CERCA NEL BLOG!

giovedì 24 dicembre 2009

Natale 2009

Buon Natale a chi mi legge e mi segue. Buon Natale a chi si è avvicinato da poco a questo blog e a quelli che si avvicineranno. Buon Natale agli amici di sempre. Buon Natale a quelli nuovi. Buon Natale ai film visti quest'anno. Buon Natale alle situazioni viste vissute e commentate in questo anno.
Insomma buon Natale a tutti. E soprattutto a me!

sabato 28 novembre 2009

2012

**** SPOILER: IL FILM VIENE RACCONTATO DALL'INIZIO DALLA FINE. PERCHE' NON C'E' NULLA DA TENERE CELATO ***

Per il genere catastrofista pensavo che si fosse ormai dato fondo a qualunque risorsa di fantasia. La fine del mondo è stata vaticinata nelle forme più diverse: con gli alieni cattivi di Indipendence Day, con la Natura matrigna e crudele che ti ghiaccia il culo di The Day After Tomorrow, con i macigni formato gigante di Asteroid. Nel film in questione grandi fette di popolazione terrestre ed enormi porzioni geografiche vengono disintegrate da qualcosa che i Maya, con geniale intuizione, previdero senza ombra di dubbio essendo essi stessi gran scienziati: il forno a microonde. Forse non arrivarono a tanto, fantasticando di una scatola col piatto rotante, ma in linea di principio ci si avvicinarono molto. Il sole del resto ne produce di suo di microonde. Ma quando esagera, potremmo tutti ritrovarci (se la scampiamo...) a sciare ai Caraibi e a ciondolare col pedalò sull'Himalaya. La tragedia segue comunque un suo ordine, ed i fatti si svolgono più o meno così: in una ex miniera di rame in India, conficcata a 4000 metri di profondità, si trova un centro di astrofisica dove gli straccioni scienziati indiani sono costretti al refrigerio immergendo i piedi in capienti secchi riempiti di cubetti di ghiaccio. L'aria condizionata sembra essere un sogno proibito. L'astrofisico al curry Satnam Tsurutani chiama inquieto il suo collega americano al ketchup e color mogano Adrian Helmsley che si precipita a vedere con i suoi occhi un fenomeno assai preoccupante: nella cisterna d'acqua dell'ex miniera puoi anche cuocerci i bucatini per quanto bolle l'acqua. Ora, qualunque persona dotata di buonsenso penserebbe che a 4000 metri sotto terra ed a distanza così ravvicinata con Belzebù, il fuoco è il minimo che puoi trovarci. Ma l'astrofisico al curry mostra le prove: l'acqua per i bucatini si è scaldata per colpa delle microonde sprigionate dalle reazioni atomiche del sole e che nelle prossime ore ridurranno la terra in un enorme rollè di vitella. Scatta subito la battuta che nessuno si aspetterebbe mai: "Bisogna avvertire subito il Presidente!". Affannosa corsa alla Casa Bianca dove un Presidente nero coperto di rughe e con la faccia di Denny Glover è lì ad aspettarti serafico con una sola domanda che gli frulla per la testa: quando devo andare a scegliermi la bara? Parallelamente, nei pizzi dello Yosemite Park si trastulla l'eroe della nostra pellicola: uno scrittorino fallito Jackson Curtis (John Cusack), lasciato dalla moglie perché il suo libro ha venduto solo 460 copie, rimbeccato da un figlio piccolo maschio e stronzo che gli ricorda sempre quanto sia più simpatico il nuovo boyfriend della madre rispetto a lui. Qualche consolazione gliela regala la petulante figlioletta, confortandolo a mitraglia con l'unica battuta che si ricorda: "Ti voglio bene papà! Ti voglio bene papà! Ti voglio bene papà! [...]". Il disprezzato Jackson vuole mostrare alla discendenza quel bel praticello col laghetto all'interno del parco Yosemite dove andava a "campeggiare" (un allusione bella e buona visto che parlava a dei minori) con la loro madre. Sorpresa: il lago è sparito, gli animali son tutti morti e come comitato di benvenuto ci trovano l'esercito al completo che, per un semplice divieto d'accesso, è capace di scagliare addosso ai malcapitati 15 truppe d'assalto, 12 elicotteri, 4 autoblindi e 7 mortai. E' lì che Jackson incontra anche il solito hippy, paranoico e fulminato, che gli dona la rivelazione: il Governo sa ma non lo vuole dire a nessuno. La fine del mondo è vicina! Grattati le palle e corri subito a comprarti un astronave, che qui tra poco finiamo tutti con le chiappe alla piastra. Lì per lì non ci crede, ma poi quando accompagna un rozzo e bieco russo arricchito con i suoi pargoli gemelli, obesi, riccioluti e sudati all'aeroporto, il povero Jackson mangia la foglia: questi stanno dandosela a gambe perché si sono comprati un posto in paradiso. Torna di corsa a casa, prende di forza ex moglie figli e attuale compagno, scatta la fuga disperata in macchina tra le strade di Los Angeles mentre tutto crolla intorno a te, la terra viene a mancarti sotto i piedi, lapilli incandescenti lambiscono le ruote ed interi viadotti di autostrade ti crollano sulle corna. Giunti all'aeroporto scappano con un biplano turboelica che l'amante della moglie sa guidare benissimo (e qui lascio spazio a tutta la retorica di cui sono capace, perché sembra essere considerata una capacità scontata che ogni americano sa pilotare un aereo quanto un Italiano di cantare l'Opera). Volano via mentre il mondo gli casca in testa, ma Jackson ricorda che l'hippy fulminato gli rivelò che da qualche parte nel mondo stavano costruendo le modernissime arche di Noè che avrebbero messo in salvo umani paganti (biglietto ad 1 miliardo di Euro a persona, poi si lagnano del low-cost...) ed animali gratis. "Presto! Corriamo alle navi! Lesti! Ma dove stanno? Come...? In Cina... ? E vabbé andiamo in Ciina! Presto! Lesti!" Qui però il messaggio è chiaro: occidentali, nella manifattura non valete un cazzo! Solo i Cinesi sono in grado di costruirti in pochi mesi 7 arche di Noé a forma di ferro da stiro e grandi ognuna come l'intera isola di Manhattan. I nostri sfigati giungono nei pressi della Grande Muraglia grazie ad un aereo cargo messo a disposizione dal mafioso russo, proprietario dei gemelli obesi di cui sopra, orgoglioso che quel vecchio rottame fosse di fabbricazione russa. A bordo dell'avio-cargo Antonov carica di auto di gran lusso che il laido moscovita si era portato come necessaire da tutti i giorni, la sgangherata combriccola fa un atterraggio di emergenza sull'Himalaya che non si aspettavano di trovare così lontano, visto che l'asse terrestre si è spostato di parecchi gradi. Risultato? Non basta la benzina e sono costretti ad atterrare sulla neve, sbucando fuori dal retro dell'aeroplano in atterraggio a bordo di una Bentley mentre il pilota, russo anch'esso e rimasto solo a pilotare lo scassone, riesce a frenare sul classico picco sopra il dirupo. Grandi bestemmie di ringraziamento in cirillico per aver salvato la buccia, ma durerà poco. La roccia cede pochi secondi dopo sotto il peso dell'aereo, schiantandosi col russo che fino a poco prima rideva giù in un crepaccio. Gli improvvisati occupanti della Bentley, cioè Jackson l'ex moglie i figli il boyfriend il russo coi gemelli obesi al seguito e la sua sgualdrina col cagnolino in braccio -caspita quanto posto nella Bentley! Domani me la compro pure io!- escono intonsi dall'auto e passeggiando per i ghiacci vengono raccolti dagli elicotteri dell'esercito cinese che senza batter ciglio gli chiedono subito se hanno il biglietto per l'arca della salvezza. Il laido russo, sniffando protervia da ogni poro, mostra quello valevole per sé ed i suoi figli obesi. La sgualdrina russa di 40 anni più giovane e la famigliola americana "allargata", per lui, possono anche sprofondare in mezzo alla neve. Il russo e gli obesi salgono a bordo dell'elicottero. Loro restano lì. Ma la fortuna vuole che un monaco tibetano col suo scassato furgone passi da quelle parti e li raccatti. La mafia funziona sempre, non vi dico quella cinese, che riesce a far imbarcare dalla stiva tutti quanti su una di queste arche di Noè e dove riescono pure a fare il guaio. Passando dal ponte levatoio della nave, infatti, gli casca un cavo che va negli ingranaggi e che non fa chiudere il portellone. Se il portellone non si chiude, il motore non si accende. Se il motore non si accende, quando arriva lo tsunami alto 1500 metri son cazzi per tutti. Il motore NON si accende, lo tsunami ARRIVA, l'arca sabotata dai clandestini rischia di andare a schiantarsi addosso all'Everest. L'eroico scrittorucolo decide di rimediare al danno e si tuffa dentro gli ingranaggi pieni d'acqua che filtrava dal portellone semi aperto, per rimuovere il cavo che lui stesso aveva fatto cascare. Ci riesce, il motore parte, macchine indietro tutta, rotta verso la felicità. All'alba del nuovo giorno e a casino terminato i superstiti riazzerano il tempo terrestre facendolo partire dall'inizio e puntando la prua verso il capo di buona speranza.
Ecco ve l'ho raccontato tutto, con mio sommo spregio del pericolo ma vi avevo avvisato ad inizio post.
In sintesi: per gli effetti speciali è sicuramente un film da vedere. La catastrofe l'appaga in pieno e fornisce davvero molte soddisfazioni. La trama è un orpello che a tratti può anche essere irritante, ma che diventa superabile godendosi il film con gli occhi e tenendo le dita ben piantate nelle orecchie. Il pubblico avanti con gli anni in sala ha assistito alla proiezione provando sinistri presagi sul poco tempo rimasto a loro disposizione...

