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giovedì 24 novembre 2011

Le scoperte dell'Ingegnere - 3° puntata

Era diverso tempo che l'Ingegnere non dava dimostrazione di sé, così come ci aveva abituati in tempi passati. Oggi, con sorpresa di tutti, ha regalato urbe et orbi una nuova perla. Lo confesso, mi sto affezionando sempre di più all'Ingegnere, seguendo un gioco paradossale che mi porta a non poter più fare a meno di questo pozzo di scienza all'incontrario. Un manufatto della non sapienza, un fiero custode del vuoto, un monumento a sé stesso eretto al culto del non sapere e della  non percezione. Come non rimanere estasiati di fronte a tanta rarità? Come non riconoscere il valore inestimabile di un individuo che è giunto a costruire il suo io attraverso un processo del tutto naturale e lontano da una scelta cosciente e consapevole? Io riconosco tutto questo valore, per il quale non esiste moneta al mondo, odierna o futura, in grado di esprimerne il valore.
E' per questo che oggi non sono tremati i polsi a nessuno quando, introducendo un argomento culinario, l'Ingegnere ha dato sfoggio di non sapere cosa fosse il finger food. No, la sua non è stata una risposta sdegnata da snob di provincia. Semplicemente la sua impenetrabile scorza ha dimostrato che a nulla valgono centinaia di trasmissione televisive, riviste, giornali, web, dove chef blasonati o casalinghe pasticcione ti spiegano come sia possibile sfamare chiunque attraverso una zuppa di lenticchie al pomodoro contenuto in un cucchiaio. Oppure con una composta di parmigiano e crema di tartufi su crumble di amarene conficcata in un ditale. Creazioni culinarie che spesso possono risolvere la vita per un aperitivo in terrazza o in giardino a bordo piscina. Piccole idee tendenti all'educazione ai sapori, piuttosto di una greve e sovraccarica mangiata in compagnia. Ma tutto questo per l'Ingegnere è inconcepibile. Per questa ragione, anche questa volta, abbiamo preferito non contaminare la purezza della sua ignoranza con noiose lezioncine ex-cathedra. Meglio non turbare certi equilibri, specie quando raggiunti attraverso l'esercizio di una ignavia passiva. Non stupiamoci infatti quando l'Ingegnere viene sorpreso su cose che non sa. Inorridiamo invece, e corriamo ai ripari per ripristinare l'ordine sconvolto, ogni qualvolta l'Ingegnere dovesse dar prova di sapere o di conoscere anche una minuscola parte dello scibile umano. Ingegnere, lo so che mi leggerai. E se sei arrivato a leggere fino qui, non posso non dimostrarti la mia considerazione come il pio bove di Carducci. Che mite un sentimento di vigore e pace, al cuor m'infondi.

giovedì 17 novembre 2011

Immortals

Quando si pesca a piene mani nel folklore greco in chiave mitologico si può trovare di tutto. Anche la vicenda di Re Iperione, un furibondo e ambizioso figuro che ha deciso di diventare lui stesso una divinità, visto che quando in passato gli serviva gli dei, nonostante le sue incessanti preghiere, non lo hanno mai aiutato. Come dargli torto? Sul piano logico semantico non fa una grinza. C'è un però: per spodestare lo stesso Zeus, padre degli dei che in questo film è interpretato da Luke Evans nei panni di un giovane borgataro palestrato e con corazza d'oro in fibra di vetro, il cattivissimo sanguinosissimo e incazzatissimo Re Iperione (Mikey Rourke) deve impossessarsi di un arma micidiale: l'arco di Epiro. Con quest'arco si possono scagliare frecce senza fine dal micidiale potere dirompente. Naturalmente solo un povero cristo, ultimo degli ultimi, figlio dello stupro su una contadina è l'altrettanto palestratissimo, burinissimo e incazzatissimo Teseo che lo troverà. Quest'ultimo, dopo avere fatto a botte da orbi col Minotauro, trova finalmente l'arco di Epiro se ne impossessa ma alquanto inetto lo perderà subito. Gli viene scippato da un cinghiale che lo consegna sgrunfando direttamente nelle mani di Iperione. Di qui la solita trita domanda: riusciranno i nostri eroi ecc. ecc. ecc.?
Vabbè, il film si lascia vedere e come fumettone fantastico è anche piacevole. Come al solito il 3D non c'era in sala come effetto reale, ma lasciava bene il suo segno sul biglietto d'ingresso portato a 10 Euro per vedere un 3D inesistente.

