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venerdì 26 febbraio 2010

Incidenti a tavola


















Il galateo della tavola non vuole che si sappiano maneggiare piatti e posate con destrezza, ma impone anche siano accuratamente evitati gli incidenti.
In realtà un incidente può capitare a chiunque: ma il commensale provetto saprà trarsi d'impaccio con garbo e disinvoltura. A tutti, per esempio, può accadere di rovesciare qualcosa sulla tovaglia. Se si tratta di un pezzetto di pietanza potete raccoglierlo discretamente e rimetterlo nel piatto, cercando di non dar troppo nell'occhio, ma senza assumere un'aria da cospiratori.
Se si tratta di sale, non fate previsioni sulle terribili disgrazie che il sale rovesciato porta con sé. Se si tratta di vino rosso, non coprite la macchia col sale, illudendovi di neutralizzarla, né date consigli ai padroni di casa su come potrà toglierla in seguito. Limitatevi a chiedere scusa, senza farla tanto lunga.
Quando vi cade a terra una posata, non raccoglietela se è presente una persona di servizio; dovete invece raccoglierla se la persona di servizio non c'è (i padroni di casa solleciti, però, porgeranno subito all'ospite una posata pulita).
Non raccogliete mai il pane. Raccogliete sempre il tovagliolo.
Se addirittura rompete un piatto o un bicchiere, scusatevi con sincero rincrescimento, senza peraltro emettere grida di dolore o mettervi in ginocchio. I padroni di casa, dal canto loro, sappiano nascondere il proprio disappunto e minimizzare l'accaduto.
Se per disgrazia il piatto, la tazza o il bicchiere che avete rotto fanno parte di un servizio prezioso, è bene che alle vostre scuse sincere aggiungiate, il giorno dopo, una telefonata o un biglietto o un mazzo di fiori (a seconda della gravità del danno e del carattere dei padroni di casa). Può capitare di urtare un bicchiere in modo da farlo involontariamente risuonare. Non esclamate "Oh che bel suono! Sentite, sentite...", abbandonandovi a variazioni musicali sui bicchieri vostri o altrui; ma nemmeno profondetevi in scuse per una simile inezia. Basta toccare il bicchiere con un dito per zittirlo.
Se vi sbrodolate, asciugatevi rapidamente, senza gridolini risaioli o drammatici, e cercate di non ripetere l'incidente.
Se dovete soffiarvi il naso fatelo con rapidità, naturalezza e discrezione.
Se vi va qualcosa di traverso, non fate cenni disperati, non alzatevi rovesciando la sedia, non parlate; statevene il più possibile tranquilli e fermi, soffocando tosse e rantoli con la mano davanti alla bocca: sopravviverete di certo. E appena avrete riacquistato la facoltà di parlare, scusatevi. Se trovate il classico capello nella minestra, la classica mosca nel bicchiere, il classico vermiciattolo nella frutta, non lanciate strilli di raccapriccio, non respingete il piatto, ma neppure fate commenti faceti o scene di tenerezza per il baco indifeso. Si elimina rapidamente il corpo estraneo, possibilmente nascondendolo, e si tace eroicamente. Ma se, colmo della disgrazia, sentiamo scricchiolare un sassolino sotto i denti o stiamo per ingoiare un pallino di piombo assieme alla lepre in salmì? Niente tragedie: espelliamoli rapidamente, come si espelle una lisca di pesce o un nocciolo di frutta, deponendoli sul piatto o nel tovagliolo con la massima astuzia e il minimo di pubblicità.

