui scatta l'ossessione isterica. Devo farlo a tutti i costi. Quindi giù a botte di ormoni. Guido decide di controllarsi gli spermatozoi e giù seghe a pioggia per riempire vasetti di plastica da far analizzare. Poveraccio, ce li ha lenti. Stupida e surreale la scena di lui all'ospedale che siccome ci mette tanto a concludere fa entrare l'infermiera che si toglie il camice, scoprendo la guepiere lasciandosi andare a pose lascive per farlo arrapare. Chilometri e chilometri di pellicola buttata su questa ossessione che occupa la maggior parte del film. Il figlio non viene, lei scappa dal precedente fidanzato sicul-trucido, fuggendo dalla finestra di casa in piena notte. Lui va a riprendersela con la determinazione di una vongola. Lei decide di seguirlo, non fosse altro che a casa del sicul-trucido è finito il caffè e che farsi il bidet col Last al limone ti brucia la patonza prima o poi.
Culmine della disperazione: sposiamoci! Ma non a Roma, in Sicilia. Così finalmente la famiglia di Antonia è contenta e la mamma chioccia può abbracciare in lacrime la figlia all'uscita della chiesa singhiozzando: "Bééédda ccccchoia miaaa!".
Sipario.
Scusa Virzì, ma che cavolo volevi dì? Perché se il fine morale di questa noia chilometrica era quello di farci capire che stiamo ridotti così, allora posso anche andare in Olanda a procurarmi la dolce morte.
Un'avvertenza doverosa: io ho risparmiato i soldi del biglietto perché Cinefilante li aveva gratis. Voialtri paganti pensateci bene prima di assalire il botteghino del cinema.

lunedì 1 ottobre 2012

Malattie Imbarazzanti XXL - ovvero del dì di festa

Questo fine settimana Ballestrero ha visitato per sé e per voi un delizioso paese umbro, dove ha avuto modo di partecipare al folklore locale che il calendario di settembre metteva a disposizione. Tre giorni dedicati alle rievocazioni medievali in cui per l'occasione venivano tenute aperte le taverne del luogo, per mangiare allegramente in compagnia di sconosciuti lungo i tavoli e le panche posizionate lungo i vicoli.
Data la grande affluenza, assieme agli amici, ci siamo assiepati in un tavolo condiviso con altro popolo. La mia vicina però era già li dalle ore 20, comodamente seduta. Aspettiamo un'altra mezzora affinché gli altri avventori lasciassero il passo a noi che aspettavamo e zac! Mi ritrovo seduto accanto alla mia vicina oversize, ossia il mio prototipo di pinguedine senza speranza perché ha centrato in pieno la mia personalissima teoria del "fuori piombo©"  (il copyright è mio, come il Mortaccificio©). Quando si raggiunge il fuoripiombo©? Si raggiunge quando la massa grassa è talmente strabordante da non permetterti più di chiudere le braccia parallelamente al corpo, costringendo il gomito a descrivere un angolo retto di 90°. Non è necessario aggiungere che per tutta la durata della cena mi sono ritrovato sol suo gomito quasi conficcato nell'occhio. Ma il discorso è un altro: come poter credere alla favola di un corpo ridotto in questo stato da ghiandole impazzite? Come poterci credere poi quando l'ho vista scofanarsi le sue pietanze (gnocchi al sugo d'oca, polenta con spuntature, spiedini, braciole, salsicce e ciambelle) e quelle avanzate dagli altri commensali. Ancora più difficile crederci quando ripassando tre ore dopo sulla stesso viottolo che ospita il tavolo e trovarla ancora là a mangiare imperterrita. Insomma la conclusione è una sola: non scomodate il chirurgo ma cambiate alimentazione.
Quanto a me, cercherò comunque di mangiare a sazietà. Se le mie braccia raggiungeranno il fuoripiombo©, allora è il caso che mi metta a dieta.

lunedì 24 settembre 2012

Dai lucchetti alle macchiette Liberiamo Roma Nord

Finalmente un bellissimo articolo che parla ironicamente di Roma Nord. Era tanto che volevo farlo anch'io, ma Maria Laura Rodotà sul Corriere è stata bravissima. Non è mia abitudine riportare sul mio blog produzioni altrui, ma siccome lo ritengo un piccolo capolavoro, ne raccomando a tutti la lettura. Soprattutto agli abitanti di Roma Nord.






Dai lucchetti alle macchiette Liberiamo Roma Nord (corriere.it del 23 settembre 2012)


Non è «un posto dove anche i cani portano le Hogan», Roma Nord. Non lo è neanche adesso. C'è sicuramente un'altra marca costosa (non troppo) di polacchine per cani con cui i cani di Roma Nord sono «ti ggiuro, troppo carini» (ragazze e giovani signore lì dicono così). Ci sono sicuramente i lucchetti di Ponte Milvio e le opere di Moccia, i Suv in seconda fila nella movida e il pensiero dei Vanzina, le toghe e le teste di maiale e le feste alla Carlo De Romanis; che hanno rivelato al Paese eccessi e degrado di un pezzo di città che qualcuno vorrebbe indicare come peculiare. Ma che riflette, ingigantisce, interpreta la deriva di un bel pezzo di borghesia italiana. Per questo ora la saga di Roma Nord affascina; per questo domina i social network, soprattutto Twitter, colonizzato dai giornalisti.Tra l'altro, Roma Nord (nella componente che rientra nella Ventesima Circoscrizione) è la zona d'Italia che ha dato più giornalisti/e alla Patria. Ora ne parlano a manetta. Avrebbero dovuto iniziare prima. Anzi, avremmo.


L'IDENTITA' - Principali e modernissime caratteristiche di Roma Nord sono l'avere confini variabili, perché nessuno è d'accordo sui suoi confini; e l'avere abitanti in apparenza sicuri di sé ma spesso desiderosi di essere come quelli un po' più su (socialmente) che stanno un po' più in là (quelli di Balduina e Cassia a Vigna Clara, quelli di Vigna Clara ai Parioli, quelli dei Parioli nell'Upper East Side di Gossip Girl, ora). Gli ecumenici la allargano dalla Balduina al quartiere Trieste includendo giustamente Prati. Quelli con radici parioline tentano di chiudere a quelli di Vigna Clara-Fleming, con lo stesso successo dei bramini di Boston che tentavano di stoppare il clan Kennedy (il parallelo finisce qui). Tutti entrano in ansia sulla Cassia, frontiera complessa e trafficata, a suo modo losangelina. Come, a sua insaputa, è Roma Nord.
Storicamente la zona più americana di Roma. Laboratorio del ceto medio e medioalto come la San Fernando Valley di Los Angeles, in bilico come la Florida (nel senso che a corso Francia il secondo partito era il Pci ma tallonato dal Msi), piena di finte bionde come la California (Enrico Vanzina ci ha scritto un libro). Un tempo socialmente diversificata e interessantissima. Tra gli anni 60 e gli anni 80, nella Roma Nord nuova, crescevano fianco a fianco figli di palazzinari e cardiochirurghi, di muratori e ladroni di tradizione, di esponenti del ceto medio riflessivo nati nelle case di cooperativa costruite con gli ultimi soldi del piano Marshall (in strade modello Richard Scarry; nella mia via c'era una palazzina di giornalisti Rai, una di ufficiali dell'aeronautica, una di magistrati, una di ingegneri, una di professori di giurisprudenza che era la mia; (ggiuro, troppo carino). L'egemonia culturale era già allora di destra più molta Dc, della borghesia dei commerci e delle professioni, delle bionde tinte; ma si conviveva e ci si confrontava. Poi, non solo a Roma Nord, c'è stata la tribalizzazione.


