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sabato 28 novembre 2009

2012

**** SPOILER: IL FILM VIENE RACCONTATO DALL'INIZIO DALLA FINE. PERCHE' NON C'E' NULLA DA TENERE CELATO ***

Per il genere catastrofista pensavo che si fosse ormai dato fondo a qualunque risorsa di fantasia. La fine del mondo è stata vaticinata nelle forme più diverse: con gli alieni cattivi di Indipendence Day, con la Natura matrigna e crudele che ti ghiaccia il culo di The Day After Tomorrow, con i macigni formato gigante di Asteroid. Nel film in questione grandi fette di popolazione terrestre ed enormi porzioni geografiche vengono disintegrate da qualcosa che i Maya, con geniale intuizione, previdero senza ombra di dubbio essendo essi stessi gran scienziati: il forno a microonde. Forse non arrivarono a tanto, fantasticando di una scatola col piatto rotante, ma in linea di principio ci si avvicinarono molto. Il sole del resto ne produce di suo di microonde. Ma quando esagera, potremmo tutti ritrovarci (se la scampiamo...) a sciare ai Caraibi e a ciondolare col pedalò sull'Himalaya. La tragedia segue comunque un suo ordine, ed i fatti si svolgono più o meno così: in una ex miniera di rame in India, conficcata a 4000 metri di profondità, si trova un centro di astrofisica dove gli straccioni scienziati indiani sono costretti al refrigerio immergendo i piedi in capienti secchi riempiti di cubetti di ghiaccio. L'aria condizionata sembra essere un sogno proibito. L'astrofisico al curry Satnam Tsurutani chiama inquieto il suo collega americano al ketchup e color mogano Adrian Helmsley che si precipita a vedere con i suoi occhi un fenomeno assai preoccupante: nella cisterna d'acqua dell'ex miniera puoi anche cuocerci i bucatini per quanto bolle l'acqua. Ora, qualunque persona dotata di buonsenso penserebbe che a 4000 metri sotto terra ed a distanza così ravvicinata con Belzebù, il fuoco è il minimo che puoi trovarci. Ma l'astrofisico al curry mostra le prove: l'acqua per i bucatini si è scaldata per colpa delle microonde sprigionate dalle reazioni atomiche del sole e che nelle prossime ore ridurranno la terra in un enorme rollè di vitella. Scatta subito la battuta che nessuno si aspetterebbe mai: "Bisogna avvertire subito il Presidente!". Affannosa corsa alla Casa Bianca dove un Presidente nero coperto di rughe e con la faccia di Denny Glover è lì ad aspettarti serafico con una sola domanda che gli frulla per la testa: quando devo andare a scegliermi la bara? Parallelamente, nei pizzi dello Yosemite Park si trastulla l'eroe della nostra pellicola: uno scrittorino fallito Jackson Curtis (John Cusack), lasciato dalla moglie perché il suo libro ha venduto solo 460 copie, rimbeccato da un figlio piccolo maschio e stronzo che gli ricorda sempre quanto sia più simpatico il nuovo boyfriend della madre rispetto a lui. Qualche consolazione gliela regala la petulante figlioletta, confortandolo a mitraglia con l'unica battuta che si ricorda: "Ti voglio bene papà! Ti voglio bene papà! Ti voglio bene papà! [...]". Il disprezzato Jackson vuole mostrare alla discendenza quel bel praticello col laghetto all'interno del parco Yosemite dove andava a "campeggiare" (un allusione bella e buona visto che parlava a dei minori) con la loro madre. Sorpresa: il lago è sparito, gli animali son tutti morti e come comitato di benvenuto ci trovano l'esercito al completo che, per un semplice divieto d'accesso, è capace di scagliare addosso ai malcapitati 15 truppe d'assalto, 12 elicotteri, 4 autoblindi e 7 mortai. E' lì che Jackson incontra anche il solito hippy, paranoico e fulminato, che gli dona la rivelazione: il Governo sa ma non lo vuole dire a nessuno. La fine del mondo è vicina! Grattati le palle e corri subito a comprarti un astronave, che qui tra poco finiamo tutti con le chiappe alla piastra. Lì per lì non ci crede, ma poi quando accompagna un rozzo e bieco russo arricchito con i suoi pargoli gemelli, obesi, riccioluti e sudati all'aeroporto, il povero Jackson mangia la foglia: questi stanno dandosela a gambe perché si sono comprati un posto in paradiso. Torna di corsa a casa, prende di forza ex moglie figli e attuale compagno, scatta la fuga disperata in macchina tra le strade di Los Angeles mentre tutto crolla intorno a te, la terra viene a mancarti sotto i piedi, lapilli incandescenti lambiscono le ruote ed interi viadotti di autostrade ti crollano sulle corna. Giunti all'aeroporto scappano