Ritorno sempre con piacere al cinema Adriano a Roma. Non so perché ma ho un particolare feeling con questa struttura, anche quando ti sbattono in piccionaia nelle ultime tre sale. La scelta del film di ieri non poteva essere più gradevole, con i due protagonisti di questo film Adam Sandler e John Turturro. Devo dire che l'idea di partire da un dualismo guerrigliero storico, come quello del conflitto israeliano-palestinese, e crearci sopra un cazzatone divertente come questo è fantastico. Tutto ha inizio nelle calde terre d'oriente dove Zohan (Adam Sandler), una specie di supereroe invulnerabile a percosse ed esplosivi, combatte per la sua Israele contro i palestinesi. Questi ultimi fanno altrettanto, dandosi la caccia per Tel Aviv e Gerusalemme, compiendo scorrerie che sembrano essere all'ordine del giorno. Zohan è assoldato con la milizia ebrea, ma il suo ruolo gli va stretto. Vorrebbe fare altro, piuttosto che combattere con il suo alter ego palestinese Phantom (John Turturro), confidando alla sua famiglia di volere abbandonare l'esercito per diventare un parrucchiere. Sia il padre che la madre non la prendono bene, lo chiamano addirittura "finotchky" (c'è da segnalare che tutto il doppiaggio è stato eseguito con una specie di pastrocchio tra italiano-arabo-ebraico, sperando di ottenere un aumentato effetto comico. In realtà a volte è addirittura incomprensibile e penalizza, invece di esaltare, le scene e le gag già divertenti di loro). Non incontrando nemmeno l'approvazione della sua famiglia, decide di fingersi morto dopo una specie di scontro finale con Phantom e scappa in America per realizzarsi come parrucchiere. Si presenta da John Mitchell a New York, ma non viene ricevuto propriamente a braccia aperte. Allora decide di spostarsi qualche metro più in là, fino al quartiere dove la comunità israeliana e palestinese vivono in un clima di relativa convivenza, presso il "Rafaela's salon", gestito da una bellissima parrucchiera palestinese di nome Dalia (Emmanuelle Chriqui). Zohan non ha mai tagliato un capello in vita sua, tranne i suoi nel viaggio verso New York regalandosi un taglio "Avalon" decisamente anni '80. In compenso, oltre alla voglia di fare, porta con sé un fallo oversize, con cui sedurre le clienti del salone che, nel giro di pochi giorni, aumentano vertiginosamente per deliziarsi di tanta grazia tra una messa in piega e l'altra. Tranquilli, il cattivo non manca: un magnate senza scrupoli che vuole fare piazza pulita del quartiere occupato dagli emigrati per piantarci un bel centro commerciale. Per far questo non esita a creare disordini incendiando negozi, cercando di mettere gli uni contro gli altri. Ma sia Zohan che Phantom, che nel frattempo si è trasferito anche lui a New York per aprire una catena di fast food arabi, sapranno unire le forze per liberarsi di lui. Nonostante la scelta discutibile di "doppiare il doppiaggio", trasformando il dialogo nella caricatura di sé stesso, il film è pieno di momenti divertenti e spassosi. Adam Sandler è completamente a suo agio nel genere demenziale, così come siamo abituati a vederlo. Si esce dal cinema con la consapevolezza di aver guardato la classica scemenza, ma con lo spirito rinfrancato dalle tante risate fatte.