giovedì 19 novembre 2009

L'anima del Commercio - Parte III

Penserete oramai che la mia sia diventata una fissazione. In giro come un vecchio e polveroso piedipiatti, alla ricerca dei manichini più strampalati, assurdi, o forse semplicemente osceni. In verità, a differenza delle precedenti puntate, questa foto è stata riesumata dallo scorso anno. Ricordo ancora quando la feci. Ero in macchina, costretto all' immobilità forzata dal traffico. Lo sguardo comincia a cercare distrazioni intorno a me, fino a cadere sulla vetrina in questione dove un particolare non tornava proprio. Si trattava infatti della pupazza centrale. Rimango impressionato. Quelle gambe, tanto magre, troppo magre, rachitiche. No, non sono le calze nere e tutte le leggende metropolitane associate a quel colore e alla sua capacità di "sfinare". Nossignori. Qui la manichina è stata resa intenzionalmente per quello che è: un'anoressica. Premesso che, in linea generale, non concordo con la teoria dell'emulazione che vorrebbe l'essere umano compiere gesti assurdi solo per imitare il suo simile. Se l'individuo compie gesti o fa scelte sciagurate la molla non scatta per l'emulazione finché, naturalmente, le rotelle cerebrali sono a posto. Nel campo della moda, del look, dell'effimero in generale potrei però avere delle riserve ed ammettere che lo spirito di emulazione invece la fa da padrone. Da ragazzino mi ricordo bene le mie compagne di scuola e le giovinette in giro per Roma, incedere con passo sicuro e un pò sgangherato scopiazzando Madonna (la cantante) truccandosi e vestendosi più o meno come lei (per cui giù a coprirsi le mani anzi, la mano, col guanto di pizzo possibilmente bianco, ad appendersi più croci addosso al collo e sulle orecchie come solo un cimitero militare può contenerne, sovrapporre calzini corti su collant, minigonne di jeans cinte borchiate - scusate, mi sono lasciato andare sulla scia dei ricordi).
Riprendo dunque il pensiero: se l'emulazione esercita un potere diabolico quando si tratta di look e abbigliamento, questo manichino anoressico deve proprio esere opera del demonio stesso. In pratica, attraverso di esso, si comunica in maniera eloquente alla sventurata di turno che, se vuole piacere, se vuole entrare in un cappotto taglia 42, se vuole essere "cool", insomma deve raggiungere la consistenza corporea di una bacchetta di Shanghai. Poi ci si stupisce se l'adolescente di turno si ritrova esanime e denutrita in ospedale, mentre stringe tra le mani l'ultimo numero di Diva & Donna. Se la colpa, in questo caso, è equamente distribuita tra un carattere fragile della vittima di turno e la ricerca ossessiva della bellezza in queste forme ai limiti del tribale, non v'è dubbio alcuno invece che espositori a forma di pupazze anoressiche come questa del negozio di via Salaria possano mietere più vittime tra le donne di quanto riuscirebbe a fare un carrarmato in Pakistan. Ragazze, a forma di stecco non piacete a nessuno! Noi siamo golosi e ci piacciono le ragazze fatte "a sfere", come una mia cara amica ama definire se stessa. Esattamente come un suo amico, uomo, l'ha definita.

martedì 17 novembre 2009

L'anima del Commercio - parte II

Se pensavate che tutto finisse alla manichina del post precedente, vi sbagliavate. Grazie alla perizia e allo spirito investigativo dell'amica Cinefilante adesso possiamo contare, nel generale panorama di squallore umano, anche sulla manichina bocciuta. Dopo la manichina in posa osè, non poteva mancare anche quella maggiorata. Difatti eccola qua, che mette in mostra tanta grazia in poliuretano espanso soffocata da un giacchino di molte misure inferiore alle dotazioni. Sarà scontato pensare che questo manichino, ripreso nella posa più tipica del bagascione sguaiato, possa mostrare abitucci dozzinali per un negozio di qualche perifieria degradata. Ebbene no. Questo pupazzo ha travalicato i confini cittadini per andare a collocarsi in quei luoghi più confacenti allo spirito provinciale: la pupazza è domiciliata in Avezzano. Ci troviamo nuovamente di fronte all'ennesimo scacco della provincia sulla città. L'opulenza, rappresentata indirettamente dalle tornite bocce della mannequin, trova il suo habitat naturale nei contesti semi rurali piuttosto che nelle caotiche e soffocate città. Dallo sfondo che spicca dietro le sue spalle intuisco esserci una bancarella allestita piuttosto di un vero e proprio negozio. Se così fosse, la scelta di questo attrezzo espositivo a forma di donna è quanto di più geniale si possa trovare. Riuscirà infatti tanta plastica a distogliere l'attenzione del padre annoiato che tiene l'orecchio incollato alla radiolina coi risultati delle partite, strappandogli un sussulto di erotismo offerta gratuitamente da un essere inanimato ma con la 7° di reggiseno? Signori all'ascolto, interrogatevi...

giovedì 12 novembre 2009

Temporary out of order

Mi accorgo solo ora di quanto ho dimenticato il mio povero blog. In realtà non è un accorgersi improvvisato... E' da un mese che le cose da fare sono aumentate ed io non trovo le energie per dedicarmici come dovrei. Voglio dunque rassicurare i miei pochi ma fedelissimi lettori che tra poco riprenderò le mie pubblicazioni, possibilmente con una frequenza maggiore. Con la promessa di allargare anche i campi di trattazione per poter abbracciare più argomenti da discutere anche con voi. Trovo che l'immagine qui accanto mostri bene, come uno specchio dai contorni sfumati, il momento di stagnazione intellettuale che sto passando. Ma non preoccupatevi. Ballestrero torna sempre su questi schermi! Senza annoiarvi coi "consigli per gli acquisti".

lunedì 19 ottobre 2009

L'anima del Commercio

Dicono che la pubblicità sia appunto "l'anima del commercio". E negli anni si può dire che siamo stati abituati un pò a tutto. Dalle sobrie e gentili storielle di Carosello, alle già leggendarie pubblicità degli anni '80, come quella dei rubinetti Fratelli Zucchetti. Ve la ricordate? "Si chiama Zucchetti... la libertà, di fare con l'acqua tutto quel che ti va!", un'immagine che da sola basta a fotografare lo stile «Milano da bere» che in quegli anni imperversava. Siamo riusciti anche a passare indenni sulle vetrine degli anni '90, quelle dove facevano capolino le vite basse e le misure ridotte per scoprire un pò. Ma l'uomo si sa, non conosce limiti alla sua creatività. E non si pone nemmeno limiti se, per alimentare la fantasia, debba andare a scavare nel torbido o trarre ispirazione dagli istinti più beceri. Questa fantasia tramutata in amara realtà può sorprenderti all'improvviso, senza premeditazione e colpire il pubblico quando è impegnato a sbrigare distrattamente una faccenda banale come quella di recarsi dal fornaio a comprare il pane. Questo è ciò che accaduto al sottoscritto, una settimana fa, quando si è imbattuto in questo coso. Ripresomi da un misto di stupore e di allegro ribrezzo, non mi sono perso d'animo e l'ho fotografato col cellulare:


Che cos'è? O Signur! Ma un manichino ragazzi! Un manichino di una ragazza che in posa sconcia, forse più per l'abito che la rende tale che per altro, ti ammicca e ti tenta ad entrare in un negozietto di stracci in fibra di ryon, dove forse una ragazza non troverà l'abito dei suoi sogni, ma sicuramente l'uomo che l'acco
mpagna troverà una fellatio garantita. Eh già, perchè se non lo avete ancora intuito dalla posa, il cordiale manichino sembra proporre proprio quella al posto del dozzinale abituccio, messo su giusto per non rischiare una multa per oltraggio al pudore.
Mi sembra doveroso fornire a questo punto uno scatto più ravvicinato che non può dar adito a fraintesi:



Quando un'immagine val più di mille parole. Per un momento mi è passata davanti agli occhi, come una pellicola ad avanzamento veloce, un film d'immaginazione in cui vedevo coatte coppiette adolescenti di periferia fermarsi davanti a questo manichino ed esclamare:

«Amò! Amò [amore per i non romani..ndr], che disci? Er viola va ancora? Ce penzi che figata quanno quee stronze d'aamiche mie mo o vedono? Scioé seconno me sc'ianno proprio da rosicà! »

«Amò! Amò! Mo je chiedo se me venneno [vendono] 'sto manichino, troppo figaa, co' sta faccia da bo"ch#!in@raa!!»

Ripresomi subito da un simile shock ho affrettato il passo e mi sono allontanato dalla vetrina, nella paura che il Cielo potesse tramutare in realtà questo dialogo immaginifico partorito dalla mia fantasia, costringendomi ad un reale contatto plebeo cui volentieri rinuncio.