L'EVOLUZIONE - Perché (ggiuro) nel corso degli anni l'italico multiculturalismo di Roma Nord si è perso. Le ex zecche hanno/abbiamo cercato casa altrove, verso il centro, verso Monti-Esquilino, verso Milano (per un romanordista è più semplice vivere a Milano che a Roma Sud; oltretutto la Spocchia Roma Nord, genere «più sono scostante e villano più sono ganzo», intimorisce i milanesi e fa far carriera). I cinematografari idem. Sono rimasti i più borghesi, i più destri, intrappolati in un brodo di monocultura; privati dello stimolo del confronto continuo col diverso da sé. Sono andate via le famiglie cattoliche impegnate nel sociale e quelle comuniste e dintorni legate alla sezione Ponte Milvio (quella di Enrico Berlinguer, indimenticato e allora non anomalo residente di Vigna Clara); sono arrivati i negozi delle grandi griffes, e altri autosaloni. E l'ex parroco di una di queste zone (una di lusso) racconta: «E' stata è la mia parrocchia più difficile», con fedeli apparentemente impeccabili, con una diffusa amoralità e un certo materialismo. Difetti generalizzatisi, in seguito.


L'ARROCCAMENTO - Così, la Roma Nord in purezza si è costruita le sue istituzioni (la movida di Ponte Milvio, e altro) e ha conquistato una sua autonomia e un suo ruolo pop. Di zona battistrada delle mode, di polo d'attrazione aspirazionale. Certo, ora non va tanto bene. Ci sono protesti, fallimenti. Ci sono negozianti di lusso che dicono «non vendo più niente, ci ho tutte le clienti coi mariti inquisiti» (l'ha sentito una mia amica, ggiuro). C'è la saga di De Romanis, che trascina Roma Nord nello scandalo e pure nella leggenda.


LA DIASPORA - Anche grazie ai suoi figli più nerd, noi giornalisti, si diceva. Dispersi tra quartieri pseudo-bohémien e redazioni lontane, da giorni entusiasti di discutere su Twitter della terra natìa. Un po' sprezzanti, un po' giustificazionisti (qualcuno ha scritto «io alla festa di Ulisse mi sarei imbucato»; io mi imbucai, dopo le
nozze di Caroline di Monaco nel 1983, a una festa in cui i ragazzi scandivano lo slogan «Ca-si-ra-ghi! Ca-si-ra-ghi!»; ggiuro), avidi di battute e dettagli. Il più buono ha twittato «Roma Nord libera!», dagli inciuci, dalla corruzione, dai lucchetti e dalle macchiette, e ci speriamo tutti, ri-ggiuro.

Maria Laura Rodotà 23 settembre 2012 | 13:46© RIPRODUZIONE RISERVATA




sabato 22 settembre 2012

De Rerum Hilarem - Il Duca d'Orléans

E' partito! Finalmente è partito! La mia esclamazione suona un pò asincrona, lo so, perché  ad essere onesti il Duca d'Orléans è partito la scorsa domenica, dopo aver concluso il suo soggiorno offrendo la cena avec la famille a base di poisson e senza champagne. Come al solito gli impegni settimanali mi impediscono di essere tempestivo. Ricomposti gli umili panni e chiamato a raccolta il suo cocchiere, il Duca d'Orléans ha fatto sistemare il frugale bagaglio sulla carrozza ispirata alla sobrietà più essenziale, come potete ammirare dalla foto qui accanto. Predisposti tutti i dettagli, il Duca tornerà all'amata Parigi non senza far tappa presso una località italiana conosciuta (Rapallo) ed un'altra sconosciuta in Francia, molto probabilmente diverso da "Aux Alpes" del viaggio di andata ma altrettanto segreta. Sarebbe allettante immaginarsi cosa possa nascondersi dietro tanta riservatezza. Magari la località francese segreta è uno chateau dove gli ultimi scampoli di aristocrazia gallica si dà convegno ogni anno per rinverdire i fasti di secoli oramai passati ma dal fascino evocativo.
Chissà, magari alla luce delle torce nella plumbea e solitaria campagna dove si erge il castello, gentiluomini e nobildonne si abbandonano a balli patrizi con delicati giri di minuetto ed amabili cenni d'inchino della testa a guardo basso, bandendo lascivia e impudicizia dai saloni da ballo, permettendone  poi libera irruenza nelle ovattate camere da letto. Forse quest'ultima parte non è più nelle corde del Duca d'Orléans, ma credo se la cavi ancora bene col ballo cortese. Quelle sue peculiarità che a noi popolani fanno tanto orrore, come lo sdrucito portafoglio menzionato nel precedente post, in questo ambiente sarebbero accolte come stravaganze irrinunciabili per la caratterizzazione del personaggio, del tutto organiche ad un gruppo sociale che di stravaganze ne fanno ragione di vita.



Dalla sua partenza ad oggi non abbiamo ricevuto notizie. Non sappiamo e non potremmo nemmeno sapere dove si trova in questo momento. Come prassi, al momento del congedo, siamo stati vagamente informati che tornerà a Parigi verso la fine del mese, sebbene non sappia ancora quando. Ragazzi, se non è aristocrazia questa! Mistero e irreperibilità saltuaria. Tra poco quando uscirò di casa lascerò il cellulare a casa per assaporare il gusto di non esser rintracciato.
Di una cosa però sono convinto. Che se fossi nato nella Francia prerivoluzionaria, io sarei stato come il Visconte di Valmont qui in alto, attorniato da amante e concubina. Sicuramente sono gli scampoli di una mia vita precedente che si fanno prepotentemente risentire. Altrimenti, come si spiegherebbe il mio amore sfrenato per il velluto? Prima o poi me la farò cucire un giustacuore come il suo!

giovedì 13 settembre 2012

De Rerum Infelix - Il Duca d'Orléans

Alcuni tra voi lettori affezionati e amici nella vita reale avranno già sentito parlare di questo personaggio che, da dieci anni a questa parte, mi affligge ogni settembre che Dio manda in terra.
Tanto fedele alla tradizione, il Duca non manca un appuntamento, piazzandosi di diritto nei punti fermi della vita, come ad esempio il radicchio a novembre, le castagne ad ottobre ed i fichi a settembre, piazzandosi ex equo con questi ultimi visto il periodo.
Di chi sto mai parlando? Di un mio parente di Parigi, nemmeno troppo alla lontana. Con una (fu) nonna paterna francese, era il minimo che potesse capitarmi.
L'appellativo di "Duca d'Orléans" naturalmente gliel'ho dato io per più di un motivo. Non solo perché sono pressoché coetanei, ma condividono inoltre lo stesso stile di vita, facendosi beffe del tempo che passa e rifiutando ogni compromesso con gli agi e le mollezze offerte dalla modernità.
Il Duca d'Orléans mio congiunto, infatti, non possiede un computer. Anche quando lavorava ancora e provarono ad imporglielo, ostinatamente rispondeva con penna, calamaio e tampone per l'inchiostro. Il Duca d'Orléans non possiede un cellulare e neanche lo vuole, perché non saprebbe più che farsi dei cinque piccioni viaggiatori che tiene in gabbia in salotto e che usa anche per comunicare con la sua femme de ménage. Il Duca d'Orléans non ha carte di credito, poiché la moneta è tale solo quando coniata su metallo prezioso (detto fra noi, come dargli torto...). Siccome quegli screanzati della Zecca di Francia non gli fondono più Luigi d'oro, egli ha sdegnosamente ripiegato sulle vili banconote di Euro in tagli da 50 e da 100. Rigorosamente custoditi in un portafoglio d'epoca che potete osservare qui. Scippatori all'ascolto siete avvisati. Da quando l'edilizia moderna post npaoleonica non realizza più adeguate scuderie e ricoveri per carrozze, il Duca d'Orléans ha dovuto ripiegare obtorto collo su un'autovettura rigorosamente francese, che ancora possiede e che potete ammirare qui. Con essa si ostina ancora a viaggiare ogni anno da Parigi a Roma et retour, senza negarsi le consuete soste lungo il cammino: una fantomatica località aux Alpes, così come la definisce lui guardandosi bene dal rivelarne il nome (la discétion avant toute chose, la privacy prima di tutto!) ed una prosaica a Livorno, dove presumo acquisti acciughe sotto sale per l'inverno che fanno tanto bene alla gola nei mesi freddi.
Incurante di conoscere Roma meglio dei Re e degli Imperatori che l'hanno fondata e con cui quasi sicuramente andava a passeggio all'ombra degli acquedotti, il Duca d'Orléans si compiace di passeggiarvi ancora durante la giornata, provando lo stesso gusto dell'odiata nobiltà inglese quando visitava le colonie in India.
Ma al calar del sole il Duca d'Orléans ama avere la famiglia italiana alla sua tavola, almeno quel poco che ne resta visto che ormai  la maggior parte di essa condivide lo stesso domicilio al Verano. Ecco dunque partire lo slalom gigante tra case e ristoranti per organizzare al meglio le cose, combattendo con le unghie e coi denti contro le lancette dell'orologio per conciliare lavoro, spostamenti ed impegni pregressi già assunti e soddisfare così la voglia di Sua Grazia di condividere assordanti silenzi e conversazioni stantie, tutte rigorosamente in francese, unendo alla difficoltà della conversazione anche quella linguistica, visto che sia il sottoscritto che i superstiti parenti sono assai arruginiti con l'esercizio di essa.
Il vostro calendario segna fedele Settembre 2012? State pur tranquilli che vi chiederà se è sempre bella la Dolce Vita che brilla dai locali e dai bar di Via Veneto (1960). Pensate di approfittare di un ponte infrasettimanale per organizzare una tre giorni a Parigi, andandolo a trovare con l'aereo? Per carità! Meglio il treno! C'è il Palatino che ti porta dritto dritto in centro da Roma a Parigi. Peccato che costa come un volo in business class per Kuala Lumpur. Certo, non sarà mai come il compianto Orient Express. Che lusso! Che servizio! Che magnifici viaggiatori! Ma dopo l'ennesima rapina dei predoni Turchi lungo la strada ferrata sul Bosforo, il Duca ha rinunciato a servirsene. In fondo, quel congegno su quattro ruote con motore a scoppio con cui si muove, ti permette almeno di fermarti dove vuoi. Aux Alpes....

