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giovedì 24 novembre 2011

Le scoperte dell'Ingegnere - 3° puntata

Era diverso tempo che l'Ingegnere non dava dimostrazione di sé, così come ci aveva abituati in tempi passati. Oggi, con sorpresa di tutti, ha regalato urbe et orbi una nuova perla. Lo confesso, mi sto affezionando sempre di più all'Ingegnere, seguendo un gioco paradossale che mi porta a non poter più fare a meno di questo pozzo di scienza all'incontrario. Un manufatto della non sapienza, un fiero custode del vuoto, un monumento a sé stesso eretto al culto del non sapere e della  non percezione. Come non rimanere estasiati di fronte a tanta rarità? Come non riconoscere il valore inestimabile di un individuo che è giunto a costruire il suo io attraverso un processo del tutto naturale e lontano da una scelta cosciente e consapevole? Io riconosco tutto questo valore, per il quale non esiste moneta al mondo, odierna o futura, in grado di esprimerne il valore.
E' per questo che oggi non sono tremati i polsi a nessuno quando, introducendo un argomento culinario, l'Ingegnere ha dato sfoggio di non sapere cosa fosse il finger food. No, la sua non è stata una risposta sdegnata da snob di provincia. Semplicemente la sua impenetrabile scorza ha dimostrato che a nulla valgono centinaia di trasmissione televisive, riviste, giornali, web, dove chef blasonati o casalinghe pasticcione ti spiegano come sia possibile sfamare chiunque attraverso una zuppa di lenticchie al pomodoro contenuto in un cucchiaio. Oppure con una composta di parmigiano e crema di tartufi su crumble di amarene conficcata in un ditale. Creazioni culinarie che spesso possono risolvere la vita per un aperitivo in terrazza o in giardino a bordo piscina. Piccole idee tendenti all'educazione ai sapori, piuttosto di una greve e sovraccarica mangiata in compagnia. Ma tutto questo per l'Ingegnere è inconcepibile. Per questa ragione, anche questa volta, abbiamo preferito non contaminare la purezza della sua ignoranza con noiose lezioncine ex-cathedra. Meglio non turbare certi equilibri, specie quando raggiunti attraverso l'esercizio di una ignavia passiva. Non stupiamoci infatti quando l'Ingegnere viene sorpreso su cose che non sa. Inorridiamo invece, e corriamo ai ripari per ripristinare l'ordine sconvolto, ogni qualvolta l'Ingegnere dovesse dar prova di sapere o di conoscere anche una minuscola parte dello scibile umano. Ingegnere, lo so che mi leggerai. E se sei arrivato a leggere fino qui, non posso non dimostrarti la mia considerazione come il pio bove di Carducci. Che mite un sentimento di vigore e pace, al cuor m'infondi.

giovedì 17 novembre 2011

Immortals

Quando si pesca a piene mani nel folklore greco in chiave mitologico si può trovare di tutto. Anche la vicenda di Re Iperione, un furibondo e ambizioso figuro che ha deciso di diventare lui stesso una divinità, visto che quando in passato gli serviva gli dei, nonostante le sue incessanti preghiere, non lo hanno mai aiutato. Come dargli torto? Sul piano logico semantico non fa una grinza. C'è un però: per spodestare lo stesso Zeus, padre degli dei che in questo film è interpretato da Luke Evans nei panni di un giovane borgataro palestrato e con corazza d'oro in fibra di vetro, il cattivissimo sanguinosissimo e incazzatissimo Re Iperione (Mikey Rourke) deve impossessarsi di un arma micidiale: l'arco di Epiro. Con quest'arco si possono scagliare frecce senza fine dal micidiale potere dirompente. Naturalmente solo un povero cristo, ultimo degli ultimi, figlio dello stupro su una contadina è l'altrettanto palestratissimo, burinissimo e incazzatissimo Teseo che lo troverà. Quest'ultimo, dopo avere fatto a botte da orbi col Minotauro, trova finalmente l'arco di Epiro se ne impossessa ma alquanto inetto lo perderà subito. Gli viene scippato da un cinghiale che lo consegna sgrunfando direttamente nelle mani di Iperione. Di qui la solita trita domanda: riusciranno i nostri eroi ecc. ecc. ecc.?
Vabbè, il film si lascia vedere e come fumettone fantastico è anche piacevole. Come al solito il 3D non c'era in sala come effetto reale, ma lasciava bene il suo segno sul biglietto d'ingresso portato a 10 Euro per vedere un 3D inesistente.

sabato 12 novembre 2011

Pina 3D - La storia di Pina Bausch

Tutto è nato così, per caso. Una telefonata veloce col Cinefilante ieri sera ed ecco l'invito: «Noi andiamo al cinema all'Embassy. Fanno Pina Bausch, ti piacerebbe venire?» «Certo, tanto più che non sto lontano dal cinema. Salgo in motorino e giusto il tempo di arrivare. Ma chi è 'sta Pina Bausch?»  «'Na ballerina!», risponde Cinefilante con spiccato accento Montesacrese.
E chi se la perde, mi dico tra me e me. Voglio provare a me stesso che sebbene il ballo, sia in versione classica che moderna, non mi abbia mai interessato più di tanto, forse questa scarsa attrazione dipende dalla mia profonda ignoranza verso questo mondo e quello che esprime. Ebbene, dopo la visione del film ho concluso che posso anche rimanere ignorante per l'eternità.
Veniamo infatti al film sic et simpliciter: un documentario su Pina Bausch. Chi è Pina Bausch? Chiunque voglia ed abbia molta, ma molta pazienza, può andarsi a leggere la sua bio qui. Onestamente io non ne ho mai sentito parlare, nemmeno uno dei miei siti preferiti, il morto del mese, ne ha mai parlato.
La sua compagnia di Ballo del Muller Cafè celebra il personaggio della sua fondatrice, coreografa, mentore e semi divinità attraverso  un film documentario in cui vengono rappresentate tutte le piéce più importanti da lei dirette, inframezzate da brevi commenti di ciascun membro del corpo di ballo, espresso in un'accozzaglia di lingue straniere, sulla figura di Pina, la sua persona e come abbia dato un senso alla loro vita. Per sapere chi sono non serve altro che andarseli a vedere qui. In apertura e in chiusura del docu-film una simpatica marcetta eseguita dal corpo di ballo di Pina Bausch, particolarmente ben inserita nel finale girato sul bacino della Rhur nella più vasta ex area siderurgica della Germania.
Naturalmente la visione è stata in 3D. Col solito risultato: quasi inesistente.
Se non si fosse perso nel voler metterci dentro a tutti i costi anche delle performance un pò noiose e pallose, comprensibili solo dagli addetti ai lavori, la mia soddisfazione sarebbe stata anche discreta. Ma con un 3D che non si vedeva ed assolutamente inutile, la continua lagna dei condolenti allievi su quanto si sentissero merde (pardon!) prima di incontrare Pina Bausch, come si sentono di merda dopo aver perso Pina Bausch, col messaggio di sottofondo che senza più Pina Bausch a che vale campare, onestamente non mi sento di consigliare la visione. A meno che non si sia esaltati fan del ballo o praticanti tali. Non me ne vorranno Sergio Rubini e Michele Santoro presenti in sala di questa mia recensione. Anche se mi sembra che i due non siano provetti ballerini....

martedì 8 novembre 2011

Sono ancora qui, anche se indaffarato

Eh vabbene lo so, non sto dicendo niente di nuovo. Già altre volte in passato ho subito degli stop. Forse stavolta non era nemmeno necessario ribadirlo col solito post cui pochi ma affezionati (spero) lettori sono ormai abituati a vedere di tanto in tanto. Sto facendo tante cose e tutte insieme. Tutte diverse tra loro, si capisce, ma questa non è una novità. In realtà  non mi mancherebbe qualche minuto per scrivere sul blog. La verità è che ho la testa un pò altrove e non trovo la giusta ispirazione. Non ho mai creduto ai post forzati, non mi sento di parlare del nulla solo per imbrattare qualche pixel sullo schermo. Comunque non rimarrò in silenzio ancora per molto. Sento che l'ispirazione mi sta tornando e quindi troverete presto nuovi ed interessanti argomenti.

giovedì 6 ottobre 2011

Goodbye Steve Jobs


E' di oggi la notizia che Steve Jobs è morto. Mi dispiace. Non solo perché é lui il padre della Mela più famosa del mondo, che ho morso anche io da anni e che non riesco più ad abbandonare. Mi dispiace perché al di là del suo genio e del suo indubbio talento che tutto il mondo in questo momento sta celebrando, sono convinto che perdiamo un grande esempio di Dignità. Si, Dignità con la lettera maiuscola. Dignità con cui ha affrontato il suo male. Dignità con cui non si è fatto fiaccare prima, durate e dopo il trapianto di fegato. Dignità e grinta, sebbene le forze lo sorreggessero poco, quando dal consueto palco con lo sfondo nero presentava un nuovo nato di casa Apple. Per la sua Dignità voglio ricordarlo e per essa proporlo come esempio. Per tutti.