Quello che non si dice a tavola

Prima di tutto devono essere banditi tutti gli argomenti che facilmente possono degenerare in dispute e quelli che si presumono noiosi o scarsamente comprensibili a buona parte dei commensali: la tavola non è la sede adatta per discussione filosofiche, dissertazioni critiche, trattative di affari.
Vano evitati anche i resoconti di malattie, di operazioni, di morti, di funerali; le descrizoni raccapriccianti in genere; le barzellette poco pulite. Proibite sono pure le discussioni tra moglie e marito. Proibito rimproverare il personale di servizio. Proibito sgridare i figli e raccomandare loro continuamente "tieni giù i gomiti, non parlare con la bocca piena, ecc.": queste cose si insegnano prima, durante il pranzo si può intervenire solo quando la situazione si fa disperata. Le reprimende di ogni genere si fanno sempre dopo, quando gli invitati non sono costretti ad assistere alla scena.
Non si fanno neppure apprezzamenti più o meno spiritosi sull'aspetto, il sapore, la qualità dei cibi che vengono serviti, né d'altra parte ci si profonde in lodi davanti a pietanze decisamente mal riuscite. Non si spettegola coi vicini di tavola, ai danni di qualcuno che sta di fronte, o qualcuno posto più in là; non si intavolano lunghe conversazioni con chi sta all'altro capo della tavola; né ci si pencola continuamente avanti e indietro, con scarso gaudio del vicino, per parlare con chi sta due posti più in là.
Se si è invitati non ci si mette a celebrare le lodi di magnifici pranzi gustati in altri tempi: sarebbe lo stesso che fare paragoni spiacevoli con ciò che viene servito in quel momento. Le signore, in particolare, si trattengano dal raccontare come loro cucinano lo stesso piatto ottenendo risultati fantastici.

venerdì 19 febbraio 2010

Gli argomenti proibiti




















Qualcuno ha detto che la conversazione è un'arte e come tale è privilegio di pochi fortunati: tuttavia, anche se non rientriamo nella schiera eletta degli abili conversatori, non per questo dobbiamo trincerarci dietro un assoluto mutismo per timore di fare brutta figura. Per sostenere una buona conversazione, in fondo,bastano un pizzico di buon senso e molta discrezione. Vi sono alcuni argomenti, teniamolo presente, che è bene non costituiscano mai materia di conversazione perché potrebbero provocare discussioni troppo accese, urtare la suscettibilità di qualcuno o annoiare gli interlocutori. Facciamo alcuni esempi:



La Politica


E' un terreno molto pericoloso, nel quale conviene avventurarsi con la massima prudenza e solo se ci si trova fra amici. Ma attenzione: non si cada nella ingenuità di credere che persone che hanno ricevuto la stessa educazione o che si conoscono da molto tempo debbano necessariamente avere le stesse opinioni politiche.


Il lavoro


Le persone che lavorano saranno tanto più apprezzate quanto più saranno capaci di dimenticare la vita d'ufficio nelle ore libere dagli impegni di lavoro. Se due o più colleghi si ritrovano insieme ad altre persone, eviteranno dunque i commenti sul direttore, l'ultimo pettegolezzo sulla segretaria, le allusioni e le spiritosaggini che non possono riuscire che soporifere a chi non ha il piacere di lavorare nel medesimo ufficio.


Il denaro


Chi ne ha molto, è meglio che non ne parli affatto, o verrà facilmente considerato un "arrivato". Chi lo desidera e ne ha poco, rischia di rattristare o di mettere in imbarazzo i presenti, lasciando intravedere i suoi problemi e le sue preoccupazioni. Conclusione: è bene cambiare argomento


Gli animali


Se non si è sicurissimi di trovarsi in presenza di persone amanti degli animali, non si impongano a nessuno le prodezze del proprio cane, le avventure amorose del proprio gatto, i malesseri del proprio pesce rosso. Per molte persone, gli animali sono l'argomento più noioso del mondo.


Le malattie


Non si affligga nessuno con i disturbi del proprio fegato, il morbillo dei bambini, i terribili mali della suocera. Non si facciano mai commenti sull'aspetto degli altri ("Ma che brutta cera!"), né richieste particolareggiate sui loro malanni. Se invece è il nostro interlocutore a descriverci spontaneamente i suoi dolori, bisogna dimostrare un sincero interessamento, evitando sia di prenderlo alla leggera, sia di confermare i suoi timori con un lugubre elenco di malattie concluse tragicamente. E infine non è assolutamente il caso di rispondere a chi ci confida il suo perenne mal di denti: "Pensi che io, invece, sono arrivato alla mia età senza mai andare dal dentista!"


La gastronomia


E' un arte di cui, durante i pasti, è bene non parlarne con troppa insistenza. La padrona / il padrone di casa che elenca i meriti della sua salsa olandese è inopportuna e noiosa, come il padrone di casa che afferma con soddisfazione " Eh si, a casa mia si mangia proprio bene". Dal canto suo, l'invitato non deve paragonare le sogliole che sta mangiando a quelle gustate a Parigi l'anno precedente, e tanto meno descrivere le reazioni che provocano in lui certi cibi indigesti.


