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domenica 5 giugno 2011

Lettera aperta di una puttana alle femministe

La Biblioteca di Ballestrero raccoglie a volte delle sorprese insperate! Ho scoperto di avere accumulati parecchi giornali e riviste risalenti anche a molti anni fa. Come questo numero dell'Espresso, risalente al 1981. La copertina mi ha incuriosito parecchio e quando sono andato a leggere l'articolo non ho potuto fare a meno di pubblicarlo, trovandoci un'attualità coi tempi di oggi dove si fa un gran parlare del mestiere più antico del mondo, delle sue evoluzioni ma soprattutto di una versione offerta da questa prostituta che, attraverso un'intervista ai giornalisti dell'Espresso, racconta una controstoria del mestiere da lei esercitato, in risposta ad un'inchiesta filmata da un gruppo di femministe che qualche settimana prima aveva documentato quella che era la vita e la giornata tipo di una prostituta, di nome Veronique, dei suoi incontri e della visione di tale vita dalle donne stesse.
La risposta a questa inchiesta viene da Ornella, prostituta romana, che a seguito di tale inchiesta risponde con una irriverente ma in un certo senso profonda "comparsa di risposta", fornisce il suo pensiero e la sua esperienza sul mestiere esercitato, non senza una sottile soddisfazione. Di seguito la lettera di Ornella, da leggere e meditare.

Gentile direttore, mi chiamo Ornella, faccio la puttana e sono stufa di essere sfruttata. Non però dai miei clienti, coi quali stipulo volta per volta, con reciproca soddisfazione, un onesto contratto verbale. Né dal mio supposto protettore, poiché lavorando in casa col telefono il numero è reperibile fra i piccoli annunci di un rispettabile quotidiano), non ho bisogno di un macrò che mi protegga dai pericoli della strada. Sono invece stufa di essere sfruttata da tutte quelle persone piene di buone intenzioni che col pretesto di interpretare i nostri bisogni, rivendicare i nostri diritti e salvare l'anima al mondo intero, fanno carriera e soldi divulgando frottole sul mio conto.

Alludo – l’ avrà compreso - al fiume di sciocchezze con cui è stata gonfiata e commentata sulla stampa la ridicola vicenda del filmetto sulla "squillo" Véronique. Alienata, ghettizzata, reificata, vittimizzata, sfruttata: questi sono gli epiteti affibbiatimi da psicologi e giornalisti, antropologi e sociologi, preti e femministe. Autoritari, fallocrati, maschilisti: ecco altri epiteti, riferiti stavolta ai miei clienti dai medesimi "esperti". Inautentico, mercificato, squallido: altri epiteti ancora, con cui queste zelanti persone definiscono infine il rapporto fra me e la mia clientela. Ma che vorranno dire? Di tutte queste parole non capisco moltissimo. Ma una certa istruzione ce l'ho anch’io, e riflettendo bene credo di aver capito questo: nel loro linguaggio, che pretende d'essere scientifico e obbiettivo, tutte queste parole, pregne come sono di una connotazione dispregiativa, svolgono la stessa funzione dei termini con cui noi e i nostri clienti venivamo bollati una volta dal linguaggio religioso. Equivalgono, cioè, a ingiurie come "donnaccia", "depravata", "peccatore" e così via. Insomma non sono altro che nuove sioni di un'antica bigotteria mascherate da concetti psicologici, sociologici e antropologi.

Sfruttata io? Come ho già detto mi sono sentita tale davvero solo quando ho visto che un gruppetto di signore filmando furtivamente una giornata di lavoro di quella mia vanitosa e spregiudicata collega francese hanno ottenuto fama, prestigio e danaro offrendo a un battaglione di presunti esperti il pretesto per inondare il paese di saccenti corbellerie. I miei clienti, ai quali mi concedo soltanto fra le 17 e le 20 di ogni giorno, sabato e domenica esclusi, mi assicurano un reddito annuo di circa 70 milioni esentasse. Perché dovrei considerarli degli sfruttatori?

Ghettizzata io? Ma la mia esistenza non si esaurisce nel grazioso bicamere all' Aventino in cui lavoro. A parte le serate libere, weekend coi veri amici e i grandi viaggi estivi di cui sono fanatica, posso dedicare tutte le mie mattine ad altre occupazioni: un negozietto messo su coi miei risparmi, un po' di gioco in Borsa e qualche brillante relazione personale. Si dirà che la mia condizione resta segnata da una divisione "schizofrenica" fra il mio inconfessabile lavoro e il resto della mia vita. Ma questa "scissione" non mi sembra affatto un tratto peculiare della condizione puttanesca. Quante persone "per bene" evitano con cura di far conoscere ai propri cari certi umilianti e lacrimevoli aspetti della loro vita pubblica, o viceversa di rendere pubbliche le loro vergogne familiari?