L'unica cosa davvero spiacevole è quella di non poter pubblicare, per ragioni di eleganza, la risposta dell'amica Cinefilante al mio mms con la foto del manichino in oggetto. Raramente si sono toccati così alti vertici di ilarità! Con buona pace del buon gusto, è vero. Ma ragazzi, che risate!

giovedì 1 ottobre 2009

Prove Generali - Teatro Sistina

Come potevo perdermi la visione di questo spettacolo? Quando il Cinefilante pochi giorni fa mi ha esteso l'invito da parte di una amica in comune non potevo certamente rinunciare. Siamo infatti ai limiti della sfida quando il Sistina viene aperto per mettere in azione uno spettacolo composto da ventuno attori non professionisti. Ancora più sensazionale era l'età dei protagonisti: tutti compresi tra i 7 e i 9 anni! Prendeteli tutti e 21 quanti erano e fateli mettere in scena le prove generali di "Biancaneve e i Sette Nani" e lasciate che i loro talento e la bravura di chi li dirige faccia il resto. Uno spettacolo di rara bellezza, curato nei minimi particolari e congeniato nel pieno rispetto delle capacità di tutti i bambini. Pur dimostrando una bravura da professionisti, il particolare più commovente è che nessuno sia sul palco che off-stage ha perso un grammo dell'innocenza della loro età, rendendo anche le piccole e inevitabili gaffe, sia pure rare, dei momenti di una tenerezza molto delicata soprattutto negli scambi di suggerimenti vicendevoli quando qualcuno non si ricordava la propria battuta. Uno spettacolo oltre lo spettacolo, uno spaccato di bravura lealtà e grazia che si rifletteva sia in scena che dietro le quinte. L'unica nota, davvero dolente, è che la serata era unica e non prevedeva repliche. Si sottrae alla visione del pubblico uno spettacolo cui molti adulti dovrebbero assistere e prendere esempio prima di lanciarsi negli scivolosi meandri della sperimentazione.

martedì 29 settembre 2009

Dammi la parola chiave e ti dirò chi sei...

Se c'è una cosa al mondo che ti permette di osservare la società che ti circonda come da un oblò - come cantava qualcuno... - è dare un'occhiata al sito che tiene la statistica degli accessi alle pagine internet. Nel mio caso il mio blog è costantemente monitorato da "google analytic" che, giorno dopo giorno, mi regala sorprese a volte bizzarre a volte assurde. Talvolta addirittura lusighiere. Oggi per esempio leggo con una punta di onore (o di pena, a seconda dei casi...) che il mio blog è stato visto/letto da un utente di Vadodara in India, città di ben 1.360.000 abitanti come indicato dalla fonte di inattendibilità per eccellenza - Wikipedia - e per ben due volte! Mi sono immediatamente chiesto quale istinto, basato sulla noia o sulla pura ricerca spicciola, lo abbia portato fino a me. Ancora più curioso però è il caso di 19 utenti concentrati nel profondo sud del Brasile, rispettivamente a Barueri e a Pelotas. Quest'ultima città mi incute qualche sospetto: sarà mica che vanno a leggersi il mio blog proprio perché si fanno "due pelotas" così? Speriamo di no! Se fosse così perderei ogni stimolo alla scrittura, già penosa di per sè.Potrei poi dedicare una sezione a parte proprio sulle "parole chiave", ossia quella serie di combinazioni verbali messe sui motori di ricerca, generalmente su Google, attraverso le quali stimati sconosciuti piombano sul mio blog. Si va dalle più insulse, piatte e inconcludenti fino al pornografico spinto. Per il fatto che il blog è scritto in italiano, è facile intuire che tutti i web-surfer che arrivano sulla mia pagina siano italiani: questo spiega ampiamente come l'italica ossessione pornografica si sia spostata dalle riviste osé vendute nel retrovetrina degli edicolanti alle infinite risorse che la rete mondiale offre. Le risorse sono infinite e questo è fuor di dubbio. Ciononostante gli internauti riescono a travalicare i confini della fantasia, superando di gran lunga quello che anche per internet è impossibile prevedere. Come si possono infatti immaginare amplessi tra la Nonna Sabella e il nipote? Vi ricordo che la Nonna Sabella è interpretata da una Tina Pica d'annata, simpatica quanto volete ma ripugnante sotto ogni punto di vista. Eppure hanno cercato pure lei con questa combinazione. Che dire poi di"Milian Tomas che scopa"? Ma chi l'avrà cercato mai? Probabilmente qualcuno che lavora all'anagrafe, se è abituato a cercare i nominativi prima per cognome e poi per nome.

lunedì 28 settembre 2009

L'era glaciale 3 - Visione 3D

Questa volta devo dire che la mia solita settimana di scarto, tra visione e recensione, non poteva trovare migliore sistemazione che con questo film dove si parla appunto di mammuth, dinosauri ed altre specie più o meno estinte. Se continuo di questo passo a recensire le cose che vedo con questo ritardo, ben presto anche i miei post somiglieranno ai protagonisti di questo film d'animazione.
La visione è stata in 3d ed ahimé piuttosto deludente. Mi rivolgo agli amici in ascolto dotati di figli e/o nipoti di vario genere: risparmiate tempo e denaro, perché i vostri pargoli non resteranno granché impressionati dagli effetti speciali a tre dimensioni che, in questo caso, sono davvero ridotti all'osso pur tenendo incollati i tragici occhiali speciali sul naso. La storia è sempre la stessa: la sgangherata comitiva fatta di specie tutte diverse tra loro, tenderà ad allargarsi anche a quei simpatici animaletti che sono i dinosauri. Come sempre ci sono buoni e cattivi, il panorama di personaggi si arricchisce ancora di più con l'introduzione di una scoiattolina affascinante, sexy e perfida quanto basta ed un altro animaletto non meglio specificato - non ho mai avuto grande passione per il mondo animale che non siano cani, immaginate come le lezioni di Scienze Naturali potessero essere massacranti per me in era (glaciale) scolare... - che condurrà il gruppo al salvataggio del bradipo deficiente. Insomma, un filmetto che passa così e che mi ha attratto unicamente per la versione 3d. Essendo stata piuttosto deludente anch'essa, vi consiglio di aspettare che esca su Disney Channel, incollandovi di fronte col cemento a presa rapida, i rampolli più esagitati. Gradiranno senz'altro!

venerdì 28 agosto 2009

Cronache Smeralde - Pensionati alla riscossa!

L'esperienza di questa mattina in spiaggia ha dimostrato ampiamente che qualunque immagine, penosa e compassionevole, di vegliardi costretti allo stato catatonico a colpi di sonniferi e tranquillanti dentro le famose (ma spesso famigerate) case di riposo è destinata presto a scomparire. Del resto, come potrebbe non essere così quando di buon mattino te li vedi arrivare in assetto da commando in spiaggia e armati di tutto punto?
Probabilmente le strutture che li ospitano durante l'anno pensavano di aver scelto la soluzione più rapida e indolore: caricarli tutti dentro un grande pullman e scaricarli in massa, così come avviene col materiale "di risulta", di fronte alla spiaggia lasciando poi che la Natura facesse il suo corso. Chi sperava in questo modo di sbarazzarsi in un'unica soluzione di tanti arzilli settuagenari deve essere scoppiato in un pianto dirotto alla vista di questi energici - e decisamente molesti e chiassosi - nonnetti. Ben lontani dal provare il benché minimo senso di smarrimento, costoro hanno subito preso in mano la situazione colonizzando buona parte della spiaggia così come fecero in gioventù in Mississippi , rimembrando i bei tempi andati. Infischiandosene di acciacchi, artrosi paralizzanti e rotule sbilenche il materiale bellico era delle grandi occasioni e limitato allo stretto necessario: lettino, sdraia, ombrellone, borsa frigo, seggiolini, asciugamani, cuffie per capelli (le signore) cappelloni in paglia (i signori), corda dei panni (sissignori, pure quella!). E dopo le operazioni preliminari di presa di possesso del territorio, tutti quanti in acqua a cantare a squarciagola i successi della scorsa estate: "Marina - ti voglio al più presto sposar", "Stessa spiaggia, stesso mare", "Volare".
L'immagine che se ne ricava, per quanto divertita e consolatoria di come si affronti la terza e la quarta età col sorriso sulle labbra, mi fa trarre la seguente conclusione: se una volta erano i ragazzi a portare in spiaggia il chiasso dello stereo a tutto volume, delle interminabili partite a racchettoni con le rumorosissime palle da tennis, delle partite a calcetto sulla sabbia rovente con pallonata finale sulle teste di innocenti poltroni sotto l'ombrellone, adesso sono loro a tenere lo scettro della confusione senza nascondere anche una punta di vanità.


Mi viene un dubbio: ma fossero per caso i vecchietti del film Cocoon del 1985 diretti di Ron Howard? Strano, non ho visto astronavi attterrare in spiaggia ultimamente...

martedì 25 agosto 2009

Cronache Smeralde - Volume 2












A volte si viene attanagliati da un senso di incompletezza. Sensazioni che si possono manifestare quando ci si rende conto di non aver portato completamente a termine un'azione. Ho deciso dunque di proseguire le Cronache Smeralde, imbarcandomi nuovamente per la Sardegna. Questa volta, in clima di austerity, si è optato per un viaggio low cost. Il lussuoso bastimento che mi trasporterà verso il bel mare sardo è il relitto fotografato a fianco. Orde di marinai di Torre del Greco sono state impegnate con gru e funi per ripristinare la nave adagiata sul fianco, per via di una curva presa ad alta velocità. Calcolando un viaggio tranquillo con la pendenza di 45° fino ad Olbia, penso che oltre a riposare avrò modo di curare le mie vene varicose, tenendo le gambe sul punto più alto di pendenza. Ecco, sta risalendo! Devo scappare. A presto con i nuovi episodi delle Cronache Smeralde!

domenica 23 agosto 2009

Torno subito!