Le barzellette


Meritano un discorsino a parte, che tuttavia può essere riassunto in due regole fondamentali. Prima regola: non raccontarle, a meno che non si sia dei veri e propri specialisti in materia. Seconda regola: non sciupare le barzellette altrui.
Il tipo che interrompe la barzelletta altrui con un non richiesto e crudele "La so già" è detestabile: primo, perché mortifica e "smonta" il narratore; secondo, perché anche se uno conosce già la storiella, non è detto che tutti gli altri la conoscano; terzo, perché ci può essere chi, pur conoscendola, l'ascolterebbe volentieri un'altra volta. Meno crudele, ma altrettanto insopportabile, è colui o colei che ride continuamente fuori tempo mostrando di non capire niente e disorientando tanto il narratore quanto l'uditorio.
Perfido, oltre che maleducato, il tipo che alla fine della barzelletta dice "E' finita?" o dimostra con una frase o con un gesto qualsiasi di non aver apprezzato la storiella. Siamo d'accordo che ben poche, tra le barzellette che si sentono raccontare, sono divertenti (non per niente abbiamo elencato come prima regola "non raccontarle"), ma il galateo vuole che anche quando sono scipite, vadano ascoltate con pazienza, buon umore, indulgenza. E' uno dei tanti sacrifici imposti dalla vita di società.
In un unica occasione è lecito interrompere il narratore, o almeno cercare di farlo: quando si ha ragione di credere che la sua barzelletta possa ferire la suscettibilità o il pudore di qualcuno tra i presenti.

lunedì 15 febbraio 2010

Amabili Resti - The lovely bones

«Mi chiamo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo: Susie. Avevo quattordici anni quando sono stata uccisa, il 6 dicembre 1973». Esordisce così, ça va sans dire, questo psichedelico film sospeso tra incanto e realtà, tra thriller e "chi l'ha visto", fra surreale e interregni tra il mondo reale, quello metafisico e gli stati di mezzo.

Non ci avete capito un cazzo di quanto ho detto sopra? Benissimo, vuol dire che avete afferrato - pur senza averlo ancora visto - il senso del film.

Andiamo con ordine: la protagonista del film Susie Salmon (Saoirse Ronan) vive in una tranquilla cittadina di provincia della Pennsilvanya, figlia di un modesto ragioniere di nome Jack (Marc Whalberg) con la passione dei velieri in bottiglia. Non ci vuole molto a capire che, per quanto candida e leggiadra e per nulla maliziosa, viene fatta oggetto delle morbose e omicide attenzioni del tranquillo vicino di casa George Harvey (Stanley Tucci) che, scopriremo in seguito, ha già accoppato diverse povere fanciulle. Come da copione la poveretta, attirata nella trappola dal vicino col tipico: "vieni cara vieni che ti faccio vedere una bella cosa!", viene introdotta con l'inganno dentro una fossa scavata sottoterra e da cui uscirà fuggendo solo con l'anima. Il corpo, massacrato, rimarrà al suo posto finché non verrà sistemato dentro ad una cassaforte, opportunamente frollato, dal premuroso George. Nella sua corsa disperata verso una casa, la sua casa, che è già diventata eterea ed irraggiungibile, si imbatte nella solita outistica drogata, disadattata, dark e punkabbestia che ha il dono di vedere i morti e, alla bisogna, di mettere a disposizione il suo corpo per consentire ai trapassati di trombare post-mortem con gli amori non consumati lasciati sulla Terra. Il tutto comodamente distesi sul rosso cremisi di un velluto che decora il letto dell'alcova nei pressi di una discarica. Quando i genitori intuiscono dalla polizia che la figlia può aver fatto una brutta fine, le reazioni sono diverse: papà rompe tutte le bottiglie con dentro tutti i suoi velieri, mamma lascia marito ed altri due figli per impiegarsi come raccoglitrice di mele golden in una piantagione californiana. A fare le veci giunge nonna Lynn (Susan Sarandon), opportunamente impellicciata, ingioiellata, supertruccata e perennemente attaccata alla sigaretta e al bicchiere di whisky, che prova a mettere ordine nel totale sfacelo creatosi con piglio cinico (adoro!), autoritario (adoro!) e disincantato (adoro! adoro! adoro!). Susie bazzica ancora nel mezzo di un luogo che non è nè Cielo nè Terra. Medita vendetta e vuole che il suo assassino George la paghi per ciò che ha fatto. Come una "forma pensiero" - grazie Cinefilante! - trasmette al padre l'identità dell'assassino, il famoso vicino George. Papà Jack si arma di una mazza da baseball intenzionato a spaccargli la testa. Non ci riesce. Gli eventi si susseguono cavalcando l'assurdo a passi da gigante, consegnando un finale dove la protagonista si congeda augurando al pubblico in sala di poter vivere "una lunga vita" visto che lei, a differenza nostra, è morta a quattordici anni vergine e più incazzata che mai. Il pubblico ricambia l'augurio con una pioggia di romanissimi "mortacci" accompagnati da ruvidi rumori di grattate presso noti amuleti maschili.

