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venerdì 8 aprile 2011

Il Mortaccificio

Vi era un tempo in cui la desinenza "icio" era legata a luoghi designati al lavoro artigianale, per lo più di qualità. Penso al maglificio, all'opificio, al lanificio e via elencando. Mai prima d'ora la desinenza in questione si era accostata ai luoghi di culto. Si parla molto di "crisi delle vocazioni" e di "cali di partecipazione dei fedeli" nelle chiese, soprattutto perché gli esseri umani del XXI secolo vogliono intravedere una partecipazione attiva tradotta in azioni concrete da parte di chi gestisce questi luoghi, generalmente rivolti più al Cielo che alla Terra. Questo sentimento comune non deve essere passato inosservato alla parrocchia di zona del quartiere dove lavoro e al pastore d'anime che la gestisce, decidendo de facto di mutare la destinazione d'uso della struttura da "luogo di Culto" a "Mortaccificio © " - termine coniato da Ballestrero, ci ho messo pure il copyright, guai a chi me lo ruba! -

Dovete sapere infatti che questa chiesa celebra una media di due funerali al giorno, generalmente la mattina ed il primo pomeriggio. A ricordarcelo con macabra puntualità è il gelido e sordo rintocco delle campane a morto nei due intervalli, mattutino e pomeridiano, che mi (ci) affligono l'udito quasi tutti i giorni. La frequenza è troppo alta per pensare ad una semplice casualità. Riflettendoci, senza nemmeno troppo sforzo, sono arrivato a questa conclusione: questa chiesa produce morti. E anche in quantità. Per cui non esiste termine più adeguato di "Mortaccificio", cui diffido nuovamente ogni lettore ad usarlo senza citarmi! La situazione è al tempo stesso grottesca e curiosa, perché il quartiere di Roma dove lavoro non è certamente sovraccarico di abitanti anziani e o malandati. Spiegandomi con un esempio: non c'è partita tra il quartiere Eur Montagnola dove lavoro e, ad esempio, il quartiere Balduina-Medaglie d'Oro. Dove molti di coloro che lo abitano sono ancora quelli decorati con le medaglie d'oro al valor militare e che le esibiscono fieramente anche a 133 anni suonati mentre comprano il latte dal droghiere e il vino nel bottiglificio
. Per loro parole come "Auchan", "Carrefour" o "Le Roy Merlin" evocano solo nomi di vascelli quadrialbero della Marina Napoleonica.

Il quesito, allora, sull'ingente produzione di morti da parte di una chiesa localizzata in un quartiere povero di materia prima, cioé di avvizziti e rugosi vecchietti che tengono l'anima coi denti, si fa sempre più intricato. Per caso ci vengono da altri quartieri, se non addirittura da altre città? E' statisticamente possibile una ecatombe continua e costante in questo modo? No è impossibile: se fosse vero le strade del quartiere dovrebbero essere sgombre di auto parcheggiate. Ed invece traboccano. Parcheggiate in verticale anche su diafani ramoscelli da marciapiede definiti alberi, con autentico sprezzo del ridicolo.

Probabilmente gli abitanti del quartiere viventi non se ne renderanno più conto, come coloro che abitano a ridosso di una ferrovia o di un passaggio a livello. Ma io, nonostante lavori lì da quasi tre anni, a quel tetro suono che riecheggia puntuale ogni giorno della settimana, non mi ci sono ancora abituato.

5 commenti:

Roccia ha detto...

Ahahahah, spettacolare!

Anonimo ha detto...

...Ma no... te lo dico da "abitante del luogo": il quartiere è nato e si è popolato alla fine degli anni '60. Ai tempi erano coppie giovani, con figli piccoli, miei compagni di scuola... il tempo è passato e i nostri genitori, rimasti nel quartiere, sono tutti sull'ottantina.
Due funerali al giorno direi che è
una normale media di un quartiere di vecchietti!!! Però ci sono anche lieti eventi: domattina sono proprio li' per un battesimo :-)
ciao Luigi

Anonimo ha detto...

stupendo il mortaccificio! non abitando a tiro di chiese non ti so dire se nel mio quartiere la media è altrettanto alta ma quando stavo a piazza sempione poteva esserci un funerale a settimana, non di più! quindi la chiesa della montagnola mi sa proprio che è un mortaccificio....
cinefilante

Alessandro ha detto...

Neologismo da inserire subito nel dizionario Treccani! Con tanto di nota a margine e foto di profilo dell'inventore.Ma se mi permetti di allargare un po' l'ambito del tuo interessante post, ti chiedo: da quanto tempo non vai al cimitero di Prima Porta?
Come i funerali sono frequentemente diventati eventi in cui domina il pessimo gusto, con sciarpe o bandiere di squadre di calcio incollate alla bara, applausi al caro estinto al di fuori della chiesa, commenti sulla ingiustizia della morte, che denotano la sparizione della figura della Trista Falciatrice dalla nostra sempre più decadente civiltà, nei cimiteri della grande città è ancora peggio.
La fiera permanente del nulla si estrapola mirabilmente sui lumini elettrici che riproducono (non all'infinito, anche le batterie, bontà loro, finiscono) la nenia preferita dal defunto in versione cinese, immancabili sciarpe e bandiere di squadre di calcio incollate alle lapidi, monumenti al nulla con contorno di statue di plastica.
Solitudine, paura, senso di impotenza nei confronti di una vita non più regolata dai ritmi naturali nascita - riproduzione - morte, dimentica della nostra fragilità e del nostro essere parte, e soltanto una parte, di un disegno ben più grande.
Nei cimiteri delle piccole cittadine, dove la struttura sociale ancora tiene, il pudore impedisce ancora certi scempi, ma nelle grandi città spesso un angioletto di plastica cinese ricorda con la sua nenia il vuoto che ci riempie.

Ballestrero ha detto...

@ Luigi: se per te è una media normale, deve esserci qualcosa che non va a Roma Nord, dove i vecchietti probabilmente sono eterni... :-)))

@ Alessandro: grazie per il complimento al "mortaccificio", ne vado molto orgoglioso! Non apriamo la triste parentesi dei cimiteri romani dove, a quanto mirabilmente illustrato da te, potrei farne proprio un trattato a parte. Per disagrazia o per fortuna i miei trapassati sono equamente suddivisi tra Verano e Prima Porta, dove le cronache sul cattivo gusto potrebbero essere infinite. Quello che mi piace di più è il Verano, perchè abbiamo prove di cattivo gusto di altri secoli. In una tomba al Verano non lontano dalla mia e risalente a 150 anni fa, si erge una stele con l'elenco dei sepolti fino all'ultimo "deposto" il 1922. Alla fine della stele c'è scrito "la famiglia si è riunita". Non credo debba aggiungere altro...