Dall'ultimo post mi sono reso conto di non avere scritto niente altro. Purtroppo lavoro e impegni hanno assorbito parecchio tempo, ma soprattutto hanno soffocato un pò l'ispirazione. Per chi legge questo blog sa che ogni tanto mi imbatto in periodi di fermo. Questo è uno di essi. Ma non disperiamo. La prossima settimana sarò di nuovo in vacanza, con mia decisa soddisfazione. Sono certo che sarà un modo per raccogliere le idee e di valutare l'impostazione di alcuni suggerimenti ricevuti in spiaggia dall'amico Pierino sull'impostazione del blog e sugli spunti su cui lavorare. Il lavoro già svolto due mesi fa e che ha prodotto, con mia soddisfazione le Cronache Smeralde, conoscerà sicuramente un seguito adesso che sto ritornando in quei paraggi. Restate sintonizzati. Tornerò a tediarvi di nuovo!

domenica 26 luglio 2009

Ghost Town

Risolleva il morale poter trovare film gradevoli in questo torrido periodo estivo, stagione in cui la distribuzione cinematografica di solito dà il peggio di sè, scovando solo spazzatura festivaliere generalmente girate tra i Carpazi e la Moldavia.
Ghost Town è riuscito a ravvivare un soggetto un pò antiquato come la morte e l'aldilà prendendo spunto da film come "Il sesto Senso", "Scrooge" e "Il paradiso può attendere" - quest'ultimo storico e bellissimo film con Warren Beatty - con un cast di tutto rispetto: Greg Kinnear, Tea Leoni, Ricky Gervais. Quest'ultimo protagonista indiscusso accanto a Greg Kinnear nel ruolo del misantropo che sperimenta una morte apparente durante un'operazione e che al suo risveglio si ritrova con una straordinaria capacità: può vedere e parlare alla gente morta. A differenza del "Sesto Senso" qui sono i morti a parlare ad un vivo, ben consapevole di esserlo tanto quanto infastidito e seccato dagli assedi dei trapassati. Questi  ultimi lo rincorrono per tutta la città, increduli di poter finalmente comunicare con qualcuno che possa vederli e ascoltarli e che, soprattutto, possa aiutarli a risolvere quelle questioni lasciate in sospeso col mondo dei vivi che non gli permettono il passaggio verso l'aldilà. Il dottor Pincus, dentista schivo e taciturno, si troverà ad affrontare una situazione sicuramente inusuale per uno che non solo ha in odio il mondo, ma che oltretutto se lo ritrova addosso sotto forma di spiriti che solo lui può vedere e con cui può interagire. L'esperienza però lo porterà ad un cambiamento di carattere, senza tuttavia perdere quel tanto che basta di cinismo e irriverenza che lo tiene legato alla realtà e che, sicuramente, resta funzionale al soggetto per non fargli assumere un tono troppo caramelloso. Da vedere, magari proprio dopo una bella giornata di mare.

domenica 5 luglio 2009

Amore e altri crimini

Quando sono stato invitato a vedere questo film ieri sera, anticipandomi che si trattava di un film serbo, non nascondo di essermi sentito come Fantozzi col dottor Riccardelli, quello dei film cecoslovacchi coi sottotitoli in tedesco. Fortunatamente il film non era in bianco e nero e non era sottotitolato. Malgrado ciò è riuscito pienamente a dimostrare quanto gli est-europei debbano stare il più lontano possibile dalla macchina da presa. Quasi due ore di noia mortale, una finestra sullo squallore della periferia di Belgrado celebrata non solo dalla città stessa, ma anche da chi la abita. Uno spaccato di malaffare e malavita in salsa serba condita con tutto il gelo che il clima ostile di quelle terre può regalarti. I personaggi naturalmente ricalcano in pieno le caratteristiche del territorio: freddi, taciturni, modi spicci e tristezza slava. Si sbadiglia infastiditi di fronte a fermo-immagine interminabili su casermoni socialisti di cemento armato, costellati di antenne paraboliche precarie e ruggine diffusa, volti di ghiaccio con gli sguardi rivolti fuori dalla finestra a guardare un infinito stagliato su finestre chiuse e incapsulate nel cemento. Il tutto per rappresentare il desiderio di fuggire di una donna cresciuta nel degrado di una criminalità stracciona e miserabile, che racimola qualche dinaro chiedendo il pizzo a chioschi di cibo fetido arrugginiti. Storia inconsistente, attori stralunati, fine morale devastante: ci si fa quasi vanto della condizione di desolazione e tristezza che si ritiene giusto perpetuare, in barba alla Storia che ha chiuso il capitolo Milosevic, liberando il marchio di paesi oltrecortina satelliti di una Russia che non c'è più.
Non dedico una riga di più a questo orrore. La nota più dolente è che bisognerebbe andare a Belgrado per incontrare il regista e farsi restituire i soldi del biglietto. Ma forse l'unica forma di risarcimento che se ne potrebbe ricavare è un vomitevole panino fritto al formaggio, piatto di punta dei citati chioschi arrugginiti dove il regista sembra essersi alimentato per molto, forse troppo tempo.

sabato 20 giugno 2009

Cronache Smeralde - Griffe, Digitali e Ciabattoni

Con questo post le "cronache smeralde" giungono al termine. Ho trovato perciò giusto celebrare l'epilogo scrivendolo non più dal portico di casa (che fa molto Ennio Flaiano o Dacia Maraini quando scrivevano come forsennati con la macchina da scrivere nelle loro ville a Sabaudia), ma dal dehors del Prince Cafè di Porto Cervo, comodamente adagiato sui bianchi divani oversize. Il coctkail è arrivato proprio adesso - so che una mia frequente lettrice, amica e blogger mi lancerà una valanga di insulti per una simile rivelazione.

L'ispirazione di scrivere da qui l'ho avuta nel tardo pomeriggio, quando dal ritorno dal mare mi sono portato nella cittadina per servirmi di un bancomat che scoprirò essere fuori servizio. Tanta seccatura però non ha reso vana la discesa in città. Nell'orario compreso tra le 19 e le 20 passeggiare per Porto Cervo riserva delle sorprese impagabili per quel tesoro inestimabile di fauna ominide che si rivela davanti ai tuoi occhi a profusione. Protagonisti incontrastati di questo magico orario sono i ciabattoni, ossia quelle forme umane generalmente strutturate in coppia o in agglomerato famgiliare, come uno sgangherato esercito senza ranghi e senza mostrine, ma dotato di un armamentario bellico ben nutrito: macchina fotografica digitale e videocamera. Vestiti di tutto punto, anche se con gusto discutibile, calzano solo ciabatte scomode, rumorose e con tendenza allo strascicamento lungo il selciato. Riconoscibilissimi non solo da questi segni distintivi, ma specialmente dalla loro abilità a farsi fotografare davanti ogni negozio dal nome altisonante. Una buzzicona in ciabatte, con pantaloni neri alla pescatora attillati e una vistosa quanto oscena borsa da cui pendevano mille specchietti, sorride estasiata accanto alla vetrina di Malo mentre si fa fotografare dal suo fidanzato extralarge, malgrado il ferro di cavallo in bocca per raddrizzargli la dentatura riflettesse intemerato la luce del flash. Una giovane coppia con due bambini e 16 ciabatte (due a testa più quattro per il passeggino) indugia di fronte a un laccatissimo negozio di abbigliamento per bambini, questionando sui massimi sistemi del perché un golfino di cotone debba costare così tanto, quasi fosse fatto d'oro, ma non rinunciano alla foto ricordo davanti alla vetrina patinata. Una coppia matura, con poca dimestichezza di elettronica e assai meno di macchinette usa e getta, discute animatamente sull'angolazione di ripresa affinché sullo sfondo si potessero vedere quanti più negozi d'alto lignaggio possibile. Altri arrivano persino a posare nell'atto di varcare la soglia, per farsi immortalare nell'atto di uno shopping che non possono permettersi e che non faranno mai.

Ecco quindi che la foto, o la ripresa video opportunamente fermata al momento giusto, va a celebrare in pieno il dettato del "vorrei ma non posso". Siccome questa figura retorica spiega sé stessa senza bisogno di aggiungere, ci si domanda proprio questo: se lo shopping di alto livello non è alla propria portata, che senso ha autoinfliggersi l'umiliazione facendosi fotografare o addirittura riprendere davanti alle vetrine di Gucci, Hermes, De Crisogono e via elencando? Forse la domanda è anche malposta, perché obiettivamente non dovrebbe essere motivo di umiliazione o vergogna non potersi permettere questo genere di articoli. E' vergognoso piuttosto che si possa pensare il contrario. Ma se sono lì a farsi fotografare e riprendere, evidentemente la sottile linea rossa che divide dignità e miseria non deve essere molto ben delineata. Su questo finale lascio che discenda qualche brillantino del vestito a sottoveste ricolmo di lustrini di Valeria Marini che, in questo momento è passata sopra di me salendo la scala alle mie spalle, facendosi precedere dalla sua irritante voce spocchiosa che berciava contro il suo accompagnatore eunuco.

