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lunedì 19 ottobre 2009

L'anima del Commercio

Dicono che la pubblicità sia appunto "l'anima del commercio". E negli anni si può dire che siamo stati abituati un pò a tutto. Dalle sobrie e gentili storielle di Carosello, alle già leggendarie pubblicità degli anni '80, come quella dei rubinetti Fratelli Zucchetti. Ve la ricordate? "Si chiama Zucchetti... la libertà, di fare con l'acqua tutto quel che ti va!", un'immagine che da sola basta a fotografare lo stile «Milano da bere» che in quegli anni imperversava. Siamo riusciti anche a passare indenni sulle vetrine degli anni '90, quelle dove facevano capolino le vite basse e le misure ridotte per scoprire un pò. Ma l'uomo si sa, non conosce limiti alla sua creatività. E non si pone nemmeno limiti se, per alimentare la fantasia, debba andare a scavare nel torbido o trarre ispirazione dagli istinti più beceri. Questa fantasia tramutata in amara realtà può sorprenderti all'improvviso, senza premeditazione e colpire il pubblico quando è impegnato a sbrigare distrattamente una faccenda banale come quella di recarsi dal fornaio a comprare il pane. Questo è ciò che accaduto al sottoscritto, una settimana fa, quando si è imbattuto in questo coso. Ripresomi da un misto di stupore e di allegro ribrezzo, non mi sono perso d'animo e l'ho fotografato col cellulare:


Che cos'è? O Signur! Ma un manichino ragazzi! Un manichino di una ragazza che in posa sconcia, forse più per l'abito che la rende tale che per altro, ti ammicca e ti tenta ad entrare in un negozietto di stracci in fibra di ryon, dove forse una ragazza non troverà l'abito dei suoi sogni, ma sicuramente l'uomo che l'acco
mpagna troverà una fellatio garantita. Eh già, perchè se non lo avete ancora intuito dalla posa, il cordiale manichino sembra proporre proprio quella al posto del dozzinale abituccio, messo su giusto per non rischiare una multa per oltraggio al pudore.
Mi sembra doveroso fornire a questo punto uno scatto più ravvicinato che non può dar adito a fraintesi:



Quando un'immagine val più di mille parole. Per un momento mi è passata davanti agli occhi, come una pellicola ad avanzamento veloce, un film d'immaginazione in cui vedevo coatte coppiette adolescenti di periferia fermarsi davanti a questo manichino ed esclamare:

«Amò! Amò [amore per i non romani..ndr], che disci? Er viola va ancora? Ce penzi che figata quanno quee stronze d'aamiche mie mo o vedono? Scioé seconno me sc'ianno proprio da rosicà! »

«Amò! Amò! Mo je chiedo se me venneno [vendono] 'sto manichino, troppo figaa, co' sta faccia da bo"ch#!in@raa!!»

Ripresomi subito da un simile shock ho affrettato il passo e mi sono allontanato dalla vetrina, nella paura che il Cielo potesse tramutare in realtà questo dialogo immaginifico partorito dalla mia fantasia, costringendomi ad un reale contatto plebeo cui volentieri rinuncio.

L'unica cosa davvero spiacevole è quella di non poter pubblicare, per ragioni di eleganza, la risposta dell'amica Cinefilante al mio mms con la foto del manichino in oggetto. Raramente si sono toccati così alti vertici di ilarità! Con buona pace del buon gusto, è vero. Ma ragazzi, che risate!

giovedì 1 ottobre 2009

Prove Generali - Teatro Sistina

Come potevo perdermi la visione di questo spettacolo? Quando il Cinefilante pochi giorni fa mi ha esteso l'invito da parte di una amica in comune non potevo certamente rinunciare. Siamo infatti ai limiti della sfida quando il Sistina viene aperto per mettere in azione uno spettacolo composto da ventuno attori non professionisti. Ancora più sensazionale era l'età dei protagonisti: tutti compresi tra i 7 e i 9 anni! Prendeteli tutti e 21 quanti erano e fateli mettere in scena le prove generali di "Biancaneve e i Sette Nani" e lasciate che i loro talento e la bravura di chi li dirige faccia il resto. Uno spettacolo di rara bellezza, curato nei minimi particolari e congeniato nel pieno rispetto delle capacità di tutti i bambini. Pur dimostrando una bravura da professionisti, il particolare più commovente è che nessuno sia sul palco che off-stage ha perso un grammo dell'innocenza della loro età, rendendo anche le piccole e inevitabili gaffe, sia pure rare, dei momenti di una tenerezza molto delicata soprattutto negli scambi di suggerimenti vicendevoli quando qualcuno non si ricordava la propria battuta. Uno spettacolo oltre lo spettacolo, uno spaccato di bravura lealtà e grazia che si rifletteva sia in scena che dietro le quinte. L'unica nota, davvero dolente, è che la serata era unica e non prevedeva repliche. Si sottrae alla visione del pubblico uno spettacolo cui molti adulti dovrebbero assistere e prendere esempio prima di lanciarsi negli scivolosi meandri della sperimentazione.