mercoledì 5 ottobre 2011


Poche righe per i pochi che mi leggono solo per farvi sapere che questo blog non è morto, né io con lui. Settembre è stato un mese di molte faccende da sbrigare che mi hanno tenuto lontano dalla scrittura, che conto di riprendere già da oggi.
Vi ringrazio per la vostra attenzione!
Ballestrero

sabato 27 agosto 2011

Valentino l'ultimo Imperatore - Valentino the last Emperor

Alla fine mi sono fatto convincere da una mia amica a vedere questo film-documentario sulla vita e le opere di Valentino Garavani, maestro impareggiabile di stile, eleganza, gusto del bello, desiderio del sublime, apologeta della perfezione. In una parola: sarta.
Non me ne voglia il buon Valentino, mi rendo conto che è stato ed è tuttora bravissimo. Alcune sue creazioni rasentano l'opera d'arte. Tuttavia in tutto il percorso del film si capisce bene una cosa, cioè quanto Valentino faccia pagare a caro prezzo il peso della sua grandezza a coloro che gli sono accanto. Ma andiamo con ordine. Tutto il film ruota intorno alla preparazione degli abiti per la nuova collezione che sfilerà a Parigi. Tutte le sue lavoranti si danno un gran daffare, tutte tagliano e cuciono senza macchina per cucire. Il manager e compagno di Valentino Giancarlo Giammetti, assieme al nuovo proprietario della holding Valentino Matteo Marzotto, si prodigano per la buona riuscita dell'evento, stando dietro a tutta la macchina organizzativa. Che si scontra puntualmente con le paturnie isteriche di sua Maestà Valentino, indeciso se applicare dieci o dodici volants al vestito bianco che sarà - secondo lui - quello più bello di tutta la collezione. Stendo un velo pietoso sulle sue lavoranti, isteriche come e più di lui. Non certo perché subiscono le angherie del loro incipriato capo. Sono in tutto e per tutto come il loro capo, fenomeno che non le rende dissimili agli appartenenti di talune sette dove si applica e si esalta il culto del fondatore o del suo maestro spirituale, un pò come Charles Manson volendo esagerare.
Chi paga il prezzo più alto di tutti è proprio Giancarlo Giammetti, suo storico compagno, che da 45 anni vive e lavora con Valentino, in una simbiosi incomprensibile di amore e sublimazione del sacrificio. Perché Valentino è una persona anche buona e generosa; questo lo si percepisce nel corso di tutto il film-documentario. Ma che gran dose di pazienza ci vuole per affrontare i suoi ripensamenti, come quello di voler modificare la scenografia della sfilata di Parigi alle Beaux Arts, con un paio di dune di sabbia sulla passerella, oramai che tutto era stato fatto. Ne sa qualcosa Giancarlo Giammetti, quando Valentino si rivolge a lui in francese, benché entrambi italiani, dicendogli: "Tu est sûr de cette sable? Maintenant c'est trop tard je crois...". Oppure quando alla festa per i suoi 45 anni carriera nella "miserrima" cornice del Tempio di Venere e Roma al foro romano, minaccia di non presentarsi se non troverà dei bagni adeguati. Insomma, meno male che anche lui è consapevole di che gran rompipalle possa essere, arrivando a commuoversi quando rivolge un pensiero a parte a Giancarlo quando, a Parigi, durante il discorso di ringraziamento per l'attribuzione della Legion d'Onore.
Invidiabili di Valentino, almeno per me, rimangono due cose: il suo chateau in Francia poco fuori Parigi di bellezza non comune e il suo yacht. Di quegli yacht talmente grandi, talmente belli e con tanti di quei ponti da cui, almeno io, non vorrei mai scendere.

giovedì 25 agosto 2011

Le scoperte dell'Ingegnere - 2° puntata

L'ingegnere è sempre lì. Che ti aspetta. Pronto a regalarti nuovi sconcerti quando apprende, con estremo ritardo rispetto al resto del mondo, l'esistenza di un qualcosa di materiale o di ideale che ai più suona ormai addirittura noiosa e stantia. Eppure ci siamo abituati bene. Tutti quanti. Perché l'Ingegnere scopre sempre l'America dopo il resto del mondo, a partire dai druidi fino ad arrivare a Colombo.
Al di fuori del consueto luogo dove vengono fuori tutte le scoperte tardive, pochi giorni fa l'Ingegnere mi annunciava coi toni dell'Aida di avere scoperto un software unico, impareggiabile, specificamente rilasciato per Apple e che permette di progettare virtualmente, volendo anche in 3d, una casa nuova o modificare la propria già esistente. Basta possedere la planimetria di quest'ultima. Tombola! La planimetria, l'Ingegnere, ce l'ha. Super Tombola! L'Ingegnere possiede anche un Mac Book Pro. Non perché voluto e scelto intimamente, ma solo per mettersi a pari coi tempi in un sussulto parvenu.
Circa la scoperta, oggetto della sua esaltazione, è inutile dire di questi programmi ne è piena la Rete e scaffali interi di negozi di informatica, non ultime le stesse librerie con una sezione multimediale particolarmente ricca. Un nuovo buco nell'acqua dell'Ingegnere, ma che noi accogliamo sempre con letizia e soddisfazione, come si fa con i bambini quando riescono a farla nel vasetto.
Quello che invece rende tutto incredibilmente insolito è che, sull'altra sponda del fiume dove il pubblico assiste divertito e impotente, i termini della questione si siano invertiti. Difatti in questo caso specifico è stato il pubblico a fare la scoperta, benché non così ovvia poi, quando ha appreso il fine ultimo di questo software di progettazione da parte dell'Ingegnere: superare i limiti posti da Dio oltre i quali l'uomo non deve andare. Ma anche sbriciolare i limiti della fisica quantistica, che per quanto elastici, trovano sempre un argine prima o poi. L'Ingegnere vuole stupire, dimostrando al pubblico e al mondo che si sbagliano. Con questo software l'Ingegnere metterà mano ai 96,32 metri quadri di appartamento che possiede, dimostrando che è possibile realizzarvi, con questa superficie, qualunque velleità umana. La Biblioteca ce l'ha già. Adesso vuole progredire aggiungendo un piccolo maneggio, una sala per le armi, la quadreria, una galleria di arazzi fiamminghi, ma soprattutto una sala hobby che contenga il minimo essenziale per lo svago, cioè biliardo, biliardino, sala musica, videogiochi, angolo-bar-con-corrimano-e-sgabelli-in-legno-massello. Adesso è il pubblico che ha scoperto quanto si possa fare con questo software e non più l'Ingegnere. Speriamo non intenda stupirci di nuovo, altrimenti dovrò cambiare il titolo della rubrica!

martedì 9 agosto 2011

Ballestrero quasi in vacanza

Questa bella foto la devo alla bravura del mio amico e, in un certo senso fratello minore, Patrick Hubbard. Il talento è talento, non c'è nulla da fare. Uso questa immagine per avvisare i miei pochi, ma spero sempre affezionati lettori, che a breve sarò in vacanza. Il silenzio stampa mantenuto dall'ultimo post non è sinonimo di partenza verso lidi lontani, piuttosto una tragica conferma che gli impegni quotidiani non sono mai cessati, malgrado la stagione estiva. Adesso che avrò un poco di tempo in più per me, sono sicuro che potrò finalmente scrivere tutto quello che avevo temporaneamente accantonato nelle pieghe della memoria. Restate sintonizzati, quest'anno le Cronache Smeralde verranno trasmesse da una nuova e bella località della Sardegna. Stay tuned and have fun!

giovedì 14 luglio 2011

Lady Oscar - Episodio 7 - Una notte a Parigi

Il tempo non scorre facile né felice alla Reggia di Versailles. Il futuro Luigi XVI trascura troppo spesso la bella Maria Antonietta, preferendo passare gran parte del suo tempo nella bottega del fabbro, allestita in un angolo dei giardini della Reggia. Maria Antonietta scambia tutto questo per indifferenza e comincia a sentirsi trascurata sotto tutti i punti di vista. Anche le pellicce regalatele dal consorte in una battuta di caccia non le procurano il minimo interesse, visto che il suo guardaroba già trabocca di esse - la principessa ha già 92 cappellini e 188 cappe.


Le sorelle del Re suggeriscono a Maria Antonietta di andare al ballo in maschera a Parigi, dove parteciperà tutta la nobiltà di Francia e quella straniera. La futura Regina non se lo fa ripetere due volte, organizza l'innocente fuga in carrozza verso la città, avvisando solo Oscar che prenderà parte al ballo senza il permesso del Re. Per non incappare in imbarazzanti riconoscimenti, Maria Antonietta indosserà una maschera e si recherà al ballo, non senza la ritrosia di Oscar che si preoccupa della sicurezza della principessa e di una simile decisione presa all'insaputa del Re e dell'erede al trono.
La bellezza di Maria Antonietta, anche sotto la maschera, incanterà molti dei presenti a cui concede molti balli. Tutti rimangono incantati e sono in molti a chiederle di concedergli un ballo. Un bel giovanotto rompe gli indugi e le chiede il privilegio del prossimo ballo. Lui è il conte Hans Axel di Fersen, giovane ufficiali dei Dragoni svedesi. Il tutto avviene sotto lo sguardo vigile di Oscar, che interviene quando il conte delicatamente toglie la maschera dal viso di Maria Antonietta, rivelandola in tutto il suo splendore e rimanendone folgorato. Da questo momento, fin negli anni futuri, i due sono e rimarranno per sempre innamorati.