sabato 12 novembre 2011

Pina 3D - La storia di Pina Bausch

Tutto è nato così, per caso. Una telefonata veloce col Cinefilante ieri sera ed ecco l'invito: «Noi andiamo al cinema all'Embassy. Fanno Pina Bausch, ti piacerebbe venire?» «Certo, tanto più che non sto lontano dal cinema. Salgo in motorino e giusto il tempo di arrivare. Ma chi è 'sta Pina Bausch?»  «'Na ballerina!», risponde Cinefilante con spiccato accento Montesacrese.
E chi se la perde, mi dico tra me e me. Voglio provare a me stesso che sebbene il ballo, sia in versione classica che moderna, non mi abbia mai interessato più di tanto, forse questa scarsa attrazione dipende dalla mia profonda ignoranza verso questo mondo e quello che esprime. Ebbene, dopo la visione del film ho concluso che posso anche rimanere ignorante per l'eternità.
Veniamo infatti al film sic et simpliciter: un documentario su Pina Bausch. Chi è Pina Bausch? Chiunque voglia ed abbia molta, ma molta pazienza, può andarsi a leggere la sua bio qui. Onestamente io non ne ho mai sentito parlare, nemmeno uno dei miei siti preferiti, il morto del mese, ne ha mai parlato.
La sua compagnia di Ballo del Muller Cafè celebra il personaggio della sua fondatrice, coreografa, mentore e semi divinità attraverso  un film documentario in cui vengono rappresentate tutte le piéce più importanti da lei dirette, inframezzate da brevi commenti di ciascun membro del corpo di ballo, espresso in un'accozzaglia di lingue straniere, sulla figura di Pina, la sua persona e come abbia dato un senso alla loro vita. Per sapere chi sono non serve altro che andarseli a vedere qui. In apertura e in chiusura del docu-film una simpatica marcetta eseguita dal corpo di ballo di Pina Bausch, particolarmente ben inserita nel finale girato sul bacino della Rhur nella più vasta ex area siderurgica della Germania.
Naturalmente la visione è stata in 3D. Col solito risultato: quasi inesistente.
Se non si fosse perso nel voler metterci dentro a tutti i costi anche delle performance un pò noiose e pallose, comprensibili solo dagli addetti ai lavori, la mia soddisfazione sarebbe stata anche discreta. Ma con un 3D che non si vedeva ed assolutamente inutile, la continua lagna dei condolenti allievi su quanto si sentissero merde (pardon!) prima di incontrare Pina Bausch, come si sentono di merda dopo aver perso Pina Bausch, col messaggio di sottofondo che senza più Pina Bausch a che vale campare, onestamente non mi sento di consigliare la visione. A meno che non si sia esaltati fan del ballo o praticanti tali. Non me ne vorranno Sergio Rubini e Michele Santoro presenti in sala di questa mia recensione. Anche se mi sembra che i due non siano provetti ballerini....

martedì 8 novembre 2011

Sono ancora qui, anche se indaffarato

Eh vabbene lo so, non sto dicendo niente di nuovo. Già altre volte in passato ho subito degli stop. Forse stavolta non era nemmeno necessario ribadirlo col solito post cui pochi ma affezionati (spero) lettori sono ormai abituati a vedere di tanto in tanto. Sto facendo tante cose e tutte insieme. Tutte diverse tra loro, si capisce, ma questa non è una novità. In realtà  non mi mancherebbe qualche minuto per scrivere sul blog. La verità è che ho la testa un pò altrove e non trovo la giusta ispirazione. Non ho mai creduto ai post forzati, non mi sento di parlare del nulla solo per imbrattare qualche pixel sullo schermo. Comunque non rimarrò in silenzio ancora per molto. Sento che l'ispirazione mi sta tornando e quindi troverete presto nuovi ed interessanti argomenti.