venerdì 19 giugno 2009

Cronache Smeralde - La scolara petulante

La bellissima spiaggia di Petra Manna, conosciuta anche come la Celvia, non è un luogo accessibile a tutti. Per accedere a tanta bellezza bisogna farsi un discreto percorso a piedi, nonché lottare per un posto al sole in quel lembo di spiaggia rimasto dagli scippi selvaggi perpetrati dalle ville dei cosiddetti Vip, che da anni si sono riservati generose porzioni di spiaggia privata. Come se non bastasse, l'apprendimento di una lingua straniera nazionale, come ad esempio il brianzolo, tornerebbe di sicuro vantaggio allo sprovveduto avventore che volesse trascorrere la sua giornata qui. In questa poca sabbia si concentrano prevalentemente famigliole dell'alta provincia lombarda. Può accadere altrimenti di imbattersi in un prototipo di queste, formate di madre e padre e due fanciulle di otto e dieci anni, comodamente adagiati su solide sedie telescopiche (!) e doversi sorbire per ore, in un crescendo interminabile, il saggio di lettura della fanciulla di 10 anni. La poveretta, inconsapevole strumento dei suoi aguzzini camuffati da genitori, costretta a leggere pagine e pagine di un insulso libro per ragazzi, è riuscita ad andare avanti per ore senza nemmeno uno stop per un sorso d'acqua. Con perfetta dizione ambrosiana, fatta di vocali rigorosamente chiuse, un timbro di voce sempre fermo sulla stessa nota (re), ha reso partecipe i suoi vicini d'ombrellone - tra cui il sottoscritto, vien da sè - delle sue capacità narrative sotto la melensa claque di mamma e papà che la incoraggiavano ad andare avanti senza fermarsi. Dopo un ora e un quarto di questo inquinamento acustico la mia sopportazione ha ceduto, spingendo le mani a frugare velocemente in borsa per accendere l'ipod e isolarmi da quel martirio. La scena a cui ho assistito è solo in apparenza banale. In realtà va a sfatare uno dei più diffusi e beceri luoghi comuni che vuole che "i ragazzini di oggi siano più svegli di come eravamo noi!". Ma come può essere più sveglia una poveraccia costretta a leggere un libro dai contenuti ridicoli, dimostrando di non capire affatto quello che sta leggendo e per il puro piacere di compiacere mamma e papà che ascoltano estasiati che la figlia è capace di leggere stentatamente e senza intonazione, quando alla sua età dovrebbe già declamare il X canto dell'Inferno senza incertezze? Mah! Misteri sconosciuti dell'alta Brianza.

martedì 16 giugno 2009

Cronache Smeralde - Giù dai monti del Tirolo

Aveva ragione la signora Covelli in Vacanze di Natale. "Se i Torpigna, dopo averci invaso piazza di Spagna, ci invadono anche Cortina, allora non lo so... vendiamoci la casa!". Solo che da queste parti il prototipo in questione non somiglia affatto allo scanzonato modello romano, persino gradevole nella sua genuina semplicità. Qui i loro cugini non vengono dalle periferie popolari delle grandi città. Sono soliti discendere dalla sub-provincia settentrionale, quella fatta di frazioni dove persino la toponomastica non gli assegna un indirizzo più decoroso di quello di "case sparse". Questa remota umanità, una volta giunta nei luoghi che hanno visto sulle riviste di viaggio nella sala d'attesa del medico condotto, inizia a far di tutto per sentirsi "all'altezza", inaugurando comportamenti e modi che rivelano chiaramente le loro origini plebee. Oggi il mare, generoso come nessuno mai, ne ha spiaggiati alcuni di essi, come pezzi di relitti affondati da chissà quanto. Per me é valso più del ritrovamento di un forziere dei pirati! Giovani ganassa che leggono Milano-Finanza e dicono di "fare il marketing" con la loro bottega (pardon! azienda) di profilati d'alluminio. Villici sfiancati da un inverno di palestra ma orgogliosi di esibire il frutto delle loro fatiche in spiaggia, al punto di riesumare il costume da nuotatore a slip con una taglia più corta per mettere in evidenza le meraviglie - ma più spesso le imperizie - del Creatore. Uno di loro, accompagnato da fanciulla del tipo "mi te amo Bbépi, son passa de ti" ha persino offerto al pubblico un saggio di ginnastica mettendosi a fare le flessioni sul bagnasciuga, sotto lo sguardo fisso della sua lei che lo incoraggiava con frasi tipo "come si béo! come si bèo!". Questa specie di popolazione, che di rurale ha il background e di urbano il portafoglio, si sente improvvisamente catapultata dentro Vanity Fair o GQ e, come tale, cerca di di immedesimarsi completamente nella parte, incuranti o inconsapevoli degli effetti comici e un pò patetici che suscitano.
E con questo siamo arrivati all'ora di pranzo. Colto dal brivido di preoccupazione che la giornata non portasse più nulla di interessante sotto il mio sguardo, ho intensificato le preghiere recitando la novena di Maria che scioglie i nodi e la Gran Madre Celeste ha prontamente esaudito le mie implorazioni. Vedo spuntare, tra i rovi dell'irsuta macchia mediterranea quattro individui. Le frasche, al loro incedere, mostrano gradualmente la loro fisicità; si tratta di quattro cinghiali palestrati il cui aspetto e soprattutto la vacuità dello sguardo alludeva alle probabili professioni: cubisti? Danzatori di struscio al palo (lap dance)? Spogliarellisti coi dollari infilati nelle mutande? Nossignore. Si tratta di quattro marinai di basso rango che in 400 metri di spiaggia semi deserta non trovano postazione migliore che a pochi centimetri di distanza dalla mia, costringendomi dunque ad ascoltare i loro discorsi e di conseguenza la verità sulle loro professioni. Fossero stati che so, ammiragli o tenenti di vascello, avrei udito noiose narrazioni di imprese belliche, affondamenti e virate a babordo con mare forza 7. Ma visto lo stretto rapporto che li lega allo scopettone con cui puliscono i ponti gli argomenti si fanno più pratici e quasi giocosi: se i loro superiori si riuniscono per decidere tattiche belliche da adottare e flotte da movimentare, questi mozzi sono imbattibili nella lottizzazione delle ragazze incontrate la sera prima (mi chiedo anche dove, visto che quasi tutti i locali sono chiusi o semi deserti), come spartirsele e chi tra di loro dovrà farsi carico di quella meno carina a cui probabilmente offrire una partita alla playstation piuttosto che più esaltanti notti di fuoco. Alla faccia di chi, in questo gioco, vedeva protagoniste assolute e inarrivabili le donne. Le signore in lettura non se ne abbiano a male: c'è chi con prosa aulica definisce queste faccende le conseguenze dell'amore. In realtà si tratta solo delle conseguenze della parità dei sessi. Che a volte ritornano. Indietro. Come dei boomerang...

lunedì 15 giugno 2009

Cronache Smeralde - Matrioske e Piastrelle


La spiaggia non si esaurisce mai in sole e mare, anche quando sono vissuti in luoghi incantevoli come quelli in cui mi trovo adesso. Ciò che a volte la rende davvero speciale, la valorizza o la degrada, è la fauna umana che la popola e che di fatto la trasforma in una specie di laboratorio di analisi, un'estesa gabbia da cui osservare le reazioni e i comportamenti dei criceti-bagnanti nel loro soggiorno salmastro.
Il Fato ci ha messo del suo, forse aveva intenzioni serie quando ha deciso di depositare davanti a me un curioso quartetto così formato: lui italiano quarantenne, lei trentacinquenne russa, un'altra russa più giovane che si intuisce essere la cognata e un bambino bianco come il latte, biondo come il miele e senza ombra di dubbio figlio della Perestroika tra i primi due. Già - penserete voi - saranno i soliti tipi con il dollaro pesante in tasca, frutto degli intrallazzi poco puliti tra l'industrialotto italiano con la solita top(a)-model russa, magra slanciata e longilinea non per scelta ma per fame. Ebbene niente di tutto questo. La realtà, se volete, riesce ad essere più tragica di così. Si comincia a intuire che le russe in questione non sono scese dalla passerella di qualche sfilata milanese, issate su tacchi alti come trivelle petrolifere e il bicchiere di champagne ancora madido di brina. Costoro devono aver visto e vissuto tempi duri, forse come Rossella O'Hara quando stremata dalla fame andava a scavare con le mani qualche radice da mangiare nell'incolta e bruciata Tara. Lo si capisce rapidamente quando iniziano a fermare ogni genere di ambulante senegal-nigeriano carico di mercanzia di ogni genere: finte borse Louis Vuitton, cd con gli ultimi successi di Albano targati 1979, copricostume in voile di nylon sovraccarichi di perline e paillette, collane etniche, asciugamani e parei, occhiali da sole e ciarpame vario. In breve tempo i loro lettini si sono trasformati in una fermata d'autobus sulla battigia, nessun ambulante è stato risparmiato dal fermarsi lì e aprire le borse come un autobus con le porte. L'industrialotto italiano, il cui vello incolto sbucava ovunque e, sissignori, anche da luoghi imbarazzanti dove non batte il sole per colpa di un costume sottodimensionato, tatuaggi osceni tra cui una gigantesca croce sepolcrale rossa e nera incisa sulla schiena, era troppo impegnato in altre faccende: sudato e incazzato pigiava un mantice a pedale, intento a gonfiare un canotto a forma di automobile per il pargolo del Volga.
Le signore, rispettivamente moglie e cognata, pretendevano dai pazienti ambulanti di vedere e provare qualunque cosa di cui fossero in possesso, mettendo a dura prova la loro resistenza ma senza acquistare nulla, petulanti e incomprensibili in un precario anglo-russo-gestuale. Fino al punto in cui uno di loro non ha retto più ed è sbottato, in un mix tra italiano e inglese, con: "Non potete fare tirare fuori tutto e niente compra!". Alle proteste del povero ambulante risponde tra il fraterno e il bonario il buzzurro tatuato, esclamando con pelosa solidarietà: "Eh caro mio, sai io quante piastrelle faccio vedere e poi alla fine non le comprano?" tradendo un accento italo-modenese. Capiamo quindi quale sia il core-business di costui: la ceramica industriale decorativa, ma non escludo quella funzionale fatta pure di cessi e bidet.
Mettendo da parte queste premesse, la visione della scena durata svariate ore mi ha lasciato con una domanda a cui tuttora non trovo risposta: cosa spinge legioni di italiani oltre i quaranta (tra divorziati e non) a prendersi mogli/compagne importate dall'estero, se poi devono trovarsi comunque incazzati e sudati a pigiare sopra un mantice e ossequiare le pretese di una consorte petulante, così come accadrebbe con una qualsiasi sana e onesta italiana di Concordia sulla Secchia?

