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mercoledì 28 gennaio 2009

Milk

Con un ritardo che di solito non mi è proprio, mi accingo a parlare del film visto lo scorso sabato. Quella sera la pagina del cinema sui giornali non era ricca di titoli sufficientemente interessanti per dirigersi al cinema. Sfogliando e sfrondando, salta fuori l'ultimo film di Seann Penn e James Franco sulla figura di Harvey Milk, storico fondatore del movimento gay assurto ad una carica pubblica nel 1978 a San Francisco (per gli amici "Frisco"). A braccetto col Cinefilante ci siamo recati in sala sfidando gli elementi ostili come vento e pioggia, nonché un folto gruppo di fieri paraculi, espertissimi nel creare le tipiche file circolari "all'italiana" di fronte alla porta in attesa di entrare. La fila circolare è la tecnica più collaudata, efficace e perfida che l'Italiano medio è capace di creare, attento com'è a salvaguardare sempre il benessere suo proprio e quello del suo clan, infischiandosene del resto dell'umanità. Con la fila circolare, nessuno riesce più a capire chi è arrivato prima e chi dopo. In modo schivo o sfacciato ognuno cerca di conquistare terreno, guadagnandosi un metro in più verso la meta. Questo sconcio costume è diffuso ad ogni livello sociale, classe, istruzione e censo. Uno dei tanti "souvenir d'Italie". Ho divagato un pò, lo ammetto. Veniamo al film: completamente ambientato negli anni 70 e con una tecnica cinematografica ben miscelata tra presa diretta e filmati-documentari dell'epoca, conosciamo il protagonista Harvey Milk (Seann Penn), newyorkese medio ed anonimo che vive di lavoro ed avventure molto riservate nella Grande Mela. Fino a quando non incontra colui che diventerà il suo primo ragazzo fisso Scott Smith (James Franco), con cui decide di trasferirsi a Castro, sobborgo di San Francisco, dove le prime comunità gay si andavano formando in maniera più forzata che spontanea. Castro è la meta di tutti gli omosessuali americani discriminati, derisi o peggio pestati a sangue nelle loro città di origine. Qui trovano un clima che, per quanto non completamente libero, gli assicura almeno di salvarsi la pelle. Assistiamo poi ad una presa di coscienza di questa comunità che, tramite Harvey Milk, diventa una presa di coscienza politica attraverso la candidatura alle elezioni comunali che lo vede vittorioso, nonostante due precedenti sconfitte. Harvey Milk è protagonista e contemporaneamente voce narrante del film, mentre affida il suo memoriale ad un registratore in cui rievoca tutta la sua vita. Filo da torcere gliene verrà fornito dall'antagonista politica Anita Bryant, che in difesa della famiglia tradizionale e degli usi e costumi etero non esita a riprendere tecniche e toni tipici del maccartismo.  Seann Penn e James Franco hanno dato il meglio di loro con la loro interpretazione. Mai una caduta di gusto, nessun isterismo a cui siamo abituati da alcune rozze caricature gay in tv. Un film profondo che scuote le menti e le riconduce a casa con qualcosa su cui riflettere. Riflessioni che dovrebbero indurre i più a non lasciarsi terrorizzare dalla diversità. Perché, quando succede, vuol sempre dire che si sta cercando di distogliere l'attenzione dall'immagine vuota che la nostra anima restituisce come uno specchio.

1 commento:

marlucche ha detto...

bella recensione per un bel film.... e anch'io ho parlato dei paraculi che ci sono passati avanti... eh eh eh