Alienata e reificata io? Se queste parole, come mi è stato spiegato, significano che io, nel mio lavoro. anziché esprimermi e realizzarmi, divento una "cosa" o un "oggetto", è da visionari applicarle a quelle donne, più o meno giovani e graziose come me che hanno scelto questa attività. Mi permetta innanzitutto di osservare che anche se questo lavoro fosse per noi soltanto un “alienante" fonte di guadagno, tutte noi continueremmo a preferirlo ad altri lavori ugualmente "alienanti' ma assai meno remunerative, di cui mi esimo dal fare l'elenco. E poi, per dirla tutta, non è per niente vero che io non mi "esprimo" nel mio lavoro. Molti miei clienti mi attribuiscono infatti qualcosa, come un'attitudine speciale, ed io stessa, quando mi chiedo perché ho scelto questa professione, sento confusamente che il denaro non spiega proprio tutto. Non si tratterà anche di un certo talento?

Insomma, io non mi sento affatto una "vittima", e tanto meno un "carnefice". Penso piuttosto di essere una donna che una fortunata e sovente invidiata costituzione fisica e psichica ha reso capace di offrire alcune speciali soddisfazioni a una vaste categoria di uomini. Del resto sono proprio queste "doti", congiunte allo stile al tempo stesso semplice e delicato, riservato e diretto, con cui eseguiamo il nostro lavoro, garantendo ai nostri amici l'assenza di ogni ulteriore strascico o complicazione, ad assicurare quel che a certi "esperti" sembra inspiegabile: il persistente nostro successo in un mondo ormai pieno di donne disposte "anche" a fare un po' le porche. Beh, con i nostri clienti noi non facciamo "anche" le porche. Facciamo le porche "e basta”. Ecco la piccola ma eccitante "differenza" per la quale siamo ancora così ricercate.

E ora vorrei dire qualche parola in difesa dei miei clienti e sulla natura dei loro rapporti con me. Secondo i non richiesti difensori della mia causa, i miei clienti sarebbero dunque dei disgustosi campioni di maschilismo e di autoritarismo. Posso invece assicurarle che, salvo rare eccezioni che so perfettamente fronteggiare, essi sono di una commovente mitezza, e spesso addirittura di un infantile remissività. Non escludo che in famiglia, con gli amici o sul lavoro essi possano diventare violenti e aggressivi, cioè appunto maschilisti e autoritari. Ma da me si comportano come agnellini: cioè con la misura e la discrezione che dovrebbero caratterizzare tutte quelle relazioni che alcuni chiamano, come ho appreso in questi giorni, "interumane". Sicché a volte mi chiedo se quel che i miei clienti cercano da me non sia appunto e soprattutto questo: l'innocente miraggio di un' infanzia serenamente viziosa.

Trovo poi sciocco definire questi rapporti "mercificati"; non sono forse tali tutti i rapporti professionali, compresi quelli di questi saccenti signori coi loro datori di lavoro: la Tv, la stampa, l'Università? Trovo ingiusto sogghignare sul loro lato ridicolo. Un uomo in pedalini che si sciacqua il pisello prima o dopo una scopata è forse più ridicolo di un sociologo che porta la borsa a un ministro? E infine trovo davvero ridicola la pretesa di condannarli perché "inautentici": Che cosa vi autorizza a credere "inautentico" il desiderio che spinge tanti uomini a cercarmi? La presunta illusorietà del godimento che darò loro? Ma quanti altri godimenti umani non sono ancor più illusori? E più pericolosi? E più funesti?

Un'ultima parola sullo "squallore" di ciò che avverrebbe sul mio letto o nei suoi dintorni. Giorni fa, per meglio impadronirmi di un linguaggio adeguato, al proposito di dire la mia sull'argomento, ho pregato un mio cliente, uno studente, di accompagnarmi a un dibattito sulla "felicità" organizzato da un collettivo di femministe. Che malinconia. M'è venuta una tristezza! Altro che lo squallore delle laconiche scenette che avvengono da me...

