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lunedì 29 dicembre 2008

The Spirit

Ho dovuto fare qualche ricerca su internet per meglio capire il personaggio protagonista di questo film, visto ieri sera al Savoy in compagnia del Cinefilante. Leggo appunto che il film è stato tratto da un personaggio dei fumetti di Will Eisner, fumettista di vecchio corso ma che personalmente non ho mai sentito nominare prima d'ora. The Spirit è una sorta di Batman che vive a Central City, grigia e lugubre come la più conosciuta Gotham City. E' la storia di un poliziotto scampato alla morte che risorto dal suo sepolcro si trasforma nel giustiziere in abito scuro, cravatta rosso magenta e maschera di Zorro sempre indosso, ingaggiando lotte furibonde con i banditi della città sguinzagliati dal cattivo di turno che si chiama Octopus, interpretato da Samuel L. Jackson. Osservando il protagonista durante la proiezione mi rendevo sempre più conto che sotto quella maschera si nasconde un sogghigno conosciuto. Il flashback mi ha riportato alle prime puntate del telefilm Sex & The City, il ragazzo amico di Carrie che aveva la mania di riprendere con la telecamera i suoi amplessi con le modelle che si rimorchiava. Si tratta di Gabriel Match, che può nascondersi il viso sotto qualunque maschera ma il cui sorrisetto da mascalzone è riconoscibile anche sotto quintali di cerone. L'inizio del film non è molto incoraggiante, perché animazione da fumetto e presa diretta si mischiavano come nei più temibili fumettoni ibridi per bambini. Invece, superati i primi 20 minuti, il film diventa completamente "normale" e la sceneggiatura si sviluppa anche piacevolmente, arricchita da inserti umoristici divertenti che stemperano le continue scariche di botte, sparatorie, bombe ed esplosioni. The Spirit è finalmente un eroe insolito, simpatico e un pò guascone, completamente diverso dal serioso Bruce Wayne/Batman che specie nell'ultima versione de "Il Cavaliere Oscuro" è anche piuttosto inquietante, con quella voce cavernosa e incomprensibile. In più The Spirit è circondato da protagoniste di una bellezza mozzafiato, come Eva Mendes nei panni (e che panni!) della prima fidanzatina di The Spirit in gioventù, poi ritornata a Central City più bona e arrabbiata che mai. Contraltare cattivo e ugualmente bellissima è Scarlett Johansson, addirittura divertente nei suoi camuffamenti. Un film che si lascia vedere piacevolmente, per nulla noioso e a tratti anche avvincente. Samuel L. Jackson è un cattivo di tutto rispetto, davvero una parte riuscitissima e che ruba un pò di scena al Joker di Ledger.

martedì 23 dicembre 2008

Natale a puntate: 3) La corsa al cibo

Fortunatamente, la fame in senso assoluto è un flagello che in Italia è stato debellato da decenni. Dovremmo aprire i libri di Storia per documentarci sui quelli che furono veri casi di denutrizione o malnutrizione, fatti di vesti lacere, visi scavati, giovani e vecchi denutriti o mal nutriti. Oggi, pur con tutte le difficoltà che molte persone incontrano per far quadrare i conti, si affronta semmai il problema contrario, ossia l'abbondanza e l'eccesso di consumo di cibo come elemento quotidiano della nostra vita. Bisogna premettere tutto questo per meglio capire quale sia il fenomeno socio-dinamico per il quale, una famiglia o un individuo, a ridosso delle feste canoniche come Natale o Pasqua, si spingano giù dal dirupo dell'eccesso, acquistando cibi e bevande in quantità pantagrueliche. Il tutto mirato all'obiettivo finale del famoso "cenone" o, per chi preferisce posticipare all'indomani, a quello del pranzo natalizio. Un rito totalmente fuori tempo, che aveva senso decenni fa quando il lavoro manuale e la scarsezza dei mezzi di trasporto individuali obbligavano ad una maggiore attività motoria. Il pranzo o il cenone di Natale di allora, preparato con abbondanza di pietanze molto spesso grasse e pesanti, costituiva l'eccezione da un'alimentazione quotidiana modesta e contenuta.

Benché da allora i tempi siano cambiati parecchio, in pieno 2008 assistiamo ancora al ripetersi ininterrotto del rituale: è Natale e bisogna dunque organizzare un pasto abbondante. Come se durante l'anno non ci si fosse dedicati alla medesima occupazione, in casa propria o nei sempre affollati ristoranti.  Uno dei luoghi prediletti dove si consuma lo scempio dell'acquisto forsennato al coscio d'abbacchio è sicuramente l'Annona della Città del Vaticano. L'Annona è il supermercato interno al piccolo Stato, cui si accede mediante tessera, le cui dimensioni sono pari al reparto surgelati di un qualsiasi ipermercato Panorama o Auchan. Molti, anzi moltissimi lo considerano un tempio del risparmio, alimentato dal mito incorruttibile che l'assenza dell'iva renda ogni cosa meno cara rispetto ai negozi nostrani. Sebbene questa convinzione sia del tutto fallace, legioni di persone affollano il piccolo supermercato, specie in questa stagione per l'acquisto delle materie prime da dedicare alla cena della vigilia, al pranzo di Natale, a quello di Santo Stefano fino al drammatico veglione di Capodanno. Ho visto con i miei occhi schiere di forsennati riempire i carrelli (si, al plurale! Perché molti riescono a prenderne e a riempirne più d'uno contemporaneamente) di pacchi e pacchi di tortellini, ravioli, agnolotti, lenticchie, fagioli, panettoni (questi ultimi anche a risme di 8 alla volta), torroni, panforti, bottiglie (vini, spumanti, champagne, rosòli, grappe, whiskey, cognac), zucchero e farina in quantità tali da riempire un capannone industriale. 

