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domenica 21 settembre 2008

Pranzo di ferragosto

Nella solita ricerca di un bel film da andare a vedere, ieri sera la scelta è caduta su quello di Gianni Di Gregorio intitolato "Pranzo di Ferragosto". E' stato decisamente un bene che questo film si stagliasse nel mezzo di una lista davvero poco invitante dell'attuale programmazione, in altri tempi probabilmente non lo avrei nemmeno considerato (sbagliando!).
L'ambientazione del film, la settimana di ferragosto nel cuore di Trastevere, con le
 sue strade desolate, i negozi chiusi e i pochi turisti a passeggio, mi ha portato subito alla mente "Un sacco Bello" di Carlo Verdone, film di quasi trenta anni fa (correva il 1980), nell'episodio di Leo che in pieno agosto deve raggiungere la madre a Ladispoli, imbattendosi poi in Marisol con le conseguenze che tutti ricordiamo.
In "Pranzo di Ferragosto" la storia si svolge nello stesso quartiere, in un appartamento nei pressi di viale Glorioso, dove il protagonista Gianni vive con l'anziana madre, Donna Valeria (Valeria De Franciscis), accudendola e prendendosi cura di lei dall'alba al tramonto. Un vero e proprio lavoro per Gianni, che non gli consente di fare altro se non dedicare le stesse attenzioni alla bottiglia di vino, dove cerca di trarre consolazione dall'ingrata occupazione e per distogliere il pensiero dalle ristrettezze economiche in cui lui e l'anziana genitrice sono oramai costretti. Si capisce, infatti, che entrambi devono aver conosciuto tempi migliori, ciò si desume anche
 dai modi un pò leziosi e dagli schemi quasi aristocratici seguiti dalla madre. Di ritorno dal consueto giro di spesa al mercato, Gianni riceve la visita dell'amministratore di condominio, che lo mette alle strette sulle pendenze che ha nei confronti delle spese comuni che si trascinano ormai da due anni. L'amministratore si impegna a depennare alcuni debiti se Gianni accetta di ospitare l'anziana madre sua nei giorni a cavallo di ferragosto. Obtorto collo Gianni accetta e, l'indomani, si ritrova in casa non una, ma ben due anziane signore rispettivamente la madre e la zia dell'amministratore Alfonso. Vengono accolte in casa da donna Valeria con molte cerimonie, non prima ovviamente di essersi messa in "alta uniforme" per il ricevimento: parruccatissima, truccatissima, tanti gioielli e leziosi orecchini. Proprio quando sembrava che tutto si concludesse lì, Gianni chiama il suo medico per farsi visitare, convinto come era di avere un ernia. Il dottore non solo esclude ernie in circolo, ma si spinge a chiedere il favore a Gianni di tenerle la madre per la giornata e la notte di ferragosto, perchè lui sarebbe stato di turno in ospedale proprio quella sera. Desideroso di rifiutare, ma troppo indigente per farlo e con il ritorno di visite specialistiche gratuite, Gianni accoglie in casa anche la terza anziana, la signora Grazia, mansueta e bonaria donnina con un programma giornaliero di pillole da prendere piuttosto impegnativo.
Per cena Gianni ha preparato una buona pasta al forno, proibita per la signora Grazia che non può cibarsi di formaggi e derivati. Il divieto però ci regala una scena divertentissima quando Grazia viene sorpresa di notte da Gianni mentre aveva trafugato la teglia
 dal forno e se l'era portata a letto per divorarla.
L'appartamento di Gianni e sua madre è diventato piuttosto movimentato e soprattutto, la mattina di ferragosto, donna Valeria incoraggia il figlio a organizzare un pranzo come si deve per festeggiare degnamente il Ferragosto. Cosa non facile per il povero Gianni, avvilito innanzitutto dalle scarsa pecunia a sua disposizione e per la chiusura pressoché totale dei negozi del quartiere. Al primo problema provvede una delle anziane ospiti, la signora Marina (arzilla e volitiva) finanziando il pranzo. Al secondo problema provvede invece un amico di sbronza di Gianni, accompagnandolo a comprare il pesce pescato sotto i muraglioni di Lungotevere e che sarà presente anch'esso al pranzo. La giornata volge a concludersi ma poi....
Lascio il finale sospeso, come anche alcuni altri particolari decisamente esilaranti. Il film è piacevole e genialmente strutturato per l'argomento: riuscire a trattare il tema della vecchiaia, con tutti i problemi ad essa legati, col sorriso sulla bocca e con generose iniezioni di ironia attribuisce allo sceneggiatore/regista un merito ragguardevole. Un film che diverte e fa riflettere allo stesso tempo, la cui visione è sicuramente raccomandata a tutti.