con un biplano turboelica che l'amante della moglie sa guidare benissimo (e qui lascio spazio a tutta la retorica di cui sono capace, perché sembra essere considerata una capacità scontata che ogni americano sa pilotare un aereo quanto un Italiano di cantare l'Opera). Volano via mentre il mondo gli casca in testa, ma Jackson ricorda che l'hippy fulminato gli rivelò che da qualche parte nel mondo stavano costruendo le modernissime arche di Noè che avrebbero messo in salvo umani paganti (biglietto ad 1 miliardo di Euro a persona, poi si lagnano del low-cost...) ed animali gratis. "Presto! Corriamo alle navi! Lesti! Ma dove stanno? Come...? In Cina... ? E vabbé andiamo in Ciina! Presto! Lesti!" Qui però il messaggio è chiaro: occidentali, nella manifattura non valete un cazzo! Solo i Cinesi sono in grado di costruirti in pochi mesi 7 arche di Noé a forma di ferro da stiro e grandi ognuna come l'intera isola di Manhattan. I nostri sfigati giungono nei pressi della Grande Muraglia grazie ad un aereo cargo messo a disposizione dal mafioso russo, proprietario dei gemelli obesi di cui sopra, orgoglioso che quel vecchio rottame fosse di fabbricazione russa. A bordo dell'avio-cargo Antonov carica di auto di gran lusso che il laido moscovita si era portato come necessaire da tutti i giorni, la sgangherata combriccola fa un atterraggio di emergenza sull'Himalaya che non si aspettavano di trovare così lontano, visto che l'asse terrestre si è spostato di parecchi gradi. Risultato? Non basta la benzina e sono costretti ad atterrare sulla neve, sbucando fuori dal retro dell'aeroplano in atterraggio a bordo di una Bentley mentre il pilota, russo anch'esso e rimasto solo a pilotare lo scassone, riesce a frenare sul classico picco sopra il dirupo. Grandi bestemmie di ringraziamento in cirillico per aver salvato la buccia, ma durerà poco. La roccia cede pochi secondi dopo sotto il peso dell'aereo, schiantandosi col russo che fino a poco prima rideva giù in un crepaccio. Gli improvvisati occupanti della Bentley, cioè Jackson l'ex moglie i figli il boyfriend il russo coi gemelli obesi al seguito e la sua sgualdrina col cagnolino in braccio -caspita quanto posto nella Bentley! Domani me la compro pure io!- escono intonsi dall'auto e passeggiando per i ghiacci vengono raccolti dagli elicotteri dell'esercito cinese che senza batter ciglio gli chiedono subito se hanno il biglietto per l'arca della salvezza. Il laido russo, sniffando protervia da ogni poro, mostra quello valevole per sé ed i suoi figli obesi. La sgualdrina russa di 40 anni più giovane e la famigliola americana "allargata", per lui, possono anche sprofondare in mezzo alla neve. Il russo e gli obesi salgono a bordo dell'elicottero. Loro restano lì. Ma la fortuna vuole che un monaco tibetano col suo scassato furgone passi da quelle parti e li raccatti. La mafia funziona sempre, non vi dico quella cinese, che riesce a far imbarcare dalla stiva tutti quanti su una di queste arche di Noè e dove riescono pure a fare il guaio. Passando dal ponte levatoio della nave, infatti, gli casca un cavo che va negli ingranaggi e che non fa chiudere il portellone. Se il portellone non si chiude, il motore non si accende. Se il motore non si accende, quando arriva lo tsunami alto 1500 metri son cazzi per tutti. Il motore NON si accende, lo tsunami ARRIVA, l'arca sabotata dai clandestini rischia di andare a schiantarsi addosso all'Everest. L'eroico scrittorucolo decide di rimediare al danno e si tuffa dentro gli ingranaggi pieni d'acqua che filtrava dal portellone semi aperto, per rimuovere il cavo che lui stesso aveva fatto cascare. Ci riesce, il motore parte, macchine indietro tutta, rotta verso la felicità. All'alba del nuovo giorno e a casino terminato i superstiti riazzerano il tempo terrestre facendolo partire dall'inizio e puntando la prua verso il capo di buona speranza.
Ecco ve l'ho raccontato tutto, con mio sommo spregio del pericolo ma vi avevo avvisato ad inizio post.
In sintesi: per gli effetti speciali è sicuramente un film da vedere. La catastrofe l'appaga in pieno e fornisce davvero molte soddisfazioni. La trama è un orpello che a tratti può anche essere irritante, ma che diventa superabile godendosi il film con gli occhi e tenendo le dita ben piantate nelle orecchie. Il pubblico avanti con gli anni in sala ha assistito alla proiezione provando sinistri presagi sul poco tempo rimasto a loro disposizione...

