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giovedì 21 ottobre 2010

Adèle e l'enigma del faraone


Prologo

Mi presento al cinema senza la minima cognizione di quello che sarei andato a vedere. Si è trattato come al solito di uno di quegli inviti cosiddetti “ad aggregazione”, dove cioè non bisogna svolgere alcun ruolo attivo per la scelta del film o della sala, salvo quello di dire “si vengo, dimmi ora e luogo” oppure “mi spiace non ci sarò”. E’ curioso osservare come questo schema, che di solito mi ritrovo ad applicare più per il teatro, stia progressivamente coinvolgendo anche il cinema.L’aggregazione è stata capitanata dal Cinefilante che assieme ad amici comuni ci ha dato convegno al cinema Doria per vedere questo film firmato da Luc Besson.

Svolgimento

La giovane eroina Adèle Blanc-Sec è una specie di Indiana Jones del primo '900 il cui scopo nella vita è quello di guarire sua sorella Agathe che vive oramai in stato catatonico per via di uno spillone per capelli conficcato dietro la nuca e che le trapassa la testa, risultato di un incidente durante una partita di tennis. Assieme al professor Marie-Joseph Esperandieu (laureato in fisca a 16 anni, come ci spiega la voce narrante all'inizio del film) e alle sue straordinarie potenzialità di ridare vita ai morti, tenterà di riportare in vita la mummia del medico personale di un faraone affinchè trovi una cura o un modo per risanare la sorella. Girovagando per l'Egitto, in mezzo a cacciatori di tesori di piramidi, corse rocambolesche per trasportare il sarcofago dal Cairo a Parigi e la nascita di uno pterodattilo che sorvola la città, l'avventurosa e grintosa Adele si ritroverà a barcamenarsi con mummie, etnografi, goffi poliziotti e sgangherati cacciatori. Il tutto condito da pochi effetti speciali e da una storia fantastica che non è fine a sè stessa ma si rende gradevole e dal ritmo ben cadenzato.

Una menzione particolare la meritano i costumi: bellissimi, curatissimi e di grande gusto. Una nota davvero particolare per un film fantastico la cui attenzione di solito dovrebbe rivolgersi all'azione e non alla cura quasi maniacale del dettaglio e dei materiali utilizzati.

7 commenti:

Roccia ha detto...

Da vedere, insomma. ci andrò domani penso, e ti dirò la mia opinione. Intanto grazie.

PS. dovevo andare a vederlo al Doria pure io! Pensa se ci fossimo incrociati nel cinema senza saperlo!

Ballestrero ha detto...

Si Roccia, sicuramente da vedere perché sebbene si tratti sempre di un fumettone, è davvero ben realizzato sotto ogni punto di vista. Fammi sapere quando l'avrai visto che impressione ti ha fatto.
Beh guarda, se fossi venuto al Doria lo stesso giorno in cui sono andato io la possibilità sarebbe stata altissima, perché in sala non saremo state più di venti persone! Però è vero, ci saremmo incrociati senza sapere l'uno dell'altro! I criss-cross blogger, ahahahah!!!!

Roccia ha detto...

Il fatto che abbiate scelto il Doria - che è sempre vuoto proprio perché nessuno sa che esiste... la maggior parte tira dritto verso piazzale degli Eroi senza neanche accorgersi che c'è un cinema proprio alla loro destra; altri, passando per via Andrea Doria vedono l'insegna stile tempio Maya e pensano che sia un negozio di oggetti esotici - l'aver scelto di Doria, dicevo, mi fa intuire che o tu o qualcuno della tua combriccola abitate dalle mie parti :)

PS. Due volte io e il mio compagno siamo stati al Doria e abbiamo visto il film da soli. Tipo pubblicità del diamante. la sala tutta per noi :)

Ballestrero ha detto...

Beh a dirti il vero il Doria lo scegliamo spesso. Nonostante la combriccola, me compreso, sia piuttosto sparpagliata. Io abito a via Cassia, altri amici a Montesacro, altri a Monteverde. Però c'è un punto che sul Doria ci unisce tutti: il dopo cinema si fa esclusivamente da Teresa al "Lapsutinna" di via Giordano Bruno. Chi può resistere alle patate fritte fatte a mano e un bicchiere di Blanche de Namur? Fighissimo che siate stati con la sala tutta per voi! Quasi da proiezione privata :-)

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