giovedì 11 settembre 2008

X Files - Voglio crederci

Prima di parlare del film in sè stesso occorre fare una premessa fondamentale. X-Files è stata una serie televisiva di grande successo, con un grande seguito di pubblico e con un notevole numero di stagioni al suo attivo. Personalmente, la considero la naturale evoluzione di Twin Peaks, primo telefilm in assoluto ad affrontare il tema del paranormale, sapientemente assemblato tra thriller, horror e noir. Alcuni episodi sono stati poi dei piccoli capolavori, per l'originalità dei temi trattati, per la sceneggiatura e l'impiego di effetti speciali affascinanti. Dal film non mi aspettavo una "conclusione", così come per esempio è stato per Sex & The City. Mi aspettavo tuttavia qualcosa di avvincente, una storia che più o meno riprendesse quelli che sono stati i punti salienti del telefilm, come ad esempio un colpo di scena sulla sorella di Mulder, presumibilmente rapita dagli alieni come lui ha sempre sostenuto. Oppure qualche intrigo legato alle oscure trame interne al F.b.i. In poche parole, mi sarei aspettato qualcosa di originale. Invece no. A parte il richiamo al rapimento della sorella di Mulder, accennato unicamente come causa prima delle sue ossessioni, il continuo riferimento allo scetticismo di Scully, mitigato però dall'esperienza accumulata negli anni che lo hanno fatto vacillare di fronte ad episodi inspiegabili, il film dedicato alla serie si rivela essere un banale episodio, tra l'altro nemmeno tra i più riusciti. Dal film apprendiamo intanto alcune novità: Mulder è stato cacciato dal F.b.i. con un monte di accuse per le quali si intuisce che stia anche sotto processo. Scully ha lasciato il servizio e si è messa a fare il medico a tempo pieno in un ospedale cattolico (Nostra Signora dei Dolori, mai nome fu più azzeccato...). I due vengono però richiamati in servizio, più o meno ufficioso, quando scompare in circostanze misteriose un agente del f.b.i., una donna, nel ridente Stato della Virginia. Sarà stata la stagione sbagliata, ma dalla proiezione sembrava di essere in Alaska: ghiaccio ovunque e nevicate interminabili. 

Mulder e Scully, coordinati dal solito manipolo di ufficiali negri perennemente incazzati e da altrettante colleghe bianche più maschie di Rambo, vengono messi al seguito di  un sensitivo, che poi si saprà essere un ex sacerdote pedofilo che si è "infilzato 37 chirichetti" - parole di Scully - nel corso della sua carriera pastorale. Il prete sciamano  sostiene di avere delle visioni sull'agente scomparso, anche se non sarà mai in grado di trovarla. Eppure, ad ogni visione, il sensitivo arriva in punti ricoperti di ghiaccio dove sotto si scoprono cadaveri e resti umani. Nessuno di essi riconducibile all'agente scomparso. Allora c'è qualcosa sotto! Tra i sussulti di Mulder, che comunque vuole crederci, alle reazioni glaciali di Scully, che inframezza le sue indagini con il lavoro in ospedale, prendendo a cuore il caso di un bambino con malattia incurabile a cui dedica un accanimento terapeutico simile a quello di Fonzie per la sua moto, si comincia a delineare una strana cornice: qui ci sta un traffico illecito di organi umani. Cosa se ne faranno mai? Si scoprirà presto quando nel corso di un inseguimento dentro il cantiere di un grattacielo, Mulder insegue uno dei cattivi (il solito russo naturalmente, chi altri sennò? Sempre mostrato come uno straccione sdentato, maleodorante e spietato). Standogli addosso come un molosso, Mulder potrà finalmente arrivare al capanno di lamiere, in mezzo ai ghiacci della Virginia, dove un manipolo di medici russi (sempre straccioni, sdentati, maleodoranti e spietati) compiono esperimenti di alta macelleria per salvare un loro amico (sempre russo, straccione sdentato e maleodorante) a cui promettono di donargli un corpo nuovo, liberandosi del suo malandato e putrefatto. Chissà quanto sarà felice il russo moribondo quando si ritroverà si in un corpo nuovo, ma provvisto di tette grosse e tonde, dotazione di serie delle precedente proprietaria rapita per riciclarne la carcassa. "Fermi tutti! F.B.I. !!". Slow curtain, the end (fine, giù il sipario). 

In realtà il film non finisce proprio così, ci vengono regalati altri dieci minuti di scemenze, ma preferisco non menzionarle non certo a salvaguardia della trama, ma a tutela della decenza. 

