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lunedì 25 aprile 2011

La Bella e la Bestia - Teatro Brancaccio

Questa magnifica recensione si deve alla bravura e alla perizia di Pimpulu, già validissimo collaboratore su Lady Oscar ed altrettanto valido critico sugli aspetti teatrali di cui il mio blog di tanto in tanto si occupa. A lui vanno di nuovo i miei ringraziamenti!

Prima di sciorinare la mia eloquenza sull'oggetto dell'argomento che sto per proporvi, devo ringraziare in primis la persona che ospita questo mio post (Ballestrero ovviamente), con il quale condivido una fiorente collaborazione "letterale" oltre ad una reciproca stima e la cui attenzione nei miei riguardi si esprime ogni giorno con un'encomiabile e squisita gentilezza.

Proverò ora a delineare sinteticamente le impressioni che ho avuto nel seguire uno dei musical distinto fra i più riusciti di questa stagione teatrale 2011, "La Bella e La Bestia". Si tratta della rappresentazione in atti del 30° capolavoro disneyano di questa fiaba, uscito nelle sale cinematografiche nel 1991. Pur essendo un uomo, il mio personale livello di attenzione ai particolari mi ha concesso di cogliere, quasi con occhio femminile, tutti quegli aspetti macroscopici e non di questa rappresentazione che sto per dettagliarvi in questo screening fatto ai raggi X. Come in tutte le fiabe, si inizia con la narrazione dei fatti che hanno coinvolto un Principe di una terra lontana il cui aspetto attuale altri non è che la metafora bestiale di chi si lascia ingannare dalle apparenze. A seguire, lo spettacolo apre il primo atto con la frenetica vita di paese in cui si immerge l'altra protagonista della storia, Belle, interpretata da Arianna, il cui nome dovrebbe suggerire qualcosa dato che sulla locandina è l'unica a non avere riportato un cognome. Effettivamente in qualche anfratto della mia memoria fotografica ho un'istantanea che ritrae una ragazzina, di cui custodisco il suo primo singolo "Siamo Forti", su etichetta Diseny Records, uscito in promo edition come supplemento ad un numero di Topolino, in edicola a cavallo tra la fine degli 80 ed inizi anni 90.

Ricordo anche i suoi primi esordi in TV quando, su Raiuno, questa teenager esponeva le schede tecniche dei film Disney che stavano per essere mandati in onda nel ciclo "Cinema Insieme" del giovedÏ sera. In definitiva, Arianna pare essere anche lei una creazione Disney. Uscendo dalla dimensione dei ricordi, da questa scena iniziale si affacciano le prime insidie; infatti, ho notato che "Belle" nonostante abbia indubbie doti vocali, nella recitazione forse deve correggere qualche difettuccio che non passa inosservato in quanto ha la costante tendenza ad emettere, in ciascuna battuta, molto fiato al punto da urlare per il timore che non la sentano in fondo alla sala. Man mano che l'affabularsi della storia prende corpo, si fa più marcata questa sua attitudine con un risultato addirittura peggiore nei passaggi che vanno dai momenti drammatici a quelli più allegri, a discapito di una recitazione incolore, poco emotiva, affrettata e monotona oltre a produrle sonore "steccate" nel canto. In pratica . . . non mi è piaciuta. Altra nota sulla protagonista femminile è che non guarda quasi mai il pubblico, ma il soffitto quello sempre, come se il cielo le suggerisse le parole per mezzo di comunicazioni sacre a noi impercettibili. Tuttavia, si mostra ugualmente disinvolta sulla scena, nel canto e nel suo costume forse troppo fiorato e molto più vicino alla sua presunta cugina Annette delle Alpi svizzere. Entra immediatamente in scena Gaston, il rozzo pretendente di Belle, la cui prestanza fisica e lontana anni luce dal personaggio del film d'animazione. Camminata coatta da ragazzetto di Tor Bella Monaca, pantaloni in pelle che calzavano troppo grandi, il cui tessuto avanzava in più punti dalla vita in giù, stivali da cacciatore con eccesso di zeppa da far invidia al noto gruppo dei "Cugini di campagna", oltre ad essere anche gracile di aspetto. Essendo di natura un primordiale, Gaston tutto sommato risulta un personaggio simpatico già dal cartone. In scena invece, nel tentativo di marcare la sua presunta stazza muscolare, con contrazioni di bicipiti e diversi movimenti ginnici, si è scivolati troppo nell'erotico se si pensa che in queste movenze molto spesso l'attore fa dei movimenti di bacino che simulano di fatto un coito. E' importante sottolineare che lo spettacolo è rivolto ad un pubblico anche di non adulti e anche se oggigiorno i ragazzini sono più svegli di noialtri ormai adulti non si più ostentare una gesticolazione . . come dire . . troppo osé ?!

