Se c'è una cosa che mi disturba molto è quella di arrivare tardi a commentare un film. Questo poi l'ho visto la settimana scorsa al cinema, se non mi decidevo a farlo oggi anche questo appuntamento della saga sarebbe già passato d'ufficio nella sezione d'essai della pagina cinema dei giornali.sabato 25 giugno 2011
X Men - l'inizio
Se c'è una cosa che mi disturba molto è quella di arrivare tardi a commentare un film. Questo poi l'ho visto la settimana scorsa al cinema, se non mi decidevo a farlo oggi anche questo appuntamento della saga sarebbe già passato d'ufficio nella sezione d'essai della pagina cinema dei giornali.sabato 18 giugno 2011
6 giorni sulla Terra
Può sembrare la solita storia di possessione. In effetti ne ricalca molto lo schema, ma in questo caso va sicuramente premiata la fantasia e, perchè no? anche un'audace e affascinante visione del mondo e dell'ultraterreno in chiave cospiratrice. mercoledì 15 giugno 2011
Le scoperte dell'Ingegnere - 1° puntata
L'ambiente fa l'uomo? Il viaggio nel tempo esiste? L'alieno di Roswell è autentico o è il solito bambolone di pezza? Per queste e altre domande il beneficio del dubbio è sempre lecito. Ma se quello che esigete dalla vita è un punto fermo, qualcosa che celebra l'immobilismo rasentando l'immanenza, datemi retta... non c'è che da rivolgersi all'Ingegnere. Non uno qualsiasi, non certo il primo che passa per caso o che si può scegliere online filtrando la ricerca su Linkedin. No! No! Occorre andarci a pranzo, tutti i giorni, da lunedì a venerdì, per settimane, mesi, anche anni. Lavorandoci insieme la cosa viene piuttosto facile. Per scoprire che si può arrivare a quarant'anni, anche felicemente, senza aver ricevuto dalla vita il dono di un'esperienza degna di nota che sia una. Partendo da oggi, ho deciso che dedicherò qualche post all'Ingegnere sulle scoperte della vita che tardamente, ma con entusiasmo, sta facendo insieme ad un nutrito gruppo di gaudenti colleghi (me compreso) una serie di scoperte sulla vita fino a ieri inimmaginabili. Oggi, ad esempio, profittando di una conversazione delicatamente licenziosa, ha scoperto l'esistenza della figura del trombamico/a. Imbarazzati per la sua ignoranza sull'argomento, ma rinfrancati dal suo interesse e dalla sua voglia di imparare, lo abbiamo ricolmato della nostra Sapienza spiegandogli tutto sull'argomento. L'iniziale entusiasmo e sincero interesse nell'apprendere di ciò che prima ignorava candidamente, si è affievolito a mano a mano che le nozioni sul tema gli carezzassero le orecchie, per lasciare emergere sul viso un'espressione amareggiata e condolente. "Ma perché a me non è mai capitato? Perché non sapevo che esistessero le trombamiche?" "E come devono essere le trombamiche?" "Quali regole si seguono con le trombamiche e quali sono i ruoli da rispettare?"venerdì 10 giugno 2011
Ma come ti vesti? - Real Time
Negli ultimi tempi, un mio amico mi ha chiesto a più riprese di parlare di questo programma e dei suoi due protagonisti. Anzi, diciamo tre visto che il terzo incomodo è la vittima protagonista del makeover, generalmente una poveretta malcapita e scelta con sapienza, cui viene testato prima la soglia di sopportazione per reggere il carico di insulti dei due stylist meneghini.Chi sono lo sanno tutti oramai, sono Carla Gozzi ed Enzo Miccio. Della trasmissione e di loro due ne hanno parlato e continuano a parlarne su migliaia di blog e siti internet. Che altro si potrebbe dire ancora? Nulla. O forse tutto. A cominciare dal fotomontaggio qui accanto, in versione padri pellegrini americani, dove finalmente è possibile vedere i nostri vestiti decentemente. Ma li avete visti mai? Perché ammirarli nei loro panni, puntata dopo puntata, c'è sempre