Da quel momento, su invito di Maria Antonietta, il conte di Fersen prenderà a frequentare la Reggia di Versailles, andando a trovare la futura Regina in più occasioni, destando l'attenzione dei personaggi di corte e le oscure trame della Contessa Du Barry che tenterà di infangare la reputazione di Maria Antonietta con una lettera d'amore fatta scrivere da un falsario, successivamente ucciso e tentando, indirettamente, di uccidere anche Oscar quando viene dato fuoco all'abitazione del criminale oramai scoperto. Oscar non ha prove, ma sa bene che si tratta di un intrigo della Du Barry. Arriverà a minacciarla pesantemente, mettendola in guardia da futuri simili tentativi, congedandosi con disprezzo da lei dopo essersi incrociate in uno dei molti saloni di Versailles.

Elucubratio

Questa puntata segna un punto fondamentale che condizionerà molto la vita futura di Maria Antonietta: l'incontro con il Conte di Fersen. E' interessante notare come il futuro Luigi XVI e Maria Antonietta, giovanissimi sposi di alto rango, vivano il loro rapporto nell'equivoco. Maria Antonietta scambia la timidezza del marito per indifferenza e ragion di Stato. Luigi XVI invece è prigioniero della sua introversione, e scambia le intemperanze della principessa per capricci puerili. Pur amando Maria Antonietta è troppo timido per dirglielo. E' lui stesso a confessarlo ad Oscar durante la battuta di caccia. Oltre all'intrigo e alla crudeltà che costituiscono lo sfondo dipinto dai personaggi di contorno (Du Barry), osserviamo anche il ritratto a tinte forti di due tipologie di amore: quello convenzionale-affettivo matrimoniale (Maria Antonietta e Luigi XVI) e quello passionale innescato dai sensi (Maria Antonietta e il Conte di Fersen). Negli anni futuri, quelli della maturità e dell'età adulta, non viene mai descritto o illustrato apertamente la relazione sessuale tra Fersen e Maria Antonietta, sebbene si intuisca con blande ed eleganti allusioni. Il loro amore conoscerà fasi alterne. Vedremo come in futuro anche Oscar ne verrà travolta, innamorandosi lei stessa (non ricambiata) di Fersen, vedendosi restituire da lui solo amicizia.

Il Manga (a cura di Pimpulu)

Il Principe trascura la sua graziosa consorte e questo consente alla Contessa Du Barry una nuova e facile occasione di discredito nei confronti di Maria Antonetta . . anche solo se fosse per il gusto di minare la credibilità della futura Regina di Francia. Ballo in maschera a parte, manovre notturne di corruzione, la riemersione della Du Barry, calligrafi e tutto quello che accade in questo episodio è frutto di una pura scelta di regia allo scopo di fornire, allo spettatore, dei moniti pedagogici che se vogliamo vanno ad integrare le "Elucubratio" di Ballestrero, per diversi scopi:

- Enfatizzare l'efficienza, l'onestà, l'orgoglio e l'imparzialità della nostra Oscar.

- Perseguire in una costante lotta alla diffamazione, a tendere, può portare se non altro alla distruzione psicologica in nome di una rivalsa ad ogni costo, per chi usa imbastire intrighi ma anche per le vittime di questi attacchi.

Curiosità:

Il personaggio di Rosalie La Morlière, più nella serie a cartoni animati che nel manga, sembra avere un ruolo marginale, quasi di contorno. A ragion del vero, in Rosalie convergono ben tre personaggi storici realmente esistiti. Il primo fra questi riguarda Anne Marie De La Motte Valois, la vera sorella minore di Jeanne Valois. Nelle diverse biografie redatte su quest'ultima si può facilmente rintracciare qualche notizia che narra di tale Anne Marie la quale viene dipinta come un prototipo di ragazza assolutamente differente da quello proposto nel manga e negli episodi animati. Dotata di uno spirito irrequieto e vagabondo accompagnò sempre la sorella maggiore nelle sue avventure. Inoltre, essa gode di un rapporto di protezione da parte di Jeanne, non certamente animato da quel sentimento complesso di amore-odio che osserviamo in entrambe le produzioni di Lady Oscar.

Le altre “sorelle storiche” di Rosalie sono . . . . beh arrivederci alla prossima puntata.


sabato 25 giugno 2011

X Men - l'inizio

Se c'è una cosa che mi disturba molto è quella di arrivare tardi a commentare un film. Questo poi l'ho visto la settimana scorsa al cinema, se non mi decidevo a farlo oggi anche questo appuntamento della saga sarebbe già passato d'ufficio nella sezione d'essai della pagina cinema dei giornali.
Come alcuni già sapranno, si tratta di un prequel dove conosciamo i personaggi della serie, ossia i mutanti. Ognuno ha il suo talento, chi legge nel pensiero come colui che li dirige/coordina, ossia il professor Charles Xavier (James McAvoy), straordinariamente somigliante - povero lui - a Silvio Muccino. Ce ne sono di buoni e di cattivi, ma il più cattivo di tutti è quello che per primo, in un campo di sterminio negli anni '40, scopre l'esistenza sulla Terra dei mutanti, ossia il dottor Sebastian Shaw (Kevin Bacon) che attraverso manipolazioni genetiche sulla pelle del giovane Magneto/Erik Lehnsherr (Michael Fassbender). Shaw diventa mutante in formato decisamente nucleare e si mette in testa di conquistare il mondo, facendo la parte del terzo che gode tra i due litiganti Russia e Stati Uniti, al culmine della guerra fredda con l'installazione dei missili atomici su Cuba nell'ottobre del 1962. Quando la CIA si rende conto di avere a che fare con i soggetti poco convenzionali come Shaw ed i suoi invincibili mutanti, si organizza per creare una squadra capitanata dal mutante buono Charles Xavier per sconfiggere Shaw. I mutanti buoni e cattivi si affrontano sotto gli occhi attoniti e impotenti degli esseri umani. Meravigliosa sotto ogni punto di vista la scena della battaglia navale nei pressi di Cuba.
Un film molto ben fatto, con particolari che sorprendono per essere un film di fantascienza come la cura dei costumi a livello elevatissimo (le ricostruzioni anni 40 - 50 - 60) sono davvero eccellenti. Come pure di gran livello il soggetto e le scenografie, stesso dicasi per gli effetti speciali di sapore genuino e non da solito baraccone digitale. Tanta fantascienza poi regala un fondo di riflessione più che serio, mettendo alla luce fuor di metafora la debolezza dell'animo umano di fronte alla fragilità del considerarsi al centro dell' Universo. Fragilità che emerge in modo evidentissimo nel corso del combattimento e ben compresa dai mutanti buoni. Sebbene questi ultimi hanno le migliori intenzioni di stabilire con gli esseri umani dei rapporti amichevoli, sarà lo stesso Magneto che metterà in guardia i suoi compagni avvertendoli che gli umani saranno sempre impauriti da chi è più potente di loro e cercheranno comunque di combatterli e distruggerli.
Io sarò un umano anomalo, però di fronte ai poteri degli X-Men non mi passerebbe per la testa l'idea di combatterli, ma solo di farmeli amici. Anche perché ogni mezzo umano a disposizione si rivela ben poca cosa di fronte agli X-Men. Basterà vedere che fine fa una pioggia di missili nucleari lanciati dalle navi al largo di Cuba. La morale è: se qualcuno è più forte di te, armati di tanta dignità per riconoscerlo. Non è detto, infatti, che chi è più forte di te voglia necessariamente sottometterti.

sabato 18 giugno 2011

6 giorni sulla Terra

Può sembrare la solita storia di possessione. In effetti ne ricalca molto lo schema, ma in questo caso va sicuramente premiata la fantasia e, perchè no? anche un'audace e affascinante visione del mondo e dell'ultraterreno in chiave cospiratrice.


