CERCA NEL BLOG!

sabato 20 giugno 2009

Cronache Smeralde - Griffe, Digitali e Ciabattoni

Con questo post le "cronache smeralde" giungono al termine. Ho trovato perciò giusto celebrare l'epilogo scrivendolo non più dal portico di casa (che fa molto Ennio Flaiano o Dacia Maraini quando scrivevano come forsennati con la macchina da scrivere nelle loro ville a Sabaudia), ma dal dehors del Prince Cafè di Porto Cervo, comodamente adagiato sui bianchi divani oversize. Il coctkail è arrivato proprio adesso - so che una mia frequente lettrice, amica e blogger mi lancerà una valanga di insulti per una simile rivelazione.

L'ispirazione di scrivere da qui l'ho avuta nel tardo pomeriggio, quando dal ritorno dal mare mi sono portato nella cittadina per servirmi di un bancomat che scoprirò essere fuori servizio. Tanta seccatura però non ha reso vana la discesa in città. Nell'orario compreso tra le 19 e le 20 passeggiare per Porto Cervo riserva delle sorprese impagabili per quel tesoro inestimabile di fauna ominide che si rivela davanti ai tuoi occhi a profusione. Protagonisti incontrastati di questo magico orario sono i ciabattoni, ossia quelle forme umane generalmente strutturate in coppia o in agglomerato famgiliare, come uno sgangherato esercito senza ranghi e senza mostrine, ma dotato di un armamentario bellico ben nutrito: macchina fotografica digitale e videocamera. Vestiti di tutto punto, anche se con gusto discutibile, calzano solo ciabatte scomode, rumorose e con tendenza allo strascicamento lungo il selciato. Riconoscibilissimi non solo da questi segni distintivi, ma specialmente dalla loro abilità a farsi fotografare davanti ogni negozio dal nome altisonante. Una buzzicona in ciabatte, con pantaloni neri alla pescatora attillati e una vistosa quanto oscena borsa da cui pendevano mille specchietti, sorride estasiata accanto alla vetrina di Malo mentre si fa fotografare dal suo fidanzato extralarge, malgrado il ferro di cavallo in bocca per raddrizzargli la dentatura riflettesse intemerato la luce del flash. Una giovane coppia con due bambini e 16 ciabatte (due a testa più quattro per il passeggino) indugia di fronte a un laccatissimo negozio di abbigliamento per bambini, questionando sui massimi sistemi del perché un golfino di cotone debba costare così tanto, quasi fosse fatto d'oro, ma non rinunciano alla foto ricordo davanti alla vetrina patinata. Una coppia matura, con poca dimestichezza di elettronica e assai meno di macchinette usa e getta, discute animatamente sull'angolazione di ripresa affinché sullo sfondo si potessero vedere quanti più negozi d'alto lignaggio possibile. Altri arrivano persino a posare nell'atto di varcare la soglia, per farsi immortalare nell'atto di uno shopping che non possono permettersi e che non faranno mai.

Ecco quindi che la foto, o la ripresa video opportunamente fermata al momento giusto, va a celebrare in pieno il dettato del "vorrei ma non posso". Siccome questa figura retorica spiega sé stessa senza bisogno di aggiungere, ci si domanda proprio questo: se lo shopping di alto livello non è alla propria portata, che senso ha autoinfliggersi l'umiliazione facendosi fotografare o addirittura riprendere davanti alle vetrine di Gucci, Hermes, De Crisogono e via elencando? Forse la domanda è anche malposta, perché obiettivamente non dovrebbe essere motivo di umiliazione o vergogna non potersi permettere questo genere di articoli. E' vergognoso piuttosto che si possa pensare il contrario. Ma se sono lì a farsi fotografare e riprendere, evidentemente la sottile linea rossa che divide dignità e miseria non deve essere molto ben delineata. Su questo finale lascio che discenda qualche brillantino del vestito a sottoveste ricolmo di lustrini di Valeria Marini che, in questo momento è passata sopra di me salendo la scala alle mie spalle, facendosi precedere dalla sua irritante voce spocchiosa che berciava contro il suo accompagnatore eunuco.

2 commenti:

marlucche ha detto...

notevole.... che altro posso dire....

Simona ha detto...

Mentre ti leggevo inesorabilmente mi veniva in mente Carrie Bradshaw e il suo portatile in giro per new york.
Cronache divertentissime e dissacranti come sempre .