domenica 19 ottobre 2008
Zohan - Tutte le donne vengono al pettine
Ritorno sempre con piacere al cinema Adriano a Roma. Non so perché ma ho un particolare feeling con questa struttura, anche quando ti sbattono in piccionaia nelle ultime tre sale. La scelta del film di ieri non poteva essere più gradevole, con i due protagonisti di questo film Adam Sandler e John Turturro. Devo dire che l'idea di partire da un dualismo guerrigliero storico, come quello del conflitto israeliano-palestinese, e crearci sopra un cazzatone divertente come questo è fantastico. Tutto ha inizio nelle calde terre d'oriente dove Zohan (Adam Sandler), una specie di supereroe invulnerabile a percosse ed esplosivi, combatte per la sua Israele contro i palestinesi. Questi ultimi fanno altrettanto, dandosi la caccia per Tel Aviv e Gerusalemme, compiendo scorrerie che sembrano essere all'ordine del giorno. Zohan è assoldato con la milizia ebrea, ma il suo ruolo gli va stretto. Vorrebbe fare altro, piuttosto che combattere con il suo alter ego palestinese Phantom (John Turturro), confidando alla sua famiglia di volere abbandonare l'esercito per diventare un parrucchiere. Sia il padre che la madre non la prendono bene, lo chiamano addirittura "finotchky" (c'è da segnalare che tutto il doppiaggio è stato eseguito con una specie di pastrocchio tra italiano-arabo-ebraico, sperando di ottenere un aumentato effetto comico. In realtà a volte è addirittura incomprensibile e penalizza, invece di esaltare, le scene e le gag già divertenti di loro). Non incontrando nemmeno l'approvazione della sua famiglia, decide di fingersi morto dopo una specie di scontro finale con Phantom e scappa in America per realizzarsi come parrucchiere. Si presenta da John Mitchell a New York, ma non viene ricevuto propriamente a braccia aperte. Allora decide di spostarsi qualche metro più in là, fino al quartiere dove la comunità israeliana e palestinese vivono in un clima di relativa convivenza, presso il "Rafaela's salon", gestito da una bellissima parrucchiera palestinese di nome Dalia (Emmanuelle Chriqui). Zohan non ha mai tagliato un capello in vita sua, tranne i suoi nel viaggio verso New York regalandosi un taglio "Avalon" decisamente anni '80. In compenso, oltre alla voglia di fare, porta con sé un fallo oversize, con cui sedurre le clienti del salone che, nel giro di pochi giorni, aumentano vertiginosamente per deliziarsi di tanta grazia tra una messa in piega e l'altra. Tranquilli, il cattivo non manca: un magnate senza scrupoli che vuole fare piazza pulita del quartiere occupato dagli emigrati per piantarci un bel centro commerciale. Per far questo non esita a creare disordini incendiando negozi, cercando di mettere gli uni contro gli altri. Ma sia Zohan che Phantom, che nel frattempo si è trasferito anche lui a New York per aprire una catena di fast food arabi, sapranno unire le forze per liberarsi di lui. Nonostante la scelta discutibile di "doppiare il doppiaggio", trasformando il dialogo nella caricatura di sé stesso, il film è pieno di momenti divertenti e spassosi. Adam Sandler è completamente a suo agio nel genere demenziale, così come siamo abituati a vederlo. Si esce dal cinema con la consapevolezza di aver guardato la classica scemenza, ma con lo spirito rinfrancato dalle tante risate fatte.
martedì 14 ottobre 2008
Le Signorine dello 04

Tra un sorriso e una risata, infatti, non si può fare a meno di notare le tematiche della solitudine femminile che, superata un'età relativamente giovane e non essendo ancora sposate, subisce un malcelato compianto da parte della società di allora (Carla, la capoturno), ponendola in uno stato di palese apartheid. Il tradimento coniugale (Vera), dove il perdono ad oltranza del fedifrago viene incoraggiato in nome di una continuità ideale più sociale che religiosa. La maternità extra matrimoniale (Maria Teresa), poco decorosa se non quasi oltraggiosa per gli standard dell'epoca. I fidanzamenti rapidi e puerili (Gabriella), a cui basta un semplice gesto di aiuto per salvare il presunto suicida ed una stretta di mano, per ritrovarsi tutti a tavola a consumare il pranzo di fidanzamento tra le rispettive famiglie pochi istanti dopo. L'alcolismo tenuto nascosto tra le mura domestiche di zia Vittoria (Tina Pica), dove la preoccupazione dei famigliari é più orientata al "non far sapere", piuttosto che adoperarsi per aiutare a superare il disagio della malcapitata. L'ingerenza famigliare nelle scelte sentimentali (Bruna), dove i fratelli perpetuano la figura del pater familias imponendo decisioni e scelte di vita che nulla hanno a che fare con i desideri e le reali aspirazioni di lei. Il film terminerà in un contesto lieto, di nuovo tutte riunite dietro gli enormi catafalchi dei centralini dell'epoca, alle prese quotidianamente con le vicissitudini lavorative e gli aneddoti personali. In "Tutta la vita davanti" vengono invece affrontate tematiche più legate ai nostri giorni, ma che secondo me hanno una comune matrice con quelle ritratte da "Le Signorine dello 04". Per chi vorrà vedere le "Signorine dello 04", posso semplicemente suggerire di andare a caccia del titolo anche solo in vhs, in qualche videoteca particolarmente fornita. Non credo che sia disponibile già in dvd, ma spero di essere smentito, perché la visione di questo fim costituisce senza dubbio un must-to see!