Un audace e giovane scienziato, il dottor Piso, che da anni conduce con un gruppo ufficioso di universitari degli studi sugli alieni e sull'ipnosi, cerca in tutti i modi di provare che la razza umana è stata creata dagli alieni e che questi ultimi vivono in mezzo a noi. Attraverso manipolazioni genetiche sofisticatissime, gli alieni (naturalmente ostili, malvagi e con intenti di conquista della Terra e dei suoi abitanti) sono andati anche oltre alla semplice presa di possesso del corpo, da loro chiamato banalmente "contenitore", ma sono arrivati a conquistare anche la fonte energetica per eccellenza che è l'Anima. Seduta tra il pubblico di una trasmissione televisiva, dove il dottor Piso illustrava le sue teorie ai presenti e ai telespettatori, c'era anche una bella e giovane ragazza che si presenterà a lui chiedendogli di analizzare i suoi sogni e di studiare le immagini e le percezioni da lei ricevute in sogno per capire se possa essere stata rapita dagli alieni ed "impiantata". Il dottor Piso è scettico inizialmente, ma alla fine cede ed accetta di applicare sulla bella ragazza un'innovativa forma di ipnosi regressiva per mettersi in contatto con la creatura extra-terrestre che ha preso dominio della sua anima. Pochi istanti e l'entità aliena si manifesta, presentandosi come Hexabor di Ur, presenza aliena tutt'altro che pacifica e che rivendica il possesso del "contenitore", ribadendo il suo prossimo dominio sulla Terra. La bella ragazza "contenitore" si scoprirà essere Saturnia Gotha Varano, di nobilità antichissima e il cui albero genealogico parte più o meno dai Suméri. Per liberare l'anima di Saturnia, il dottor Piso si rivolge anche ad un gesuita fuori dal coro, ben addentro a queste tematiche. Hanno a disposizione solo 6 giorni per liberare l'anima di Saturnia, prima che Hexabor si impossessi del mondo per consegnarlo alla razza aliena da cui proviene. In questa lotta tra Bene e Male in salsa aliena il dottor Piso e i suoi compagni saranno affiancati anche da dissidenti dell'esercito che fino a poco tempo prima avevano partecipato attivamente al rapimento di ignari cristiani per consegnarli agli alieni ed ai loro esperimenti.
Il racconto della trama non rende certamente giustizia all'intero film, me ne rendo conto, che rimane secondo me un must-to-see. L'argomento non è di facile trattazione, quindi per apprezzarlo come gli è dovuto, occorre scomporlo delle parti di cui si compone e parlare singolarmente di ciascuna di esse.

Regia, Produzione: ben realizzate e curate, la fotografia continuamente a cavallo tra il professionale e l'amatoriale, ritmo sostenuto e godibile. Qualche pecca sull'audio, in alcuni passaggi concitati eccessivamente alto ed inutile, ma in buona sostanza ascoltabile.

Soggetto: è davvero il nocciolo duro più interessante che rende il film davvero appassionante e ricco di spunti, proponendo un punto di vista un pò azzardato ma forse non così assurdo. Tutto si basa sulla domanda: se ciò che noi conosciamo attraverso la religione e i suoi fenomeni altro non fosse che qualcosa di più materialista e legato non ad entità ultraterrene, ma extraterrestri? Ciò che viene scambiato per possessione diabolica altro non fosse che la sovrapposizione di un essere superiore, ma comunque tangibile, che per quanto malvagio è tuttavia tangibile e percepibile dall'uomo? La similitudine Satana/Extraterrestre, la sua identificazione, torna nuovamente alla ribalta quando l'alieno offre all'uomo, come merce di scambio, il suo sapere su come sconfiggere le malattie (come ad esempio l'Alzheimer che affligge la madre del dottor Piso), esattamente come Satana offre all'uomo il frutto della conoscenza.

Insomma, ce n'è per andare a vederlo e lasciare la nostra mente a briglia sciolta per saperlo apprezzare non solo come film, tutto sommato, d'azione, ma anche come spunto di riflessione comparativo tra il nostro sapere e l'eterna paura dell'uomo di considerare, prima o poi, di non essere al centro dell'Universo.

mercoledì 15 giugno 2011

Le scoperte dell'Ingegnere - 1° puntata

L'ambiente fa l'uomo? Il viaggio nel tempo esiste? L'alieno di Roswell è autentico o è il solito bambolone di pezza? Per queste e altre domande il beneficio del dubbio è sempre lecito. Ma se quello che esigete dalla vita è un punto fermo, qualcosa che celebra l'immobilismo rasentando l'immanenza, datemi retta... non c'è che da rivolgersi all'Ingegnere. Non uno qualsiasi, non certo il primo che passa per caso o che si può scegliere online filtrando la ricerca su Linkedin. No! No! Occorre andarci a pranzo, tutti i giorni, da lunedì a venerdì, per settimane, mesi, anche anni. Lavorandoci insieme la cosa viene piuttosto facile. Per scoprire che si può arrivare a quarant'anni, anche felicemente, senza aver ricevuto dalla vita il dono di un'esperienza degna di nota che sia una. Partendo da oggi, ho deciso che dedicherò qualche post all'Ingegnere sulle scoperte della vita che tardamente, ma con entusiasmo, sta facendo insieme ad un nutrito gruppo di gaudenti colleghi (me compreso) una serie di scoperte sulla vita fino a ieri inimmaginabili. Oggi, ad esempio, profittando di una conversazione delicatamente licenziosa, ha scoperto l'esistenza della figura del trombamico/a. Imbarazzati per la sua ignoranza sull'argomento, ma rinfrancati dal suo interesse e dalla sua voglia di imparare, lo abbiamo ricolmato della nostra Sapienza spiegandogli tutto sull'argomento. L'iniziale entusiasmo e sincero interesse nell'apprendere di ciò che prima ignorava candidamente, si è affievolito a mano a mano che le nozioni sul tema gli carezzassero le orecchie, per lasciare emergere sul viso un'espressione amareggiata e condolente. "Ma perché a me non è mai capitato? Perché non sapevo che esistessero le trombamiche?" "E come devono essere le trombamiche?" "Quali regole si seguono con le trombamiche e quali sono i ruoli da rispettare?"
Queste e altre domande hanno investito come un treno in corsa la mente oziosa dell'Ingegnere, evidenziando l'impudente e amara consapevolezza che questo argomento, come molti altri già trattati e che si tratteranno, non hanno mai permeato la sua vita, refrattaria come il trench di Humphrey Bogart alla pioggia. L'Ingegnere non ha mai avuto una trombamica. Mai. Nemmeno in circostanze dove anche la solidarietà di generose benefattrici ha potuto più dell'attrazione (partenza per il militare, delusione per un amore non ricambiato, depressione momentanea, ecc.). Una vita in bianco e nero, come quella magnificamente ritratta dal film Pleasantville che passo dopo passo inizia magicamente a colorarsi.
Oggi l'Ingegnere ha finalmente fatto una scoperta. Incrinando per un attimo l'immobilismo che ha ingessato la sua vita. Che sia l'inizio di una nuova vita? Può darsi. Per scoprire che si può apprendere dell'esistenza della vita e delle sue componenti, senza necessariamente doversi rimettere in discussione. Di queste e di altre scoperte vi daremo lettura nelle prossime puntate, che già si annunciano molteplici. Perché l'Ingegnere è una miniera che, opportunamente scavata, ci restituirà quintali e quintali d'oro come in California all'epoca della Gold Rush. Stay tuned. L'Ingegnere ci stupirà...

venerdì 10 giugno 2011

Ma come ti vesti? - Real Time

Negli ultimi tempi, un mio amico mi ha chiesto a più riprese di parlare di questo programma e dei suoi due protagonisti. Anzi, diciamo tre visto che il terzo incomodo è la vittima protagonista del makeover, generalmente una poveretta malcapita e scelta con sapienza, cui viene testato prima la soglia di sopportazione per reggere il carico di insulti dei due stylist meneghini.
Chi sono lo sanno tutti oramai, sono Carla Gozzi ed Enzo Miccio. Della trasmissione e di loro due ne hanno parlato e continuano a parlarne su migliaia di blog e siti internet. Che altro si potrebbe dire ancora? Nulla. O forse tutto. A cominciare dal fotomontaggio qui accanto, in versione padri pellegrini americani, dove finalmente è possibile vedere i nostri vestiti decentemente. Ma li avete visti mai? Perché ammirarli nei loro panni, puntata dopo puntata, c'è sempre da imparare. Grazie a loro adesso ho capito che è inutile buttare soldi su soldi per comprare House&Garden per ispirarmi su come arredare lo studio della villa di campagna. Pensavo appunto di rivestire le pareti di quello splendido tartan verde vomito che il maestro di tutte le eleganze sfoggiava, con sprezzo del ridicolo, tradotto in un completo doppio petto ed ingentilito con una cravatta viola (ma lui potrebbe rimproverarmi dicendo: "Non è viola! E' malva!". Un pò come Miranda Priestley ne Il Diavolo veste Prada, dove redarguisce la segretaria che scambia per azzurra una cinta color ceruleo...). La stizzita e un pò appassita signora che lo sostiene in questa specie di "operazione trionfo", da brutto anatraccolo a cigno, non è certo da meno di lui. Ama poco le tinte unite, a meno che non sparino tinte forti come le insegne di Las Vegas. Preferisce lo stampato, specie se di disegno un pò retrò, che fa tanto vintage come ama spesso ripetere. La comunicazione, poi, è il loro vero punto di forza. Basta sentirli parlare quando insolentiscono la malcapitata di turno alla vista del suo armadio. Passando dalle parole ai fatti, buttando cioè nel secchio tutto ciò che non è di loro gradimento. Cioè tutto. Per passare subito, compiaciuti e vanitosi come il pavone che fa la ruota, a mostrare alcuni capi d'abbigliamento scelti da loro che non semplici "vestiti" - dio mio! che parola grossier - ma veri e propri outfit. Perchè quando mostrano il manichino rivestito con indumenti e accessori scelti da loro, la coppia dei foderami e del tessuto a metraggio, lo chiama outfit. Suggerendo alla malcapitata, sempre più stressata, di osservare e provare indosso questo outfit. La borsa scelta è sempre glamour e le scarpe sono scarpe solo se hanno il glitter, va bene il foulard ma solo se è trendy, d'accordo i jeans ma solo di taglio bootleg.
Ancora mi chiedo come ancora nessuna malcapitata non sia scoppiata in un pianto dirotto dopo avere ascoltato tutte queste parole ampollose, vacue e per nulla comprensibili.
Ma non è mica finita qui. E' già. Perchè la coppia milan-l'è-un-gran-milan ha un talento fuori dal comune: quello di non tenere in minimo conto chi hanno davanti. Se lo facessero, eviterebbero di fare indossare a tutti i costi vestititini a sottoveste con l'orlo a mezza gamba a sventurate non più alte di un metro e trenta ma larghe tre. Oppure di arrotolare giri e giri di collane e pendenti su derelitte dal collo corto, costringendole a respirare con una cannuccia infilata in mezzo al groviglio di catenacci per sopravvivere. Tragicomica la passerella sui tacchi che le afflitte percorrono per arrivare dal camerino allo specchio coperto dal telo, pronte ad ammirare il capolavoro - si fa per dire - compiuto su di loro. Poverine: vorrei vedere voi che fino a ieri correvate di gran carriera sulle vostre comode Tod's o Nike e posare il piede su pochi lembi di cuoio elettrosaldati a quattro nastrini di raso e rialzati di quindici centimetri dal suolo. Ci sarà nessuna poi che dopo questa ristrutturazione proseguirà la sua vita rimodellata così? Anche perchè quel rimodellamento esige che nella vita non si faccia altro che quello. Impossibile apparire al meglio se non stai ore ed ore dal parrucchiere e dal truccatore. Per non parlare degli infiniti cambi d'abito che ti obbligano a spendere ore ed ore nelle boutique. Rimarrà forse solo il tempo per la ceretta. Ma solo per le braccia. Di più non è possibile.
Non ci vuole molto per diventare consulenti di immagine. Qualche parolina straniera, grande esperienza come magazziniere in qualche laboratorio di foderami e tanta spavalderia. E' così che nascono i nuovi mestieri. Chissà, potrebbero anche farvi fare un programma TV poi, no?