Anche Gaston possiede ottime proprietà vocali ma deve fare maggiore attenzione perchè ad un certo punto in scena è spuntato fuori un modo di esprimersi dialettalmente e tipicamente romano, sicuramente non previsto da copione . . . . ve la dico la battuta? Ok . . tutto d'un fiato --> "Belle sta a fà tanto aaaa preziosa !!!" . . Orroreeeee !!!. . . ma non per il dialetto romano ma per il contesto in cui erroneamente è sfuggita l'espressione. Parlando della Bestia cosa si può dire . . . che ad esempio non fa paura? Nel film animato questo personaggio trasuda ferocia e timoria non appena la sua bocca emette fiato e versi a metà fra un ruggito ed un ringhio . . . insomma fa reale spavento incutendo timore anche quando poi si approccia a Belle in modo un pò più familiare. Sul palco, la Bestia tenta di essere irascibile ma nonostante urli come fosse isterico proprio non è riuscito ad intimorire la bimbetta di 3 anni che mi era seduta accanto. Inoltre, la Bestia, che nel cartone ha una statura importante oltre ad una relativa possanza fisica assieme ad un aspetto fiero, in scena ritroviamo un attore veramente basso, più del dovuto forse; questo difetto viene accentuato maggiormente dalla maschera voluminosa e cotonatissima che indossa, molto più vicina a quella di un leone che alla bestia che dovrebbe impersonare. Negli Stati Uniti vidi lo stesso spettacolo e sinceramente ricordo per la Bestia una maschera più fedele ai caratteri somatici del personaggio animato. Paradossalmente i personaggi di contorno hanno dato il miglior contributo risultando perfetti nel ruolo in cui si calavano, sotto ogni aspetto, anche rispetto ai protagonisti. In questa versione teatrale alcuni di essi riprendono i loro nomi originali e altri vengono ribattezzati; quindi abbiamo che Tockins l'orologio viene ribattezzato come Din Don, madame Armoire diventa una cassettiera con specchio il cui nome originale è Madame de la Gran Bouche e così anche per Spolverina che riprende il nome di Babette. Al contrario del cartone animato, questi personaggi secondari non sono ancora diventati del tutto oggetti ma la loro metamorfosi E ancora in evoluzione e si lascia intuire che si sarebbe completata al cadere dell'ultimo petalo della rosa incantata, emblema romantico di una malinconica maledizione. Degni di nota sono poi i cambi di scena che sono ben supportati dal palco meccanico del Teatro Brancaccio. Scenografie sfavillanti e frizzanti che, oltre ad essere estremamente curati nei dettagli dal gusto ricercato, trovano la loro massima espressione nella famosissima scena della cena furtivamente organizzata Belle, in total Broadway style, accompagnata dalle note del pezzo arcinoto "Stia con noi". Ottime le soluzioni adottate riguardo ad alcuni costumi, a tutto favore di un'agevolezza nei movimenti sulla scena più semplice e dinamica. Per cui il costume di Mrs. Bric E un abito le cui due maniche riprendono la forma del beccuccio di una teiera, mentre Chicco, la simpatica tazzina, scorazza in scena comodamente trainato dalla madre (Mrs. Bric) per mezzo di un carrellino bar da cui fuoriesce la testa del bambino con indosso un copricapo a forma di tazza che egli interpreta ed il cui corpo viene magistralmente celato dietro una sorta di tendina applicato al mezzo di trasporto stesso. La cassettiera si muove grazie ad alcune rotelle applicate sotto la sua mobilia e Spolverina, alias Babette, indossa un abito a sirena dotato di un voluminoso piumaggio sull'orlo del vestito conferendole la giusta sinuosità nelle movenze e le tipiche fluttuazioni nell' aria di del piumo che è. Altra cosa che non passa inosservata è l'alterazione dei testi originali dei brani che a mio avviso ha spiazzato il pubblico presente, soprattutto quello infantile a cui veniva naturale cantare le canzoni con il popolare adattamento contenuto nel film d'animazione trovandosi quasi mai in linea con quello che stavano ascoltando/vedendo.