Grata dell'ospitalità che mi concede, La saluto, con affetto e ammirazione, la Sua Ornella. Della quale Le piacerà apprendere, spero, che ha una bella chioma rossa, grandi occhi azzurri, una figura più rotondetta che longilinea e tutto il resto a posto.

7 commenti:

Anastasia Beaverhausen ha detto...

E nel 1981 già leggevi ste cose? Porcellino.

(no, non è un modo per risalire alla tua età, no no)

Ballestrero ha detto...

Ehehehe, c'era già chi metteva da parte le buone letture per me. Io nel 1981 avevo solo 7 anni ;-)

Il cinefilante ha detto...

Prima di tutto grande rentrèe Ballestrero! Complimenti!
Poi mi soffio sulle unghie per asciugarmi lo smalto e parto con le considerazioni... chissà che fine avrà fatto Ornella...
E speriamo non si sia venduta il bicamere in zona Aventino che in epoca di euro pensa a quanto si è rivalutato!
Certo ci vuole fegato a fare la puttana ma mi chiedo come vivendo in paese fondamentalmente cattolico come il nostro si possano fare tante storie per la mercificazione del corpo mentre nessuno pensi a quella dell'anima che ci vendiamo tutti i giorni solo per comprarci un nuovo telefonino, per pagare la rata della macchina o il viaggetto a Sharm... Che ipocrisia!

Ehm il Ballestrero è giovane sulla carta di identità ma inspiegabilmente con i moderni mezzi scientifici è al corrente di cose che risalgono anche a prima della sua nascita!

Anastasia Beaverhausen ha detto...

Sei del 74? So che penserai che sono un gran paravento, ma devi credermi: ho sempre amato quell'anno! Ci sono nate alcune delle persone che preferisco.

Certo, se ho fatto male i conti, ci faccio una figura barbina...

Ballestrero ha detto...

@ Cinefilante: il tuo commento è la degna chiosa dell'articolo. L'ipocrisia è cibo insapore per molti: se ne nutrono senza accorgersi dell'amaro suo sapore!
Ti ringrazio per la "giovane età", la distanza tra quella fisica e quella mentale va allargandosi sempre più, ehehehe!!

@ Anastasia: i conti tornano perfettamente, nessuna figura barbina e ti ringrazio del complimento per essere stato collocato d'ufficio nell'anno di nascita delle tue persone preferite. W il 1974!

Anonimo ha detto...

Che dire, dal lontano '81 ecco un quadro consapovole e sereno di chi come l'allora Ornella faceva con gaiezza questo doppio mestiere.

Anche qui il solito concetto cattolico che avrà mosso quel gruppo di femministe che le ha viste addirittura spercarsi per un documentario in difesa di chissà cosa . . .dell'immagine del "povera puttana che ha perso la retta via e che deve redimersi"?

No . . una puttana sa sempre di essere tale e soprattutto quando è per scelta, almeno nella buona maggior parte dei casi, con tutti gli annessi che per molti possono risultare spregievoli.

Per cui basta col vittimismo di categoria.

Ognuno è abbastanza grande maturo per essere manager anche del proprio corpo.

Ciò che altri chiamano sfuttamento lei onestamente lo ribattezza reddito, e di questo si tratta in verità.

Cosa c'é di alienante nell'aver scelto un lavoro che tra l'altro non ti porta via da casa dalle 12 alle 13 ore.

Ballestrero tusai bene che il mio, se vogliamo è un lavoro simile ad quello di una meretrice.

Soddisfiamo qualsiasi "porca" richiesta del cliente ma senza provarne piacere e con proventi per nulla cospicui.

"70 milioni annui in lire esentasse" .. . . meditiamo anche su questo. . .

Forse è il caso che io veicoli su altri lidi le mie prestazioni lavorative mal pagate.

Ballestrero da domani non voglio più essere per te Pimpulu79 ma Ornello79.

Pimpulu79 --> (aspirante Ornello79)

Silvietta ha detto...

Concordo con Cinefilante(grazie anche a te per essere venuta alla mia presentazione!), grande rentrèe, Ballestrero, veramente complimenti! Un grande articolo che smaschera tante ipocrisie e tante falsità su un certo mestiere, ma si sa il nostro paese è appunto pregno di bigottismo dove da una parte si offende e si vuole redimere la puttana, dall'altra si parla del famoso non giudicare -_-''' quando si toccano taluni personaggi.
Un grande saluto!