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sabato 28 febbraio 2009

Pleasantville

Ce n'è voluto di tempo affinché ritrovassi questo splendido film, di cui conservavo soltanto pochi fotogrammi visti in televisione molti anni fa ma di cui custodisco intatte le belle emozioni che ha procurato. Buona grazia della Rete, che non solo me lo ho fatto trovare in qualità sublime, ma anche in italiano. Chi mi legge sa che di solito colloco promozioni o bocciature al termine del commento al film. Stavolta inverto l'ordine dei fattori e mi affretto subito a promuovere questa meravigliosa creazione a cavallo tra fantasia e realtà, che affonda però le sue radici su basi oggettive palpabili, quali il contesto storico, quello sociale e famigliare, quello comunitario, quello sentimentale e quello relazionale. David e Jennifer sono due adolescenti, fratelli gemelli che vivono con la madre divorziata più distratta col boyfriend che con altro. Frequentano entrambi la stessa scuola, ma con passioni diverse. Jennifer segue i suoi ormoni e si diverte a collezionare ragazzi. David è appassionato invece del telefilm Pleasantville, una specie di soap opera in bianco e nero ambientata nella provincia americana degli anni 50. I due fratelli si ritrovano la sera a casa con propositi diversi: lei vorrebbe amoreggiare col nuovo boy, mentre lui vuole godersi la cosiddetta "maratona di Pleasantville", una proiezione ininterrotta di puntate per della soap che dura 24 ore. Litigano, il telecomando si rompe. All'improvviso suona alla porta un misterioso tecnico tv (Don Knotts) che lascia ai ragazzi uno strano e nuovo telecomando. Litigando di nuovo con lo strumento in mano, i due si ritrovano dentro la televisione. Diventano loro stessi protagonisti di Pleasantville, prendendo il posto di Bud e Mary Sue Parker, figli di George (William Macy) e Betty (Joan Allen). Pleasantville è una città particolare. Non esistono i colori, tutto e tutti sono in bianco e nero. Tutto scorre liscio nella piacevole città. Le mogli aspettano i mariti a casa dal lavoro perfettamente vestite, truccate e pettinate. Gli porgono un Martini in mano e gli chiedono come è andata la giornata. Nessuno si fa male, non esiste il fuoco e quindi gli incendi. I pompieri a Pleasantville salvano solo i gatti sugli alberi. Le partite di pallacanestro si vincono sempre, il polpettone per cena è sempre pronto. I libri hanno le pagine bianche e non sono scritti.  Tutti sono imprigionati nei loro ruoli, le azioni si ripetono con pedissequa cadenza, persino i dialoghi e taluni discorsi. E' tutto bello a Pleasantville, tutti sorridono e nessuno soffre. Ma David e Jennifer, alias Bud e Mary Sue, intrisi di mondo reale, iniziano pian piano a sconvolgere gli equilibri così ben impostati di questa artefatta cittadina. Se David/Bud a suo modo ci si trova bene, Jennifer/Mary Sue non ci sta e inizia a trasfondere un pò di umane emozioni ai personaggi che le ruotano intorno, cominciando da Skip Martin a cui farà presto scoprire le gioie del sesso, a lui fino a quel momento sconosciute. Tanto è stato forte l'impatto che Skip vede finalmente una rosa rossa in mezzo alle piante in bianco e nero. Le voci girano, la gente si incuriosisce e le passioni iniziano a girare. Oltre al sesso, tutti vogliono saperne di più circa il fatto che possa esistere un mondo fuori Pleasantville, sono incuriositi dal fatto che si possano conoscere delle storie attraverso i libri, che possano essere scritti e non soltanto pieni di pagine bianche. E pian piano il colore inizia ad entrare nella loro vita, animando gli oggetti intorno a loro finanche ai loro stessi volti. Adesso sono davvero tutti felici nella loro nuova vita a colori. Felici perché i colori che sono entrati corrispondono ai sentimenti e alle emozioni mai provati e nascosti finora sotto una coltre di grigio. Questo film offre molte scene memorabili, ma le due secondo me più belle sono: quella dove Jennifer/Mary Sue spiega alla madre Betty cos'è il sesso, intavolando un delizioso discorso all'incontrario dove è la figlia che si trova a spiegare ad una madre ignara e non viceversa -- cit. "Mary Sue cosa succede nel viale degli innamorati? Ci si tiene per mano? -
Al termine del discorso si assisterà ad una bellissima metafora che farà incendiare addirittura un albero in giardino!
L'altra scena di toccante delicatezza riguarda sempre Betty. Bloccata in cucina, senza il coraggio di uscire per mostrarsi al marito che la chiama dal salotto, viene raggiunta da David/Bud che scopre come il suo viso non sia più grigio ma è diventato a colori. Betty è terrorizzata, si sente spiazzata da una presa di coscienza che l'emoziona e la turba allo stesso tempo. Ma Bud la tranquillizza, si siede accanto a lei e con una cipria grigia le fa tornare il volto come era. Nei teneri movimenti della mano di Bud sul volto di Betty si coglie tutta la delicatezza rasserenatrice di chi capisce, non giudica ed incoraggia.
Il film, nemmeno troppo velatamente, è una vera e propria satira sociale ai labili confini della denuncia del sistema socio famigliare dell'America anni 50. Una nazione che imponeva alla classe media un determinato cliché comportamentale, intriso di perbenismo e perfezione più che di vero e proprio puritanesimo. Apparire era più importante che essere. Le mogli dovevano essere sempre spose fedeli e signore inappuntabili, i figli brillanti studiosi e imbattibili sportivi, i mariti efficienti e con la promozione sempre in tasca, l'erba del giardino sempre curata, i pasti abbondanti e puntualmente serviti a tavola. Pleasantville riflette come uno specchio in chiave allegorica tutto questo. E si presenta come anticamera di ciò che arriverà molti anni dopo, cioè il 1968 e Woodstock. I figli e i nipoti di quell'America non sopportano più simili condizionamenti, manifestando una ribellione che li ha portati alla deriva spingendoli fra alcol, droga e violenza. Una reazione estrema, da cui ancora non sono del tutto usciti, ma figlia secondo me proprio di quello schema generato negli anni 40 e pesantemente inflitto negli anni 50. 
Confido in Alessandro per l'approfondimento storico che vorrà farne seguire. A tutti voi, non posso che augurare di cuore la visione di un film così bello.