Concludo dicendo che sicuramente avevo aspettative maggiori riguardo a questo musical soprattutto perché é stato abbondantemente sostenuto da un advertising system molto accattivante lasciando immaginare di poter assistere ad una rappresentazione di livello qualitativamente alto che comunque ha, ma che soprattutto non trascurasse l'importanza di un casting più attento, in particolare verso il trio di protagonisti Gaston-Belle-Bestia. Mettiamola così, forse non ho capito io che in realtà lo spettacolo era rivolto ad un pubblico infantile ed io forse mi sentivo troppo adulto da sentirmi fuori luogo, al punto di notare tutto quello che ho trascritto in questo post. Chissà poi, per molti che lo hanno visto ed apprezzato più di me, nel momento in cui leggeranno questo "articolo", penseranno che io abbia scritto solo un mucchio di cattiverie.

mercoledì 20 aprile 2011

Lady Oscar - Episodio 6 - La congiura sventata

Ormai sono passati tre anni da quando Maria Antonietta è arrivata alla Corte di Versailles, ma in tutto questo tempo non le è stato ancora concesso di visitare Parigi. Nonostante la nobiltà faccia di tutto per rimandare un simile evento, sconsigliandola di recarsi a Parigi, Maria Antonietta stanca delle continue scuse decide di rivolgersi direttamente al Re per chiedere di poter recarsi insieme al futuro Luigi XVI in città. Permesso che le viene accordato e che la riempie di felicità. Oscar apprende la notizia con felicità e apprensione, che naturalmente sente su di sé la responsabilità di "caposcorta" per il giorno in cui il corteo reale visiterà Parigi. Ed è per questo che qualche giorno prima della visita, Oscar perlustrerà il percorso del corteo accompagnata da André e da Girodelle. Tutti avranno modo di vedere quali siano le reali condizioni di Parigi, immersa in una povertà che alimenta sempre di più i disordini. La sera stessa della perlustrazione, mentre si ritrovano a bere in un osteria, Oscar André e Girodelle notano un ex guardia reale ricevere del denaro dal Duca di Germaine, accendendo il sospetto di un possibile attentato.
Mentre il solito Duca d'Orléans non perde occasione per tramare contro i futuri sovrani, organizzando un attentato contro Maria Antonietta ed il futuro Luigi XVI durante il corteo, facciamo la conoscenza di tre nuovi personaggi che nei prossimi episodi incontreremo spesso con le loro evoluzioni. Si tratta infatti di Jeanne e Rosalie La Morlière, assieme alla loro madre. Dopo avere approfittato di un disordine presso una panetteria, Jeanne ruba del pane e lo porta a casa dalla madre e dalla sorella. Vuole cambiare vita, non ne può più della miseria, ma viene prontamente rimproverata dalla madre che l'accusa di non far nulla tutto il giorno e di non essersi ancora trovata un lavoro. Jeanne scappa e non tornerà a casa, decisa come è di mettere fine ad una vita di stenti. Fermando una carrozza la notte stessa della visita ufficiale degli eredi al trono, troverà una nobildonna disposta a raccoglierla e successivamente ad adottarla, credendo alla storia inventata da Jeanne di essere una discendente dei Balot. Rosalie non riuscirà a trovare più la sorella, ma camminando lungo la strada viene urtata da una carrozza che introdurrà un personaggio chiave per tutta la vicenda: il Conte Hans Axel di Fersen.
Il corteo finalmente entra in città, Maria Antonietta rimane felicissima da tanto entusiasmo e anche il futuro re di Francia, Luigi Filippo, si dimostra molto compiaciuto. Sarà André ad accorgersi di qualcosa che non va lungo il corteo e, memore di quanto visto la sera prima, avverte Oscar di intervenire perché qualcuno lancerà della polvere da sparo per far imbizzarrire i cavalli e provocare un incidente al cocchio reale. Oscar si lancia all'inseguimento dell'attentore, lo raggiunge e dopo un breve duello alla spada lo costringe a confessare. Ma lui preferisce togliersi la vita ingerendo del veleno custodito nel castone del suo anello, per evitare connessioni e dunque conseguenze col duca di Germaine.

