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domenica 15 febbraio 2009

Fai come se fossi a casa mia

Ritornare a teatro dopo molto tempo e farlo con questa pièce di Gianluca Crisafi, sceneggiatore ed attore protagonista in questa commedia dolce amara, mi soddisfa grandemente sotto molteplici aspetti. Il primo, direi quello fondamentale, è l'aver ritrovato per il tramite di facebook un amico di infanzia, Giovanni, titolare dell'associazione culturale Eras e gran mastro organizzativo di spettacolo a cui devo l'invito. Il secondo è dato dallo spettacolo stesso, allestito con scrupolo ed amore per il dettaglio. Non ci troviamo di fronte al solito allestimento "amatoriale": gli attori impegnati in quest'opera, da quanto possiamo leggere dal booklet dello spettacolo, hanno una formazione artistica che proviene dal mondo del doppiaggio e da scuole teatrali. Il particolare si coglie immediatamente e ci fa capire di assistere ad una performance professionale. La trama, che prende forma e vita dai suoi protagonisti, sembra affondare le sue radici nella realtà rendendo tutto molto verosimile: due amici di lungo corso, Filippo e Germano, condividono lo stesso appartamento sotto il cui tetto si intrecciano e si slegano le vicende comuni e personali di entrambi. Sprezzante, cinico, sicuro di sé il primo quanto insicuro, tremebondo e arrendevole il secondo.
Le loro fidanzate, Giulia ed Esalacion, costituiscono invece il degno contraltare: si direbbe infatti che Giulia abbia il carattere di Germano in femminile ed Esalacion quello di Filippo.
Sebbene i protagonisti siano dotati di caratteri così diversi, non vi è mai prevaricazione o vessazione da parte dell'uno sull'altro. Filippo esprime i suoi sentimenti a modo suo, senza dubbio con una certa durezza e senza melliflue smancerie, affronta il mondo facendosi scudo da esso indossando i panni del cinismo, un contegno che lo pone non poche volte in situazioni borderline fra rimanere nel mondo di tutti i giorni od esserne totalmente avulso. Sebbene tutto l'impianto scenico ruoti in modo uniforme su tutti e cinque i protagonisti (il narratore nel primo atto Teo Bellia diventerà il maggiordomo Virginio nel secondo), è decisamente Filippo il personaggio su cui viene caricato il fine morale dell'opera stessa, non senza un velata allusione ad esperienze biografiche che vedono lo sceneggiatore e l'attore unificarsi nella stessa persona di Gianluca Crisafi. Vera punta di diamante, sia recitativa che testuale, è il finale. Quasi pirandelliano nel suo "non concludersi". Quando Filippo viene invitato da Virginio alla riflessione su sé stesso e a mettersi in discussione, la reazione sarà molto ambigua. Non sapremo mai infatti quale scelta verrà operata, né soprattutto se sarà giusta o sbagliata. La conclusione - forse - viene lasciata alla mente e al cuore del pubblico, affinché ognuno tragga la propria.
Un cast molto bravo e preparato, una regia che miscela brio e indolenza sulla scia dei tempi scenici ed una scenografia semplice ma efficace, che sicuramente è costata grande fatica al mio amico Giovanni. Assolutamente da non perdere, affrettandosi al Teatro dell'Orologio entro l'ultima data utile del 1° marzo che sarà in scena. 

1 commento:

pierino e la jena ha detto...

adoroooooo la tua preparazione teatrale approssimativa, ma volenterosa. SEI IL BARDO.