domenica 5 giugno 2011

Lettera aperta di una puttana alle femministe

La Biblioteca di Ballestrero raccoglie a volte delle sorprese insperate! Ho scoperto di avere accumulati parecchi giornali e riviste risalenti anche a molti anni fa. Come questo numero dell'Espresso, risalente al 1981. La copertina mi ha incuriosito parecchio e quando sono andato a leggere l'articolo non ho potuto fare a meno di pubblicarlo, trovandoci un'attualità coi tempi di oggi dove si fa un gran parlare del mestiere più antico del mondo, delle sue evoluzioni ma soprattutto di una versione offerta da questa prostituta che, attraverso un'intervista ai giornalisti dell'Espresso, racconta una controstoria del mestiere da lei esercitato, in risposta ad un'inchiesta filmata da un gruppo di femministe che qualche settimana prima aveva documentato quella che era la vita e la giornata tipo di una prostituta, di nome Veronique, dei suoi incontri e della visione di tale vita dalle donne stesse.
La risposta a questa inchiesta viene da Ornella, prostituta romana, che a seguito di tale inchiesta risponde con una irriverente ma in un certo senso profonda "comparsa di risposta", fornisce il suo pensiero e la sua esperienza sul mestiere esercitato, non senza una sottile soddisfazione. Di seguito la lettera di Ornella, da leggere e meditare.

Gentile direttore, mi chiamo Ornella, faccio la puttana e sono stufa di essere sfruttata. Non però dai miei clienti, coi quali stipulo volta per volta, con reciproca soddisfazione, un onesto contratto verbale. Né dal mio supposto protettore, poiché lavorando in casa col telefono il numero è reperibile fra i piccoli annunci di un rispettabile quotidiano), non ho bisogno di un macrò che mi protegga dai pericoli della strada. Sono invece stufa di essere sfruttata da tutte quelle persone piene di buone intenzioni che col pretesto di interpretare i nostri bisogni, rivendicare i nostri diritti e salvare l'anima al mondo intero, fanno carriera e soldi divulgando frottole sul mio conto.

Alludo – l’ avrà compreso - al fiume di sciocchezze con cui è stata gonfiata e commentata sulla stampa la ridicola vicenda del filmetto sulla "squillo" Véronique. Alienata, ghettizzata, reificata, vittimizzata, sfruttata: questi sono gli epiteti affibbiatimi da psicologi e giornalisti, antropologi e sociologi, preti e femministe. Autoritari, fallocrati, maschilisti: ecco altri epiteti, riferiti stavolta ai miei clienti dai medesimi "esperti". Inautentico, mercificato, squallido: altri epiteti ancora, con cui queste zelanti persone definiscono infine il rapporto fra me e la mia clientela. Ma che vorranno dire? Di tutte queste parole non capisco moltissimo. Ma una certa istruzione ce l'ho anch’io, e riflettendo bene credo di aver capito questo: nel loro linguaggio, che pretende d'essere scientifico e obbiettivo, tutte queste parole, pregne come sono di una connotazione dispregiativa, svolgono la stessa funzione dei termini con cui noi e i nostri clienti venivamo bollati una volta dal linguaggio religioso. Equivalgono, cioè, a ingiurie come "donnaccia", "depravata", "peccatore" e così via. Insomma non sono altro che nuove sioni di un'antica bigotteria mascherate da concetti psicologici, sociologici e antropologi.

Sfruttata io? Come ho già detto mi sono sentita tale davvero solo quando ho visto che un gruppetto di signore filmando furtivamente una giornata di lavoro di quella mia vanitosa e spregiudicata collega francese hanno ottenuto fama, prestigio e danaro offrendo a un battaglione di presunti esperti il pretesto per inondare il paese di saccenti corbellerie. I miei clienti, ai quali mi concedo soltanto fra le 17 e le 20 di ogni giorno, sabato e domenica esclusi, mi assicurano un reddito annuo di circa 70 milioni esentasse. Perché dovrei considerarli degli sfruttatori?

Ghettizzata io? Ma la mia esistenza non si esaurisce nel grazioso bicamere all' Aventino in cui lavoro. A parte le serate libere, weekend coi veri amici e i grandi viaggi estivi di cui sono fanatica, posso dedicare tutte le mie mattine ad altre occupazioni: un negozietto messo su coi miei risparmi, un po' di gioco in Borsa e qualche brillante relazione personale. Si dirà che la mia condizione resta segnata da una divisione "schizofrenica" fra il mio inconfessabile lavoro e il resto della mia vita. Ma questa "scissione" non mi sembra affatto un tratto peculiare della condizione puttanesca. Quante persone "per bene" evitano con cura di far conoscere ai propri cari certi umilianti e lacrimevoli aspetti della loro vita pubblica, o viceversa di rendere pubbliche le loro vergogne familiari?

Alienata e reificata io? Se queste parole, come mi è stato spiegato, significano che io, nel mio lavoro. anziché esprimermi e realizzarmi, divento una "cosa" o un "oggetto", è da visionari applicarle a quelle donne, più o meno giovani e graziose come me che hanno scelto questa attività. Mi permetta innanzitutto di osservare che anche se questo lavoro fosse per noi soltanto un “alienante" fonte di guadagno, tutte noi continueremmo a preferirlo ad altri lavori ugualmente "alienanti' ma assai meno remunerative, di cui mi esimo dal fare l'elenco. E poi, per dirla tutta, non è per niente vero che io non mi "esprimo" nel mio lavoro. Molti miei clienti mi attribuiscono infatti qualcosa, come un'attitudine speciale, ed io stessa, quando mi chiedo perché ho scelto questa professione, sento confusamente che il denaro non spiega proprio tutto. Non si tratterà anche di un certo talento?

Insomma, io non mi sento affatto una "vittima", e tanto meno un "carnefice". Penso piuttosto di essere una donna che una fortunata e sovente invidiata costituzione fisica e psichica ha reso capace di offrire alcune speciali soddisfazioni a una vaste categoria di uomini. Del resto sono proprio queste "doti", congiunte allo stile al tempo stesso semplice e delicato, riservato e diretto, con cui eseguiamo il nostro lavoro, garantendo ai nostri amici l'assenza di ogni ulteriore strascico o complicazione, ad assicurare quel che a certi "esperti" sembra inspiegabile: il persistente nostro successo in un mondo ormai pieno di donne disposte "anche" a fare un po' le porche. Beh, con i nostri clienti noi non facciamo "anche" le porche. Facciamo le porche "e basta”. Ecco la piccola ma eccitante "differenza" per la quale siamo ancora così ricercate.

E ora vorrei dire qualche parola in difesa dei miei clienti e sulla natura dei loro rapporti con me. Secondo i non richiesti difensori della mia causa, i miei clienti sarebbero dunque dei disgustosi campioni di maschilismo e di autoritarismo. Posso invece assicurarle che, salvo rare eccezioni che so perfettamente fronteggiare, essi sono di una commovente mitezza, e spesso addirittura di un infantile remissività. Non escludo che in famiglia, con gli amici o sul lavoro essi possano diventare violenti e aggressivi, cioè appunto maschilisti e autoritari. Ma da me si comportano come agnellini: cioè con la misura e la discrezione che dovrebbero caratterizzare tutte quelle relazioni che alcuni chiamano, come ho appreso in questi giorni, "interumane". Sicché a volte mi chiedo se quel che i miei clienti cercano da me non sia appunto e soprattutto questo: l'innocente miraggio di un' infanzia serenamente viziosa.