Elucubratio

In questo episodio si potrebbero citare molti aspetti. Per primo quello del desiderio di Maria Antonietta di voler conoscere i suoi sudditi, ponendosi un'aspettativa che la Storia avrebbe poi amaramente smentito: quello di diventare una regina amata dal suo popolo. La stessa voce narrante commenta che se si fosse ricordata del calore con cui venne accolta a Parigi da giovane erede al trono, nonostante le condizioni sociali fossero già degradate, si sarebbe evitata la Rivoluzione che di lì a poco più di 20 anni sarebbe scoppiata. Il secondo aspetto è sicuramente l'introduzione del personaggio di Jeanne La Morlière "Balot", che è quello di un personaggio non rassegnato alla vita di stenti che il destino le ha assegnato, ma che percepiamo senza scrupoli pur di riscattare la sua miseria. Già in questo episodio si osserva con quanta rapidità e leggerezza abbandona la madre malata e la sorella per cercare fortuna altrove. Non si farà scrupolo di mentire quando, incontrando la carrozza della Marchesa de Brambery (in realtà, sarebbe la Marchesa de Boulainvilliers), le dirà di aver perduto anche la madre e di essere sola al mondo. La domanda che serpeggia è "il fine giustifica i mezzi"? Stando al personaggio di Jeanne si direbbe di si, come avremo modo di vedere anche nelle prossime puntate. Arrivismo e sete di riscatto che supererà ogni limite quando si arriverà allo scandalo della collana con il Cardinale De Rohan.

Il Manga (a cura di Pimpulu)

Siamo nel 1773 e precisamente nell'8 Giugno, giorno in cui Parigi si preparava a ricevere

la visita ufficiale dei futuri sovrani di Francia.

Il titolo di questo episodio lascia poco all'immaginazione e fa presagire che di li a poco si sarebbe sviluppato un nuovo intrigo; infatti l'indegnità morale del Duca D'Orleans si rifà viva attraverso il suo instancabile impegno ai danni della Corona di Francia.

Intende sabotare il viaggio dei Principi nella capitale francese e lo fa con la complicità del Duca di Germaine.

Inutile ripetere che nel manga, per questa regale occasione, l'autrice non dedica neanche una vignetta, a nessuno dei due esponenti dei rispettivi ducati.

Altro punto di osservazione: nella serie TV, la storia e le vicissitudini delle due sorelle La Morliere vengono enucleate a partire da questo episodio in avanti. Ma come già pre-annunciai nei precendeti post pubblicati con Ballestrero, nel fumetto, in questa finestra storico-temporale Jeannne Valois risulta essere già da molto tempo in casa dalla marchesa di Brambillet ed è tutta intenta ad affinare la sua nobile educazione.

Infine vi faccio notare solo un altra minuzia: sia nella produzione animata che a fumetti

Rosalie incontra Fersen proprio in questa giornata di festa fra le strade di Parigi, campeggiate da mendicanti moribondi per la fame, finendo quasi sotto la sua carrozza.

Tuttavia, nel cartone la ragazza Ë distratta dalle preoccupazioni dei

rincari sempre più incessanti e per questo viene quasi investita dal nobile cocchio mentre, nel manga, ciò accade perchè ella è in preda all'angoscia per un fatto ben più preccupante, ossia il suo licenziamento dal posto di lavoro in locanda.

Curiosità

Nella traduzione dal titolo Giapponese di quest'opera a fumetti, l'autrice romanticamente nasconde in tre rose il virtuoso intreccio di destini in cui i tre coetanei Oscar-Fersen-Mariantonietta si troveranno a vivere nel corso della loro storia.

