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lunedì 8 dicembre 2008

Natale a puntate: 1) I regali

Il fatidico 8 dicembre è arrivato, scandendo inesorabilmente per i tradizionalisti l'arrivo della stagione natalizia, con tutte le tematiche che ad esso sono legate. Una cosa rende questo periodo dell'anno unico nel suo genere: la ripetizione costante ed uniforme di comportamenti sempre uguali, destinati a ripetersi finché ci sarà vita sulla terra. Una posizione sovrana, all'interno di questa sequenza, è occupata indiscutibilmente dai regali. Fonte di gioia (ma non sempre...) per chi li riceve, preludio di smarrimento e disperazione per chi li fa. Con riguardo di questi ultimi, distinguiamo due universi umani tanto distinti quanto simili tra loro: quelli che decidono di pensarci per tempo, iniziando ricerche ed acquisti dal 20 settembre, ispirandosi forse agli ideali bellicosi garibaldini della presa di Roma e  coloro che, invece, si riducono all'ultimo momento, concentrandosi generalmente il 20 dicembre. Un comune denominatore unisce questi due universi: nessuno dei due sa mai cosa regalare. E' vero, come dice un vecchio proverbio, che "nulla è più necessario del superfluo". Ma il superfluo è davvero un pozzo senza fondo? Una risorsa inesauribile da sfruttare indiscriminatamente? Per taluni deve essere proprio così, altrimenti non si spiegherebbe come mai, nonostante il passare degli anni, si ostinino a regalare gli stessi oggetti ad ogni scadenza. Ma procediamo con ordine, cercando di comporre un elenco di carabattole che costituiscono gli ever-green ai piedi dell'abete decorato. Alzino dunque la mano coloro che, una volta o anche più di una, non si sono ritrovati a scartare nell'ordine:

- un set di sciarpa e guanti, generalmente filati in lana di vetro, ruvidi come la calce e pesanti come la Singer a pedale della nonna (i più solerti aggiungono anche un berretto realizzato con lo stesso materiale);
- un paio di guanti scamosciati, accessorio indiscusso degli anni '80 insieme all'Asti Cinzano, vera e propria passione di quegli irriducibili incuranti del tempo che passa;
- un set di bretelle e cravatta, generalmente confezionati in squallide e lugubri scatole nere con scritte dorate come "uomo-chic" e "class";
- una cinta, classica o sportiva, lunga e rigida come una rotaia, incapace di cingere anche i fianchi di una diga;
- un tagliacarte in plexiglas con placca d'argento bombata, generalmente pronta ad accogliere l'incisione del nome di colui a cui è destinato;
- una scatola portagioie (per le signore) realizzata al decoupage in compensato triplo strato, ingentilita con motivi country e destinate sempre a case arredate high-tech;
- chincaglieria d'argento di ogni specie (portatovaglioli, penna a biro, cornice, orologio da tavolo, accendino, rubrica telefonica, album, molletta fermacarta, portachiave, portapasticche, porta biglietti da visita, portapenne, porta documenti, porta cipria, porta rossetto e via "portando"...)
- i classici della narrativa italiana, incuranti se Svevo, Calvino o Ungaretti non andavano giù alle scuole superiori nemmeno con l'imbuto.

Un posto decisamente a parte occupano, invece, le confezioni regalo di profumeria. Ma si, avete capito bene. Quelle variopinte scatole che in genere invadono gli espositori dei negozi, o più spesso accatastate per terra come in un asta fallimentare. Benché la gamma a disposizione sia arrivata a soddisfare qualunque genere di persona, dalle confezioni Drakkar per gli uomini che non chiedono mai o dalle pochette Giorgio Armani con deodorante e tagliaunghie per i più raffinati, questo genere di regalo è forse quello che rimane più inviso, non fosse altro per la combinazione dei prodotti in esse contenuti e, più spesso, dai contenitori stessi. E' decisamente vero che, alla resa dei conti, queste confezioni costituiscono un segno dei tempi e, allo stesso tempo, una prova tangibile di come i costumi sociali siano cambiati. Se penso a non più di dieci-quindici anni fa, regalare confezioni di saponi e profumi generava sempre il sospetto che, dietro al bel gesto, si nascondesse un velato invito a lavarsi. Oggi, invece, questo pensiero dal sapore un pò meschino è stato spazzato via ben più pragmatiche domande: a cosa servirà mai un bagnoschiuma aromaterapia alle essenze di chiodo di garofano, paprika e vaniglia croccante? E soprattutto: perché i loro sacchetti, con la zip o col velcro, con i bottoni o con l'attaccatura collata, raramente vengono esibiti in occasioni di viaggi o spostamenti? Sarà forse che non fa più molto up-to-date estrarre dalla valigia uno di questi sacchetti con la scritta "Paco Rabanne"?

3 commenti:

Il cinefilante ha detto...

chapeau! cosa dire... hai detto già tutto tu.... e le confezioni col profumo... niente.. mi posso solo inchinare e restare in religioso silenzio fino a che non mi congedi...

Ballestrero ha detto...

Cinefil, non potrei mai congedarti! E poi alzati pure, perchè non si è mai vista una divinità inchinarsi di fronte ad un'altra!

Il cinefilante ha detto...

temo che pierino questa proprio non ce la farà passare liscia...