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mercoledì 5 gennaio 2011

Mine Vaganti



Quando si inizia una sequenza spesso non sappiamo nemmeno come ci siamo finiti, riusciamo a trarre solo la consapevolezza di esserci dentro. Eppure dopo Saturno Contro e, prima ancora, Le Fate Ignoranti non potevo non vedermi pure quest'ultima produzione italo- turca, passata sotto forma di Dvd dalle mani del Cinefilante a quelle mie. E' vero che oramai Mine Vaganti è uscito da un pò di mesi, ma se andaste a rileggere il post precedente di Saturno Contro, capirete come mai di fronte al nome Ozpetek il mio volto si corrughi quasi sempre in una espressione infastidita.Supero le ostilità pregiudiziali e mi accingo a vederlo. Ebbene, stavolta il film mi è piaciuto. Non per la storia in sé, che già mi sembra un pò stantia e scontata, quanto per gli inserti macchiettistici che lo farciscono su ogni centrimetro di pel..licola.
La storia è semplice: il co-protagonista Tommaso Cantone (Riccardo Scamarcio - e questa volta per mia personale riluttanza verso i pezzi di legno spacciati per attori non metto il link del conosciutissimo minus habens), torna a casa a Lecce dalla Capitale presso la sua doviziosa famiglia di pastaioli salentini. Ha intenzioni serie: confessa al fratello maggiore Antonio (Alessandro Preziosi) che sia prima a Lecce e poi dopo a Roma ha scoperto che gli piace il lumacone (è gay). Visto che non ha la minima intenzione di restare a Lecce per fare il pastaiolo, vuole tornarsene a Roma (a Ròma anzi, con l'accento... siamo sempre a Lecce no?) a fare lo scrittore. Quale occasione migliore per fare l'annuncio a tavola con la famiglia riunita al completo, farsi cacciare dal padre Vincenzo (Ennio Fantastichini) che mai accetterebbe di perdere la faccia in paese se si sapesse che ha un figlio gay? Il bell'Antonio, il fratello, cerca di dissuaderlo ma prepara già il tiro mancino: una volta a tavola, prende lui la parola, anticipa Tommaso e spiazza tutti. "Guardate che sono gay. E il mio ragazzo lavorava proprio al pastificio nostro finché non sono stato costretto a licenziarlo per allontanare i sospetti!".
Apriti Cielo! Papà Vincenzo stramazza al suolo, trascinandosi piatti e tovaglia in terra, colpito da un ictus. Tommaso ci resta come uno stronzo. Adesso le parti si sono invertite. E' Antonio ad essere cacciato di casa e Tommaso, di cui nessuno sa, dovrà prendere il posto del fratello al
pastificio. Limortaccisua gli sarà venuto di pensare! E sicuramente lo avrà pensato... (ma siamo sempre a Lecce, quindi l'avrà pensato in salentino, chissà... forse LimortEccissu').
Eccolo adesso incastrato per bene dentro una vita che Tommaso non vuole fare. Ma ad Ozpetek piacciono tanto, ma proprio tanto, i giochetti delle parti e spedisce quattro "mine vaganti" a
Tommaso, con una visita a sorpresa. Sono gli amici di Roma, ed eccoli qui sotto:


"Che begl'amicc' ch' tieni a Ròmma!"

Ahi ahi! Qua si mette male. Se questi non si danno una regolata si vede subito che sono quattro checche. Riempie di raccomandazioni gli amici a non rivelarsi, sennò il resto della famiglia lo capisce subito da che parte sta. Ed è qui che parte la vena esilarante, anche spassosa, del film. Un fiume in piena di macchiette dove tutti si sforzano di apparire dei gran "macho", salvo tradirsi ogni due secondi con segnali inequivocabili. A fare da supervisore a tutto l'intreccio di storie private e pubbliche è la Nonna di Tommaso, a cui le sono affidate poche battute, ma dove la bravura recitativa di Ilaria Occhini esprime più di quanto le parole non possano fare. Sguardi, mimiche, pensieri inespressi ma meditati, fanno capire che la candida vegliarda ha trovato la chiave dell'esistenza. Fino a spingerla a compiere il suicidio più dignitoso che essere umano possa inventarsi. Vestirsi, truccarsi e pettinarsi per poi abbottarsi di dolci e lasciare che il diabete già alle stelle faccia il suo corso. La ritrovano così:

"Tommaso, se uno fa sempre quello che gli chiedono gli altri
non vale la pena di vivere!"

Impossibile obiettare di fronte a tanta saggezza. Saggezza che ci conduce verso un finale onirico e pennellato di esoterico dove la Nonna, mina vagante anch'essa, si ricongiunge all'uomo che effettivamente amava e che dovette rinunciare a sposare per ragioni di casato.
Insomma, prendo atto che finalmente Ozpetek ha rinunciato alla turcaccia odiosa Serra Ylmaz, liberandosi dei precedenti cast uguali a sè stessi. Speriamo che la turcaccia stia svernando a Rosarno.
Sebbene il film sia evidentemente a tema, secondo un andazzo consolidato non solo ad Ozpetek, si evidenzia il merito di porre delle riflessioni nuove, sicuramente non chiuse alla sola tematica dell'omosessualità. Fotografa senza invadenza l'Amore nelle sue diverse forme (ideale, carnale, subliminale), i rapporti avvelenati che spesso contraddistinguono la vita di provincia, specie se ricca e annoiata, i buchi neri di comunicazione in famiglia (Tommaso e Antonio ignoravano l'uno dell'altro della loro identità). Insomma, la soddisfazione è davvero completa. Spero un giorno non dovermi pentire di queste parole quando uscirà un nuovo film di Ozpetek.


Stavolta faccio io l'abbinamento, ricalcando il solco collaudato del Cinefilante. Ebbene, se vedrete il film arrivando fino al punto in cui la Nonna si suicida con i dolci, guardateli attentamente. Io credo di averli riconosciuti: dovrebbero essere le prelibatezze della Pasticceria Cristalli di Zucchero a Roma a piazza Scotti. Non si vince nessun premio se si tratta di loro. Ma sicuramente è un'ottima scusa per andarli a trovare!

4 commenti:

Il cinefilante ha detto...

Devo dire che anhe a me non dispiaciuto... soprattutto per il bel finale onirico che non può non commuovere.
Caro Ballestrero.. il nostro ricrederci su un'opera ozpetekiana rende onore alla nostra flessibilità di pensiero! semo i mejo!
....che ce vuoi fa?!

Il cinefilante ha detto...

dimenticavo... sara minus habens ma io a scamarcio una botta non gliela negherei... ;-)

Roccia ha detto...

Ottima recensione, Ballestrero!
Quello che m i ha sorpreso di questo film è che, nonostante lo schema collaudato (omosessualità + decesso) è un film divertente. Quando lo andai a vedere tutta la sala è scoppiata in risate diverse volte durante la proiezione. Risate sincere, aperte.

Ballestrero ha detto...

@ Cinefilante: accomodati pure, ma non prenderti poi la scamarcite. Malattia dalla quale nessun essere umano si è più ripreso... Comunque è vero, siamo due geni!
@ Roccia: grazie dei complimenti bello! In effetti penso che in sala avrebbe reso ancora meglio, enfatizzando sia le note comiche che quelle tragiche. Sono arrivato un pò tardi... A me è entrato dentro come un tormentone la frase "Che begli aamic' che tiene a Rròmaa". Ancora ci rido un botto!