Il titolo originale "Versailles no bara" vuol dire letteralmente "Le rose di Versailles" e proprio per la metafora che si cela dietro. Altra curiosità a cui vi sottopongo riguarda l'operazione di traslitterazione della lingua madre giapponese, da cui derivano diverse incongruenze in fatto di cognomi per alcuni personaggi.

Quindi Rosalie La Morliere diviene nell'adattamento italiano Lamorielle, Jeanne Valois invece passa come "Balot" e la marchesa di Boulainvillers (dal giapponese Burembirie) viene addatato nella serie TV come "Bramberie" e nel manga Brambillet. Vorrei ricordare, in questa conclusione, che il regista, Osamu Desaki, la cui opera è stata da molti apprezzata ed il cui gusto ricercato emergeva in ogni cosa in cui spendeva la sua energia, si è spento domenica 17 aprile a.c. a Tokyo, all'età di 67 anni. Per me, che amo le tecniche di animazione, è doverso ricordare che a lui si deve l'introduzione negli "anime" di soluzioni registiche innovative come lo split screen e l'uso di fermi immagine su disegni particolarmente curati, da lui stesso definit "cartoline ricordo".

Grazie ancora per aver dato un nome incancellabile alla serie da te curate e che hanno accompagnato la nostra infanzia, oltre all'indiscusso valore conferito all'arte sopraffina del disegno animato d'autore

martedì 12 aprile 2011

Lady Oscar - Episodio 5 - La rivincita della contessa



Lo scontro fra Maria Antonietta e la Contessa Du Barry non accenna a diminuire. Il gioco della differenza di rango permette a Maria Antonietta di continuare ad ignorare la Du Barry, consolidando ancora di più la sua posizione che la porta a non rivolgere la parola ad una donna il cui passato è poco limpido. L'indifferenza della principessa si trasforma nello sfogo isterico della contessa col sovrano Luigi XV, sobillandolo a dovere rimarcandogli la disobbedienza di Maria Antonietta agli ordini della madre Maria Antonietta e dello stesso Re di Francia. Più o meno "saggiamente" è il Duca d'Orlèans che interviene consigliando la Du Barry, ricordandole che Luigi XV è anziano e che prima o poi Maria Antonietta sarà Regina di Francia. Una volta assunto questo ruolo la Du Barry potrebbe anche finire il resto dei suoi giorni in carcere o al patibolo. Luigi XV convoca d'urgenza il Conte De Mercy per dimostrargli il suo disappunto sull'ostinazione di Maria Antonietta a non volere ancora rivolgere la parola alla Du Barry



Subdolamente, la Du Barry cerca di persuadere De Mercy facendogli credere che è stato soltanto grazie alla sua pazienza e all'influenza sul Sovrano che si è evitato uno scandalo. Nel frattempo, durante una battuta di caccia alla volpe, il futuro Luigi XVI rischia di rimanere ucciso da un fucile manomesso che il Duca d'Orlèans aveva fatto preparare. Con Luigi XVI fuori dalla scena e l'appoggio della Du Barry, il suo piano per diventare re di Francia non avrebbe conosciuto più ostacoli. Intanto De Mercy prova nuovamente a convincere Maria Antonietta a parlare con la Du Barry. Nonostante le ovvie resistenze della principessa, quest'ultima comprenderà che parlare con la Du Barry significa conservare l'alleanza tra Francia ed Austria e, di conseguenza, salvaguardare Maria Teresa sua madre in Austria. Maria Antonietta ragiona da futura Regina, si convince di parlare con la Du Barry al fine di evitare il potenziale scoppio di una guerra.






In occasione del Capodanno, dove tutti i nobili di Francia scambiano gli auguri con i sovrani, finalmente la Du Barry riesce a farsi porgere gli auguri da Maria Antonietta, sebbene in modo piuttosto forzato: «Buon Anno Contessa Du Barry. E spero tanto che ora vi riteniate soddisfatta!». Gli auguri vengono accolti dalla Du Barry con una sarcastica risata di soddisfazione, spingendo Maria Antonietta ad allontanarsi dal salone dopo l'umiliazione subita, sia pure per la ragion di Stato. Oscar raggiungerà Maria Antonietta e sarà lei stessa a consolarla, restando ammirata della regalità della principessa e giurandole in cuor suo fedeltà eterna.