Un discorso a parte, invece meritano zamponi e cotechini. Più in generale: qualunque evoluzione e forma possa prendere la carne di maiale. In questo caso la quantità infilata a forza nei carrelli già esausti è pari a 12 zamponi, 27 cotechini, 12 coralline, 3 rotoli di coppa ed almeno 3 etti di prosciutto tagliato fino fino.
Ma del resto i commenti che gli acquirenti si scambiano alle casse la dicono lunga su come certi pregiudizi siano duri a morire: "Ah Signora mia! La carne di qui dentro è talmente buona che fuori non la trova mica, sa?" "E' proprio vero Marchesa, pensi che mio marito non mi mangia le cotolette se non le prendo qui!". Così, a furia di stramberie e luoghi comuni, tutti escono felicemente dalle porte automatiche convinti che mezzo chilo di macinato di maiale a 10 Euro valga, come Parigi, bene una Messa.
E' da un pò di tempo che non mi capita di osservare quello che succede nei consueti supermercati ed ipermercati, devo ripromettermi di tornarci presto per i dovuti confronti. Anche se qualcosa mi dice che sarà difficile trovare qualcosa di vagamente somigliante al Santo supermarket!

domenica 14 dicembre 2008

Natale a puntate: 2) La Folla


Prostrarsi al rito dello shopping natalizio presuppone un equipaggiamento di virtù non comuni. Coraggio, pazienza, determinazione, sprezzo del pericolo e del ridicolo sono doti fondamentali, di cui bisogna essere in possesso prima di cimentarsi in questa annuale avventura. Chiunque non ne sia dotato, ascolti il consiglio e rinunci in partenza. Compiere simili attività nei grandi centri abitati significa infatti esporsi ad ingorghi stradali, parcheggi introvabili, resse simili a sommosse popolari e stress da lavoro, cui sono sottoposti soltanto gli addetti ai martelli pneumatici nelle miniere di diamanti in Sud Africa. Molti individui compiono queste attività in modo ormai del tutto automatico. A me sono bastate soltanto due sortite fuori di casa per svegliarmi dall'ignavia dell'automatismo e pormi una drammatica domanda: ma perché lo sto facendo? Probabilmente, la mancata risposta a questa domanda è stata anche la spiegazione del perché sono tornato a casa a mani vuote. Ma riflettendoci più attentamente, forse non è stata soltanto la folla nelle strade e nei negozi a farmi desistere da ogni acquisto. Un ruolo subdolo ma determinante lo hanno svolto i negozi del centro città che, con pochissime eccezioni, sono tutti indistintamente brutti, tutti democraticamente squallidi e tutti parimenti privi di fantasia. Ne è un prova il fatto che, in ben quattro negozi diversi di cianfrusaglie, dal più piccolo al più grande, dall'anonimo al rinomanto, ho ritrovato gli stessi oggetti di rara bruttezza e di certa inutilità (persino estetica): salvadanai in lega di metallo cromatissimi a forma di ranocchia o porcellino, leziose scatole portagioie a forma di divano art-decò, borse per gli acquisti monocromatiche nelle varianti dell'arancione e del verde mela, orologi da tavolo a forma di zebra, penne e matite giganti impossibili da impugnare persino per un orango. 



Eppure, in questa delirante fiera della concitazione umana, molti erano quelli che si affannavano per aggiudicarsi gli orrori di cui sopra, trovando in essi l'unica via di uscita al rito dei regali di Natale. Riflettiamoci bene allora: è proprio necessario soggiacere a questo rito se tutto ciò che riportiamo a casa sono cose del genere? Sarà pure la dilagante crisi economica che infligge un altro colpo alle esangui finanze di tutti, ma vedendola da un ottica contraria la domanda è: 7Se ci fossero i soldi, varrebbe comunque la pena usarli per comprare una borsa Carpisa?8