domenica 8 luglio 2012

Eutanasia

Non ricordo più da quanto tempo non faccio un post dedicato ai libri. Oggi, mentre rimettevo a posto le caterve di carte e libri che mi girano per casa in quanto dotati di vita propria, ho ritrovato questo libro che, a dispetto del titolo, è davvero interessante.
Con la premessa che io ho dovuto leggerlo e studiarlo per motivi universitari, man mano che lo leggevo mi rendevo conto di quanto potesse essere interessante per chiunque di noi.
Partendo dall'assunto che l'eutanasia è un argomento spinoso a 360° e che non si esaurisce nella sua disamina religiosa, questo libro riesce ad esaminare la tematica secondo un ottica fideistica (non solo cattolica) ed una positiva, legato all'ordinamento sociale normativo e le sue implicazioni pratiche depurate da etica, religione e/o filosofia.
L'impressione finale che se ne trae è che non è possibile stilare una regola generale valevole per tutti nella gestione e nell'applicazione di una pratica cui discendono conseguenze pratiche non solo per sé ma anche per gli altri.
Nell'ultima parte del libro sono segnalati casi realmente accaduti in tutto il mondo e che hanno costituito oggetto di studio sia medico che legale-giuridico.
Ne raccomando la lettura perché aiuta senza dubbio a comprendere meglio un argomento che è sulla bocca di tutti, che saltuariamente può uscire nelle conversazioni, ma che tutti noi francamente conosciamo poco.
S. Agostini - F. Perazza     EUTANASIA Problematiche etiche medico-legali giuridiche
Edizioni Minerva Medica

mercoledì 4 luglio 2012

Le scoperte dell'Ingegnere - Lo spamming molesto


PROLOGO

Ieri l'Ingegnere, per la prima volta nella vita, riceve un email licenziosa da un sito di ausilio al godimento.
L'immagine non era molto chiara, quelle che dovrebbero essere pillole in blu sovrapposte sembrano in realtà un vibratore in stile "Avatar".

PERSONAGGI

Ballestrero (ça va sans dire....)
Ingegnere
Malvagia (collega in comune)

ISTRUZIONI DI LETTURA

Leggere partendo dal basso verso l'alto



Da:  Ingegnere
Inviato: martedì 3 luglio 2012 16.30
A: 
BallestreroMalvagia
Oggetto: R: regalati un piacere totale con l'offerta Moviepack... scegli la tua combinazione del piacere!

Senti….VAFFANCULO A DUE VIE….




Da:  Ballestrero
Inviato: martedì 3 luglio 2012 16:30
A:
Ingegnere  Malvagia 
Oggetto: R: regalati un piacere totale con l'offerta Moviepack... scegli la tua combinazione del piacere!

Mi spiace per te, ma non è stato nemmeno necessario andare sul pulsante “mostra dettagli”.  L’immagine è così chiara ed evidente che non ha bisogno di ulteriori istruzioni.
Mi rendo conto però che il comprendonio nello sviluppo può essere ritardato se in infanzia non si è giocato coi mattoncini Lego….



Da:   Ingegnere  
Inviato: martedì 3 luglio 2012 16.28
A: 
Ballestrero ; Malvagia 
Oggetto: R: regalati un piacere totale con l'offerta Moviepack... scegli la tua combinazione del piacere!

Senti visto che non se ne parla tu sei andato sicuramente su quel pulsante che si chiama “mostra dettagli” dove spiega le 2, le 3 vie e le sette vie, che io non aprirò mai…non so. Malvagia che vuole fare??




Da:  Ballestrero
Inviato: martedì 3 luglio 2012 16:26
A: 
Ingegnere  Malvagia
Oggetto: R: regalati un piacere totale con l'offerta Moviepack... scegli la tua combinazione del piacere!

A questo punto posso solo pensare che se voi due non vi siete sposati è solo perché Dio (ingenuamente) ha deciso di farvi nascere lontani.
Altrimenti eravate fatti l’uno per l’altra….




Da:  Malvagia 
Inviato: martedì 3 luglio 2012 16.23
A:  
 Ingegnere ; Ballestrero  
Oggetto: R: regalati un piacere totale con l'offerta Moviepack... scegli la tua combinazione del piacere!

oddio sì, che vuol dire sta cosa delle 2 vie…fossi ingegnere anch’io dentro…oddio oddio…





Da:  Ingegnere
Inviato: martedì 3 luglio 2012 16.22
A: 
Ballestrero Malvagia
Oggetto: R: regalati un piacere totale con l'offerta Moviepack... scegli la tua combinazione del piacere!

CHE CAZZO VUOL DIRE A DUE VIEEEEE!!!!!!!!





Da:  Ballestrero 
Inviato: martedì 3 luglio 2012 16:21
A: Malvagia; 
 Ingegnere  
Oggetto: R: regalati un piacere totale con l'offerta Moviepack... scegli la tua combinazione del piacere!

Allora… io non sono stato.
Non avrei mai commesso un errore così grossolano. Se osservate bene infatti il “Max Viril” è fatto a due vie. Dubito che Ingengere vada oltre una.
Il GRA GODIMENTO fa molto Reggio Trasgressiva…



Da:  Malvagia
Inviato: martedì 3 luglio 2012 16.07
A: 
Ingegnere  Ballestrero 
Oggetto: R: regalati un piacere totale con l'offerta Moviepack... scegli la tua combinazione del piacere!

ah ah ah ah…il GRA…GODIMENTO non si puo’ sentire!!!!!!!

ps: hai chiesto a casa se ne sa qualcosa qualcuno!?!?!?!?




Da:   Ingegnere  
Inviato: martedì 3 luglio 2012 16.05
A: Ballestrero; 
Malvagia 
Oggetto: I: regalati un piacere totale con l'offerta Moviepack... scegli la tua combinazione del piacere!

