CERCA NEL BLOG!

domenica 16 maggio 2010

Gli amori folli - Les Herbes Folles

La soupe à l'onion può provocare danni cerebrali se assunta regolarmente per quasi novant'anni? Questa è la domanda che mi assilla da ieri sera, dopo la visione del film, pensando intensamente al suo regista francese Alain Resnais - quello di Hiroshima mon amour - con questa sua ultima creazione, sorprendentemente premiata a Venezia così come ci ricorda la locandina. La risposta è: può darsi...
Lascio il quesito sospeso, meditativo, certamente non definitivo. Un film diviso tra un primo tempo spropositatamente lento eppure, malgrado tutto, piacevole ed un secondo tempo dove il pedale dell'acceleratore viene spinto a tavoletta sull'onda dell'assurdo. Impagabile è stato il lapidario commento di una colta ed elegante vegliarda all'uscita della sala: «Ma dove erano gli amori folli? C'era solo la follia!». Semplicemente meravigliosa!
L'apertura del film è tra i boulevards di Parigi. Décolleté di vernice scura camminano sicure tra le promenade che portano alle boutique chic della cité. Una femme fascinosa ripresa di spalle dai rossi capelli arruffati si reca ad acquistare le consuete chaussure di Marc Jacobs, ma all'uscita del negozio subito il fattaccio: viene scippata da un voleur sui pattini. Con la borsa, cela va sans dire, prende il volo anche il portafoglio di pelle rossa quasi come i suoi scomposti frisé in testa. Verrà ritrovato dal canuto Georges, maturo monsieur dagli oscuri passati, in terra accanto alla sua voiture. In barba al detto comune che la curiosità è "femme", Georges apprende molte cose della charmant dame scandagliando il portafoglio; la più importante di tutte è che costei possiede un brevetto di pilota di aerei leggeri. Monsiuer Georges inizia a tormentarsi se chiamarla oppure no per avvertirla del ritrovamento, si reca alla polizia ma ci ripensa, torna a casa e si tormenta se farle un coup de fil - telefonata - oppure presentarsi direttamente alla maison di lei, approfittando della consegna per appagare il suo appétit e conoscere di persona l'oggetto del suo désir. Con questa obsession magique andiamo avanti per tutto il primo tempo. Fin quando all'inizio del secondo, dopo che la suddetta signora rouge fatale decide di non opporre più resistenza spingendosi ad incontrarlo. Per tutto il secondo tempo assistiamo al crescendo di questa liaison dangereuse tra i due che culminerà in un grand final che lascia il pubblico interdetto. Per la sua brevità. Ma soprattutto per la sua assurdità.
Credo che se il film meritasse un premio questi sarebbe andato senza dubbio alla scenografia, molto curata fin negli sponsor che vagamente abbiamo potuto intuire (Marc Jacobs, Siemens, Renault, ecc.). Insomma, una storia la cui follia cammina pari passo con la vieillesse del suo regista. Interessante e originale. Ma non sufficientemente coinvolgente.
N'importe, nous nous serons bien aimés, come ci ricorda la dotta citazione di Flaubert inserita casualmente nella proiezione.
Dimenticavo... Vi ho forse detto che il regista è francese? E dire che pensavo si intuisse dalle parole usate nel commento...

Nessun commento: