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mercoledì 4 febbraio 2009

Valkyrie - Approfondimento Storico 1

Accolgo volentieri l'invito del mio magister elegantiarum e cercherò, in poche righe e per quanto di mia conoscenza, di inquadrare il complesso fenomeno della così detta "resistenza tedesca" contro il nazismo.
Per prima cosa è importante sottolineare che, secondo gli storici più accreditati (Fest, Hillgruber, J.P. Taylor), l'intento dei congiurati era quello di eliminare Hitler e non di provocare una immediata uscita dalla guerra. La Germania controllava ancora vastissimi territori, il sistema industriale non era ancora al collasso (anzi, il massimo della produzione bellica fu ottenuto proprio nel 1944, grazie alla grande capacità organizzativa del ministro agli armamenti Albert Speer), ed era diffusa l'illusione di poter trattare con gli alleati una tregua ed una successiva alleanza contro l'URSS.
Il Colonnello Von Stauffemberg, esecutore materiale dell'attentato, non era un pacifista, ma un rappresentante di quella nobiltà terriera tedesca che non aveva mai aderito completamente al nazismo, ma che nulla aveva fatto di concreto per ostacolarlo. Nei primi anni del conflitto Hitler umiliò più volte l'alto comando della Wehermacht (l'esercito tedesco) imponendo scelte strategiche (quali, ad esempio, l'invasione della Francia attraverso Belgio ed Olanda oppure l'invasione della Norvegia) che risultarono vincenti, contro il parere degli alti ufficiali. Lo stesso Hitler si convinse della incapacità dei suoi generali, imponendo successivamente l'adozione di uno schema di difesa ad oltranza di posizioni ad alto valore propagandistico (un esempio per tutti: Stalingrado) che dissanguarono l'esercito tedesco e lo portarono al tracollo, in particolare sul fronte orientale.
Era quindi in atto un profondo scollamento tra comando politico (Hitler ed i suoi ministri) e comando militare. I generali si vedevano imposte scelte tattiche e strategiche legate alla propaganda più che alla situazione sul campo, e capivano la drammaticità della situazione militare tedesca, già seriamente compromessa dallo sbarco in Normandia avvenuto un mese prima e non efficacemente contrastato anche a causa della scelta di Hitler di non voler cedere un metro di terreno agli avversari per permettere una efficace difesa in profondità.
Da questo quadro sommariamente descritto si possono dedurre alcune considerazioni:
- l'organizzazione dell'attentato del 20 luglio fu un affare interno di una parte dell'esercito tedesco; la nobiltà con le stellette non coinvolse né il partito comunista clandestino (la più organizzata formazione di opposizione al nazismo), né la chiesa cattolica (unica organizzazione rimasta semi indipendente dal nazismo e osteggiata aspramente dall'ideologo del partito Rosemberg).
- gli alleati non furono coinvolti, anzi liquidarono l'attentato come "una resa dei conti interna al regime" (dispaccio agenzia Reuters, 23 Luglio 1944). Ciò è comprensibile pensando al fatto che la strategia degli alleati prevedeva la disfatta tedesca ed il dissolvimento dello stato, con una Germania ridotta a paese agricolo senza industrie o forze armate. Un governo militare tedesco, con Hitler morto ed il regime dissolto, avrebbe potuto trattare un armistizio da una posizione di forza ed avrebbe potuto rompere la già traballante alleanza tra URSS ed alleati occidentali. Bisogna ricordare che molti, in particolare tra gli inglesi, auspicavano di girare i cannoni contro Mosca con l'aiuto di Berlino.
L'attentato fallì per varie ragioni: venne innescata una sola carica (dovevano essere due), l'incontro cui doveva partecipare Hitler non venne tenuto nella parte più profonda del bunker (dove l'esplosione sarebbe stata più devastante) a causa del caldo, ed infine il regime reagì prontamente ed i cospiratori (quelli più esposti) vennero subito individuati, processati pubblicamente con dispendio di propaganda, ed eliminati.
Hitler ne uscì minato nel fisico, ma soprattutto nella mente: si convinse di essere stato salvato da un intervento divino e di poter così ancora rovesciare le sorti della guerra, come accadde al re Federico II di Prussia, salvato dalla morte della Zarina Elisabetta nel 1762, con i Russi a Berlino. Ma la strada per la catastrofe, per le armi ed il popolo tedesco, era ormai tracciata.

2 commenti:

Il cinefilante ha detto...

beh.. mi sembra che ci sia un'unica cosa da dire: mecoioni!
dovresti insegnare storia!
poi se ti va potresti approfondire l'aspetto di organizzazione "semi" indipendente della chiesa cattolica....
ahh... e ovviamente come non appoggiare la definiziaone di magister elegantiourum del ballestrero...!

Ballestrero ha detto...

Ti aspettavi il mio feedback, ma qui siamo oltre: ovazione totale e dedizione eterna! Bravo, hai scritto davvero un bell'approfondimento, chiarissimo, particolareggiato e di agevolissima lettura! Grazie! Aspetto con ansia un prossimo intervento Ale!