Adesso mi dovete dire chi di voi mi ha iscritto a questo sito….ha attirato la mia attenzione solo perché ci sono i DVD in regalo…



Da: MaxViril [mailto:contact-it@maxviril.com]
Inviato: martedì 3 luglio 2012 16:03
A: 
Ingegnere 
Oggetto: regalati un piacere totale con l'offerta Moviepack... scegli la tua combinazione del piacere!

Con MoviePack scegli la tua combinazione per un piacere totale...

domenica 3 giugno 2012

The Dictator - Il Dittatore

Ballestrero se ne torna quatto quatto a riscrivere sul blog, dopo un periodo piuttosto lungo di assenza.
Mi fa piacere farlo parlando del film in questione, che resta un altro capolavoro di Baron Cohen assieme a Borat.
Nella Repubblica di Wadiya governa sua eccellenza ammiraglio generale Haffaz Aladeen, leader supremo, generale trionfante e adorato oppressore. Tutti titoli autoconferiti.
Il leader supremo ha qualche problema con l'ONU, che vorrebbe far visita ai suoi arsenali dove ha in corso esperimenti nucleari per una bomba atomica. Stanco delle continue insistenze del Consiglio di Sicurezza, decide lui di andare a New York per parlare di fronte all'assemblea. Il suo viaggio diventa così un'avventura greve e pacchiana che gli farà incontrare anche una fondamentalista naturista con cui avrà un curioso futuro.
Irriverente, grottesco, esilarante. Nel pieno stile Cohen ci si fa beffe (per fortuna) del politically correct e si irridono usi, costumi e minoranze senza alcuna pietà. In mezzo a tante gag e scene da rotolarsi dal ridere c'è anche spazio per uno spunto di riflessione, fornito dal paragone solo apparentemente inaccostabile tra democrazia e dittatura. Quando messe a confronto da Aladeen, ci si accorge che oltre ad essere imperfette, hanno pure qualche punto di contatto. Promosso a pieni voti e raccomandatissimo. Non resta che attendere il 15 giugno per l'uscita nelle sale. Ringrazio la Univesal Picture Italia che mi ha dato la possibilità di vederlo in anteprima e in lingua originale. 

venerdì 27 aprile 2012

Offline da un pò e per un pò

Cari miei stimati seppur pochissimi lettori. A conti fatti vedo che è circa un mese che non aggiorno il blog. Quando il sottoscritto sta in silenzio vuol dire che c'è qualcosa sotto. In effetti queste settimane sono state dense di impegni importanti, alcuni dei quali mi fanno anche stare un po' in tensione, seppure la salute mia e delle persone che mi sono accanto non è in discussione. Quando la mente è occupata su altro non si trova facilmente qualcosa di cui parlare. Parlare poi delle prime boiate che passano in testa, come sapete, non è mai stato il mio forte. Anche le boiate, per stile del mio blog, devono avere un minimo di intelligenza. Per colpa delle bravate dell'ingegnere ho anche la sua rubrica bloccata, almeno finché non tornerà di nuovo al lavoro dopo il sinistro fantozziano che gli ha fatto saltare il tallone di Achille nella classica partita di calcetto "scapoli e ammogliati". Nel mentre che scrivo questo post mi è balenato un pensiero improvviso: le scoperte dell'ingegnere sono quasi sempre frutto della stessa persona di origini pugliesi. Mi assale un dubbio però: perché quasi tutti gli ingegneri che conosco, invece, sono abruzzesi??
Invito i miei sempre pochi ma affezionati lettori a rispondermi nei commenti a questo quesito. Non che mi tolga il sonno, per carità, tuttavia resta molto curioso che l'Abruzzo doni tanti ingegneri alla patria. Anzi, sapete che faccio? Adesso posto un sondaggio, così con le vostre risposte potrò trarre una statistica che mi confermerà o meno la certezza che il mestiere di ingegnere è roba da abruzzesi!
Datemi ancora un po' di tempo e tornerò il Ballestrero di sempre!

mercoledì 21 marzo 2012

Le cronache dell'Ingegnere - L'Ospedale



Premessa: riceviamo e pubblichiamo questo simpatico racconto che il nostro Ingegnere ci ha inviato durante il suo soggiorno forzato in un nosocomio romano. Un incidente sportivo, dopo anni di assoluta inamovibilità, lo ha spedito in ospedale in attesa di essere rimesso a posto dalla chirurgia.
Questo è il primo resoconto dei primi giorni di ospedale, iniziati sabato scorso, dei suoi compagni di stanza.

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Ieri abbiamo fatto conoscenza
E' un vecchietto arzillo, si vede che e' un uomo di cultura, parla un italiano perfetto, ma non ci sta piu' tanto con la testa, e' sordo come una campana, ha la dentiera che ogni tanto si toglie e soprattutto e' un gran rompicoglioni.

Sabato
Quando sono arrivato a pranzo c'era la moglie, vecchietta arzilla e la figlia (molto strana totalmente depressa). Prima di andarsene la moglie gli ha detto: "Domani non veniamo perche' siamo stanchi. Ci vediamo lunedì" e sono andate via
Chiama gli infermieri ogni 5 minuti e stamattina visto che nessuno gli dava retta ha detto :"Siamo nelle mani di questa gente amorfa e ignorante e dobbiamo sottostare alle loro regole: stare in piedi, non disturbare e soprattutto non parlare"
Si chiama Antonio, di nobili natali, dice di essere nato nel 1922 e di avere 93 anni, anzi dopo mezz'ora ne aveva gia' 97, poco dopo quasi 100.
Suo padre era centurione della Milizia ed e' un nostalgico del ventennio. "Prima hanno goduto di tutti i favori e poi a mio padre l'hanno trattato male"
Si sente sempre un ventenne nonostante abbia subito un incidente alla gamba sciando...dice che gli e' successo 3 anni fa!!!!


Durante la guerra e' stato un aviere e stava a Napoli. Mi ha raccontato di una missione alla quale doveva partecipare lui ma che poi ha ceduto a un suo collega: quando si dice il destino..l'aereo sul quale doveva essere lui e' stato abbattuto dagli alleati.


E' un gran paraculo: ieri sera a cena non c'era la moglie ed ha chiesto agli infermieri di dargli da mangiare ma poi l'hanno sistemato bene ed ha mangiato tutto da solo...il paraculo.
Stamattina non contento ha ricominciato a cercare qualcuno che gli desse da mangiare: ad un certo punto e' entrato un prete e gli ha detto: "Lei che e' un uomo di chiesa e il vangelo dice che bisogna aiutare il prossimo, le posso fare una domanda?...Mi aiuterebbe a a mangiare?" il prete all'inizio e' rimasto un po' interdetto ed ha bofonchiato "devo chiedere il permesso agli infermieri" ma poi lo ha aiutato.


Domenica
Oggi si parla degli italiani popolo di pecoroni.
i concetti espressi sono:
- viva la rivoluzione francese
- partecipiamo agli scioperi
Poi alla fine togliendosi la dentiera per esprimere meglio il concetto il vecchietto mi ha detto: "Fernando IV di Borbone diceva al suo nano: - Gennari' chi nasce tondo non puo' morire quadro"




E' appena entrato il dottore che l'ha visitato e gli ha detto che può' muovere la gamba e lui ha detto: "Adesso sono cavoli miei"...bah




Oggi mentre usavo l'ipad mi ha chiesto "Ma e' difficile usare quell'aggeggio?" "Ce ne sono anche per novantenni?