Trovo poi sciocco definire questi rapporti "mercificati"; non sono forse tali tutti i rapporti professionali, compresi quelli di questi saccenti signori coi loro datori di lavoro: la Tv, la stampa, l'Università? Trovo ingiusto sogghignare sul loro lato ridicolo. Un uomo in pedalini che si sciacqua il pisello prima o dopo una scopata è forse più ridicolo di un sociologo che porta la borsa a un ministro? E infine trovo davvero ridicola la pretesa di condannarli perché "inautentici": Che cosa vi autorizza a credere "inautentico" il desiderio che spinge tanti uomini a cercarmi? La presunta illusorietà del godimento che darò loro? Ma quanti altri godimenti umani non sono ancor più illusori? E più pericolosi? E più funesti?

Un'ultima parola sullo "squallore" di ciò che avverrebbe sul mio letto o nei suoi dintorni. Giorni fa, per meglio impadronirmi di un linguaggio adeguato, al proposito di dire la mia sull'argomento, ho pregato un mio cliente, uno studente, di accompagnarmi a un dibattito sulla "felicità" organizzato da un collettivo di femministe. Che malinconia. M'è venuta una tristezza! Altro che lo squallore delle laconiche scenette che avvengono da me...

Grata dell'ospitalità che mi concede, La saluto, con affetto e ammirazione, la Sua Ornella. Della quale Le piacerà apprendere, spero, che ha una bella chioma rossa, grandi occhi azzurri, una figura più rotondetta che longilinea e tutto il resto a posto.

venerdì 20 maggio 2011

Comunicazione di Servizio

Cari amici e lettori. E' vero, manco sul blog da qualche settimana. Il periodo di lavoro è molto intenso e le energie residue non sono molte. Mancando queste ultime non riesco a dedicarmi al blog come vorrei. Molti di voi aspettano le prossime puntate di Lady Oscar, altri ancora commenti ai film, al teatro e racconti di società. Prometto di fare un recupero in massa di tutto questo. So di avere in agenda già i seguenti post: la settima puntata di Lady Oscar, lo spettacolo teatrale della settimana scorsa e molto altro. Chiedo ancora un pò di pazienza e sarò online come prima! Oggi pomeriggio sarò alla presentazione del libro di Silvietta presso la Mondadori di via Piave a Roma. Per chi volesse aggiungersi mi troverete e "ci" troverete là. Ai prossimi post, allora!

lunedì 25 aprile 2011

La Bella e la Bestia - Teatro Brancaccio

Questa magnifica recensione si deve alla bravura e alla perizia di Pimpulu, già validissimo collaboratore su Lady Oscar ed altrettanto valido critico sugli aspetti teatrali di cui il mio blog di tanto in tanto si occupa. A lui vanno di nuovo i miei ringraziamenti!

Prima di sciorinare la mia eloquenza sull'oggetto dell'argomento che sto per proporvi, devo ringraziare in primis la persona che ospita questo mio post (Ballestrero ovviamente), con il quale condivido una fiorente collaborazione "letterale" oltre ad una reciproca stima e la cui attenzione nei miei riguardi si esprime ogni giorno con un'encomiabile e squisita gentilezza.

Proverò ora a delineare sinteticamente le impressioni che ho avuto nel seguire uno dei musical distinto fra i più riusciti di questa stagione teatrale 2011, "La Bella e La Bestia". Si tratta della rappresentazione in atti del 30° capolavoro disneyano di questa fiaba, uscito nelle sale cinematografiche nel 1991. Pur essendo un uomo, il mio personale livello di attenzione ai particolari mi ha concesso di cogliere, quasi con occhio femminile, tutti quegli aspetti macroscopici e non di questa rappresentazione che sto per dettagliarvi in questo screening fatto ai raggi X. Come in tutte le fiabe, si inizia con la narrazione dei fatti che hanno coinvolto un Principe di una terra lontana il cui aspetto attuale altri non è che la metafora bestiale di chi si lascia ingannare dalle apparenze. A seguire, lo spettacolo apre il primo atto con la frenetica vita di paese in cui si immerge l'altra protagonista della storia, Belle, interpretata da Arianna, il cui nome dovrebbe suggerire qualcosa dato che sulla locandina è l'unica a non avere riportato un cognome. Effettivamente in qualche anfratto della mia memoria fotografica ho un'istantanea che ritrae una ragazzina, di cui custodisco il suo primo singolo "Siamo Forti", su etichetta Diseny Records, uscito in promo edition come supplemento ad un numero di Topolino, in edicola a cavallo tra la fine degli 80 ed inizi anni 90.

Ricordo anche i suoi primi esordi in TV quando, su Raiuno, questa teenager esponeva le schede tecniche dei film Disney che stavano per essere mandati in onda nel ciclo "Cinema Insieme" del giovedÏ sera. In definitiva, Arianna pare essere anche lei una creazione Disney. Uscendo dalla dimensione dei ricordi, da questa scena iniziale si affacciano le prime insidie; infatti, ho notato che "Belle" nonostante abbia indubbie doti vocali, nella recitazione forse deve correggere qualche difettuccio che non passa inosservato in quanto ha la costante tendenza ad emettere, in ciascuna battuta, molto fiato al punto da urlare per il timore che non la sentano in fondo alla sala. Man mano che l'affabularsi della storia prende corpo, si fa più marcata questa sua attitudine con un risultato addirittura peggiore nei passaggi che vanno dai momenti drammatici a quelli più allegri, a discapito di una recitazione incolore, poco emotiva, affrettata e monotona oltre a produrle sonore "steccate" nel canto. In pratica . . . non mi è piaciuta. Altra nota sulla protagonista femminile è che non guarda quasi mai il pubblico, ma il soffitto quello sempre, come se il cielo le suggerisse le parole per mezzo di comunicazioni sacre a noi impercettibili. Tuttavia, si mostra ugualmente disinvolta sulla scena, nel canto e nel suo costume forse troppo fiorato e molto più vicino alla sua presunta cugina Annette delle Alpi svizzere. Entra immediatamente in scena Gaston, il rozzo pretendente di Belle, la cui prestanza fisica e lontana anni luce dal personaggio del film d'animazione. Camminata coatta da ragazzetto di Tor Bella Monaca, pantaloni in pelle che calzavano troppo grandi, il cui tessuto avanzava in più punti dalla vita in giù, stivali da cacciatore con eccesso di zeppa da far invidia al noto gruppo dei "Cugini di campagna", oltre ad essere anche gracile di aspetto. Essendo di natura un primordiale, Gaston tutto sommato risulta un personaggio simpatico già dal cartone. In scena invece, nel tentativo di marcare la sua presunta stazza muscolare, con contrazioni di bicipiti e diversi movimenti ginnici, si è scivolati troppo nell'erotico se si pensa che in queste movenze molto spesso l'attore fa dei movimenti di bacino che simulano di fatto un coito. E' importante sottolineare che lo spettacolo è rivolto ad un pubblico anche di non adulti e anche se oggigiorno i ragazzini sono più svegli di noialtri ormai adulti non si più ostentare una gesticolazione . . come dire . . troppo osé ?!