domenica 14 giugno 2009

Cronache Smeralde - 1° Puntata

Chi mi conosce sa che da quasi ventanni la Sardegna costituisce un'esigenza quasi fisiologica. Magari anni addietro un intera vacanza di due o tre settimane era il massimo che si poteva chiedere dalla vita. Adesso che gli orizzonti si sono allargati la Sardegna non è retrocessa in secondo piano, ma le vengono dedicati soltanto meno giorni. Dei quali, va da sè, non se ne può fare a meno. Per chi nutrisse ancora dei dubbi circa l'opportunità di venire qui in vacanza se li può anche lasciare alle spalle: insieme a Settembre non esiste periodo più bello. Sono tornato a casa da poco, presentandomi in spiaggia con un pallore imbarazzante. Dopo solo poche ore di mare sono già cosparso di doposole. Il sole è alto e caldo, l'aria fresca e il mare gelato. Un misto che farebbe piacere anche al più recalcitrante dei viaggiatori. Fino a spingerlo ad attraversare il Tirreno. Mai come adesso le spiagge sono tranquille, la ressa non si è ancora addensata ed i porti turistici non sono stracarichi come i centri di prima accoglienza di Lampedusa. Anche se il pubblico non è numeroso, sono sicuro che i giorni a seguire riserveranno sorprese e scoperte nell'infinito panorama umano che ci circonda!

mercoledì 10 giugno 2009

Ballate per voci morte

Una nuova prova di interpretazione e una nuova fatica premiata per gli interpreti diretti di Diego Perugini che aveva già dato saggio di bravura l'anno scorso portando in scena, sempre al Teatro dei Contrari, New York Stanza 107. Quest'anno sembra si sia voluto puntare verso un traguardo più alto, alzando la posta e portando in scena quattro storie tratte dal Blues di Tennessee Williams. Non facili, senz'altro affascinanti, con qualche riserva su di una sola delle quattro scelte effettuate. Ma andiamo con ordine. Le storie si avvicendano in questa sequenza:
The Dark Room - una donna (la signora Pociotti, che nel testo originale si chiama Mrs. Lucca) in grave disagio famigliare, con un marito disoccupato e in manicomio, dei figli scomparsi o fuggiti chissà dove e una figlia, Tina, chiusa da mesi in camera sua dopo la rottura del suo fidanzamento. La donna, in grave stato di disturbo mentale, risponde elusiva e sconclusionata alle incalzanti domande dell'assistente sociale Ms. Morgan. Dopo un avvio vago ed evasivo l'assistente sociale, in un crescendo di domande, scoprirà che Tina riceve in camera sua le visite dell'ex fidanzato, che nel frattempo si è sposato e ha messo su famiglia. Con la scusa di essere l'unico a poter entrare nella stanza per portarle da mangiare, l'ex fidanzato ne ricava anche discreto sollazzo lasciandola incinta in stato avanzato, così come intuiamo dalle parole della madre. Questo è più che sufficiente per spingere Ms. Morgan a far portare via la ragazza da un ambiente così degradato
Portrait of Madonna - una giovane donna, Ms. Collins, chiusa da non si sa quanto all'interno di un appartamento, chiama disperata l'amministratore di condominio per denunciare i ripetuti assalti sessuali che quasi ogni notte deve subire da uno sconosciuto. L'amministratore si reca assieme al portiere a casa sua, ma non hanno il coraggio di dirle (almeno non subito) che dovrà lasciare l'appartamento. Nel blando e pietoso tentativo di allontanarla da quella casa si lasciano raccontare la sua storia, quella di una puritana che ha conosciuto un amore da cui non ha ricevuto soddisfazione. Ma oramai gli anni sono passati, e le violenze sessuali da lei denunciate altro non sono che proiezioni oniriche del suo amato che non solo non l'ha mai degnata di attenzione, ma di cui ha subito anche molte umiliazioni da parte sua e di sua moglie. Sogno o realtà? Forse entrambe. Ma sufficienti all'amministratore per allontanare la donna con una grazia ancora intrisa di rispetto verso di lei.
The unsatisfactory supper - fratello e sorella perdigiorno in uno sperduto paese degli Stati Uniti del Sud cercano la soluzione migliore per liberarsi della vecchia zia Rose, la cui unica utilità e orgoglio è quella di poter cucinare per loro e per il resto della famiglia. Ma sempre le stesse cose, particolarmente del radicchio e delle uova in cassetta che non si cuociono mai perché dimentica sempre di accendere la fiamma sul fornello [Do you build a fire in th' stove? - le ricorda Charlie Lee]. Baby doll prova persuadere Rose ad andarsene, ma la prende troppo alla larga e troppo delicatamente, costringendo Charlie Lee ad essere più brutale fin quando, recepito il messaggio obtorto-collo, zia Rose si lascerà trascinare via dal tornado che sta arrivando in giardino dove si è recata per cogliere le rose.
This property is condemned - Willie, giovane lolita con un nome da maschio, raccoglie l'eredità morale e fisica di Alva, fantasiosa e raffinata battona del circolo dei ferrovieri. La casa dei piaceri è stata chiusa (da qui il titolo: "locale posto sotto sequestro") ma lei ci vive lo stesso e invita i giovani ferrovieri a raggiungerla lì. Ma sarà davvero ciò che vuole Willie, che sogna cieli bianchi come un foglio di carta?

Queste quattro storie, magnificamente rappresentate, ci dimostrano come taluni drammi della figura umana travalicano ogni epoca e contesto storico. Le situazioni fotografate da Tennessee Williams, sia pure collocate nel suo tempo, non sono poi così slegate dai nostri giorni. Magari sotto forme diverse e in situazioni differenti, ma esistono ancora zie Rose e Baby doll, Miss Collins e Signore Pociotti. Del resto, il telegiornale non ce le mostra tutti i giorni?
L'allestimento è in scena al Teatro dei Contrari fino al 16 giugno. Un must-to-see che premia la bravura di tutti gli attori impegnati in questa rappresentazione e che hanno saputo vincere l'emozione dando una bella prova recitativa di fronte a un testo certamente non facile.

martedì 19 maggio 2009

The Fall

E' già passata più di una settimana da che ho visto questo film assieme al Cinefilamte. Stando alle sue anticipazioni, questo film del 2006 non era stato mai distribuito in Italia. In effetti nei circuiti classici non mi è sembrato proprio di vederlo in giro, tanto che è stato necessario andare al cinema d'essai "Detour" a Roma per poterlo vedere. La sala- che forse è già un'esagerazione chiamarla tale - non accoglie più di 30 o 40 persone. Non è il massimo per areazione e schermo ma ci si può stare. Sebbene le premesse non siano delle migliori, con un pubblico in sala che sembra tratto da una sceneggiatura horror, il film inizia e si lascia vedere con una partecipazione via via in crescendo.
In una Los Angeles degli anni '20, all'interno di un ospedale, troviamo i due protagonisti principali di questa storia a metà tra la fantasia e la realtà,  nella trasposizione assoluta di quella che a tutti gli effetti può sembrare una fiaba. Roy (Lee Peace) è un giovane stuntman che si ritrova sul letto d'ospedale dopo una caduta finita male. Alexandria (Catinca Utaru) è la piccola bambina col braccio rotto che sa di dover passare un bel pò di tempo in ospedale prima di poter ritornare al suo mondo. Alexandria e Roy si incontrano quindi nello stesso padiglione. Come ogni bambino Alexandria è estremamente curiosa di conoscere uno dei pochi, se non forse l'unico, ammalato giovane temporaneamente ospite della clinica. I due fanno presto amicizia, sebbene Roy chiederà più volte ad Alexandria di portargli qualche pillola di morfina per alleviare i dolori della caduta.
Accanto al letto di Roy, e per i giorni a venire, la piccola Alexandria inizia ad ascoltare una bellissima favola raccontata da lui. E' a questo punto che come in un tuffo, entriamo nella fantasia e nel cuore di Alexandria che ascolta la favola popolandola con l'immaginazione di tutti le persone che si trova intorno o accanto in ospedale. Roy, naturalmente, assume i panni dell'imperatore Alessandro circondato da altri bizzarri e simpatici personaggi con cui si muove all'avventura per uccidere lo spietato imperatore Odius.
Tra paesaggi incantati ed una bellissima principessa, incontrata nel deserto e che somiglia a Kim Cattrall ai tempi di Grosso Guaio a Chinatown, il bell'imperatore inseguirà l'imperatore Odius mentre tutti i suoi compagni di battaglia cadranno ad uno ad uno.
Il film è a dir poco eccezionale per il forte impatto visivo fatto di ambientazioni, trucchi, costumi e riprese fotografiche da Oscar. La caratteristica fondamentale della sua eccellenza è che il tripudio di fantasia che conduce l'intera storia non scivola mai verso l'assurdo o il delirio, ma è sempre ancorata ad un criterio di verosimiglianza agganciando i personaggi fantastici alle persone reali. Regista e sceneggiatore sono riusciti ad entrare nella mente di un bambino, anzi di una bambina, navigare nella sua fantasia e trasportare il mondo fantastico in un allestimento che segue una sua trama, una sua logica e lo carica di sentimento. Sentimenti di innocenza, semplicità, schiettezza che solo l'anima e la mente incontaminata di un bambino possono provare. Una notevole prova di successo, tratta da un idea apparentemente semplice, che si è tradotta in una sofisticata e pregnante proiezione.