Punto positivo: a differenza di The Others, qui la protagonista capisce subito di essere morta. Non come quella poveraccia della Kidman che, chiappe per terra lungo il lugubre corridoio di casa, se ne rende conto sul finale che forse qualcosa era successo col fucile che aveva in mano - "At first I couldn't understand... what that rifle was doing in my hands....".

Punto negativo: il fantasy, mischiato al thriller e ripassato al sapore degli anni '70 tra zampe d'elefante, divani in canapone e borse di juta come zaini di scuola, può abbagliare il nostalgico ma non può ingannare il saggio. Che per forza di cose non può non riconoscere di avere assistito ad un film scialbo e inutile, prima ancora che brutto.

mercoledì 10 febbraio 2010

Il galateo dell'alcol
















Sapersi muovere anche nei contesti alcolici è indubbia prova di gusto e signorilità. Per far questo dobbiamo attenerci a poche e semplici regole, distinguendo tra il luogo in cui si beve e le modalità

A tavola

Il vino - I vini comuni si travasano in brocche o caraffe da tavola, quelli pregiati si lasciano nelle bottiglie originali. Per non offrire agli ospiti lo spettacolo di una lotta a corpo a corpo con il tappo riluttante, la bottiglia si porta a tavola già sturata, possibilmente con l'accortezza di dotare il collo con l'apposito salvagocce oppure, in mancanza, con un tovagliolino bianco avvolto intorno. Non si prende la bottiglia per il collo, ma per il corpo, cercando di non toccare mai l'orlo del bicchiere e di non far cadere gocce di vino sulla tovaglia. I vini bianchi si versano da una certa altezza, quelli rossi no perché possono contenere un deposito che, se viene scosso, si mescola al vino intorpidendolo. Prima di versare il vino agli ospiti, il padrone di casa può eseguire il tradizionale "assaggio". Ne versa un poco nel proprio bicchiere e lo assaggia per verificaere che non vi siano frammenti di sughero o tracce di olio e per sincerarsi che il vino portato in tavola sia proprio quello scelto. Dopo di che si possono servire gli ospiti, tenendo presente una semplice regola di cortesia: per prima si servirà la signora seduta alla destra del padrone di casa, poi quella alla sinistra e via di seguito. In un pranzo normale ogni invitato avrò cura di versare il vino nel bicchiere della vicina. Nessun vino va versato prima che sia stato servito il primo piatto. Se si servono diversi vini, non è necessario togliere il bicchiere del vino bevuto prima; i bicchieri si lasciano sulla tavola fino alla fine del pasto.

Al Ristorante

A chi invita spetta il compito di scegliere il vino, dopo aver chiesto agli altri commensali se hanno preferenze particolari sulla qualità. Il cameriere farà assaggiare il vino a chi lo ha ordinato e, quando ne avrà avuto il parere favorevole, lo servirà. Qualora si tratti di una riunione amicale o famigliare, la scelta sarà collegiale una volta raggiunta un'intesa sul tipo, la qualità e la portata economica della bottiglia. Si evitino narcisismi enologici richiedendo gran riserve quando i commensali non sono raffinati cultori della bevanda. L'effetto, di cattivo gusto, sarebbe pari all'esegeta che discute dei massimi sistemi con l'illetterato, sottoponendolo ad una umiliazione non richiesta.