Anche Gaston possiede ottime proprietà vocali ma deve fare maggiore attenzione perchè ad un certo punto in scena è spuntato fuori un modo di esprimersi dialettalmente e tipicamente romano, sicuramente non previsto da copione . . . . ve la dico la battuta? Ok . . tutto d'un fiato --> "Belle sta a fà tanto aaaa preziosa !!!" . . Orroreeeee !!!. . . ma non per il dialetto romano ma per il contesto in cui erroneamente è sfuggita l'espressione. Parlando della Bestia cosa si può dire . . . che ad esempio non fa paura? Nel film animato questo personaggio trasuda ferocia e timoria non appena la sua bocca emette fiato e versi a metà fra un ruggito ed un ringhio . . . insomma fa reale spavento incutendo timore anche quando poi si approccia a Belle in modo un pò più familiare. Sul palco, la Bestia tenta di essere irascibile ma nonostante urli come fosse isterico proprio non è riuscito ad intimorire la bimbetta di 3 anni che mi era seduta accanto. Inoltre, la Bestia, che nel cartone ha una statura importante oltre ad una relativa possanza fisica assieme ad un aspetto fiero, in scena ritroviamo un attore veramente basso, più del dovuto forse; questo difetto viene accentuato maggiormente dalla maschera voluminosa e cotonatissima che indossa, molto più vicina a quella di un leone che alla bestia che dovrebbe impersonare. Negli Stati Uniti vidi lo stesso spettacolo e sinceramente ricordo per la Bestia una maschera più fedele ai caratteri somatici del personaggio animato. Paradossalmente i personaggi di contorno hanno dato il miglior contributo risultando perfetti nel ruolo in cui si calavano, sotto ogni aspetto, anche rispetto ai protagonisti. In questa versione teatrale alcuni di essi riprendono i loro nomi originali e altri vengono ribattezzati; quindi abbiamo che Tockins l'orologio viene ribattezzato come Din Don, madame Armoire diventa una cassettiera con specchio il cui nome originale è Madame de la Gran Bouche e così anche per Spolverina che riprende il nome di Babette. Al contrario del cartone animato, questi personaggi secondari non sono ancora diventati del tutto oggetti ma la loro metamorfosi E ancora in evoluzione e si lascia intuire che si sarebbe completata al cadere dell'ultimo petalo della rosa incantata, emblema romantico di una malinconica maledizione. Degni di nota sono poi i cambi di scena che sono ben supportati dal palco meccanico del Teatro Brancaccio. Scenografie sfavillanti e frizzanti che, oltre ad essere estremamente curati nei dettagli dal gusto ricercato, trovano la loro massima espressione nella famosissima scena della cena furtivamente organizzata Belle, in total Broadway style, accompagnata dalle note del pezzo arcinoto "Stia con noi". Ottime le soluzioni adottate riguardo ad alcuni costumi, a tutto favore di un'agevolezza nei movimenti sulla scena più semplice e dinamica. Per cui il costume di Mrs. Bric E un abito le cui due maniche riprendono la forma del beccuccio di una teiera, mentre Chicco, la simpatica tazzina, scorazza in scena comodamente trainato dalla madre (Mrs. Bric) per mezzo di un carrellino bar da cui fuoriesce la testa del bambino con indosso un copricapo a forma di tazza che egli interpreta ed il cui corpo viene magistralmente celato dietro una sorta di tendina applicato al mezzo di trasporto stesso. La cassettiera si muove grazie ad alcune rotelle applicate sotto la sua mobilia e Spolverina, alias Babette, indossa un abito a sirena dotato di un voluminoso piumaggio sull'orlo del vestito conferendole la giusta sinuosità nelle movenze e le tipiche fluttuazioni nell' aria di del piumo che è. Altra cosa che non passa inosservata è l'alterazione dei testi originali dei brani che a mio avviso ha spiazzato il pubblico presente, soprattutto quello infantile a cui veniva naturale cantare le canzoni con il popolare adattamento contenuto nel film d'animazione trovandosi quasi mai in linea con quello che stavano ascoltando/vedendo.

Concludo dicendo che sicuramente avevo aspettative maggiori riguardo a questo musical soprattutto perché é stato abbondantemente sostenuto da un advertising system molto accattivante lasciando immaginare di poter assistere ad una rappresentazione di livello qualitativamente alto che comunque ha, ma che soprattutto non trascurasse l'importanza di un casting più attento, in particolare verso il trio di protagonisti Gaston-Belle-Bestia. Mettiamola così, forse non ho capito io che in realtà lo spettacolo era rivolto ad un pubblico infantile ed io forse mi sentivo troppo adulto da sentirmi fuori luogo, al punto di notare tutto quello che ho trascritto in questo post. Chissà poi, per molti che lo hanno visto ed apprezzato più di me, nel momento in cui leggeranno questo "articolo", penseranno che io abbia scritto solo un mucchio di cattiverie.

mercoledì 20 aprile 2011

Lady Oscar - Episodio 6 - La congiura sventata

Ormai sono passati tre anni da quando Maria Antonietta è arrivata alla Corte di Versailles, ma in tutto questo tempo non le è stato ancora concesso di visitare Parigi. Nonostante la nobiltà faccia di tutto per rimandare un simile evento, sconsigliandola di recarsi a Parigi, Maria Antonietta stanca delle continue scuse decide di rivolgersi direttamente al Re per chiedere di poter recarsi insieme al futuro Luigi XVI in città. Permesso che le viene accordato e che la riempie di felicità. Oscar apprende la notizia con felicità e apprensione, che naturalmente sente su di sé la responsabilità di "caposcorta" per il giorno in cui il corteo reale visiterà Parigi. Ed è per questo che qualche giorno prima della visita, Oscar perlustrerà il percorso del corteo accompagnata da André e da Girodelle. Tutti avranno modo di vedere quali siano le reali condizioni di Parigi, immersa in una povertà che alimenta sempre di più i disordini. La sera stessa della perlustrazione, mentre si ritrovano a bere in un osteria, Oscar André e Girodelle notano un ex guardia reale ricevere del denaro dal Duca di Germaine, accendendo il sospetto di un possibile attentato.
Mentre il solito Duca d'Orléans non perde occasione per tramare contro i futuri sovrani, organizzando un attentato contro Maria Antonietta ed il futuro Luigi XVI durante il corteo, facciamo la conoscenza di tre nuovi personaggi che nei prossimi episodi incontreremo spesso con le loro evoluzioni. Si tratta infatti di Jeanne e Rosalie La Morlière, assieme alla loro madre. Dopo avere approfittato di un disordine presso una panetteria, Jeanne ruba del pane e lo porta a casa dalla madre e dalla sorella. Vuole cambiare vita, non ne può più della miseria, ma viene prontamente rimproverata dalla madre che l'accusa di non far nulla tutto il giorno e di non essersi ancora trovata un lavoro. Jeanne scappa e non tornerà a casa, decisa come è di mettere fine ad una vita di stenti. Fermando una carrozza la notte stessa della visita ufficiale degli eredi al trono, troverà una nobildonna disposta a raccoglierla e successivamente ad adottarla, credendo alla storia inventata da Jeanne di essere una discendente dei Balot. Rosalie non riuscirà a trovare più la sorella, ma camminando lungo la strada viene urtata da una carrozza che introdurrà un personaggio chiave per tutta la vicenda: il Conte Hans Axel di Fersen.
Il corteo finalmente entra in città, Maria Antonietta rimane felicissima da tanto entusiasmo e anche il futuro re di Francia, Luigi Filippo, si dimostra molto compiaciuto. Sarà André ad accorgersi di qualcosa che non va lungo il corteo e, memore di quanto visto la sera prima, avverte Oscar di intervenire perché qualcuno lancerà della polvere da sparo per far imbizzarrire i cavalli e provocare un incidente al cocchio reale. Oscar si lancia all'inseguimento dell'attentore, lo raggiunge e dopo un breve duello alla spada lo costringe a confessare. Ma lui preferisce togliersi la vita ingerendo del veleno custodito nel castone del suo anello, per evitare connessioni e dunque conseguenze col duca di Germaine.

Elucubratio

In questo episodio si potrebbero citare molti aspetti. Per primo quello del desiderio di Maria Antonietta di voler conoscere i suoi sudditi, ponendosi un'aspettativa che la Storia avrebbe poi amaramente smentito: quello di diventare una regina amata dal suo popolo. La stessa voce narrante commenta che se si fosse ricordata del calore con cui venne accolta a Parigi da giovane erede al trono, nonostante le condizioni sociali fossero già degradate, si sarebbe evitata la Rivoluzione che di lì a poco più di 20 anni sarebbe scoppiata. Il secondo aspetto è sicuramente l'introduzione del personaggio di Jeanne La Morlière "Balot", che è quello di un personaggio non rassegnato alla vita di stenti che il destino le ha assegnato, ma che percepiamo senza scrupoli pur di riscattare la sua miseria. Già in questo episodio si osserva con quanta rapidità e leggerezza abbandona la madre malata e la sorella per cercare fortuna altrove. Non si farà scrupolo di mentire quando, incontrando la carrozza della Marchesa de Brambery (in realtà, sarebbe la Marchesa de Boulainvilliers), le dirà di aver perduto anche la madre e di essere sola al mondo. La domanda che serpeggia è "il fine giustifica i mezzi"? Stando al personaggio di Jeanne si direbbe di si, come avremo modo di vedere anche nelle prossime puntate. Arrivismo e sete di riscatto che supererà ogni limite quando si arriverà allo scandalo della collana con il Cardinale De Rohan.

Il Manga (a cura di Pimpulu)

Siamo nel 1773 e precisamente nell'8 Giugno, giorno in cui Parigi si preparava a ricevere

la visita ufficiale dei futuri sovrani di Francia.

Il titolo di questo episodio lascia poco all'immaginazione e fa presagire che di li a poco si sarebbe sviluppato un nuovo intrigo; infatti l'indegnità morale del Duca D'Orleans si rifà viva attraverso il suo instancabile impegno ai danni della Corona di Francia.

Intende sabotare il viaggio dei Principi nella capitale francese e lo fa con la complicità del Duca di Germaine.

Inutile ripetere che nel manga, per questa regale occasione, l'autrice non dedica neanche una vignetta, a nessuno dei due esponenti dei rispettivi ducati.

Altro punto di osservazione: nella serie TV, la storia e le vicissitudini delle due sorelle La Morliere vengono enucleate a partire da questo episodio in avanti. Ma come già pre-annunciai nei precendeti post pubblicati con Ballestrero, nel fumetto, in questa finestra storico-temporale Jeannne Valois risulta essere già da molto tempo in casa dalla marchesa di Brambillet ed è tutta intenta ad affinare la sua nobile educazione.

Infine vi faccio notare solo un altra minuzia: sia nella produzione animata che a fumetti

Rosalie incontra Fersen proprio in questa giornata di festa fra le strade di Parigi, campeggiate da mendicanti moribondi per la fame, finendo quasi sotto la sua carrozza.