domenica 17 maggio 2009

Angeli e Demoni

Con qualche giorno di ritardo rispetto alla prima a cui ho assistito lo scorso 13 maggio, riesco finalmente a spendere qualche parola su questo film, attesissimo dai fanatici ammiratori di Dan Brown ed occhieggiato con sussiego Oltretevere. Non facendo parte di nessuna delle due categorie poc'anzi citate, ma essendo semplicemente un lettore deluso da quel libercolo conosciuto come "Il Codice Da Vinci" - non ho retto per più della metà e l'ho richiuso - ed uno spettatore tediato dal ridicolo filmetto scaturito da esso cui è stata riservata la stessa sorte, certamente non mi stavo avvicinando a questo nuovo film tratto dall'ormai vecchio e omonimo libro "Angeli e Demoni" con le migliori intenzioni. Anzi. Eppure ci hanno saputo fare bene con i trailer, presentando un film che al di là della storia sembrava farcito di effetti speciali fascinosi insolitamente ambientati a Roma, a cavallo tra le sue indiscusse bellezze e le vesti corali cardinalizie che, in occasione di un conclave, sfoderano l'artiglieria pesante in tema di abiti.
Secondo il mio insindacabile parere la condizione principale affinché il film possa rendersi piacevole è una sola: non aver letto il libro. Entrare in sala conoscendo già il finale fa perdere sicuramente molto dello smalto e dell'effetto che invece si avrebbe senza conoscere la storia a priori. Si assiste infatti ad un ribaltamento a sorpresa dell'epilogo che ci si attendeva. Questo forse è l'unico punto di forza che conferisce una nervatura al film. Conoscere il finale prima significherebbe togliere un elemento fondamentale che farebbe scadere il film in un fumetto. 
La trama è semplice ma sofisticata allo stesso tempo: si inizia con un bel funerale. Di un Papa naturalmente. Un Papa che nella presentazione scenica allude chiaramente a Giovanni Paolo II. Occorre dunque trovarne uno nuovo, possibilmente scelto tra la rosa dei quattro favoriti all'interno del Sacro Collegio. Parallelamente, al C.E.R.N. di Ginevra, una fascinosa ricercatrice di nome Vittoria Vetra (Ayelet Zurer) assieme al Capo Progetto col clergymen Padre Silvano Bentivoglio, stanno conducendo un esperimento che nulla ha a che fare con rosari e penitenze: la creazione dell'antimateria. Entrambe le cose fanno rimettere in moto un antica corrente ecclesiastica, mutatasi in setta segreta dopo la repressione subita da parte della Chiesa stessa, conosciuta col nome di Illuminati. Costoro sostengono, allora come adesso, che Scienza e Fede (Fides et Ratio) non siano incompatibili, ma che l'una sia in grado di fornire le prove dell'esistenza dell'altra. Parte un'azione incrociata e simultanea. A Ginevra l'antimateria prodotta e conservata in un urna con batteria tampone viene trafugata. A Roma vengono rapiti i quattro cardinali favoriti e nascosti in un luogo introvabile. L'urna esplosiva viene piazzata da qualche parte nella città, secondo il ricatto fatto giungere dagli Illuminati al Comando della Guardia Svizzera Pontificia. Secondo un programma simbolico ed epigrammico, l'esecuzione dei quattro poveretti e il conseguente annientamento della Città del Vaticano avverrà seguendo un immaginifico percorso tra le chiese di Roma simboleggianti, con i loro contenuti, i quattro elementi di fuoco, terra, aria e acqua. Non sapendo che pesci prendere, di concerto con il Camerlengo di S. Romana Chiesa (Ewan McGregor), la Gendarmeria Pontificia va a pescare il professor Robert Langdon (Tom Hanks) in America per supplicarne l'aiuto nell'interpretazione dei simboli e dei piani apocalittici degli Illuminati. Il Camerlengo si unisce al gruppo di ricerca, forte dell'amore filiale che lo legava al precedente e defunto papa, essendo stato da lui adottato quando era ancora arcivescovo (di Cracovia?), rimasto orfano e solo al mondo.  Partitrà una serrata caccia per salvare i poveri vegliardi porporati tenuti sotto scacco da un killer spietato al soldo di qualcuno che scopriremo soltanto nel finale, nonché per salvare l'urbi et orbi - la città e il mondo - dall'esplosione dell'antimateria. Qualche Cardinale non ce la farà e incontrerà Sorella Morte in modalità talmente macabre da risultare ripugnanti, pur nelle intenzioni di mostrare l'allegoria del martirio. Ma come nella migliore delle tradizioni, il Bene vincerà e tutti saranno appagati: lo scienziato Langdon, che vedrà soddisfatta la sua ricerca di conoscenza attraverso uno scritto originale di Galileo. Il religioso, ancorché cardinale, che diventerà papa che inaugurerà un nuovo corso della Fede che non scadrà in eresia.
A parte qualche grossolanità giuridica riferita alla  Città del Vaticano nel corso dei dialoghi, la ricostruzione dei particolari sui meccanismi canonici e curiali può dirsi abbastanza fedele. Non ultima anche la citazione alla Costituzione Aposotolica Romano Pontefici Eligendo sulla modalità di elezione per "acclamazione" o "ispirazione" può dirsi interessante perché sconosciuta al grande pubblico, anche se di fatto tale modalità di elezione non è più utilizzata da svariati decenni.
Altrettanto interessante il risalto, sia pure propedeutico al connotato da romanzo giallo, che viene dato alla figura-istituzione del Camerlengo, colui cioé che assume pro-tempore  il governo centrale della Chiesa fino all'elezione del nuovo pontefice. Esso può compiere solo atti di ordinaria amministrazione, mancando della potestas che spetta unicamente al Vescovo di Roma, cioè il papa. Benché negli ultimi tre secoli tale figura sia stata sempre ricoperta da un cardinale, il Codice di Diritto Canonico prevede semplicemente che si tratti di una persona consacrata. Ciò spiega perché nel film il personaggio indossa una semplice veste piana nera con mozzetta dello stesso colore, a differenza dei tripudi di seta moiré indossati dai suoi colleghi "imprigionati" in Sistina.
La visione del film è consigliata a tutti, con l'esclusione dei seguenti individui a tutela della loro salute:
- l'Arciprete della Basilica di San Pietro, che non potrebbe reggere il colpo di vedere (sia pure nella finzione scenica) un uomo darsi fuoco proprio sotto l'altare della Confessione, usando per giunta una delle preziose lampade ad olio ricoperte in foglia d'oro che circondano la balaustra d'altare;
- l'Architetto della Fabbrica di San Pietro, erede morale di Antonio da Sangallo e Michelangelo, cui nessuno potrebbe salvare da un ictus fulminante osservando l'intero mosaico della cupola sbriciolarsi al centro del transetto dopo l'esplosione in cielo dell'ampolla dell'antimateria;
- il Cardinale Archivista dell'Archivio Segreto Vaticano, che potrebbe non sopravvivere per le troppe risate dopo aver visto che tra i beni più preziosi custoditi all'interno della cantina a prova di atomica figura la Mercedes "gattona" decapottabile che fu di Giovanni XXIII (non me ne vogliano i suoi devoti...);
- il Comandante della Guardia Svizzera, che potrebbe restare fatalmente turbato nel vedere come i suoi pittoreschi soldatini a spicchi colorati vengano presentati come dei suscettibili ultrà da stadio Maracanà nella difesa del papa e del palazzo apostolico;
- il Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, che potrebbe rimetterci le coronarie nell'osservare che dopo più di un secolo di storia i suoi uomini, pur continuando ad agire in coppia come Franco e Ciccio, riescano a farsi accoppare con una facilità degna delle migliori commedie all'italiana.
Come ultima annotazione posso semplicemente aggiungere che se tutti i Camerlenghi fossero dei modelli da copertina come Ewan McGregor, anche le femministe più coriacee spingerebbero con forza la porta dei conventi per farsi monaca.