In salotto

Gli aperitivi - Le bevande più adatte a essere servite come aperitivo sono il bitter, il vermut, lo cherry o il whisky. Alle signore che non bevono alcolici si offrirà una spremuta o altro genere di bevanda analcolica, come centrifugati di frutta o un succo di pomodoro condito con sale pepe e limone. Gli aperitivi si servono prima dei pasti, accompagnati da cubetti di ghiaccio e acqua minerale o seltz. Il padrone di casa porgerà il bicchiere direttamente da mano a mano; la cameriera - se presente - si servirà invece di un vassoio. Non dimenticate che con gli aperitivi è bene offrire qualche salatino, qualora non sia possibile approntare delle pietanze da cocktail come mini porzioni di quiches salate o ciò che la fantasia culinaria suggerisce.

I liquori - Si offrono sempre dopo il caffè, mai prima. Dopo un pranzo, sono più indicati il cognac e i liquori digestivi. Dopo una cena il cognac, il whisky o i liquori dolci. Il cognac si serve in speciali bicchieri panciuti (cosiddetti Napoleon), il whisky in bicchieri alti, non a calice, i liquori dolci e i digestivi in bicchieri piccoli, a calice o semplici. Per nessuna ragione l'invitato educato deve chiedere il bis del caffè e dei liquori.

Nei locali pubblici

Le persone a cui gira molto facilmente la testa non esitino a ordinare un cocktail analcolico, anche se il resto della comitiva trangugia con naturalezza rum e whisky. Le signore che "sopportano" magnificamente l'alcol si moderino nel bere, per una questione di eleganza. Se poi desidera essere affascinante, vi rinunci del tutto: l'alcol fa scintillare lo sguardo, ma anche il naso quando diventa rosso per effetto del bere. Una donna sola non deve mai ordinare alcolici ai bar, a meno che non si senta bene o debba rimettersi da uno spavento...

Come si beve?

- Si beve a piccoli sorsi, senza rovesciare il capo all'indietro, senza schioccare la lingua e senza annusare il contenuto del bicchiere.
- Il bicchiere si prende con la destra (a meno che non si sia mancini) senza afferrarlo e senza sollevare il mignolo, il che è semplice indice di cattivo gusto.
- A tavola ci si asciuga la bocca prima di bere e dopo aver bevuto. Le signore staranno attente a non stampare l'impronta del rossetto sul tovagliolo né sul bicchiere.
- Alzandosi da tavola, non ci si porta dietro il bicchiere, anche se il vino è ottimo.
- Non si alza il bicchiere verso chi ci sta versando da bere, ma lo si lascia fermo al suo posto.
- Se per disgrazia si rovescia un po' di vino sulla tovaglia, ci si scusa brevemente, senza cercare di ovviare con rimedi che sarebbero peggiori del male.
- In un brindisi, non è assolutamente necessario toccare tutti i bicchieri dei commensali, tra tintinii evviva e abbracci. E' sufficiente alzare il bicchiere in un gesto simbolico. Se però qualcuno dei presenti avanza il proprio bicchiere verso il nostro, non ritraiamoci, non fingiamo di non vedere, ma tintinniamo anche noi di buon grado.


lunedì 8 febbraio 2010

Per le scale
















Le scale sono, per così dire, un patrimonio comune che comporta una serie di diritti e di doveri per tutti gli utenti. Quali diritti? Solo uno: quello di passarci per entrare o uscire da casa. Quali doveri? Quello di passarci in modo educato, senza lasciare tracce (né visive, né olfattive, né acustiche). In altre parole:

Cosa non si deve fare

- Non si gettano sulle scale mozziconi di sigarette, pacchetti vuoti, carte di caramelle, sporcizie varie.
- Non si canta, non si fischia, non ci si chiama a voce alta, non si litiga e non si intrattengono conversazioni telefoniche al cellulare, magari ad alta voce.
- Non ci si intrattiene sui pianerottoli a fare conversazione coi fornitori (lattaio, panettiere, ecc.) o con altri inquilini (e si vieta alle proprie persone di servizio di farlo).
- Non si permette ai propri figli di giocare per le scale.
- Non si completa per le scale il proprio abbigliamento.
- Non si sorpassa precipitosamente chi cammina davanti a noi per le scale; o si aspetta con pazienza, oppure si chiede permesso con gentilezza Il più lento, comunque, dovrebbe spontaneamente affrettare il passo o spostarsi per lasciar passare il più svelto, soprattutto lungo i tapis-roulant degli aeroporti, dove qualcuno potrebbe avere molta più fretta di noi e viceversa.