Ha appena detto:" Sono di origine salentina"  e incuriosito gli ho chiesto :"Ma il suo cognome non mi sembra di origine salentina"Che mai l'avessi chiesto ed ha cominciato con l'origine del suo cognome
" Nel 1200, sedicesimo secolo, ottocento, inizio novecento, c'erano due fratelli Istigliano e Paliano che avevano terre nella zone Basilicata, Campania Calabria e mezza Puglia. Mentre Istigliano si e' stabilito nella zona ed ha dato origine al cognome Stiglian, l'altro si e' spostato verso il Lazio"
Poi mi ha detto che era stanco per cui gli sarebbe piaciuto ascoltare dei miei studi (pensa che mentre scrivo sull'ipad io stia studiando) ed ha smesso lasciando la storia ma meta'...spero che continui dopo




Gli hanno chiesto "quanti anni hai?" e lui ha risposto "88 passati..."




Ci sta poi uno che si chiama Teucro ed e' del 1919. Non s'e mai sposato perché non c'aveva i soldi. Dice che era gajardo da giovane e lo e' anche adesso.
Non ha nessuno, parenti, amici, vive solo: dice che ha dei nipoti in Francia e Spagna. Il dottore uscendo ci ha detto: "A questo fatelo parla' che c'ha un sacco di cose da di'"
"Non mi sono mai sposate perche' che ce facevi con uno stipendio x due persone proprio perché a me una donna non doveva mai pagare nulla"
"Io non piango mai, io rido sempre e mi sento giovane"








Lunedì
Stanotte ha inveito contro gli infermieri, che stavano cercando di portarlo fuori dalla stanza perche' disturbava, dicendo (non sto parafrasando, parla proprio cosi'): "Non vi dovete piu' permettere di usarmi violenza, vi denuncio, un albergatore non tratta così i propri clienti (ogni tanto crede di essere in albergo e al posto di "Infermieri!" chiama "Camerieri!!")"
Stamattina invece quando ha visto gli stessi infermieri gli ha detto :"Come siete bravi, siete proprio in gamba".






Questo di seguito l'ho scritto in presa diretta mentre lo diceva alla moglie
"La vita e' fatta di menzioni. Mi piacque moltissimo quella pagina di storia che scoprirono il delitto cioè chi fa il delitto. Passavano davanti ad un apparecchio, il primo uomo, poi tutti gli altri. Quando il ragazzo che aveva fatto il delitto passo' davanti a quello specchio gli scienziati lo presero.
La paura e' che l'uomo inventando i robot e immettendo le fasi di intelligenza, l'umanità si troverà di fronte a dei robot che sono metallo e animazione. Se gli immetteranno nel robot quella che per loro e' l'invenzione del cervello, che già c'è, sarà un pericolo per l'uomo. Loro sono metallo e tu sei carne e sangue e se te lo trovi davanti lui non ha nulla da perdere. Tu pensa Dio crea l'uomo, lo addormenta, gli toglie una costola e crea la donna
Così come c'è l'erba medica c'è l'erba semplice, che quando si accoppia da origine a qualcosa di diverso
Mi dispiace non aver fatto gli studi classici




Dovrebbero trovare il modo, lo stato al quale diamo tanti soldini, di proteggere i pensionati




In orario di visita, erano le 19:30 ha detto a mia madre: "Signora, mi scusi se mi permetto, ma questi non li ho toccati (indicando dei pasticcini), se li può portare via tanto io non mangio tanto". Ho detto a mia madre di lasciarli sul mio comodino tanto non se ne sarebbe accorto.
Alle 20:30 mi chiede: "Ma non avrebbe qualcosa di dolce?"... Gli ho dato uno dei suoi dolcetti che ancora avevo sulla scrivania...ma lui: "Me ne darebbe un altro?" ed io "Va bene gliene do' tre" (secondo lui se ti offrono qualcosa ne devi sempre prendere tre, l'aveva fatto con me il giorno prima, perché porta fortuna) e lui mi ha sorriso, compiaciuto che avessi appreso una sua lezione di vita.




Ad un certo punto mi ha chiesto: "Ma secondo lei l'ipoteso diventa cieco?". Gli  ho risposto: "Non saprei". Replica: "Domani quando passa il dottore glielo chieda lei che se no dicono che do' fastidio. Poi quando ha chiesto a un dottore lo chieda anche a un altro così confronta le risposte e si fa un'idea. Quando ero giovane facevo sempre così"




Prima di andare a dormire mi dice: "Ma secondo lei posso alzarmi per andare in bagno?" (oramai mi considera il suo medico personale visto che i medici veri lo mandano a quel paese). Gli rispondo (sempre urlando perché non sente): "Secondo me no, comunque chiamo l'infermiere". Il cameriere arriva, gli dice che non può scendere dal letto, gli controlla il pannolone, urlando gli dice di farla li' e poi se ne va borbottando.
Quando va via, Evio mi dice:"Questi qua si credono che tutti i vecchi sono tonti e stupidi. Mettetemi nella stessa stanza con lui e vediamo a parole chi e' piu' bravo"




Ad un certo punto mi dice, vedendomi leggere, che leggere con la luce artificiale abbassa la vista anche se uno usa gli occhiali
Sono le 22.30 io sto per andare a dormire e lui imperterrito sta leggendo Repubblica con la luce artificiale...






Martedì
La moglie di Antonio mi dice: " Lei deve avere una grande cultura, si sente da come parla"....lei si che ci capisce...




Ad un certo punto il vecchio scatarra e sputa per terra. L'altro della stanza se ne accorge e gli dice:"Eh no pero' non deve sputare per terra, non per altro, e' una questione igienica". Il vecchio risponde:"Eh ma mi stavo strozzando che ci potevo fare tanto adesso chiamo l'infermiera e puliscono" L'altro:"Si vabbe' ma se si procura un fazzoletto, la prossima volta, invece di sputare per terra lo fa nel fazzoletto che e' più igienico" Replica lui:"Vabbe' mi scusi, ho capito, io non le faccio mai queste cose e comunque giudichi, giudichi pure...chi giudica sarà giudicato..." e mentre l'altro esce dalla stanza borbottando il vecchietto aggiunge:" Ma vaffanculo!!"
Dopo un po' rimurginando sull'accaduto (il pentimento) :"E proprio davanti a questo lo dovevo fare che ha un casino davanti al letto. E adesso mi sono fatto un nome e questo che se ne va in giro lo dira' a tutti. Mia moglie mi dice sempre che sono sempre così pulito e rigido. Del resto la tubercolosi si e' debellata perché non si sputa. Ho sbagliato. Mi ricordo che prima c'erano le sputacchiere. Quello adesso chissà che cosa sta dicendo in giro. Evio Evio due son le cose o sto diventando fesso vecchio o fesso rimbambito. Che vergogna, e quando mi passa più. Questo mo' mi sta di fronte e mi farà sempre ricordare lo sputo: e non mi posso neanche mettere a discutere perché io ho sputato, c'è l'azione e la prova...ma come mi e' venuto...doveva accadere...una condanna...e mi sento condannato...sputerei in alto (ancora...) per aprire la bocca e ingoiare il mio sputo...che vergogna...che vergogna...che poi non e' stato un vero e proprio sputo...sentivo un pelo nella gola...domani lo racconto a mia moglie" E' andato avanti così per 15 minuti a brontolare e io che ogni tanto cercavo di consolarlo...ma non mi sentiva

