CERCA NEL BLOG!

domenica 31 gennaio 2010

Oedipus on the top

Certo che riprendere la rubrica teatrale con quanto visto due sere fa al Teatro Vascello non è certamente incoraggiante. Soprattutto per chi scrive. Perché, in tutta onestà, non saprei da che parte cominciare. Siccome si tratta della rivisitazione in chiave post-moderna, post-atomica ed ultra indecente della tragedia di Sofocle "Edipo Re", risparmiamoci la gran fatica di ricordare quanto studiato controvoglia alle scuole medie e andiamo a rileggercela qui.
Avete letto? Bene. Immaginate di non essere a Tebe, ma nel retro di un area industriale sporca, degradata e senza speranza i cui personaggi (Edipo, Giocasta, Creonte eccetera) sono dei barboni, dei senza tetto, degli homeless, dei bum, degli straccioni o scegliete voi il termine che più vi aggrada. Questi barboni non parlano. Il linguaggio non è parlato. Il linguaggio è figurativo. Come tale, i personaggi si esprimono con la sola mimica delle espressione e dei movimenti, accompagnata con dei grugniti. Risparmio lo svolgimento della storia e porrei l'accento su una circostanza che non dovrebbe mai accadere quando in scena sono allestite delle tragedie: renderle, inconsapevolmente, delle esilaranti commedie dell'assurdo. I primi dieci minuti scorrono con l'introduzione di una voce narrante dalle corde vocali estroflesse, segue un fracasso di batteria e chitarra elettrica suonato in diretta e che farà da colonna sonora a tutta la storia, dopodichè vediamo spiegarsi i personaggi che non trovano nulla di meglio da fare che accoppiarsi tra di loro nella piena promiscuità. Poco importa chi capita sotto, Laio non risparmia nessuna/o. Tra scene boccaccesche, sequenze assurde e un agitazione di fondo che portava gli attori anche fuori del palco per girovagare nella platea, non si finisce più di ridere. A crepapelle. Inutile dire che ogni gesto, ogni interpretazione, anche un semplice sguardo era sufficiente a far scattare nel pubblico una battuta salace seguita da risate incontrollabili. Comprese quelle del sottoscritto, imbarazzato ma non più in grado di contenersi, tra l'osservazione degli attori e quanto le orecchie recepivano dal pubblico. Al culmine del pathos, quando il barbone-indovino Tiresia, seduto sopra un copertone, invita Edipo a sedersi sulle sue gambe con un gesto inequivocabile, dal pubblico si ode sommesso un: "mo' so' cazzi tuoi..." che fa ridere me ed i seduti in prima fila fino alle lacrime. Del resto, dopo gli amplessi promiscui, fino a quello di Edipo e Giocasta interpretato dai due attori completamente nudi, ci si poteva davvero aspettare di tutto.
Raccomandatissimo se ci si trova con l'umore sotto le scarpe. Si uscirà inebriati di divertimento. Al Teatro Vascello fino al 7 febbraio.

2 commenti:

Il cinefilante ha detto...

una delle serate più divertenti degli ultimi anni! meno male che è finita in risate convulsive altrimenti non so se il Ballestrero questa me l'avrebbe perdonata....

Ballestrero ha detto...

Credo proprio di no... Questa volta manco col pane del perdono ti saresti salvata. Anche se avrei rivolto il mio sdegno a qualcun altro e tu sai bene chi. In effetti le risate a pioggia hanno compensato parecchio questa oscenità. A proposito... Ma che fine ha fatto la Kustermann? Che sia rimasta cementificata dall'ultimo ritocco?