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domenica 3 agosto 2008

Stessa Spiaggia Stesso Male

Forse sono io che non sono particolarmente attento a telegiornali e quotidiani, ma ho come l'impressione che quest'anno non sia ancora arrivato l'ormai irrinunciabile "delitto dell'estate". Nel corso degli ultimi vent'anni siamo stati abituati bene, non ne ha mai saltato uno. Dite che agosto potrebbe ancora regalarci qualcosa? Ebbene non lo so. Quello che so è la volontà di non doverne sentire parlare e che, se proprio deve accadere, i media non ne parlino. Per rispetto verso chi ci ha rimesso le penne. Per rispetto verso la dignità umana. E anche, aggiungo, per la pubblica decenza. Il diritto di cronaca a tutti i costi di questi fatti ha provocato la più infame delle conseguenze: ha fatto si che vengano accolti dal pubblico con indifferenza, se non addirittura con normalità.  Ho avuto questi pensieri dopo che mi è tornata in mente una poesiola, scritta da Michele Serra su Cuore, che con una morale molto amara benchè divertentissima, ben fotografava questo miserabile stato dei fatti. Ho il piacere di riproporla, quanto mai attuale:






Stessa Spiaggia Stesso Male

Le povere spoglie di Lella
strozzata da una caramella
le macchie di sangue di Gino
che imbrattano il bianco lettino
e poi le treccine di Bice
sporcate dalla sua cervice.
Ah, dolci letture d'agosto
sdraiati nel solito posto
la spiaggia che attende la sera
leggendo la cronaca nera!
"Ha visto ingegnere? Marcello
che aveva stuprato il fratello
ritratta la sua confessione
e accusa suo padre Gastone!"
"Che dice? E le tracce di feci?
I gruppi di muco sul sasso?
I resti di pasta coi ceci
trovati su quel materasso?"
"Ma guardi che sbaglia: nel naso
aveva una spugna da bagno
lei fa confusione col caso
del mostro di via Carlomagno".
"Macchè, ragioniere, lei parla
dei fatti di Poggio Bustone
l'atroce omicidio di Carla
costretta a mangiare un sapone".
Contemplo beato un gabbiano
le membra impigrite stiracchio
mi appisolo sul quotidiano
e con la saliva lo macchio.
Si allarga quel filo di bava
sull'orrida fotonotizia
di quella turista moldava
squartata con la liquirizia.
La carta profuma d'inchiostro
e tutto si assorbe e confonde:
il corpo scempiato dal mostro
e il mite sciacquio delle onde.
Dormire, sognare pensare
che forse il delitto non paga
ma  qui sulla riva del mare
l'orrore di stampa ci svaga.
Con poche migliaia di lire
il male ci fa divertire:
insieme alla pizza e al cornetto
mi gusto il delitto perfetto.
Nessuno sospetta che il nostro
malloppo di carta banale
sia l'arma impugnata dal mostro:
il mostro che legge il giornale!

@ Michele Serra

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