da imparare. Grazie a loro adesso ho capito che è inutile buttare soldi su soldi per comprare House&Garden per ispirarmi su come arredare lo studio della villa di campagna. Pensavo appunto di rivestire le pareti di quello splendido tartan verde vomito che il maestro di tutte le eleganze sfoggiava, con sprezzo del ridicolo, tradotto in un completo doppio petto ed ingentilito con una cravatta viola (ma lui potrebbe rimproverarmi dicendo: "Non è viola! E' malva!". Un pò come Miranda Priestley ne Il Diavolo veste Prada, dove redarguisce la segretaria che scambia per azzurra una cinta color ceruleo...). La stizzita e un pò appassita signora che lo sostiene in questa specie di "operazione trionfo", da brutto anatraccolo a cigno, non è certo da meno di lui. Ama poco le tinte unite, a meno che non sparino tinte forti come le insegne di Las Vegas. Preferisce lo stampato, specie se di disegno un pò retrò, che fa tanto vintage come ama spesso ripetere. La comunicazione, poi, è il loro vero punto di forza. Basta sentirli parlare quando insolentiscono la malcapitata di turno alla vista del suo armadio. Passando dalle parole ai fatti, buttando cioè nel secchio tutto ciò che non è di loro gradimento. Cioè tutto. Per passare subito, compiaciuti e vanitosi come il pavone che fa la ruota, a mostrare alcuni capi d'abbigliamento scelti da loro che non semplici "vestiti" - dio mio! che parola grossier - ma veri e propri outfit. Perchè quando mostrano il manichino rivestito con indumenti e accessori scelti da loro, la coppia dei foderami e del tessuto a metraggio, lo chiama outfit. Suggerendo alla malcapitata, sempre più stressata, di osservare e provare indosso questo outfit. La borsa scelta è sempre glamour e le scarpe sono scarpe solo se hanno il glitter, va bene il foulard ma solo se è trendy, d'accordo i jeans ma solo di taglio bootleg.
Ancora mi chiedo come ancora nessuna malcapitata non sia scoppiata in un pianto dirotto dopo avere ascoltato tutte queste parole ampollose, vacue e per nulla comprensibili.
Ma non è mica finita qui. E' già. Perchè la coppia milan-l'è-un-gran-milan ha un talento fuori dal comune: quello di non tenere in minimo conto chi hanno davanti. Se lo facessero, eviterebbero di fare indossare a tutti i costi vestititini a sottoveste con l'orlo a mezza gamba a sventurate non più alte di un metro e trenta ma larghe tre. Oppure di arrotolare giri e giri di collane e pendenti su derelitte dal collo corto, costringendole a respirare con una cannuccia infilata in mezzo al groviglio di catenacci per sopravvivere. Tragicomica la passerella sui tacchi che le afflitte percorrono per arrivare dal camerino allo specchio coperto dal telo, pronte ad ammirare il capolavoro - si fa per dire - compiuto su di loro. Poverine: vorrei vedere voi che fino a ieri correvate di gran carriera sulle vostre comode Tod's o Nike e posare il piede su pochi lembi di cuoio elettrosaldati a quattro nastrini di raso e rialzati di quindici centimetri dal suolo. Ci sarà nessuna poi che dopo questa ristrutturazione proseguirà la sua vita rimodellata così? Anche perchè quel rimodellamento esige che nella vita non si faccia altro che quello. Impossibile apparire al meglio se non stai ore ed ore dal parrucchiere e dal truccatore. Per non parlare degli infiniti cambi d'abito che ti obbligano a spendere ore ed ore nelle boutique. Rimarrà forse solo il tempo per la ceretta. Ma solo per le braccia. Di più non è possibile.
Non ci vuole molto per diventare consulenti di immagine. Qualche parolina straniera, grande esperienza come magazziniere in qualche laboratorio di foderami e tanta spavalderia. E' così che nascono i nuovi mestieri. Chissà, potrebbero anche farvi fare un programma TV poi, no?