Se l'uomo e la donna sono insieme, l'ordine di precedenza è diverso a seconda che si salga o si scenda. Salendo, l'uomo resterà dietro alla donna, scendendo la precederà : il tutto perché se la dama dovesse incespicare egli possa trarla a salvamento prima che precipiti fin in fondo alle scale.

Che cosa si deve fare

- Si salutano tutte le persone che si incontrano. Alla coinquilina con cui si hanno rapporti di vicinato diremo: "Buongiorno Signora X", se i rapporti non sono strettamente confidenziali. In caso contrario il saluto sarà fatto per nome e SEMPRE, in entrambi i casi, accompagnato da un sorriso. Le signore possono sostituire un cenno della testa al saluto nei confronti dei signori che non conoscono.
- Gli uomini devono cedere sempre il passo alle signore che incontrano o che li raggiungono sulle scale.
- Nell'incontrare una signora per le scale gli uomini dovrebbero togliersi il cappello o almeno toccare l'ala in segno di riguardo (siete avvisati anche voi che indossate berretti da baseball).
- Infine ci si deve ricordare, sempre, che le scale sono di tutti e che la reciproca discrezione e pazienza sono un vantaggio per ciascuno di noi.

venerdì 5 febbraio 2010

Minestre e Pasta: come destreggiarsi
















Le minestre, asciutte o in bordo che siano, non sono certamente piatti speciali: nella maggior parte delle famiglie esse costituiscono, a colazione e a pranzo, il classico primo piatto; sembrerebbe quindi che il modo con cui mangiare le minestre fosse una cosa ovvia e non degna di essere esaminata in particolare. In realtà non è così: anche in questo campo esistono precise regole di galateo che crediamo opportuno farvi conoscere.

La minestra in brodo

La minestra in brodo viene servita nella scodella o piatto fondo. La si prende, naturalmente, col cucchiaio, osservando i semplici accorgimenti già suggeriti la volta scorsa. Se si vogliono raccogliere anche le ultime cucchiaiate di brodo, si può inclinare la scodella verso il centro della tavola. Proibito inclinarla verso di sé. Finita la minestra il cucchiaio si pone nella scodella, perpendicolarmente al bordo della tavola, per facilitare il servizio dei camerieri (o di chi ci sta servendo, se si tratta di un pasto casalingo).

Le minestre in tazza

Brodi, consommé, passati di verdura vengono serviti in tazza: questa si può portare alla bocca direttamente, servendosi di uno solo dei manici, il destro (le tazze da brodo ne hanno generalmente due). Se la tazza è accompagnata dal cucchiaio, questo serve per raccogliere i crostini o la pastina, se ci sono; altrimenti va usato per mescolare il brodo, ma non deve servire per sorbirlo. E' assolutamente scorretto soffiare sulla minestra, se è troppo calda; ciò non significa però che ci si debba scottare la lingua; basta attender un poco, in modo che possa raffreddarsi naturalmente.
Può capitare di vedere qualcuno che mette bocconcini di pane nella minestra, o addirittutra, se è troppo calda o salata, aggiunge dell'acqua: non imitatelo! La minestra si mangia così come ci viene servita, senza aggiungervi niente che non sia il sale se troppo insipida. Se la minestra non fosse di nostro gusto non andrà respinta con sdegno. Si attende piuttosto che il piatto ci venga ritirato dopo averne assaggiata almeno un pò. Starà al buon senso del commensale, se interrogato, di fornire spiegazioni sul rifiuto solo in un contesto famigliare o amicale: in questi casi una giustificazione ineccepibile da chiamare in causa è la pressione sanguigna (alta). Al ristorante, alle cerimonie, non bisogna dare spiegazioni a nessuno.