venerdì 10 ottobre 2008
La Nonna Sabella

Donna Sabella Renzullo è la nonna di Raffaele - Rafiluccio, come lo chiama lei - che vive in un paesino della provincia di Salerno, Pòllena, assieme alla sorella Carmelina (Dolores Palumbo), matura zitellona non per sua scelta, ma per la ferrea volontà di Sabella, che ha sempre ostacolato ed impedito il matrimonio con Emilio (Peppino De Filippo), storico spasimante di Carmelina a cui l'arzilla vegliarda ha sempre dedicato sonore fucilate. Il ritorno, dopo la laurea a Napoli, del nipote Raffaele, dà il via al piano di Sabella: farlo sposare alla ragazza più ricca del paese Evelina Mancuso, per accaparrarsene la dote, risollevare le esangui finanze dei Renzullo ed andare tutti insieme a Roma in pellegrinaggio sul Gianicolo. Sabella è una fedele garibaldina: nei suoi piani, oltre a rendere omaggio agli eroi del Risorgimento, i cui busti troneggiano sul Gianicolo, c'è anche il lezioso desiderio di farsi un bagno nella fontana di Trevi: "Io voglio fare un bagno nella fontana di Trevi, baganrmi, sciacquarmi... come una naiade!" - chissà se Fellini ha preso da qui l'idea del bagno nella fontana di Anita Ekberg per la sua "Dolce Vita". La nonna Sabella è del 1957, la Dolce Vita è del 1960. Secondo me il sospetto è legittimo... -
La signora gioca bene a scopa?
Complice la mia immobilità post-operatoria, ho deciso di dedicare il riposo forzato alla visione della ormai corposa filmoteca che si sta accumulando sul mio computer. Sul titolo in questione, però, devo chiarire subito che non sono affatto prevenuto sui cosiddetti B-movie, o trash-movie che dir si voglia. Invero, ne sono stato sempre un gran consumatore quand'anche non un grande fan, al punto di conoscere perfettamente a memoria interi film dall'inizio alla fine (mi viene in mente... così tanto per... tutta la saga di Tomas Milian). Inoltre, tendo a dimostrare il mio apprezzamento verso un film che mi è piaciuto rivedendolo, quando possibile, almeno una decina di volte. Di solito riservo questo trattamento molto più a questo genere di film che non a quelli, diciamo così, più ordinari. Perché attraverso le visioni multiple riesco a cogliere dei dettagli, spesso esilarantisssimi, che talora passano inosservati.martedì 7 ottobre 2008
Mamma Mia!

Era naturale, pertanto, precipitarsi a vedere il film interpretato da Meryl Streep, Pierce Brosnan, Amanda Seyfried, Colin Firth e Stellan Skarskard. Ero ben curioso di scoprire se la trasposizione del musical dal teatro al cinema avrebbe mantenuto il suo fascino oppure no. Ebbene, il fascino si è decisamente perso un pò lungo la strada. Benché la fedeltà alla sceneggiatura teatrale sia stata anche fin troppo fedele (vi invito a restare fino alla fine, ben oltre i titoli di coda, per sentire Meryl Streep/Donna Sheridan che dopo l'ultima canzone chiede se vogliamo ascoltarne un'altra.... esattamente come a teatro e, tra l'altro, la stessa medesima canzone), si notano senza dubbio notevoli smagliature. A cominciare da Meryl Streep, straordinaria interprete di film indimenticabili, che si ritrova a 60 anni suonati a recitare nei panni di una sfiorita ex figlia dei fiori, che si lancia in spaccate aeree saltando sul letto al ritmo di "Dancing Queen", quando non anche vestita in lustrini, zeppe e paillettes anni '70 mentre intrattiene gli isolani accorsi sotto il palco per ascoltarla cantare "Super Trouper". Nonostante il trucco e l'abbigliamento vistoso, l'ho trovata fuori età per quella parte. Serviva si un'attrice brava, ma con 10 anni di meno (oso proporre Meg Ryan). Malgrado ciò, la Streep dimostra di avere un gran talento anche come cantante. Gli assoli da lei interpretati erano ben intonati e sostenuti da un'ottima voce. Peccato non poter dire lo stesso di Pierce Brosnan, che nel canto è una vera frana. Quando l'accento irlandese si unisce in matrimonio con una campana rotta, la prole si chiama Pierce Brosnan. Nella parte di uno dei presunti padri è stato anche bravino, ma fa ancora fatica a staccarsi di dosso quello sguardo di tre quarti puntato a sud est, con cui spera ancora di rivendersi come maliardo seduttore.
Bravo e simpatico Colin Firth nella parte del trittico dei padri. Mi spiace per gli occhiali da sole che indossava. Non gli stavano bene e somigliavano stranamente a quelli di Cybill Shepherd nel primo episodio di "Moonlighting". Fondi di magazzino? Insomma, un filmetto godibile e piacevole, con le canzoni degli Abba che, con la loro bellezza, coprivano caritatevolmente alcune brutture, come ad esempio il corpo di ballo con troppi eccessi femminei. Bellissimo - va riconosciuto - il balletto sul pontile dei ragazzi eseguito con le pinne indosso!