domenica 5 giugno 2011
Lettera aperta di una puttana alle femministe
La Biblioteca di Ballestrero raccoglie a volte delle sorprese insperate! Ho scoperto di avere accumulati parecchi giornali e riviste risalenti anche a molti anni fa. Come questo numero dell'Espresso, risalente al 1981. La copertina mi ha incuriosito parecchio e quando sono andato a leggere l'articolo non ho potuto fare a meno di pubblicarlo, trovandoci un'attualità coi tempi di oggi dove si fa un gran parlare del mestiere più antico del mondo, delle sue evoluzioni ma soprattutto di una versione offerta da questa prostituta che, attraverso un'intervista ai giornalisti dell'Espresso, racconta una controstoria del mestiere da lei esercitato, in risposta ad un'inchiesta filmata da un gruppo di femministe che qualche settimana prima aveva documentato quella che era la vita e la giornata tipo di una prostituta, di nome Veronique, dei suoi incontri e della visione di tale vita dalle donne stesse.Gentile direttore, mi chiamo Ornella, faccio la puttana e sono stufa di essere sfruttata. Non però dai miei clienti, coi quali stipulo volta per volta, con reciproca soddisfazione, un onesto contratto verbale. Né dal mio supposto protettore, poiché lavorando in casa col telefono il numero è reperibile fra i piccoli annunci di un rispettabile quotidiano), non ho bisogno di un macrò che mi protegga dai pericoli della strada. Sono invece stufa di essere sfruttata da tutte quelle persone piene di buone intenzioni che col pretesto di interpretare i nostri bisogni, rivendicare i nostri diritti e salvare l'anima al mondo intero, fanno carriera e soldi divulgando frottole sul mio conto.
Alludo – l’ avrà compreso - al fiume di sciocchezze con cui è stata gonfiata e commentata sulla stampa la ridicola vicenda del filmetto sulla "squillo" Véronique. Alienata, ghettizzata, reificata, vittimizzata, sfruttata: questi sono gli epiteti affibbiatimi da psicologi e giornalisti, antropologi e sociologi, preti e femministe. Autoritari, fallocrati, maschilisti: ecco altri epiteti, riferiti stavolta ai miei clienti dai medesimi "esperti". Inautentico, mercificato, squallido: altri epiteti ancora, con cui queste zelanti persone definiscono infine il rapporto fra me e la mia clientela. Ma che vorranno dire? Di tutte queste parole non capisco moltissimo. Ma una certa istruzione ce l'ho anch’io, e riflettendo bene credo di aver capito questo: nel loro linguaggio, che pretende d'essere scientifico e obbiettivo, tutte queste parole, pregne come sono di una connotazione dispregiativa, svolgono la stessa funzione dei termini con cui noi e i nostri clienti venivamo bollati una volta dal linguaggio religioso. Equivalgono, cioè, a ingiurie come "donnaccia", "depravata", "peccatore" e così via. Insomma non sono altro che nuove sioni di un'antica bigotteria mascherate da concetti psicologici, sociologici e antropologi.
Sfruttata io? Come ho già detto mi sono sentita tale davvero solo quando ho visto che un gruppetto di signore filmando furtivamente una giornata di lavoro di quella mia vanitosa e spregiudicata collega francese hanno ottenuto fama, prestigio e danaro offrendo a un battaglione di presunti esperti il pretesto per inondare il paese di saccenti corbellerie. I miei clienti, ai quali mi concedo soltanto fra le 17 e le 20 di ogni giorno, sabato e domenica esclusi, mi assicurano un reddito annuo di circa 70 milioni esentasse. Perché dovrei considerarli degli sfruttatori?
Ghettizzata io? Ma la mia esistenza non si esaurisce nel grazioso bicamere all' Aventino in cui lavoro. A parte le serate libere, weekend coi veri amici e i grandi viaggi estivi di cui sono fanatica, posso dedicare tutte le mie mattine ad altre occupazioni: un negozietto messo su coi miei risparmi, un po' di gioco in Borsa e qualche brillante relazione personale. Si dirà che la mia condizione resta segnata da una divisione "schizofrenica" fra il mio inconfessabile lavoro e il resto della mia vita. Ma questa "scissione" non mi sembra affatto un tratto peculiare della condizione puttanesca. Quante persone "per bene" evitano con cura di far conoscere ai propri cari certi umilianti e lacrimevoli aspetti della loro vita pubblica, o viceversa di rendere pubbliche le loro vergogne familiari?