Stemma del Cardinale Camerlengo sormontato da Gonfalone a gheroni
e trenta fiocchi disposti a quindici per lato

Ballestrero ringrazia la Conferenza Episcopale Italiana che ha voluto soffermarsi a leggere il suo blog lo scorso 20 aprile.

sabato 2 maggio 2009

X Men - Wolverine le origini

Dichiaro subito la mia scarsa propensione ai film di fantascienza. Se dovessero contare su di me per il successo di questo genere cinematografico sarebbero già andati falliti. In questo caso, tradendo vergognosamente la fiducia di un bambino di 9 anni cui avevo promesso di andarlo a vedere insieme, mi sono ritrovato con un allegra compagnia di adulti la cui spensieratezza è pari solo a quella del povero novenne tradito. Stando al dettagliatissimo Internet Movie Database questo X Men è il quarto della serie. Nutrivo qualche perplessità per il fatto che mi accingevo a vedere questo per la prima volta senza avere visto i precedenti tre. Nel corso dell'azione ho capito subito che si trattava di fatica risparmiata. Wolverine e gli X Men sono forgiati sullo schema delle più celebri soap-opera americane nell'indiscussa capacità di autorigenerarsi. Possono cambiare gli attori, le storie, persino i personaggi ma ci sarà sempre materiale per girarne un altro. Infatti il finale non è mai definitivo, almeno da quello che si desume da questo quarto episodio. Vengo tuttavia rassicurato dagli adulti amici di cui sopra che anche per gli altri è stato così. Credo a questo punto che ci siano i numeri per inaugurare una saga. Il film ha avuto un'ottima riuscita sul piano degli effetti speciali, collocati ovunque e in ogni frangente, taluni grotteschi e un pò piatti ed altri decisamente entusiasmanti. Il più efficace rimane sicuramente l'operazione a cui è sottoposto Logan / Wolverine per l'iniezione dell'adamantio che lo renderà indistruttibile. Come nei più classici dei fumettoni gli ingredienti sono ben miscelati per far tutti felici: amore, senso dell'onore, lealtà eccetera. Il ritmo è accelerato, trasformandosi nel motore che fa girare la mole di effetti speciali su cui non si è di certo risparmiato. Un film d'azione e fantastico allo stesso tempo che potrebbe farmi ritornare in sala a vederlo di nuovo per riparare al torto procurato al piccolo innocente di 9 anni!

giovedì 30 aprile 2009

Pezzi di Pelle - Teatro Agorà

Pezzi di Pelle. Ossia come un titolo accattivante nasconda in realtà un allusione alla fine ultima dello spettatore dopo una simile visione. La pelle cade, assieme alle mandibole e ad altri pezzi del corpo che per decoro non indicheremo. Il Teatro Agorà propone questo allestimento di cui è impossibile riferirne la benché minima trama. Forse c'è ma non si vede. Qualora si vedesse sarebbe poi meglio chiudere dignitosamente gli occhi e passare oltre. Condizione fondamentale per scrivere un'opera teatrale è quella di non affidare l'ispirazione alla peperonata mangiata la sera prima ed il suo sviluppo agli incubi notturni da essa generati. Altrimenti si rischia di trasferire il mondo metafisico in quello reale con evidenti incompatibilità di fondo. Nella disperata ricerca di un minimo senso logico, di un'esile storia di sottofondo o di un minuscolo concetto di messaggio non viene in soccorso nemmeno la scenografia, minimalista al punto tale da renderla inesistente: quattro quinte tinte di nero corvino, due sedie e un asse di legno adagiata per traverso sul palco. Quest'ultima davvero propedeutica allo scopo, visto che su di essa verranno mimati discutibili amplessi tra soldati in libertà con prostitute navigate.
Ora si potrebbe obiettare che di fronte ad una scenografia oggettiva prossima allo zero, la suggestione delle immagini può essere evocata dagli attori con la loro carica espressiva. Ciò sarebbe confortevolmente vero se gli attori fossero sostenuti da una scrittura degna di questo nome. In questo caso però non è così. E gli stessi artisti si muovono sperduti e meditabondi, quasi a chiedersi cosa stiano recitando e se esista un senso a tutto questo. Dei complessivi otto attori impegnati in quest'opera, solamente due possono riporre la maschera di Melpomene nel cassetto e dedicarsi con più profitto alla pesca del merluzzo nei mari del Nord. I restanti sei, nonostante l'abominevole testo, riescono comunque a dare un interpretazione dignitosa e tecnicamente ben resa.

In un momento in cui il teatro sta timidamente conoscendo una nuova gioventù tra il pubblico di questi anni, sarebbe decisamente il caso di non costringerlo a preferire la tv de l'Isola dei Famosi per colpa di testi sciatti, assurdi e deliranti.

domenica 19 aprile 2009

Franklyn - Meanwhile City

Il piacere di scoprire film di questo tipo, sospesi fra thriller e fantastico, rende all'umanità e a noi spettatori un servizio vantaggioso di incomparabile rarità: nessuno va a vederlo.
Sabato sera a Roma, che non si può certo definire una meanwhile city, al primo spettacolo delle 20.30, la sala era "gremita" da ben cinque spettatori: io, il Cinefilante, una coppia di giapponesi forgiati a forma di manga e un uomo di mezza età sospetto onanista.
Una stranezza di non poco conto, considerando che generalmente questi tipi di film riescono a suscitare un notevole richiamo di pubblico, soprattutto giovanile pronta a investire quegli ultimi spicci che sono rimasti in tasca per il biglietto del cinema. Mah! Stranezze di una sera romana di mezza primavera. Il mordente che mi ha portato al cinema a vedere Franklyn è scattato dalla lettura della trama per telefono a cui ho costretto il povero Cinefilante, la quale dopo aver scartato tutte le altre visioni che prevedessero la scena madre della morte di un cane, ha decisamente scelto Franklyn in barba a tutte le altre, cosiddette, "proposte in sala". Il macchinista, certamente non esaltato dalla pochezza di pubblico in sala, accende stancamente la telecamera e va a farsi un gelato al maraschino. L'addetto ai biglietti, che incontreremo all'uscita, sarà assorto dalla lettura di un catalogo di fumetti.

Il film, ambientato a Londra,  si sviluppa sulla dinamica dei mondi paralleli: in una continua sospensione, apparentemente slegata, tra la metropoli inglese degli anni duemila ed una città futuristica gotica, fumosa e piovosa dal nome di Città di Mezzo (Meanwhile City) vediamo svolgersi le storie dei protagonisti. La Città di Mezzo è una realtà strana e piuttosto inquietante, agglomerato urbano i cui abitanti sono obbligati a viverci professando una fede religiosa, non necessariamente canonica e istituzionale. Unico vincolo è avere un culto, non importa di cosa, lasciandone la scelta agli individui anche nelle forme più disparate e anche comiche. Vediamo infatti predicatori della fede sulle lavatrici e le relative istruzioni di lavaggio dei capi da osservare scrupolosamente, fino a quella più spassosa delle "manicuriste del settimo giorno", gruppuscolo di frivole donnette che osservano il vangelo dello smalto e la venerazione della lima da unghie. Su di tutti vigila scrupolosamente la polizia ecclesiastica, oscuri gendarmi vestiti con giubbe nere e con enormi tube in testa, severi e violenti, preposti all'ordine pubblico. Guai infatti a non avere o professare una fede a Città di Mezzo: i lugubri poliziotti sono sempre pronti a scagliarsi contro chiunque sia sospettato di non stare alle regole del gioco. Mal gliene incolse a John Preest (Ryan Philippe), giustiziere dal volto coperto da una maschera di tela ed unico abitante della Città di Mezzo a non professare una fede, animato unicamente da propositi di vendetta verso un strano essere detto l'Individuo, colpevole di aver ucciso una bambina di soli 11 anni. La polizia ecclesiastica non gli darà tregua, fino a stanarlo e a consegnarlo allo pseudo-sindaco della Città di Mezzo, con cui stringerà un insolito accordo volto all'uccisione dell'Individuo.


Parallelamente, nella Londra dei nostri giorni, troviamo una psicotica artista con smanie suicide di nome Emilia (Eva Green), in eterno conflitto con la madre colpevole, secondo lei, di aver permesso l'allontanamento con un frettoloso divorzio. A fargli da contorno c'è un anziano signore di nome Peter Esser (Bernard Hill), preso dall'affannosa ricerca di suo figlio scomparso dopo il ritorno dalla guerra ed un tristanzuolo giovanotto di nome Milo (Sam Riley), affranto per l'abbandono della fidanzata a pochi giorni dal matrimonio ed ora impegnato a rincorrere una donna, sua amica immaginaria durante l'infanzia, di cui è perdutamente innamorato. Anche lui ha una missione da compiere, solo che ancora non lo sa. Avrà il piacere di scoprirlo verso l'epilogo della storia.
Apparentemente sembra quasi non esistere un ponte, un punto di contatto tra l'underground Città di Mezzo e la frenetica Londra di oggi. I protagonisti dei due mondi sembrano vivere le loro vicende in modo del tutto svincolato tra loro.  Esistenze cupe o leggere di cui non si riesce a cogliere l'interdipendenza fra le due realtà parallele. Si capirà solo più avanti, probabilmente con un abile trucco di regia, come progressivamente le vicende dei due mondi andranno a congiungersi fino a tracciare un senso compiuto che si delinea verso il finale, definendo un senso compiuto ad una trama volutamente lasciata inafferrabile fino a quel momento.

 

Pur nell'abile gioco di giustapposizione tra reale e fantastico e in un impianto scenografico seducente, come quello realizzato per la Città di Mezzo, senza dubbio affascinante e con inserti iconografici ben mixati presi in prestito dai simboli di religioni orientali e occidentali (statue in pietra di Buddah gigantesche, croci cristiane intagliate nelle facciate dei palazzi, divinità indiane poste dinanzi incensi fumanti), il film sa essere solo gradevole e non fa gridare all'entusiasmo. La trama occupa un posto di secondo piano rispetto alle immagini, quando credo sarebbe stato preferibile il contrario stando il tema davvero intrigante e già discusso animatamente, sia a livello artistico che scientifico, sulla possibilità dell'esistenza di mondi paralleli. Suggerisce un concetto del Tempo e di Esistenza che sfugge dalla collocazione di comodo che tutti noi abbiamo della sua percezione nella vita quotidiana. Forse, proprio perché si tratta di argomenti che prevedono un impegno inadatto al target del grande pubblico, si è preferito puntare su una comunicazione per immagini più che per concetti e che, senza dubbio, ha dimostrato una certa efficacia.