
venerdì 26 febbraio 2010
Incidenti a tavola

venerdì 19 febbraio 2010
Gli argomenti proibiti

Qualcuno ha detto che la conversazione è un'arte e come tale è privilegio di pochi fortunati: tuttavia, anche se non rientriamo nella schiera eletta degli abili conversatori, non per questo dobbiamo trincerarci dietro un assoluto mutismo per timore di fare brutta figura. Per sostenere una buona conversazione, in fondo,bastano un pizzico di buon senso e molta discrezione. Vi sono alcuni argomenti, teniamolo presente, che è bene non costituiscano mai materia di conversazione perché potrebbero provocare discussioni troppo accese, urtare la suscettibilità di qualcuno o annoiare gli interlocutori. Facciamo alcuni esempi:
La Politica
E' un terreno molto pericoloso, nel quale conviene avventurarsi con la massima prudenza e solo se ci si trova fra amici. Ma attenzione: non si cada nella ingenuità di credere che persone che hanno ricevuto la stessa educazione o che si conoscono da molto tempo debbano necessariamente avere le stesse opinioni politiche.
Il lavoro
Le persone che lavorano saranno tanto più apprezzate quanto più saranno capaci di dimenticare la vita d'ufficio nelle ore libere dagli impegni di lavoro. Se due o più colleghi si ritrovano insieme ad altre persone, eviteranno dunque i commenti sul direttore, l'ultimo pettegolezzo sulla segretaria, le allusioni e le spiritosaggini che non possono riuscire che soporifere a chi non ha il piacere di lavorare nel medesimo ufficio.
Il denaro
Chi ne ha molto, è meglio che non ne parli affatto, o verrà facilmente considerato un "arrivato". Chi lo desidera e ne ha poco, rischia di rattristare o di mettere in imbarazzo i presenti, lasciando intravedere i suoi problemi e le sue preoccupazioni. Conclusione: è bene cambiare argomento
Gli animali
Se non si è sicurissimi di trovarsi in presenza di persone amanti degli animali, non si impongano a nessuno le prodezze del proprio cane, le avventure amorose del proprio gatto, i malesseri del proprio pesce rosso. Per molte persone, gli animali sono l'argomento più noioso del mondo.
Le malattie
Non si affligga nessuno con i disturbi del proprio fegato, il morbillo dei bambini, i terribili mali della suocera. Non si facciano mai commenti sull'aspetto degli altri ("Ma che brutta cera!"), né richieste particolareggiate sui loro malanni. Se invece è il nostro interlocutore a descriverci spontaneamente i suoi dolori, bisogna dimostrare un sincero interessamento, evitando sia di prenderlo alla leggera, sia di confermare i suoi timori con un lugubre elenco di malattie concluse tragicamente. E infine non è assolutamente il caso di rispondere a chi ci confida il suo perenne mal di denti: "Pensi che io, invece, sono arrivato alla mia età senza mai andare dal dentista!"
La gastronomia
E' un arte di cui, durante i pasti, è bene non parlarne con troppa insistenza. La padrona / il padrone di casa che elenca i meriti della sua salsa olandese è inopportuna e noiosa, come il padrone di casa che afferma con soddisfazione " Eh si, a casa mia si mangia proprio bene". Dal canto suo, l'invitato non deve paragonare le sogliole che sta mangiando a quelle gustate a Parigi l'anno precedente, e tanto meno descrivere le reazioni che provocano in lui certi cibi indigesti.
Le barzellette
Meritano un discorsino a parte, che tuttavia può essere riassunto in due regole fondamentali. Prima regola: non raccontarle, a meno che non si sia dei veri e propri specialisti in materia. Seconda regola: non sciupare le barzellette altrui.
Il tipo che interrompe la barzelletta altrui con un non richiesto e crudele "La so già" è detestabile: primo, perché mortifica e "smonta" il narratore; secondo, perché anche se uno conosce già la storiella, non è detto che tutti gli altri la conoscano; terzo, perché ci può essere chi, pur conoscendola, l'ascolterebbe volentieri un'altra volta. Meno crudele, ma altrettanto insopportabile, è colui o colei che ride continuamente fuori tempo mostrando di non capire niente e disorientando tanto il narratore quanto l'uditorio.
Perfido, oltre che maleducato, il tipo che alla fine della barzelletta dice "E' finita?" o dimostra con una frase o con un gesto qualsiasi di non aver apprezzato la storiella. Siamo d'accordo che ben poche, tra le barzellette che si sentono raccontare, sono divertenti (non per niente abbiamo elencato come prima regola "non raccontarle"), ma il galateo vuole che anche quando sono scipite, vadano ascoltate con pazienza, buon umore, indulgenza. E' uno dei tanti sacrifici imposti dalla vita di società.
In un unica occasione è lecito interrompere il narratore, o almeno cercare di farlo: quando si ha ragione di credere che la sua barzelletta possa ferire la suscettibilità o il pudore di qualcuno tra i presenti.
