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venerdì 10 ottobre 2008

La signora gioca bene a scopa?

Complice la mia immobilità post-operatoria, ho deciso di dedicare il riposo forzato alla visione della ormai corposa filmoteca che si sta accumulando sul mio computer. Sul titolo in questione, però, devo chiarire subito che non sono affatto prevenuto sui cosiddetti B-movie, o trash-movie che dir si voglia. Invero, ne sono stato sempre un gran consumatore quand'anche non un grande fan, al punto di conoscere perfettamente a memoria interi film dall'inizio alla fine (mi viene in mente... così tanto per... tutta la saga di Tomas Milian). Inoltre, tendo a dimostrare il mio apprezzamento verso un film che mi è piaciuto rivedendolo, quando possibile, almeno una decina di volte. Di solito riservo questo trattamento molto più a questo genere di film che non a quelli, diciamo così, più ordinari. Perché attraverso le visioni multiple riesco a cogliere dei dettagli, spesso esilarantisssimi, che talora passano inosservati.
Questa premessa è dunque strumentale per spiegare come mai questo film, oramai entrato - di diritto o di soppiatto -  nell'albo d'oro del trash anni '70, non mi sia piaciuto affatto, nonostante un cast di attori e attrici ammirevole. Sulla trama spenderei davvero poche parole: Michele (Carlo Giuffré), meridionale trapiantato a Parma col vizio del gioco e del dongiovanni, trovandosi in bolletta e ricolmo di debiti, si ricicla come amministratore e geisha al maschile di due sorelle, tardone e zitelle, Monica (Didi Perego) e Giulia (Franca Valeri) che lo mantengono degnamente. Fanno poi capolino la strana coppia formata dal fratello delle mature maliarde Alberto (Oreste Lionello) e sua moglie tedesca Eva (Edwige Fenech). Il gallo cedrone Michele deve soddisfare sia le sorelle, nonché il proprio orgoglio di virilastro del sud nel conquistare a tutti i costi Eva. Tutto sembra andare bene, finché a spodestare il suo primato di amante non arriva il brutto cameriere Tonino (Carlo Delle Piane), equipaggiato però con numeri da pornodivo ed eletto come  favorito dalla combriccola di assatanate. Doppi sensi, strafalcioni linguistici in chiave italo-tedesca della Fenech per consentire allusioni piccanti, finale col morto e lisciata di baffo del compiaciuto Michele, che ritorna nuovamente sul trono di casa delle attempate ninfomani. Come è possibile che con un simile cast esca fuori un orrore di questo genere? Poteva essere davvero una creazione divertente, invece si è rivelata stupida, mal sceneggiata e ridicolmente interpretata. Non una risata, non un flebile sorriso, nemmeno una smorfia a mezza bocca. Vedere e sentire poi Franca Valeri in un ruolo dove ammicca su particolari pecorecci mi ha dato lo stesso effetto di una martellata sulla Pietà di Michelangelo. Lei, impareggiabile Cesarina ne "Il Segno di Venere" o irraggiungibile Elvira ne "Il vedovo", come ha potuto accettare una parte così lontana dalla sua innata signorilità? Forse sono ancora in tempo a chiederglielo, visto che alla sua età calca ancora degnamente il palco del teatro.

2 commenti:

Il cinefilante ha detto...

aaahhh... sublime la martellata sulla pietà di michelangelo... genio! del film non posso dire nulla invece perché non l'ho visto e nemmeno (almeno spero) lo vedrò!

Anonimo ha detto...

Un meridionale trapiantato a Parma..... Mi ricorda qualcuno costui... A volte la realtà supera la fantasia. Cordialità.