Insomma, qui di paranormale non c'è nulla. L'unica scena vagamente paranormale è attribuibile al prete pedofilo che, come la Madonna di Civitavecchia, inizia a piangere lacrime di sangue. Voglio pensare che soffrisse di capillari fragili e fosse sotto efffetto di anticoagulanti.  Qui il paranormale assume la sua forma compiuta nel gossip: scopriamo che tra Mulder e Scully c'è stato più di un freddo rapporto professionale, appagando così tutti quei curiosoni che volevano il risvolto pruriginoso. Non si sa come, non si sa quando, ma è successo. Probabilmente questo fatto deve essere legato all'ultima stagione che non ho visto.  E si parla pure di un discendente, scomparso pure lui mi sembra ovvio. Pur senza avervi riposto alcuna velleità, queste sono le conclusioni a cui arrivo dopo la visione del film. Non oso immaginare se mi fossi presentato in sala ricolmo di speranze. Questa recensione sarebbe stata davvero esplosiva. 

lunedì 1 settembre 2008

Un amore splendido - An affair to remember

Il Cineclub sta portando alla luce titoli sempre più storici. Un Amore Splendido è senz'altro uno di essi. Una gloria intramontabile per gli inguaribili romanticoni, una sciagura ai limiti del sopportabile per gli altri. Questa volta sono io il primo a dire che per quanto possa essere intriso di epica, questo film è oramai inguardabile. Nonostante i modi eleganti e simpatici di Cary Grant, nonostante i sussulti di Debora Kerr, nonosante.... nonostante tutto! Soprattutto quando a fare da base al tutto è questa trama, inflazionatissima e riciclata per centinaia di film.
Due persone, un uomo e una donna, in vacanza di piacere su un piroscafo, fidanzati ai rispettivi partner, si innamorano follemente e non riescono a fare a meno l'uno dell'altra.
Ecco riassunta in tre righe la sostanza del film, descritta parafrasando l'incipit di un banalissimo romanzo Harmony.  Lo scheletro della trama viene arricchito, naturalmente, da dettagli brillanti (pochi), melodrammatici (abbastanza) e tragici (molti). Nickie Ferrante (Grant) e Terry Mckay  (Kerr) sono due personaggi alquanto tipici: il primo un impenitente scapolone, dongiovanni e godereccio intento a concludere la sua carriera di playboy sposando una ricca ed insipiente ereditiera. La seconda una specie di signora di mondo, fidanzata senza troppi entusiasmi ad un benestante gentiluomo che la preferisce docile, colta e quieta come si confà ad una brava geisha. Dopo una conoscenza fortuita lungo i ponti della nave, i due iniziano a conoscersi meglio, innescando una serie di scenette rocambolesche per evitare di essere visti insieme troppo spesso, visto che lui finisce sovente sulle pagine della "cronaca mondana" - termine che ripristinerei immediatamente, al posto del ruvido e cafone "gossip" - e una foto al momento sbagliato avrebbe fatto correre seri rischi alle reciproche relazioni. Scesi dalla nave più innamorati che mai, dopo una breve sosta lungo la costa francese per fare visita alla gallica nonna del maturo farfallone Ferrante, si promettono di lasciare i rispettivi fidanzati e consacrare il loro amore sulla cima dell'Empire State Building a New York. Tralascio volutamente la sosta presso la vegliarda francese per gli inutili chilometri di pellicola sprecati per la scena. L'orologio va avanti per buoni venti minuti, ma si rimane mummificati dentro la casa della nonnetta, persi in scambi di cortesie, tè delle cinque fra trine e merletti, un passaggio interminabile  al pianoforte dell'ottuagenaria, cui personalmente mi auguravo le cascassero le dita affinchè il supplizio finisse. Purtroppo all'appuntamento presso l'Empire State la povera Terry non arriverà mai. Le costa caro attraversare la strada senza guardare, presa dalla foga di raggiungere Nickie. Viene investita, non muore ma perde l'uso delle gambe.
Da questo punto in poi dichiaro la mia sconfitta: il sonno mi ha fatto perdere i sensi e non ricordo più che piega ha preso il film e come è finito. Credo di avere intravisto qualcosa mentre ero ancora  in stato di trance, ma non saprei dirlo con certezza. Poteva essere il finale del film come pure un esercito di Tommyknockers.
Un Amore Splendido si colloca sicuramente nella Golden Age hollywoodiana, per il cast utilizzato e per il grande successo di pubblico che ebbe dalla sua proiezione nel 1957 fino agli anni a seguire. Tuttavia è un opera chiusa nel suo tempo, che forse ha fatto il suo tempo, che non riesce a proiettarsi nel futuro e a rendersi immortale. E questo, credo, è il suo più grande paradosso: pur trattando una fattispecie così eterna e così umana come l'amore, non riesce a proiettarsi ai giorni nostri. Se Paolo e Francesca descritti da Dante Alighieri sono sempre attuali, perché Nickie e Terry non lo sono? Se lo sceneggiatore si fosse posto questa domanda credo che avremmo potuto celebrare il film come un capolavoro!