lunedì 15 febbraio 2010
Amabili Resti - The lovely bones
«Mi chiamo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo: Susie. Avevo quattordici anni quando sono stata uccisa, il 6 dicembre 1973». Esordisce così, ça va sans dire, questo psichedelico film sospeso tra incanto e realtà, tra thriller e "chi l'ha visto", fra surreale e interregni tra il mondo reale, quello metafisico e gli stati di mezzo.
Non ci avete capito un cazzo di quanto ho detto sopra? Benissimo, vuol dire che avete afferrato - pur senza averlo ancora visto - il senso del film.
Andiamo con ordine: la protagonista del film Susie Salmon (Saoirse Ronan) vive in una tranquilla cittadina di provincia della Pennsilvanya, figlia di un modesto ragioniere di nome Jack (Marc Whalberg) con la passione dei velieri in bottiglia. Non ci vuole molto a capire che, per quanto candida e leggiadra e per nulla maliziosa, viene fatta oggetto delle morbose e omicide attenzioni del tranquillo vicino di casa George Harvey (Stanley Tucci) che, scopriremo in seguito, ha già accoppato diverse povere fanciulle. Come da copione la poveretta, attirata nella trappola dal vicino col tipico: "vieni cara vieni che ti faccio vedere una bella cosa!", viene introdotta con l'inganno dentro una fossa scavata sottoterra e da cui uscirà fuggendo solo con l'anima. Il corpo, massacrato, rimarrà al suo posto finché non verrà sistemato dentro ad una cassaforte, opportunamente frollato, dal premuroso George. Nella sua corsa disperata verso una casa, la sua casa, che è già diventata eterea ed irraggiungibile, si imbatte nella solita outistica drogata, disadattata, dark e punkabbestia che ha il dono di vedere i morti e, alla bisogna, di mettere a disposizione il suo corpo per consentire ai trapassati di trombare post-mortem con gli amori non consumati lasciati sulla Terra. Il tutto comodamente distesi sul rosso cremisi di un velluto che decora il letto dell'alcova nei pressi di una discarica. Quando i genitori intuiscono dalla polizia che la figlia può aver fatto una brutta fine, le reazioni sono diverse: papà rompe tutte le bottiglie con dentro tutti i suoi velieri, mamma lascia marito ed altri due figli per impiegarsi come raccoglitrice di mele golden in una piantagione californiana. A fare le veci giunge nonna Lynn (Susan Sarandon), opportunamente impellicciata, ingioiellata, supertruccata e perennemente attaccata alla sigaretta e al bicchiere di whisky, che prova a mettere ordine nel totale sfacelo creatosi con piglio cinico (adoro!), autoritario (adoro!) e disincantato (adoro! adoro! adoro!). Susie bazzica ancora nel mezzo di un luogo che non è nè Cielo nè Terra. Medita vendetta e vuole che il suo assassino George la paghi per ciò che ha fatto. Come una "forma pensiero" - grazie Cinefilante! - trasmette al padre l'identità dell'assassino, il famoso vicino George. Papà Jack si arma di una mazza da baseball intenzionato a spaccargli la testa. Non ci riesce. Gli eventi si susseguono cavalcando l'assurdo a passi da gigante, consegnando un finale dove la protagonista si congeda augurando al pubblico in sala di poter vivere "una lunga vita" visto che lei, a differenza nostra, è morta a quattordici anni vergine e più incazzata che mai. Il pubblico ricambia l'augurio con una pioggia di romanissimi "mortacci" accompagnati da ruvidi rumori di grattate presso noti amuleti maschili.
Punto positivo: a differenza di The Others, qui la protagonista capisce subito di essere morta. Non come quella poveraccia della Kidman che, chiappe per terra lungo il lugubre corridoio di casa, se ne rende conto sul finale che forse qualcosa era successo col fucile che aveva in mano - "At first I couldn't understand... what that rifle was doing in my hands....".
Punto negativo: il fantasy, mischiato al thriller e ripassato al sapore degli anni '70 tra zampe d'elefante, divani in canapone e borse di juta come zaini di scuola, può abbagliare il nostalgico ma non può ingannare il saggio. Che per forza di cose non può non riconoscere di avere assistito ad un film scialbo e inutile, prima ancora che brutto.
mercoledì 10 febbraio 2010
Il galateo dell'alcol

lunedì 8 febbraio 2010
Per le scale

venerdì 5 febbraio 2010
Minestre e Pasta: come destreggiarsi
giovedì 4 febbraio 2010
Soul Kitchen
Sabato sera non è certo il giorno della settimana ideale per andare al cinema, sia pure al secondo spettacolo. Eppure, dopo un'inaugurazione del negozio di un amico, che ha preso buona parte del tardo pomeriggio, non si poteva non proseguire la serata per andare a vedere questo film i cui trailer erano davvero molto promettenti. In effetti è giusto parlarne all'imperfetto, perché una volta visto ci si è resi conto che in effetti non si trattava di nulla di speciale.lunedì 1 febbraio 2010
In auto: lui e lei