Tuttavia, nel cartone la ragazza Ë distratta dalle preoccupazioni dei

rincari sempre più incessanti e per questo viene quasi investita dal nobile cocchio mentre, nel manga, ciò accade perchè ella è in preda all'angoscia per un fatto ben più preccupante, ossia il suo licenziamento dal posto di lavoro in locanda.

Curiosità

Nella traduzione dal titolo Giapponese di quest'opera a fumetti, l'autrice romanticamente nasconde in tre rose il virtuoso intreccio di destini in cui i tre coetanei Oscar-Fersen-Mariantonietta si troveranno a vivere nel corso della loro storia.

Il titolo originale "Versailles no bara" vuol dire letteralmente "Le rose di Versailles" e proprio per la metafora che si cela dietro. Altra curiosità a cui vi sottopongo riguarda l'operazione di traslitterazione della lingua madre giapponese, da cui derivano diverse incongruenze in fatto di cognomi per alcuni personaggi.

Quindi Rosalie La Morliere diviene nell'adattamento italiano Lamorielle, Jeanne Valois invece passa come "Balot" e la marchesa di Boulainvillers (dal giapponese Burembirie) viene addatato nella serie TV come "Bramberie" e nel manga Brambillet. Vorrei ricordare, in questa conclusione, che il regista, Osamu Desaki, la cui opera è stata da molti apprezzata ed il cui gusto ricercato emergeva in ogni cosa in cui spendeva la sua energia, si è spento domenica 17 aprile a.c. a Tokyo, all'età di 67 anni. Per me, che amo le tecniche di animazione, è doverso ricordare che a lui si deve l'introduzione negli "anime" di soluzioni registiche innovative come lo split screen e l'uso di fermi immagine su disegni particolarmente curati, da lui stesso definit "cartoline ricordo".

Grazie ancora per aver dato un nome incancellabile alla serie da te curate e che hanno accompagnato la nostra infanzia, oltre all'indiscusso valore conferito all'arte sopraffina del disegno animato d'autore

martedì 12 aprile 2011

Lady Oscar - Episodio 5 - La rivincita della contessa



Lo scontro fra Maria Antonietta e la Contessa Du Barry non accenna a diminuire. Il gioco della differenza di rango permette a Maria Antonietta di continuare ad ignorare la Du Barry, consolidando ancora di più la sua posizione che la porta a non rivolgere la parola ad una donna il cui passato è poco limpido. L'indifferenza della principessa si trasforma nello sfogo isterico della contessa col sovrano Luigi XV, sobillandolo a dovere rimarcandogli la disobbedienza di Maria Antonietta agli ordini della madre Maria Antonietta e dello stesso Re di Francia. Più o meno "saggiamente" è il Duca d'Orlèans che interviene consigliando la Du Barry, ricordandole che Luigi XV è anziano e che prima o poi Maria Antonietta sarà Regina di Francia. Una volta assunto questo ruolo la Du Barry potrebbe anche finire il resto dei suoi giorni in carcere o al patibolo. Luigi XV convoca d'urgenza il Conte De Mercy per dimostrargli il suo disappunto sull'ostinazione di Maria Antonietta a non volere ancora rivolgere la parola alla Du Barry



Subdolamente, la Du Barry cerca di persuadere De Mercy facendogli credere che è stato soltanto grazie alla sua pazienza e all'influenza sul Sovrano che si è evitato uno scandalo. Nel frattempo, durante una battuta di caccia alla volpe, il futuro Luigi XVI rischia di rimanere ucciso da un fucile manomesso che il Duca d'Orlèans aveva fatto preparare. Con Luigi XVI fuori dalla scena e l'appoggio della Du Barry, il suo piano per diventare re di Francia non avrebbe conosciuto più ostacoli. Intanto De Mercy prova nuovamente a convincere Maria Antonietta a parlare con la Du Barry. Nonostante le ovvie resistenze della principessa, quest'ultima comprenderà che parlare con la Du Barry significa conservare l'alleanza tra Francia ed Austria e, di conseguenza, salvaguardare Maria Teresa sua madre in Austria. Maria Antonietta ragiona da futura Regina, si convince di parlare con la Du Barry al fine di evitare il potenziale scoppio di una guerra.






In occasione del Capodanno, dove tutti i nobili di Francia scambiano gli auguri con i sovrani, finalmente la Du Barry riesce a farsi porgere gli auguri da Maria Antonietta, sebbene in modo piuttosto forzato: «Buon Anno Contessa Du Barry. E spero tanto che ora vi riteniate soddisfatta!». Gli auguri vengono accolti dalla Du Barry con una sarcastica risata di soddisfazione, spingendo Maria Antonietta ad allontanarsi dal salone dopo l'umiliazione subita, sia pure per la ragion di Stato. Oscar raggiungerà Maria Antonietta e sarà lei stessa a consolarla, restando ammirata della regalità della principessa e giurandole in cuor suo fedeltà eterna.



Elucubratio



Alla fine Maria Antonietta prende al tempo stesso la decisione più sofferta e più saggia di parlare alla Contessa. In questo episodio comincia a spiccare in modo delineato la tematica dell'intrigo. Non si hanno remore, i personaggi sono disposti a qualunque cosa pure di ottenere i propri scopi. Non ultimo si è anche disposti ad uccidere, pure di soddisfare la propria ansia di potere. Il Duca d'Orléans ne è un esempio. La collaborazione della Du Barry lo è dal lato opposto, accettando un'alleanza corriva col Duca con l'unico scopo di salvare la pelle quando non potrà più contare sulla protezione di Luigi XV una volta morto. Il senso dell'onore e della dignità sono ben illustrati nel personaggio di Maria Antonietta, rispettando dunque il fine educativo che i contenuti della serie trasmettono allo spettatore.



Il Manga (a cura di Pimpulu79)



Nel Capodanno del 1772 vediamo finalmente la conclusione di questo memorabile alterco tra la Contessa Du Barry e la sposa del Delfino di Francia, Maria Antonietta. Siamo cronologicamente a due anni dopo l'arrivo della Principessa austriaca sul suolo francese. Il teatro di posa è lo stesso, Versailles ed in scena abbiamo nuovamente la Du Barry con il Duca D'Orleans la cui presenza, anche qui, è un artifizio utile ai soli fini dello sviluppo della storia da un punto di vista della serie animata.Il motivo conduttore è un nuovo intrigo che deve concretizzarsi nel solito obiettivo (Maria Antonietta deve uscire di scena prima che diventi Regina). Il Duca sa come far leva sulla complicità della Contessa per la riuscita di questo colpo di scena ed infatti, come ha già spiegato il buon Ballestrero, prontamente le illustra il suo infelice destino nel caso sia proprio la Principessa d'Austria a salire sul trono: Il suo potere ora tanto solido quanto stabile sparirebbe all'istante e per lei non ci sarebbe che l'infausto viaggio verso la morte o l'esilio. Nel manga, invece, nel momento stesso in cui la Du Barry viene sorpresa ad inscenare la sua commedia organizzata ai danni della madre di Oscar, sarà Oscar a farla riflettere sulla fragilità del proprio potere albergandosi fra le braccia di un sovrano di 62 anni.Di conseguenza, questo aspetto oggettivamente farebbe della Contessa una persona molto vicina al patibolo.E ancora, nel fumetto, l'ufficiale e vicendevole scambio di auguri fra le regali dame in quel famoso Capodanno, si alloca esattamente prima dell'intrigo acennato poc'anzi.L'ordine secondo cui nel manga si susseguono gli eventi appena enucleati, ci offre una chiave di lettura dei fatti differente rispetto alla serie TV e ci fa comprendere quanto sia stato insaziabile il desiderio della Contessa di pareggiare i conti verso tutti coloro che l'hanno ostacolata in questa vicenda con la futura Regina di Francia; quando Oscar le offre il valido motivo per desistere nei riguardi della persona di Maria Antoietta, rimarcando sul suo instabile potere, vediamo come da qui in avanti questo personaggio si prodighi in frequenti doni verso la sua nemica rivelando il suo aspetto grottesco a sostegno della sua puerile speranza di assicurare ancora a se stessa continuità di protezione di cui il suo stesso potere si alimenta.


Curiosità: la maggior parte delle curiosità che si vengono a conoscenza sugli anime giapponesi sono dovuti alle copiose monografie pubblicate a titolo di complemento delle serie trasmesse in TV. Alcune di queste produzioni raggiungono l'Italia anche attraverso la distribuzione di negozi specializzati, oltre che per mano di appassionati del genere che acquistano direttamente dal Giappone e vengono comunemente indicati come "Roman Album" (o "Art Book"). Questi albi contengono approfondimenti sulla serie in oggetto, immagini originali del cartone e le curiosità legate alla produzione dello stesso anime. Anche a Lady Oscar ne fu dedicato uno che da noi è abbastanza raro ed in cui l'autrice dettaglia un profilo sulla popolare protagonista fornendo persino informazioni peculiari sulla sua fisicità a cui si è ispirata.Ecco a voi le misure corporee di Lady Oscar:


Altezza: 178


cmSeno: 87


cmVita: 63 cm


Fianchi: 90 cm


Peso:58 Kg.