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giovedì 1 luglio 2010

Pasteur e L'oro della perla - Teatro Patologico Roma

Il Teatro Patologico con sede a via Cassia 472, presumo coordinato e diretto da Dario D'Ambrosi, ha dato spazio a due rappresentazioni distanziate da pochi minuti una dall'altra.


La prima dal titolo "Pasteur. Studio su due amici differenti" di e con Alessandro Pala, un monologo di un'ora il cui titolo si rifà al nome del romano Liceo Scientifico. Un'ora in cui l'attore, insieme protagonista e voce narrante, ci trasporta indietro a cavallo degli anni '60 e '70, nel pieno delle contestazioni studentesche e dei fenomeni terroristici tipici di quegli anni, rievocando fatti di cronaca vera del tempo. L'adolescenza liceale condivisa col suo compagno di banco. Le strade opposte intraprese da entrambi dopo il diploma, a cavallo tra università, politica militante e partecipazioni attive dell'uno e una divisa indossata dall'altro nella speranza di coltivare nei ranghi militari il suo sogno di sfondare in atletica. Sarà la storia di quegli anni, fino a culminare all'omicidio di Giorgiana Masi, che li farà rincontrare nel bel mezzo dello stesso e su fronti opposti. Per riconoscersi e confrontarsi con uno sguardo.



Storia non particolarmente appassionante ed impostazione recitativa più adatta ad un comizio che al teatro. La mancanza di pathos era quasi totale. Una recitazione volenterosa ma ancora grezza, necessaria della naturale evoluzione che solo prossime rappresentazioni, studio e passione porteranno ad una completezza.



La seconda rappresentazione, "L'ora della Perla" di Alessandro Corazzi, indubbiamente è quella che ha regalato maggiori soddisfazioni sia al sottoscritto che al resto del pubblico. Il protagonista Giulio è un giovane operaio che ha perso il lavoro in fabbrica. Strategie aziendali. O per usare un termine abusato: crisi. Stagliato nella solitudine di un piazzale, intenzionato a suicidarsi dandosi fuoco, attende paziente ma intimamente turbato l'arrivo di fotografi, cameraman e giornalisti per documentare in questo suo atto-denuncia l'impotenza umana di fronte a simili circostanze. Ma non si presenterà nessuno. Solo una giovane ragazza, Carolina, liceale spensierata e con molto tempo libero a disposizione passa per quel piazzale. Leggiadra, delicata, senza ombra di malizia e ricolma di ottimismo cerca un contatto con Giulio. Nella sua disarmante semplicità Carolina chiede a Giulio cosa ha in mente di fare. Più volte Giulio respinge le domande di Carolina, invitandola ad andarsene e ad occuparsi degli affari propri. Ma la genuina semplicità dell'approccio di Carolina fa si che il dialogo sorga




spontaneamente, diventando il fulcro dello spettacolo stesso. Le ragioni di lui e le soluzioni di lei si contrappongono come due specchi riflessi. Al nero pessimismo rappresentato da Giulio, con la caduta di tutti i sogni, i desideri e le speranze risponde l'armonioso e acerbo ottimismo di Carolina con incoraggiamenti semplici, forse melliflui, ma che invitano ad andare avanti. Il dialogo prosegue, la confidenza aumenta e un'amicizia è di li per nascere. E forse qualcosa di più. Succederà? Non lo sveleremo. Perché ciò che davvero conta è il fine morale e le conseguenze filosofiche che accompagnano lo spettatore sia durante che dopo lo spettacolo. La domanda che riecheggia e che non trova risposta è infatti questa: chi dei due vede la vita nella giusta prospettiva? Giulio, con il suo razionale realismo ed un pessimismo cosmico inibitore di qualsiasi riscatto? O Carolina, con la sua spontanea e naturale semplicità che le fa vedere tutto rosa anche quando la speranza sembra essere fuggita? Probabilmente non lo sapremo mai. Ma se la virtù sta nel mezzo, un invito ad equilibrarsi tra queste due sponde è implicito e raccomandabile.

I protagonisti sono stati entrambi all'altezza della regia e del testo affidatigli. Tutto si è mosso in tempi perfetti, la recitazione è stata spontanea ed efficace. Una punta di rabbiosità in meno nell'attore durante le scene drammatiche è consigliabile, anche se questa volta ci pensava il testo a stemperarla per lui. Semplicemente perfetta l'attrice in una parte non facile: rappresentare l'adolescente ingenuità e non scadere nello Zecchino D'Oro non è cosa da tutti.

1 commento:

Il cinefilante ha detto...

Caro Ballestrero ti premio col dardos, che non so nemmeno cos'è... però è un'occasione per fare un po' di show off sulla tua persona...
http://cinefilante.blogspot.com/2010/07/il-premio-dardos.html