lunedì 8 dicembre 2008

Natale a puntate: 1) I regali

Il fatidico 8 dicembre è arrivato, scandendo inesorabilmente per i tradizionalisti l'arrivo della stagione natalizia, con tutte le tematiche che ad esso sono legate. Una cosa rende questo periodo dell'anno unico nel suo genere: la ripetizione costante ed uniforme di comportamenti sempre uguali, destinati a ripetersi finché ci sarà vita sulla terra. Una posizione sovrana, all'interno di questa sequenza, è occupata indiscutibilmente dai regali. Fonte di gioia (ma non sempre...) per chi li riceve, preludio di smarrimento e disperazione per chi li fa. Con riguardo di questi ultimi, distinguiamo due universi umani tanto distinti quanto simili tra loro: quelli che decidono di pensarci per tempo, iniziando ricerche ed acquisti dal 20 settembre, ispirandosi forse agli ideali bellicosi garibaldini della presa di Roma e  coloro che, invece, si riducono all'ultimo momento, concentrandosi generalmente il 20 dicembre. Un comune denominatore unisce questi due universi: nessuno dei due sa mai cosa regalare. E' vero, come dice un vecchio proverbio, che "nulla è più necessario del superfluo". Ma il superfluo è davvero un pozzo senza fondo? Una risorsa inesauribile da sfruttare indiscriminatamente? Per taluni deve essere proprio così, altrimenti non si spiegherebbe come mai, nonostante il passare degli anni, si ostinino a regalare gli stessi oggetti ad ogni scadenza. Ma procediamo con ordine, cercando di comporre un elenco di carabattole che costituiscono gli ever-green ai piedi dell'abete decorato. Alzino dunque la mano coloro che, una volta o anche più di una, non si sono ritrovati a scartare nell'ordine:

- un set di sciarpa e guanti, generalmente filati in lana di vetro, ruvidi come la calce e pesanti come la Singer a pedale della nonna (i più solerti aggiungono anche un berretto realizzato con lo stesso materiale);
- un paio di guanti scamosciati, accessorio indiscusso degli anni '80 insieme all'Asti Cinzano, vera e propria passione di quegli irriducibili incuranti del tempo che passa;
- un set di bretelle e cravatta, generalmente confezionati in squallide e lugubri scatole nere con scritte dorate come "uomo-chic" e "class";
- una cinta, classica o sportiva, lunga e rigida come una rotaia, incapace di cingere anche i fianchi di una diga;
- un tagliacarte in plexiglas con placca d'argento bombata, generalmente pronta ad accogliere l'incisione del nome di colui a cui è destinato;
- una scatola portagioie (per le signore) realizzata al decoupage in compensato triplo strato, ingentilita con motivi country e destinate sempre a case arredate high-tech;
- chincaglieria d'argento di ogni specie (portatovaglioli, penna a biro, cornice, orologio da tavolo, accendino, rubrica telefonica, album, molletta fermacarta, portachiave, portapasticche, porta biglietti da visita, portapenne, porta documenti, porta cipria, porta rossetto e via "portando"...)
- i classici della narrativa italiana, incuranti se Svevo, Calvino o Ungaretti non andavano giù alle scuole superiori nemmeno con l'imbuto.

Un posto decisamente a parte occupano, invece, le confezioni regalo di profumeria. Ma si, avete capito bene. Quelle variopinte scatole che in genere invadono gli espositori dei negozi, o più spesso accatastate per terra come in un asta fallimentare. Benché la gamma a disposizione sia arrivata a soddisfare qualunque genere di persona, dalle confezioni Drakkar per gli uomini che non chiedono mai o dalle pochette Giorgio Armani con deodorante e tagliaunghie per i più raffinati, questo genere di regalo è forse quello che rimane più inviso, non fosse altro per la combinazione dei prodotti in esse contenuti e, più spesso, dai contenitori stessi. E' decisamente vero che, alla resa dei conti, queste confezioni costituiscono un segno dei tempi e, allo stesso tempo, una prova tangibile di come i costumi sociali siano cambiati. Se penso a non più di dieci-quindici anni fa, regalare confezioni di saponi e profumi generava sempre il sospetto che, dietro al bel gesto, si nascondesse un velato invito a lavarsi. Oggi, invece, questo pensiero dal sapore un pò meschino è stato spazzato via ben più pragmatiche domande: a cosa servirà mai un bagnoschiuma aromaterapia alle essenze di chiodo di garofano, paprika e vaniglia croccante? E soprattutto: perché i loro sacchetti, con la zip o col velcro, con i bottoni o con l'attaccatura collata, raramente vengono esibiti in occasioni di viaggi o spostamenti? Sarà forse che non fa più molto up-to-date estrarre dalla valigia uno di questi sacchetti con la scritta "Paco Rabanne"?

domenica 7 dicembre 2008

A corto di idee

Diciamo pure che non sto passando un momento di grande serenità. Questo, ahimè, si riflette anche sulla mia ispirazione, ridotta ad un cerino consumato invece del solito vulcano attivo. Sto cercando motiviazioni interiori e motivi dignitosi per pubblicare nuovi post. Domani 8 dicembre entreremo a pieno titolo nella stagione Natalizia, alcuni si accingeranno a fare l'albero, altri si daranno un gran daffare in giro per la città a caccia di regali "all'ultima convenienza". Vedo all'orizzonte profilarsi qualche idea sull'argomento...