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giovedì 4 febbraio 2010

Soul Kitchen

Sabato sera non è certo il giorno della settimana ideale per andare al cinema, sia pure al secondo spettacolo. Eppure, dopo un'inaugurazione del negozio di un amico, che ha preso buona parte del tardo pomeriggio, non si poteva non proseguire la serata per andare a vedere questo film i cui trailer erano davvero molto promettenti. In effetti è giusto parlarne all'imperfetto, perché una volta visto ci si è resi conto che in effetti non si trattava di nulla di speciale.
Amburgo ospita un mediocre chef greco, Zinos Kazantsakis, titolare di una tavola calda alla periferia della città, ritrovo affezionato di camionisti, operai, barboni, impiegati che non sanno resistere al gusto delle sue porcherie, tra cui un particolare merluzzo fritto con la panatura che si stacca, battezzando il locale col nome che gli si confà: Soul Kitchen - cibo per l'anima dirà qualcun altro in seguito. Una sera a cena in un ristorante d'Amburgo incontra lo chef ribelle Shayn Weiss, uomo dal temperamento pepato e dai modi gitani, dando il via ad un sodalizio che li porterà a rivoluzionare l'ex padiglione industriale in un locale alla moda. Al povero protagonista ne capitano di tutti i colori, naturalmente. Circondato da una fidanzata un pò mignotta che scappa in Cina con la scusa del lavoro e che se ne torna in compagnia di un altro, da un fratello ladruncolo e avanzo di galera col vizio del gioco, da un ex compagno di classe immobiliarista che non vede l'ora di mettere le mani sul cimicioso locale per demolirlo e lottizzarne il terreno, amici fricchettoni che suonano al suo locale in continuazione. Il tutto aggravato da un ernia del disco che progressivamente gli impedisce di camminare. Non potendosi permettere l'operazione perché sprovvisto di assicurazione medica e di servizio sanitario nazionale, Zinos viene condotto da un aruspice turco che pratica medicina alternativa. Con metodi spicci e strumenti rudimentali, procurandogli un dolore allucinante, riuscirà a raddrizzarne la schiena e a rimetterlo in piedi.
Difficile trovare un senso ad un film la cui trama è molto surreale e sicuramente divertente. Un difetto certo del flm è la sua lentezza. Il ritmo è lento per quasi i tre quarti della durata, salvo imprimere un colpo d'acceleratore sull'ultimo quarto accompagnando un minimo di azione ad una storia probabilmente non originale, ma di certo spiritosa e ben recitata. Tutti gli attori, protagonista compreso, se la cavano molto bene. Inutile dire che il personaggio che conquisterà di più gli spettatori sarà proprio lo chef Shayn: per simpatia, piglio decisionista, modi bruschi e mira d'acciaio (nessuno sa lanciare i coltelli come lui!)

2 commenti:

Lord ha detto...

L'ho ho visto un pauo di sere fa questo film e figurati che non mi ha neanche fatto venire voglia di parlarne sul blog.
Non è brutto, ma non lascia nessun segno. Poi sì, la trama è veramente troppo impepata di situazioni che non c'entrano nulla con la stori e che sembrano messe lì solo per arrivare all'ora e mezza di proiezione.
Rimane un film che parte con lentezza e poi si riprende diventando divertende, ma che uscito dal cinema uno si domanda: "che film siamo andati a vedere?"

Ballestrero ha detto...

Lord il tuo commento fotografa perfettamente il film: non è brutto, ma non lascia nessun segno. Poche parole azzeccate che lo contengono tutto. In una parola: passabile.