giovedì 19 novembre 2009

L'anima del Commercio - Parte III

Penserete oramai che la mia sia diventata una fissazione. In giro come un vecchio e polveroso piedipiatti, alla ricerca dei manichini più strampalati, assurdi, o forse semplicemente osceni. In verità, a differenza delle precedenti puntate, questa foto è stata riesumata dallo scorso anno. Ricordo ancora quando la feci. Ero in macchina, costretto all' immobilità forzata dal traffico. Lo sguardo comincia a cercare distrazioni intorno a me, fino a cadere sulla vetrina in questione dove un particolare non tornava proprio. Si trattava infatti della pupazza centrale. Rimango impressionato. Quelle gambe, tanto magre, troppo magre, rachitiche. No, non sono le calze nere e tutte le leggende metropolitane associate a quel colore e alla sua capacità di "sfinare". Nossignori. Qui la manichina è stata resa intenzionalmente per quello che è: un'anoressica. Premesso che, in linea generale, non concordo con la teoria dell'emulazione che vorrebbe l'essere umano compiere gesti assurdi solo per imitare il suo simile. Se l'individuo compie gesti o fa scelte sciagurate la molla non scatta per l'emulazione finché, naturalmente, le rotelle cerebrali sono a posto. Nel campo della moda, del look, dell'effimero in generale potrei però avere delle riserve ed ammettere che lo spirito di emulazione invece la fa da padrone. Da ragazzino mi ricordo bene le mie compagne di scuola e le giovinette in giro per Roma, incedere con passo sicuro e un pò sgangherato scopiazzando Madonna (la cantante) truccandosi e vestendosi più o meno come lei (per cui giù a coprirsi le mani anzi, la mano, col guanto di pizzo possibilmente bianco, ad appendersi più croci addosso al collo e sulle orecchie come solo un cimitero militare può contenerne, sovrapporre calzini corti su collant, minigonne di jeans cinte borchiate - scusate, mi sono lasciato andare sulla scia dei ricordi).
Riprendo dunque il pensiero: se l'emulazione esercita un potere diabolico quando si tratta di look e abbigliamento, questo manichino anoressico deve proprio esere opera del demonio stesso. In pratica, attraverso di esso, si comunica in maniera eloquente alla sventurata di turno che, se vuole piacere, se vuole entrare in un cappotto taglia 42, se vuole essere "cool", insomma deve raggiungere la consistenza corporea di una bacchetta di Shanghai. Poi ci si stupisce se l'adolescente di turno si ritrova esanime e denutrita in ospedale, mentre stringe tra le mani l'ultimo numero di Diva & Donna. Se la colpa, in questo caso, è equamente distribuita tra un carattere fragile della vittima di turno e la ricerca ossessiva della bellezza in queste forme ai limiti del tribale, non v'è dubbio alcuno invece che espositori a forma di pupazze anoressiche come questa del negozio di via Salaria possano mietere più vittime tra le donne di quanto riuscirebbe a fare un carrarmato in Pakistan. Ragazze, a forma di stecco non piacete a nessuno! Noi siamo golosi e ci piacciono le ragazze fatte "a sfere", come una mia cara amica ama definire se stessa. Esattamente come un suo amico, uomo, l'ha definita.

martedì 17 novembre 2009

L'anima del Commercio - parte II

Se pensavate che tutto finisse alla manichina del post precedente, vi sbagliavate. Grazie alla perizia e allo spirito investigativo dell'amica Cinefilante adesso possiamo contare, nel generale panorama di squallore umano, anche sulla manichina bocciuta. Dopo la manichina in posa osè, non poteva mancare anche quella maggiorata. Difatti eccola qua, che mette in mostra tanta grazia in poliuretano espanso soffocata da un giacchino di molte misure inferiore alle dotazioni. Sarà scontato pensare che questo manichino, ripreso nella posa più tipica del bagascione sguaiato, possa mostrare abitucci dozzinali per un negozio di qualche perifieria degradata. Ebbene no. Questo pupazzo ha travalicato i confini cittadini per andare a collocarsi in quei luoghi più confacenti allo spirito provinciale: la pupazza è domiciliata in Avezzano. Ci troviamo nuovamente di fronte all'ennesimo scacco della provincia sulla città. L'opulenza, rappresentata indirettamente dalle tornite bocce della mannequin, trova il suo habitat naturale nei contesti semi rurali piuttosto che nelle caotiche e soffocate città. Dallo sfondo che spicca dietro le sue spalle intuisco esserci una bancarella allestita piuttosto di un vero e proprio negozio. Se così fosse, la scelta di questo attrezzo espositivo a forma di donna è quanto di più geniale si possa trovare. Riuscirà infatti tanta plastica a distogliere l'attenzione del padre annoiato che tiene l'orecchio incollato alla radiolina coi risultati delle partite, strappandogli un sussulto di erotismo offerta gratuitamente da un essere inanimato ma con la 7° di reggiseno? Signori all'ascolto, interrogatevi...

giovedì 12 novembre 2009

Temporary out of order

Mi accorgo solo ora di quanto ho dimenticato il mio povero blog. In realtà non è un accorgersi improvvisato... E' da un mese che le cose da fare sono aumentate ed io non trovo le energie per dedicarmici come dovrei. Voglio dunque rassicurare i miei pochi ma fedelissimi lettori che tra poco riprenderò le mie pubblicazioni, possibilmente con una frequenza maggiore. Con la promessa di allargare anche i campi di trattazione per poter abbracciare più argomenti da discutere anche con voi. Trovo che l'immagine qui accanto mostri bene, come uno specchio dai contorni sfumati, il momento di stagnazione intellettuale che sto passando. Ma non preoccupatevi. Ballestrero torna sempre su questi schermi! Senza annoiarvi coi "consigli per gli acquisti".