La pastasciutta

Gli spaghetti e le tagliatelle non si tagliano con il coltello, si arrotolano sulla forchetta e si portano alla bocca senza l'aiuto del cucchiaio. Attenzione a non raccoglierne troppi: fareste un boccone troppo grosso che non entrerebbe tutto in bocca, con conseguente, antiestetica caduta di pezzi di spaghetti nel piatto. Cercate di arrotolare del tutto gli spaghetti sulla forchetta per evitare che rimangano appendici pendenti. Se la manovra non vi riesce alla perfezione (sebbene tale goffaggine è comprensibile solo per uno straniero...) e nonostante ogni sforzo qualche estremità di spaghetto resta a fare capolino, non risucchiatela! Sistematela in bocca con qualche colpo di forchetta aggiuntivo e con molta disinvoltura, senza vergognarvi: se vi guardate in giro, vedrete che gli "artisti" degli spaghetti non sono poi molti. Arrotolando gli spaghetti, cercate di non spruzzare intorno la salsa; se, nonostante tutte le precauzioni, vi capitasse di farne cadere qualche goccia sulla tovaglia, non mostratevi troppo confusi: scusandovi non fareste altro che attirare l'attenzione su un incidente che poteva benissimo passare inosservato.
La pastasciutta di forma diversa (maccheroni, penne, tortellini, conchiglie, lasagne, ecc) si mangia con la sola forchetta, sempre evitando naturalmente di fare bocconi troppo grossi, per non imbrattarsi e fare smorfie.

Il risotto

Il risotto si mangia con la forchetta, non col cucchiaio, anche se è del tipo "morbido". Se scotta, non lo si spande a corona sugli orli del piatto, non lo si mescola e rimescola. Lo si appiana un pochino, rimuovendolo discretamente con la forchetta e si aspetta di poterlo mangiare senza scottarsi la lingua.

I ravioli asciutti

Si mangiano sempre con la forchetta. Se sono ravioloni, di quelli che tengono quasi mezza fondina ognuno,si spezzano con il lato della forchetta, non col coltello.

I cannelloni

Si spezzano e si portano alla bocca con l'aiuto della sola forchetta. Si eviti assolutamente di fare ispezioni all'interno del cannellone per vedere "com'è fatto il ripieno": lo sapremo quando l'avremo in bocca, non prima. Le ispezioni, a tavola, non si devono fare. Tradiscono diffidenza per il cibo che si mangia; diffidenza che potrebbe negativamente influire sull'appetito altrui, oltre che offendere gli eventuali padroni di casa.

giovedì 4 febbraio 2010

Soul Kitchen

Sabato sera non è certo il giorno della settimana ideale per andare al cinema, sia pure al secondo spettacolo. Eppure, dopo un'inaugurazione del negozio di un amico, che ha preso buona parte del tardo pomeriggio, non si poteva non proseguire la serata per andare a vedere questo film i cui trailer erano davvero molto promettenti. In effetti è giusto parlarne all'imperfetto, perché una volta visto ci si è resi conto che in effetti non si trattava di nulla di speciale.
Amburgo ospita un mediocre chef greco, Zinos Kazantsakis, titolare di una tavola calda alla periferia della città, ritrovo affezionato di camionisti, operai, barboni, impiegati che non sanno resistere al gusto delle sue porcherie, tra cui un particolare merluzzo fritto con la panatura che si stacca, battezzando il locale col nome che gli si confà: Soul Kitchen - cibo per l'anima dirà qualcun altro in seguito. Una sera a cena in un ristorante d'Amburgo incontra lo chef ribelle Shayn Weiss, uomo dal temperamento pepato e dai modi gitani, dando il via ad un sodalizio che li porterà a rivoluzionare l'ex padiglione industriale in un locale alla moda. Al povero protagonista ne capitano di tutti i colori, naturalmente. Circondato da una fidanzata un pò mignotta che scappa in Cina con la scusa del lavoro e che se ne torna in compagnia di un altro, da un fratello ladruncolo e avanzo di galera col vizio del gioco, da un ex compagno di classe immobiliarista che non vede l'ora di mettere le mani sul cimicioso locale per demolirlo e lottizzarne il terreno, amici fricchettoni che suonano al suo locale in continuazione. Il tutto aggravato da un ernia del disco che progressivamente gli impedisce di camminare. Non potendosi permettere l'operazione perché sprovvisto di assicurazione medica e di servizio sanitario nazionale, Zinos viene condotto da un aruspice turco che pratica medicina alternativa. Con metodi spicci e strumenti rudimentali, procurandogli un dolore allucinante, riuscirà a raddrizzarne la schiena e a rimetterlo in piedi.
Difficile trovare un senso ad un film la cui trama è molto surreale e sicuramente divertente. Un difetto certo del flm è la sua lentezza. Il ritmo è lento per quasi i tre quarti della durata, salvo imprimere un colpo d'acceleratore sull'ultimo quarto accompagnando un minimo di azione ad una storia probabilmente non originale, ma di certo spiritosa e ben recitata. Tutti gli attori, protagonista compreso, se la cavano molto bene. Inutile dire che il personaggio che conquisterà di più gli spettatori sarà proprio lo chef Shayn: per simpatia, piglio decisionista, modi bruschi e mira d'acciaio (nessuno sa lanciare i coltelli come lui!)

