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domenica 1 febbraio 2009

Valkyrie

Premetto che il sottoscritto ed i film a tema bellico hanno ben poco da spartire. Non certo per un antimilitarismo che non mi appartiene, molto più semplicemente li ho sempre trovati noiosi. Ammetto storie e sceneggiature a sé stanti inserite in un contesto militare dove quest'ultimo si limita a fare da contorno. Ma nel caso di Valkirye, l'ultima prodezza del prode scientologista Tom Cruise, bisogna essere davvero appassionati della materia. Il film si apre in Africa, sul finire del 1940, in piena II guerra mondiale, dove il fiero Colonnello Claus Von Stauffenberg (Tom Cruise) - tetesco di Germania, come direbbe il buon Paolo Villaggio -  discute col suo Generale sull'opportunità di proseguire un'inutile campagna militare che si preannuncia fallimentare. Nemmeno il tempo di rigirare sui tacchi che la prode armata viene assalita a colpi di bombe e mitragliatrici da una flotta aerea che non risparmia nessuno, tranne naturalmente Von Stauffenberg. Il Colonnello avrebbe preferito rimetterci la buccia, perché fa rientro in patria gravemente menomato: perde una mano, butta via l'occhio sinistro e della mano destra rimangono solo tre dita. Una volta a casa, insieme ad un gruppo di alti ufficiali dell'esercito Nazista, prende parte ad un progetto ardimentoso: assassinare il Führer Hitler e sostituire il Reich con un governo militare, in attesa di giorni migliori. Gli ufficiali "traditori" di Hitler mandano Von Stauffenberg nel bunker di Hitler nel bel mezzo della Foresta Nera, accreditandolo come grande eroe di guerra, quindi al di sopra di ogni sospetto. L'intenzione è quella di far saltare in aria in Hitler con tutti i suoi fedelissimi, piazzandogli una valigetta piena di tritolo sotto le chiappe, durante una riunione dello Stato Maggiore. Come un piazzista di enciclopedie Stauffenberg giunge a pochi metri dal Führer, posa la valigia imbottita di esplosivo sotto il tavolo, riceve la fatidica telefonata e zac! se la svigna con malcelato garbo. Grande botto dietro le spalle del Colonnello, che fugge alla chetichella verso Berlino per organizzare la presa del Reich attraverso l'armata di riserva pronta ad occupare la città e a fare fuori i capataz del regime, facendo scattare appunto "l'operazione Valkirya". Peccato, l'erba cattiva non muore mai. Una inquietante telefonata ricevuta da Goebbles ci fa capire che non solo il paradiso, ma anche l'inferno può attendere. Il soggetto è basato su un fatto storico vero, probabilmente organizzato e gestito in modo rozzo, ansioso e grossolano. Non mi addentro nella dinamica storica del gesto e del suo inquadramento nel generale panorama di morte e violenza della II guerra mondiale. Lascio alla dotta penna di Alessandro, grande appassionato di  Storia Politica e Militare, nonché grande esperto di armamenti e pozioni, il piacere di raccontarci il contesto bellico in cui questo film è ambientato e da cui è stata tratta la sceneggiatura.

2 commenti:

Il cinefilante ha detto...

senza nulla togliere alla tua gustosa recensione, condita qua e là dai soliti succosi epiteti dissacranti... dico che in effetti non sarebbe male avere l'opinione dell'"esperto"....

Ballestrero ha detto...

E' possibile leggere l'opinione dell'esperto scritta oggi fresca fresca!