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giovedì 19 novembre 2009

L'anima del Commercio - Parte III

Penserete oramai che la mia sia diventata una fissazione. In giro come un vecchio e polveroso piedipiatti, alla ricerca dei manichini più strampalati, assurdi, o forse semplicemente osceni. In verità, a differenza delle precedenti puntate, questa foto è stata riesumata dallo scorso anno. Ricordo ancora quando la feci. Ero in macchina, costretto all' immobilità forzata dal traffico. Lo sguardo comincia a cercare distrazioni intorno a me, fino a cadere sulla vetrina in questione dove un particolare non tornava proprio. Si trattava infatti della pupazza centrale. Rimango impressionato. Quelle gambe, tanto magre, troppo magre, rachitiche. No, non sono le calze nere e tutte le leggende metropolitane associate a quel colore e alla sua capacità di "sfinare". Nossignori. Qui la manichina è stata resa intenzionalmente per quello che è: un'anoressica. Premesso che, in linea generale, non concordo con la teoria dell'emulazione che vorrebbe l'essere umano compiere gesti assurdi solo per imitare il suo simile. Se l'individuo compie gesti o fa scelte sciagurate la molla non scatta per l'emulazione finché, naturalmente, le rotelle cerebrali sono a posto. Nel campo della moda, del look, dell'effimero in generale potrei però avere delle riserve ed ammettere che lo spirito di emulazione invece la fa da padrone. Da ragazzino mi ricordo bene le mie compagne di scuola e le giovinette in giro per Roma, incedere con passo sicuro e un pò sgangherato scopiazzando Madonna (la cantante) truccandosi e vestendosi più o meno come lei (per cui giù a coprirsi le mani anzi, la mano, col guanto di pizzo possibilmente bianco, ad appendersi più croci addosso al collo e sulle orecchie come solo un cimitero militare può contenerne, sovrapporre calzini corti su collant, minigonne di jeans cinte borchiate - scusate, mi sono lasciato andare sulla scia dei ricordi).
Riprendo dunque il pensiero: se l'emulazione esercita un potere diabolico quando si tratta di look e abbigliamento, questo manichino anoressico deve proprio esere opera del demonio stesso. In pratica, attraverso di esso, si comunica in maniera eloquente alla sventurata di turno che, se vuole piacere, se vuole entrare in un cappotto taglia 42, se vuole essere "cool", insomma deve raggiungere la consistenza corporea di una bacchetta di Shanghai. Poi ci si stupisce se l'adolescente di turno si ritrova esanime e denutrita in ospedale, mentre stringe tra le mani l'ultimo numero di Diva & Donna. Se la colpa, in questo caso, è equamente distribuita tra un carattere fragile della vittima di turno e la ricerca ossessiva della bellezza in queste forme ai limiti del tribale, non v'è dubbio alcuno invece che espositori a forma di pupazze anoressiche come questa del negozio di via Salaria possano mietere più vittime tra le donne di quanto riuscirebbe a fare un carrarmato in Pakistan. Ragazze, a forma di stecco non piacete a nessuno! Noi siamo golosi e ci piacciono le ragazze fatte "a sfere", come una mia cara amica ama definire se stessa. Esattamente come un suo amico, uomo, l'ha definita.

2 commenti:

marlucche ha detto...

ma che so' io l'amica sferica??? perché in caso la citazione esatta è: 2sei la donna più curvilinea che conosca..." :-)))

Ballestrero ha detto...

ehehehe infatti sei proprio tu. Anche se ricordo distintamente che fosti tu a parlarmi di un tuo amico che ti ha definito così, cioè fatta sulla forma della sfera. Mi ricordo male? :-)))