Alienata e reificata io? Se queste parole, come mi è stato spiegato, significano che io, nel mio lavoro. anziché esprimermi e realizzarmi, divento una "cosa" o un "oggetto", è da visionari applicarle a quelle donne, più o meno giovani e graziose come me che hanno scelto questa attività. Mi permetta innanzitutto di osservare che anche se questo lavoro fosse per noi soltanto un “alienante" fonte di guadagno, tutte noi continueremmo a preferirlo ad altri lavori ugualmente "alienanti' ma assai meno remunerative, di cui mi esimo dal fare l'elenco. E poi, per dirla tutta, non è per niente vero che io non mi "esprimo" nel mio lavoro. Molti miei clienti mi attribuiscono infatti qualcosa, come un'attitudine speciale, ed io stessa, quando mi chiedo perché ho scelto questa professione, sento confusamente che il denaro non spiega proprio tutto. Non si tratterà anche di un certo talento?
Insomma, io non mi sento affatto una "vittima", e tanto meno un "carnefice". Penso piuttosto di essere una donna che una fortunata e sovente invidiata costituzione fisica e psichica ha reso capace di offrire alcune speciali soddisfazioni a una vaste categoria di uomini. Del resto sono proprio queste "doti", congiunte allo stile al tempo stesso semplice e delicato, riservato e diretto, con cui eseguiamo il nostro lavoro, garantendo ai nostri amici l'assenza di ogni ulteriore strascico o complicazione, ad assicurare quel che a certi "esperti" sembra inspiegabile: il persistente nostro successo in un mondo ormai pieno di donne disposte "anche" a fare un po' le porche. Beh, con i nostri clienti noi non facciamo "anche" le porche. Facciamo le porche "e basta”. Ecco la piccola ma eccitante "differenza" per la quale siamo ancora così ricercate.
E ora vorrei dire qualche parola in difesa dei miei clienti e sulla natura dei loro rapporti con me. Secondo i non richiesti difensori della mia causa, i miei clienti sarebbero dunque dei disgustosi campioni di maschilismo e di autoritarismo. Posso invece assicurarle che, salvo rare eccezioni che so perfettamente fronteggiare, essi sono di una commovente mitezza, e spesso addirittura di un infantile remissività. Non escludo che in famiglia, con gli amici o sul lavoro essi possano diventare violenti e aggressivi, cioè appunto maschilisti e autoritari. Ma da me si comportano come agnellini: cioè con la misura e la discrezione che dovrebbero caratterizzare tutte quelle relazioni che alcuni chiamano, come ho appreso in questi giorni, "interumane". Sicché a volte mi chiedo se quel che i miei clienti cercano da me non sia appunto e soprattutto questo: l'innocente miraggio di un' infanzia serenamente viziosa.
Trovo poi sciocco definire questi rapporti "mercificati"; non sono forse tali tutti i rapporti professionali, compresi quelli di questi saccenti signori coi loro datori di lavoro: la Tv, la stampa, l'Università? Trovo ingiusto sogghignare sul loro lato ridicolo. Un uomo in pedalini che si sciacqua il pisello prima o dopo una scopata è forse più ridicolo di un sociologo che porta la borsa a un ministro? E infine trovo davvero ridicola la pretesa di condannarli perché "inautentici": Che cosa vi autorizza a credere "inautentico" il desiderio che spinge tanti uomini a cercarmi? La presunta illusorietà del godimento che darò loro? Ma quanti altri godimenti umani non sono ancor più illusori? E più pericolosi? E più funesti?
Un'ultima parola sullo "squallore" di ciò che avverrebbe sul mio letto o nei suoi dintorni. Giorni fa, per meglio impadronirmi di un linguaggio adeguato, al proposito di dire la mia sull'argomento, ho pregato un mio cliente, uno studente, di accompagnarmi a un dibattito sulla "felicità" organizzato da un collettivo di femministe. Che malinconia. M'è venuta una tristezza! Altro che lo squallore delle laconiche scenette che avvengono da me...
Grata dell'ospitalità che mi concede, La saluto, con affetto e ammirazione, la Sua Ornella. Della quale Le piacerà apprendere, spero, che ha una bella chioma rossa, grandi occhi azzurri, una figura più rotondetta che longilinea e tutto il resto a posto.