lunedì 1 febbraio 2010

In auto: lui e lei

















La vita convulsa di tutti i giorni ci porta spesso ad avere un rapporto molto spiccio, quasi sbrigativo con l'automobile. Tuttavia, anche se le regole che andremo ad illustrare tra breve dovrebbero osservarsi anche nella quotidianità, sapremo che saranno inderogabili soprattutto in occasioni non relegate nel quotidiano. Andiamo sommariamente ad illustrare le reciproche obbligazioni.

Doveri di lei

1) La signora ospite su una macchina altrui non da' consigli tecnici al guidatore, anche se è lei stessa un'automobilista; non critica i suoi metodi di guida; non lo spinge a sorpassare quando non ne ha voglia, non gli dice continuamente "Oh che spavento! Attento che arriva un camion; oh Dio, ma cosa fa?" eccetera: è il miglior sistema per spingere il guidatore, confuso ed esasperato, a spiaccicarsi contro un muro: lui, la macchina e la sua asfissiante compagna.

2) Non fuma se il proprietario non fuma e se non ci sono posacenere in vista; se i posacenere ci sono può fumare, ma solo dopo averne chiesto il permesso al proprietario.

3) Non pretende di tenere tutti i finestrini ermeticamente chiusi quando lui scoppia dal caldo; né tutti aperti quando lui ha freddo.

4) Non distrae il guidatore con manifestazioni d'affetto, o scene di gelosia, o discussioni troppo accese.

5) Se il suo compagno al volante ha il cattivo gusto, nonostante la sua presenza, di far discussioni col vigile, di litigare con gli altri automobilisti o coi pedoni, la signora non interviene per nessun motivo.

Doveri di lui

1) L'uomo che va in auto a prendere una signora, arrivato davanti al portone, non aspetta in macchina, ma scende e aspetta pazientemente sul marciapiedi. Restare in auto, oltre a suscitare un senso di circospezione, procura un salto di categoria verso il basso da cavaliere a tassista.

2) Aiuta la signora a salire, provvedendo ad aprire e chiudere lo sportello.

3) In macchina si assicura che la signora (o signorina) stia comoda, che non abbia borse o pacchi che le diano impiccio, se desidera il finestrino più o meno aperto o una regolazione dell'aria condizionata in sintonia con le sue richieste. La signora non approfitterà del suo status e della disponibilità dell'uomo e cercherà sempre un intesa riguardo sistemazioni dei sedili, temperatura a bordo e spazio disponibile.

4) Anche se è un asso al volante, non fa lo spericolato per impressionare la sua compagna; non tiene dissertazioni sulle virtù della sua macchina.

5) Per riguardo alla sua compagna, evita di discutere con gli altri automobilisti, anche se ha ragione; non insulta i pedoni e non impreca al traffico in genere.

6) Evita le brusche frenate, non fa partenze da pole position e non svetta su dossi e cuneette per magnificare le prodezze delle sospensioni.

7) Arrivato finalmente a destinazione, l'uomo scende, gira intorno alla macchina, si preoccupa di aiutare la signora a scendere. Se fra gli altri passeggeri ci fosse un altro uomo anche questo, veramente, non dovrebbe rimanere seduto quando una signora scende; ma è chiaro che, se per rispettare questa antica regola, deve disturbare altre signore, è meglio che resti dov'è, contentandosi di sollevarsi un poco dal sedile per salutare la signora che scende: almeno per dimostrare le buone intenzioni.