domenica 18 marzo 2012

L'altra faccia del Diavolo - The Devil Inside

Il titolo era interessante. Accompagnato dal richiamo malandrino del prologo "Il Film che il Vaticano non vorrebbe mai che tu vedessi", arrivando persino a coniugare un verbo al condizionale nell'impoverimento generale della lingua parlata e scritta.
I protagonisti e il regista hanno implicitamente dato ragione a questa frase. Il film non dovrebbe essere visto tanto è insulso.
La trama è stringatissima: una signora italo americana nel 1978 uccide, durante un esorcismo praticato su di lei, due preti ed una suora nello scantinato di casa sua. Viene arrestata. La fanno carcerare nel fantomatico ospedale psichiatrico "Centrino" a Roma per volere di quei cattivoni della Curia. La figlia Isabella, 30 anni dopo, vuole girare un documentario per capire se la madre è veramente posseduta oppure si è semplicemente bevuta il cervello. Si reca a Roma, va alla scuola di esorcismo alla San Tommaso presso la chiesa di San Domenico e Sisto sopra via IV Novembre, vi ci incontra due giovani preti di cui uno di loro medico che fanno esorcismi en travesti - cioè, all'insaputa del proprio Vescovo e della stessa Curia. "Forse mia madre è posseduta dal demonio" - pensa l'ingenua Isabella. "Perché non ci provate voi due a liberarla da Satanasso?". Non se lo fanno ripetere due volte. Praticano il primo esorcismo e ottengono un risultato strabiliante. Belzebù comincia a saltare di corpo in corpo, praticando il cosiddetto transfert, fino ad uccidere tutti i protagonisti.
Un pò di xenoglossia, botte da orbi con forza sovrumana ed insulti osceni di Belfagor a base di fica e cazzo verso il prete che tenta di scacciarlo e tanto, ma proprio tanto splatter.
Il film è girato col taglio documentario, un lavoro ibrido per metà stile Blair Witch Project e per metà a camera fissa. Si salta dalla sedia in diversi momenti, del resto è sempre così quando ti acchiappa satanasso. Se non te la fai sotto in quei momenti, quando mai allora? Però la storia non convince per nulla.  Meno che mai il messaggio, che tenta di far passare il concetto per il quale il Male vince sempre e che per Male debba intendersi un Lucifero caduto cui obbiettivo non è l'anima, ma il corpo della vittima da fare a spezzatino. Nonostante i momenti di suspence e di genuina paura, resta un film da evitare. Se non siete convinti di farlo, potete sempre parlarne con i cinque ragazzi seduti nella fila avanti a me. Con la capacità persuasiva della migliore aristocrazia della Magliana vi spiegheranno, con rutti e bestemmie, perché il film non merita di essere visto. Li ringrazio ancora, perché con la loro genuina rozzezza, mi hanno fatto davvero divertire!

giovedì 16 febbraio 2012

Sanremo 2012 - Anteprima Vincitore

Credo di aver visto l'ultimo Sanremo quando avevo quattordici anni. Dopodiché ne ho perso completamente l'interesse. Adesso lo seguo, diciamo così, "dietro le quinte" per il tramite di un mio amico della carta stampata che ogni anno per mestiere va a seguirlo nella città dei fiori.
Interrogato ieri via sms mi dice che già oggi potrebbe farmi sapere il nome del vincitore. Vediamo se il pronostico sarà vero oppure no. Di solito però il mio amico strillone non sbaglia...


Cari lettori restate in ascolto. Anzi, in lettura. Nelle prossime ore vi posto il nome.

Come promesso i nomi sono arrivati: si parla quasi con certezza di Casillo per la categoria giovani e di Emma per la categoria big. Vediamo se sarò smentito, eheheh!!!

sabato 11 febbraio 2012

Habemus Papam

Dopo aver visto il film ieri, comodamente a casa, le domande che mi sono fatto sono state tante. A partire dal titolo del film. Perché al termine della proiezione ci si chiede se habemus papam o habemus dementia senilis. Michel Piccoli presta il volto ad un papa senza nome, perché la brutta reazione psicologica all'elezione al papato è talmente scomposta e bislacca che il prevosto manco ha saputo scegliersi un nome per l'augusta nomina.

«Qui nomine vis vocari?»
«Vocabor Stocazzo! Tanto sò pazzo...!!»

Potrebbe essere sintetizzata così, con una battuta da osteria, la Romano Pontifici Eligenda. Tanto se di fronte ti trovi davanti un povero anziano con la testa soffocata dall'amnesia, senza cognizione di tempo causa e luogo, attorniato da un commando di cardinali che, non sapendo che pesci prendere, si affidano ad un isterico psicoterapeuta (Nanni Moretti), potremmo tranquillamente tagliarla corta qui.
Il succo della trama infatti é semplicemente questo. Cosa potrebbe succedere se venisse eletto un papa la cui mente alterna lucidità alterata, associata ad una crescente paura per l'incarico che gli viene affidato? Certamente una grande confusione. Superabile, secondo Nanni Moretti, organizzando un campionato di pallavolo nel cortile del palazzo apostolico tra i cardinali di tutto il mondo,  dipingendo un bel quadretto grottesco senza senso e perciò inutile. Ci sono guizzi di ironia e blande prese in giro della psicologia, con gli addetti ai lavori che generalmente tendono a trattare qualunque anomalia mentale attraverso la lente a senso unico della loro impostazione scolastica. Per la moglie del professor Brezzi (Nanni Moretti) - interpretata da Margherita Buy - tutto si spiega con il deficit dell'abbandono. Quando il soggetto in età infantile non riceve le adeguate attenzioni, tende a portarsi il trauma per tutta la vita facendolo esplodere nei momenti più imprevisti. Per allungare un pò di più il brodo, si va avanti con la fuga del neo eletto papa tra le strade di Roma, dove nessuno lo riconosce non avendolo mai visto dopo aver saputo della sua elezione. Dopo la fumata bianca il novello papa senza nome si rifiuta di salutare i fedeli in piazza che lo attendono, dandosela a gambe levate dentro le rassicuranti mura della Sistina.
Non aspettatevi un finale da colpo di scena. Perché tanto non esiste.

domenica 29 gennaio 2012

The Iron Lady

Londra. Casa Thatcher 2012 a Chester Square. Chi ci troviamo? Una povera anziana, chiusa nella sua gabbia dorata, colpita da demenza senile ed in perenne stato allucinatorio per via dell'Alzheimer che le fa vedere e parlare col marito Dennis morto ormai da anni. Attraverso questo penoso ritratto viene ricostruito il diario di vita della vecchia Maggie. A partire dall'adolescenza, cresciuta sotto i bombardamenti della II guerra mondiale e dall'esaltazione della figura di suo padre, il droghiere Alderman Alfred Roberts , sindaco di Grantham nel Lincolnshire ed energico custode dei principi e dei valori vittoriani. Un diario di vita che si conclude con la commovente sortita da downing street e col famoso congedo velato di lacrime  « Ladies and Gentlemen, we are leaving Downing Street for the last time. After eleven and a half wonderful years. We are very happy to leave United Kingdom in a very, very much better way than we came here eleven and half years ago. Thank you very much. Goodbye».
Si ripercorrono i tratti più salienti della storia politica e personale di Margareth Hilda Roberts Thatcher, la Signora di Ferro o di Iron Lady per gli amici Russi. L'incontro con il marito Dennis, i figli, la corsa elettorale prima al parlamento e poi nel governo come primo ministro. Per giungere ad un finale dove nei rari momenti di lucidità che il morbo le regala, si rende conto che il marito Dennis è morto e lei non è più primo ministro, liberando armadi e cassettoni da tutti gli abiti e gli oggetti del marito.
L'interpretazione di Meryl Streep è stata sublime, come non ci si poteva aspettare diversamente. E' riuscita ad interpretare, ma soprattuto a mimare le espressioni facciali più tipiche della Thatcher, cosa non facile anche con tutto il trucco di scena visto che l'originale ha il volto asimmetrico e la bocca storta, uniti al fatto che l'originale parla di solito senza aprire la bocca ma muovendo solo le labbra. Oltre a lei, meritano l'Oscar parrucchieri, truccatori e costumisti per la riuscita perfetta della maschera.
Ma la storia non va. Sotto molti punti di vista. Il primo, che mi trova d'accordo con quanto scritto qui da Speakeasy del Wall Street Journal, di avere raccontato la biografia della Thatcher attraverso i confusi flash della brutta malattia che l'ha colpita. Poi il ritmo confuso e pasticcione per il quale i fatti della vita di Margareth vengono raccontati e illustrati in ordine sparso, in un modo che vuole ricalcare e in un certo senso esaltare il dramma della sua demenza senile. Altro punto è l'esagerato ed inutile spazio dato al personaggio del marito Dennis. Il film poteva anche chiamarsi "Il marito della signora di Ferro" e nessuno si sarebbe accorto della differenza. Infine l'intero film ha un impronta narrativa decisamente post mortem, calcolando invece che Margareth Thatcher è ancora viva sia pure in condizioni di salute malandate. Neppure il finale riesce a cancellare la sensazione di assistere all'agiografia di una persona defunta, per quanto tenti di fare il contrario.
Il film merita tuttavia di essere visto, non fosse altro per la bravura della Streep e del cast di attori. Tuttavia consiglio di leggere qualcosa prima sulla vita politica e personale di Margareth Thatcher, perché la trama disordinata del film non aiuta la comprensione di chi, ad esempio, non conosce quasi nulla su di lei.