Elucubratio



Alla fine Maria Antonietta prende al tempo stesso la decisione più sofferta e più saggia di parlare alla Contessa. In questo episodio comincia a spiccare in modo delineato la tematica dell'intrigo. Non si hanno remore, i personaggi sono disposti a qualunque cosa pure di ottenere i propri scopi. Non ultimo si è anche disposti ad uccidere, pure di soddisfare la propria ansia di potere. Il Duca d'Orléans ne è un esempio. La collaborazione della Du Barry lo è dal lato opposto, accettando un'alleanza corriva col Duca con l'unico scopo di salvare la pelle quando non potrà più contare sulla protezione di Luigi XV una volta morto. Il senso dell'onore e della dignità sono ben illustrati nel personaggio di Maria Antonietta, rispettando dunque il fine educativo che i contenuti della serie trasmettono allo spettatore.



Il Manga (a cura di Pimpulu79)



Nel Capodanno del 1772 vediamo finalmente la conclusione di questo memorabile alterco tra la Contessa Du Barry e la sposa del Delfino di Francia, Maria Antonietta. Siamo cronologicamente a due anni dopo l'arrivo della Principessa austriaca sul suolo francese. Il teatro di posa è lo stesso, Versailles ed in scena abbiamo nuovamente la Du Barry con il Duca D'Orleans la cui presenza, anche qui, è un artifizio utile ai soli fini dello sviluppo della storia da un punto di vista della serie animata.Il motivo conduttore è un nuovo intrigo che deve concretizzarsi nel solito obiettivo (Maria Antonietta deve uscire di scena prima che diventi Regina). Il Duca sa come far leva sulla complicità della Contessa per la riuscita di questo colpo di scena ed infatti, come ha già spiegato il buon Ballestrero, prontamente le illustra il suo infelice destino nel caso sia proprio la Principessa d'Austria a salire sul trono: Il suo potere ora tanto solido quanto stabile sparirebbe all'istante e per lei non ci sarebbe che l'infausto viaggio verso la morte o l'esilio. Nel manga, invece, nel momento stesso in cui la Du Barry viene sorpresa ad inscenare la sua commedia organizzata ai danni della madre di Oscar, sarà Oscar a farla riflettere sulla fragilità del proprio potere albergandosi fra le braccia di un sovrano di 62 anni.Di conseguenza, questo aspetto oggettivamente farebbe della Contessa una persona molto vicina al patibolo.E ancora, nel fumetto, l'ufficiale e vicendevole scambio di auguri fra le regali dame in quel famoso Capodanno, si alloca esattamente prima dell'intrigo acennato poc'anzi.L'ordine secondo cui nel manga si susseguono gli eventi appena enucleati, ci offre una chiave di lettura dei fatti differente rispetto alla serie TV e ci fa comprendere quanto sia stato insaziabile il desiderio della Contessa di pareggiare i conti verso tutti coloro che l'hanno ostacolata in questa vicenda con la futura Regina di Francia; quando Oscar le offre il valido motivo per desistere nei riguardi della persona di Maria Antoietta, rimarcando sul suo instabile potere, vediamo come da qui in avanti questo personaggio si prodighi in frequenti doni verso la sua nemica rivelando il suo aspetto grottesco a sostegno della sua puerile speranza di assicurare ancora a se stessa continuità di protezione di cui il suo stesso potere si alimenta.