6 commenti:

Marco ha detto...

Concordo pienamente con la tua splendida recensione! Anch'io ho visto questo film un bel po' di anni fa, e ricordo che mi lasciò molto sorpreso!!! In particolare trovo che l'interpretazione di Joan Allen sia davvero stupenda, per non parlare di Reese Witherspoon, che ha regalato al pubblico una delle sue migliori performance in questo film!

mizza ha detto...

devo ringraziarti Ballestrero, è uno di quei film che devo vedere da secoli e di cui poi mi dimentico! stavolta me lo segno e cascasse il mondo devo vederlo entro breve...

Ballestrero ha detto...

Per Marco:
grazie per i complimenti, sono d'accordo anch'io sulla bella interpretazione di Joan Allen. Tutti bravi e ben bilanciati. Chi avrebbe detto che l'imberbe fanciullo Toby Mcguire sarebbe diventato Spider Man?

Per Mizza:
sono disposto a venire sotto casa per darti il dvix di Pleasantville. Sono più che certo che l'apprezzerai! Poi naturalmente se trovi il dvd fammi sapere! Io onestamente non saprei dove cercarlo.

gegio ha detto...

E' un film sottovalutato, vedi anche i colori, il bianco e nero: ricordo pochi film dove sono usati così bene, anche a sostegno della trama.
Sono Gegio di http://gegio.wordpress.com/
A questo indirizzo:
http://iltorneodeifilm.wordpress.com/2009/03/10/ai-nuovi-arrivati/
trovi un post di benvenuto per il Torneo dei film...Sei ufficialmente invitata/o.

Ballestrero ha detto...

Grazie Gegio per l'invito. Sono andato sul tuo blog e ho visto anche il torneo di film. A costo di passare per rimbambito non ho capito proprio come funziona.

gegio ha detto...

Preferisci uno o l'altro film? Si può riassumere così il Torneo, con tutte le peculiarità del caso...