martedì 24 gennaio 2012

Le scoperte dell'Ingegnere - 5° puntata

Mio caro Ingegnere, stavolta mi sei costato molto più lavoro di Photoshop che nella stesura del post stesso. Trovare un immagine che ben rendesse il contenuto di questa puntata, trasformarla in bianco e nero e piazzarci la scritta "censura" sul Gustavo, che nella foto originale era in bella vista, mi ha rubato tempo prezioso sebbene ne sia valsa la pena. Ma andiamo con ordine. Come siamo arrivati a sintetizzare, attraverso un immagine in posa affranta al di sopra del pube, l'essenza stessa del discorso di oggi? Ebbene, proprio perché del pube si è parlato e della sua manutenzione igienico funzionale. Quest'ultima, ovviamente, del tutto estranea alle cognizioni primarie e preistoriche dell'Ingegnere. No per piacere, non fate domande. Non chiedete come si è arrivati a parlare di questo. Per quanto anche un banale discorso sulla variabilità del tempo avrebbe avuto la stessa dignità. L'Ingegnere è colui che nulla sa, ricordate? Anche questa, per lui, è tutto sommato Conoscenza. E noi siamo ben lieti di fargliene dono.
Orbene, come anticipato, sulla materia in questione e dalla peluria che lo ricopre, il buon Ingegnere avrebbe giurato e spergiurato che il tutto cominciasse e finisse con una insaponata e un modesto risciacquo. La cura e l'addomesticamento del vello, specie se sovrabbondante, non lo ha scalfito minimamente. Per non rendere il gioco troppo facile gli abbiamo provocatoriamente chiesto quale fosse, secondo lui, la necessità di una simile manutenzione fatta attraverso regolari potature del sottobosco. Il suo sguardo perso nel vuoto ci risponde sconsolato e per nulla incoraggiante. Decidiamo quindi di andare per gradi, cominciando dalla situazione più ovvia e pudica. Trovandosi al mare, per esempio, potrebbe non deporre molto a favore la visione di un gomitolo di fili che cerca di farsi strada tra angusti perimetri del costume, fuoriuscendo osceno e volgare al di fuori di esso. Tutti noi abbiamo ancora impresso negli occhi e nella mente il personaggio di Borat e credo non serva aggiungere altro. Il secondo tema affrontato, scontato per molti ma non per tutti, è quello sessuale. Una fellatio ben riuscita è quella che non lascia tracce o sgradevoli souvenir. Peggio che mai se per causa di un ipertricosi pubica chi vi si dedica rischi il soffocamento. Illuminato da questo allettante scenario, seppellito per lui nei più impolverati e sotterranei strati della memoria, l'Ingegnere mostra d'improvviso un acuto interesse. In un sussulto inaspettato di complicità ed intesa col pubblico giura allora di voler presto provvedere con un bel paio di forbici. La civiltà umana, nel frattempo, ha compiuto grandi passi in avanti ed ha affiancato pratici strumenti elettrici generalmente usati per sfoltire e sagomare barba e capelli, detti appunto regolabarba. Estasiato da tanta rivelazione, regalando risate da pugni sul tavolo, l'Ingegnere domanda innocente e leggero: "Ma quello per il pube come si chiama? Spunta-minchia??".

lunedì 23 gennaio 2012

E ora dove andiamo?

Senza il Cinefilante non avrei mai saputo dell'esistenza di questo film.Tant'è che mi ci ha portato lei insieme ad altri amici in comune. Del resto come poter conoscere questo film della regista libanese Nadine Labaki , interpretato da Nadine Labaki, i costumi realizzati da Caroline Labaki (la sorella). Per quanto premiato dalla giuria di Cannes almeno al grande pubblico (almeno per ora) rimane un pò sconosciuto. L'impianto scenico e registico ricorda molto Pranzo di Ferragosto, dove si intravede l'assenza delle grandi Produzioni e si apprezza il casereccio entusiasmo di quelle minori.
In un villaggio sperduto tra le montagne libanesi, convivono due comunità: quella islamica e quella cristiana. Le donne musulmane e quelle cristiane vanno d'amore e d'accordo, conciliando fede con amicizia e solidarietà. Gli uomini invece sono sempre in "tregua armata", pronti a bisticciare o accopparsi al minimo soffio di vento dove si possa tirare in causa la religione. Le donne fanno di tutto per tenere fuori dalla loro città-villaggio la feroce e cieca violenza che quotidianamente si consuma tra cristiani e musulmani nel resto della nazione.  Nel tentativo determinato e in un certo senso disperato di tenere lontani gli echi delle guerriglie, degli assalti e delle violenze, le donne si inventano di tutto: da false visioni della madonna ad improbabili castighi maomettiani, dall'ingaggiare un gruppuscolo di spogliarelliste russe di quart'ordine a organizzare una festa a base di danze del ventre e dolci impastati a base di marijuana ed hashish. Fino a quando a rimetterci le penne, oltre ai precedenti abitanti dello sparuto e improvvisato cimitero, è un ragazzino figlio di una donna cattolica. Sarà l'inizio di un epilogo tragico o un riscatto imprevisto? Non c'è che andare a vederlo.
Sarò onesto: il film parte lentamente. I primi venti minuti si perdono in una silenziosa descrizione del luogo affidata interamente alle musiche e alla fotografia. Superati i primi venti minuti il film riesce a rendersi gradevole, fino al punto di apprezzare il giusto dosaggio tra dramma e commedia che percorre il ritmo del film, riuscendo a trattare e mostrare temi seri come il fondamentalismo religioso, la cieca obbedienza o la sconsolata disillusione verso una divinità che non ha voluto o saputo proteggere la vita che gli veniva affidata. Si riesce a sorridere e a ridere spesso, si riesce a sdrammatizzare molto i toni senza che il messaggio e i contenuti ne risentano in degrado o in leggerezza. Sicuramente consigliato. Sbrigatevi però. Senza dubbio è un film di nicchia, per cui non credo rimarrà per molto tempo nelle sale.