Curiosità: la maggior parte delle curiosità che si vengono a conoscenza sugli anime giapponesi sono dovuti alle copiose monografie pubblicate a titolo di complemento delle serie trasmesse in TV. Alcune di queste produzioni raggiungono l'Italia anche attraverso la distribuzione di negozi specializzati, oltre che per mano di appassionati del genere che acquistano direttamente dal Giappone e vengono comunemente indicati come "Roman Album" (o "Art Book"). Questi albi contengono approfondimenti sulla serie in oggetto, immagini originali del cartone e le curiosità legate alla produzione dello stesso anime. Anche a Lady Oscar ne fu dedicato uno che da noi è abbastanza raro ed in cui l'autrice dettaglia un profilo sulla popolare protagonista fornendo persino informazioni peculiari sulla sua fisicità a cui si è ispirata.Ecco a voi le misure corporee di Lady Oscar:


Altezza: 178


cmSeno: 87


cmVita: 63 cm


Fianchi: 90 cm


Peso:58 Kg.

venerdì 8 aprile 2011

Il Mortaccificio

Vi era un tempo in cui la desinenza "icio" era legata a luoghi designati al lavoro artigianale, per lo più di qualità. Penso al maglificio, all'opificio, al lanificio e via elencando. Mai prima d'ora la desinenza in questione si era accostata ai luoghi di culto. Si parla molto di "crisi delle vocazioni" e di "cali di partecipazione dei fedeli" nelle chiese, soprattutto perché gli esseri umani del XXI secolo vogliono intravedere una partecipazione attiva tradotta in azioni concrete da parte di chi gestisce questi luoghi, generalmente rivolti più al Cielo che alla Terra. Questo sentimento comune non deve essere passato inosservato alla parrocchia di zona del quartiere dove lavoro e al pastore d'anime che la gestisce, decidendo de facto di mutare la destinazione d'uso della struttura da "luogo di Culto" a "Mortaccificio © " - termine coniato da Ballestrero, ci ho messo pure il copyright, guai a chi me lo ruba! -

Dovete sapere infatti che questa chiesa celebra una media di due funerali al giorno, generalmente la mattina ed il primo pomeriggio. A ricordarcelo con macabra puntualità è il gelido e sordo rintocco delle campane a morto nei due intervalli, mattutino e pomeridiano, che mi (ci) affligono l'udito quasi tutti i giorni. La frequenza è troppo alta per pensare ad una semplice casualità. Riflettendoci, senza nemmeno troppo sforzo, sono arrivato a questa conclusione: questa chiesa produce morti. E anche in quantità. Per cui non esiste termine più adeguato di "Mortaccificio", cui diffido nuovamente ogni lettore ad usarlo senza citarmi! La situazione è al tempo stesso grottesca e curiosa, perché il quartiere di Roma dove lavoro non è certamente sovraccarico di abitanti anziani e o malandati. Spiegandomi con un esempio: non c'è partita tra il quartiere Eur Montagnola dove lavoro e, ad esempio, il quartiere Balduina-Medaglie d'Oro. Dove molti di coloro che lo abitano sono ancora quelli decorati con le medaglie d'oro al valor militare e che le esibiscono fieramente anche a 133 anni suonati mentre comprano il latte dal droghiere e il vino nel bottiglificio
. Per loro parole come "Auchan", "Carrefour" o "Le Roy Merlin" evocano solo nomi di vascelli quadrialbero della Marina Napoleonica.

Il quesito, allora, sull'ingente produzione di morti da parte di una chiesa localizzata in un quartiere povero di materia prima, cioé di avvizziti e rugosi vecchietti che tengono l'anima coi denti, si fa sempre più intricato. Per caso ci vengono da altri quartieri, se non addirittura da altre città? E' statisticamente possibile una ecatombe continua e costante in questo modo? No è impossibile: se fosse vero le strade del quartiere dovrebbero essere sgombre di auto parcheggiate. Ed invece traboccano. Parcheggiate in verticale anche su diafani ramoscelli da marciapiede definiti alberi, con autentico sprezzo del ridicolo.

Probabilmente gli abitanti del quartiere viventi non se ne renderanno più conto, come coloro che abitano a ridosso di una ferrovia o di un passaggio a livello. Ma io, nonostante lavori lì da quasi tre anni, a quel tetro suono che riecheggia puntuale ogni giorno della settimana, non mi ci sono ancora abituato.

lunedì 4 aprile 2011

Lady Oscar ed altre news


Avviso i miei lettori che mi scuso per il ritardo sulla pubblicazione dell'episodio di Lady Oscar ma sono stati giorni piuttosto impegnati. Vi ringrazio ancora molto per esservi affacciati numerosi e sarò presto online col prossimo episodio ed altre notizie!