martedì 17 gennaio 2012

Le scoperte dell'Ingegnere - 4° puntata


La Storia altro non è che una costante ripetizione di sè stessa. Non lo dico io, ci ha già pensato Giambattista Vico con la sua teoria dei corsi e ricorsi storici a fornirci un'idea del concetto. Partire da questa certezza rende più facile per me esprimere la similitudine che corre, ad esempio, tra me ed Hernan Cortés. Lui ha scoperto i Maya e conquistato la loro capitale Tenochtitlan. Io ho scoperto l'Ingegnere e la sua insipienza. In un epoca storica in cui tutto sembra essere stato palesato, trovare del nuovo tra le pieghe del conosciuto è sempre motivo di orgogliosa soddisfazione.
Ebbene, vi chiederete voi, quale è stata la scoperta odierna dell'ingegnere? Una sola, emblematica, frutto del più completo dei paradossi: possedere un IPhone 4 e non conoscerne le applicazioni (allegedly App). Difatti il nostro ingegnere lo possiede. Poteva conoscerne le applicazioni più importanti, quelle per cui non si può vivere senza e che addirittura potrebbero imprimerti una svolta nella vita? Suvvia, certo che no! Altrimenti che Ingegnere sarebbe?
Grande è stato dunque lo shock dell'Ingegnere quando del tutto casualmente ha scoperto, per il tramite di un nostro illuminato consociato, l'esistenza delle seguenti applicazioni e dei loro potenziali risvolti pratici. Ma andiamo con ordine. La prima applicazione, che gli viene messa sotto le lenti che offuscano il suo sguardo, si chiama Fake Call Location: riproduce suoni di varia natura, come ad esempio il rumore del traffico, la sirena di un ambulanza, il coro di una chiesa o la filarmonica di Vienna che possono essere inseriti nel sottofondo di una conversazione telefonica. Lo scopo? Simulare di non stare dove veramente ci si trova. Grazie al nostro aiuto l'Ingegnere ha intravisto, come il pulcino che rompe il guscio e chiama "mamma" la prima cosa che vede, le implicazioni pratiche di questa sensazionale App.  Il capufficio ti telefona all'impazzata perché vuole la tua testa? Aziona Fake Call Location e renditi indisponibile facendogli sentire che stai in mezzo al traffico a 20 chilometri dall'ufficio, anche se non ti sei mai mosso dal piano di sotto del palazzo. Intriganti e molesti minacciano di farti visita (non gradita) ovunque ti trovi? Aziona Fake Call Location e fai ascoltare al tuo interlocutore Si inquitates observaverisBasterà semplicemente aggiungere di trovarsi al funerale della zia e il gioco è fatto.
La seconda applicazione, speculare alla prima, si chiama Fake Call. Semplicissimo ma geniale, come l'uovo di Colombo. Sei ostaggio in qualche riunione, o più semplicemente di moglie o fidanzata che ti costringono ad estenuanti rassegne di vetrine? Niente di più facile. Premi un tasto e Fake Call simulerà una chiamata in arrivo facendoti squillare il telefono e proiettando sul display il nome della persona che hai inserito tu (ad esempio: amministratore delegato, cardiochirurgo, ecc). Puoi anche non dire una parola senza recitare false conversazioni, perché Fake Call emetterà anche dei suoni incomprensibili, che somigliano molto al parlato non scandito. Chi è con voi avrà la percezione che ci sia effettivamente qualcuno all'altro capo della linea.
Due apps in una volta sola sono state sufficienti per sconvolgere la piccola fantasia dell'Ingegnere. Si prospettano notti insonni per lui, affranto a spremersi le meningi su come coniugare questi due strumenti con la vita pratica, immaginando scenari da dissimulatore professionista. Riuscirà il nostro goffo ma tutto sommato candido Ingegnere a trasformarsi in uno scaltro menzognere? La risposta è no. Il titolo che si porta addosso di Ingegnere opprime e ottunde qualunque traduzione di pensiero in azione. Ma noi abbiamo imparato a volergli bene anche per questo. Soprattuto per questo!

sabato 14 gennaio 2012

Della Pallanuoto Giovanile. Ossia, come ti cresco un criminale in erba

Spinto dalle migliori intenzioni, dopo un sonno pomeridiano rigenerante, mi sono recato alla mia piscina per sgranchirmi un pò e riportare in asse le ormai distorte membra. Mentre percorro il viale d'ingresso che conduce agli impianti e mostra la gigantesca vetrata sulla piscina interna, vedo che è in corso un torneo di pallanuoto, composto da giocatori non più grandi di 10-12 anni. Ben 8 corsie, cioè tutte, occupate da loro. L'ambiente piscina, già enorme nelle sue dimensioni, era saturo di urla. Direte voi: beh è chiaro, quando si gioca si urla sempre, no? Niente da obiettare se le urla provenissero dai giocatori stessi. Ma quelle più avvelenate, cariche di aggressività incontrollata e foriere d'odio, provenivano principalmente dagli allenatori e dal commando di genitori assisi sugli spalti. La mia attesa per la fine della partita si è trasformata in un banco di osservazione davvero interessante. Niente che non abbia già visto, per carità, soprattutto quando anche io avevo l'età dei ragazzini in acqua. Ma rivedere il tutto con occhi adulti e più carichi di esperienza, mi ha fatto passare per la testa molte considerazioni. Tra i giovani padri ce n'era uno le cui urla  al figlio si stagliavano sopra le altre. Una specie di "Gianluca, dai cazzo!!!" di Ruggero De Ceglie dei Soliti Idioti, ma senza la parola cazzo. Mondieu, siamo sempre in una piscina chic che diamine! Le madri rincaravano la dose con due ottave più alte,  smadonnando a più non posso cheek-to-cheek  con i loro mariti, compagni o amanti.
Sugli allenatori meglio poi non dire nulla. Bastava un respiro fuori posto, una palla trattenuta per un secondo di troppo, che si lanciavano contro i ragazzini con insulti sotto forma di strilli almeno ogni 10 secondi. Ed infine c'erano loro: i ragazzini, poveretti. Cinti d'assedio dai rimproveri scalmanati di allenatori, mamme papà zii cugini e (dis)onesti sconosciuti. Mi è stato semplice domandarmi se saranno loro, nei prossimi decenni, a riempire le pagine di cronaca con crimini rivolti ai loro inconsapevoli aguzzini o a terzi incolpevoli. Perché un fatto è certo: se volete assistere ad uno scientifico atto di distruzione dell'autostima di un preadolescente, non c'è che da recarsi in piscina e guardare una partita od un allenamento di pallanuoto. Non mancano esempi famosi. Come non citare la più famosa Palombella Rossa Nanni Moretti, personaggio noto per la sua morigeratezza ed li disteso rapporto col sistema nervoso? Meditateci un pò su. E se dovete scegliere uno sport per i bambini, datemi retta: meglio l'ippica.

mercoledì 11 gennaio 2012

Mission Impossible - Protocollo Fantasma

Approfittando dell'anteprima proiettata al cinema Barberini ieri sera sono andato a vedere, non senza qualche riserva, l'ultima release di Mission Impossibile, questa volta declinato in Ghost Protocol.
Di solito i film d'azione si caratterizzano sempre per qualche mancanza, in genere si preferisce puntare tutto sugli effetti speciali piuttosto che sulla dinamicità delle scene, spesso a scapito della trama destinata il più delle volte a restare alquanto banale.
Con sorpresa e piacere questo Mission Impossibile Protocollo fantasma sembra colmare tutte queste lacune, sortendo un effetto di soddisfazione sul fatto che nulla è stato sacrificato a favore dei soli elementi d'effetto.
Questa volta il caso di Ethan Hunt è articolato, si trova a dover disinnescare missili nucleari che il solito fondamentalista terrorista è intenzionato a lanciare per scatenare un conflitto atomico su scala mondiale. Michael Nyqvist, il terrorista di cui sopra e interpretato da un bravissimo Kurt Hendricks, illustra il suo piano nel corso di una delirante conferenza stampa (si presume in mondovisione) in cui fa l'apologia della teoria dell'evoluzione, per la quale dopo il conflitto atomico solo i più forti resisteranno e saranno in grado di inaugurare una nuova era. Per realizzare il piano a tutti i costi non esita a far esplodere il Cremlino, innescando immediatamente la tensione tra Russia e Usa. L'agente Hunt, attraverso una continua ed intricata interpolazione tra ambienti politici, militari, paramilitari, mercanti di morte, assassini professionisti, insieme alla sua squadra si spremerà anche oltre i limiti fisici per salvare il mondo ed evitare la catastrofe.
Non c'è dubbio che per tutta la durata del film il ritmo è avvincente, serrato e senza mai un attimo di tregua. Non si rischia la noia, sia per l'azione che per le location utilizzate. Suspence assicurata, colpi di scena e tanta ironia che ha reso alcuni passaggi anche divertenti che nulla hanno tolto al pathos generale, a volte smussandolo con garbo.
Attendiamo dunque l'arrivo nelle sale italiane previsto per il 27 gennaio. Per mio conto, posso suggerire di andarlo a vedere senza riserve!