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mercoledì 6 agosto 2008

Mildred Pierce - Il romanzo di Mildred


Non vorrei suonare pessimista, ma credo che siamo in pochi a conoscerlo questo film. Forse quei pochi che lo conoscono condividono con me il piacere e la passione dei filmettoni hollywoodiani a cavallo fra gli anni '30 e '60, quella che fu definita la Golden Age, l'età dell'oro di Hollywood. Mildred Pierce, meglio conosciuto in Italia con il titolo "Il romanzo di Mildred" e uscito nel 1945, occupa un posto a pieno titolo all'interno della Golden Age. Il film è tratto dal romanzo di James Cain, pubblicato nel 1941 da cui il film è stato tratto. Wikipedia ci fornisce un discreto riassunto della trama.

Ho visto il Romanzo di Mildred alcune volte nel corso degli anni, ahimè sempre a notte fonda e trasmesso da tv locali, probabilmente per riempire qualche vuoto di palinsesto. Nella versione italiana Joan Crawford è doppiata dalla mitica Tina Lattanzi, indimenticabile voce della "Signora Miniver" (per coloro che si ricordano anche di questa preziosa pellicola). Il dvd con la versione in italiano non è ancora uscito, per cui ho avuto il piacere di rivederlo in dvix nella sua versione originale inglese. L'effetto è come quello di vedere un'altra entusiasmante versione. Certo, ammetto che alcuni protagonisti non sono molto facili da comprendere, prima fra tutti la stessa Crawford che accentua lo slang californiano, probabilmente per esigenze di copione. La trama l'avrete già letta su Wikipedia: Mildred Pierce è una donna piccolo borghese, sposata ad un marito svogliato e distratto, che animata da una predilezione patologica per la figlia maggiore, l'arrivista Veda, si vota alla causa di compiacerla a tutti i costi, mettendo a frutto le sue doti culinarie e, con le ovvie difficoltà, riesce ad aprire il suo primo ristorante. Il suo progetto provoca il naufragio del suo matrimonio per la ferma opposizione del marito Bert, contrario all'idea della donna imprenditrice e molto più a suo agio nei panni dell'uomo di casa con l'amante fuori casa. Il locale che Mildred prende in affitto, posizionato sul lungomare di Malibu, è di proprietà del maturo e spiantato playboy Montgomery (Monte) Beragon, il classico tipo vissuto tra donne, lazi e champagne dilapidando il patrimonio di famiglia e che si barcamena con quel poco che gli rimane. Il locale ha successo, come ci racconta la stessa Mildred durante la confessione al commissariato di polizia, "... il guadagno era ingente" (ndr: Tina Lattanzi procura brividi di piacere quando avvolge la g di "ingente"), che presto ne vengono su altri. Mildred è diventata una catena. Antesignana, ma sicuramente migliore, dei Mac Donald. L'iniziale successo economico spiana la strada a Mildred per soddisfare i vizi ed i capricci della figlia Veda, rimasta unica dopo la morte per polmonite della sorellina più piccola, bambina semplice e bonacciona quanto l'altra sprezzante e altera. Il film ruota tutto intorno a Veda e alle sue voglie di ascesa sociale.Veda, aristocratica in erba, aspira a ben altro che abitare in una villetta a schiera della middle-class di Glendale, disprezza e deride la madre che lavora per guadagnare poiché, secondo lei, l’agiatezza del ricco non deve provenire dal lavoro, attività sporca e volgare non degna di una signora, anzi di una lady. Eppure Veda di denaro non ne ha mai abbastanza, ne chiede sempre di più. Prima alla madre. Poi a chiunque. Persino alle cameriere del ristorante della madre. Non importa quali mezzi bisogna adoperare, non ci sono scrupoli e non ci sono ripensamenti. Per raggiungere lo scopo, Veda non si fa remora nemmeno di truffare un ingenuo ragazzo, con cui si sposa all’insaputa di tutti, per poi ricattare la famiglia del marito affinché paghino perché divorzi, facendo addirittura credere di essere incinta. Tornate a casa, Mildred e Veda, discutono animatamente dell’inganno consumato per l’avidità senza ritegno dimostrata da Veda, dove in un crescendo di accuse quest’ultima confessa con sdegno a Mildred che con quel denaro potrà finalmente andarsene e liberarsi di lei. Il passaggio, in lingua originale, è superbo: “…with this money I can get away from you! From you, and your chickens and your pies and your kitchens, and everything that smells of grease!”
Non importa quanto denaro Mildred possa aver guadagnato, per Veda la madre resterà sempre una povera cameriera di bassa estrazione: "You think just because you've made a little money and you can get a new hairdo and some expensive clothes and turn yourself into a lady. But you can't! 'Cause you'll never be anything but a common frump, whose father lived over a grocery store and whose mother took in washing!"
Veda vuole il bel mondo che gli ha fatto conoscere Monte Beragon, che nel frattempo è diventato l’amante-corteggiatore di Mildred e già che ci siamo, anche il suo mantenuto. Mildred deve foraggiare anche lui. Begli abiti, corse dei cavalli, cappelli con veletta e automobili di lusso non bastano più. Per riconquistare Veda, che nel frattempo è fuggita per ritrovarsi a fare la ballerina di varietà quando Mildred la caccia di casa dopo la loro litigata, è necessario affrancarsi dalla classe media e dotarsi di un cognome importante e aristocratico, attraverso un matrimonio di convenienza: sposando Monte Beragon. Mildred mette il capitale. Monte il cognome. La proposta di matrimonio diventa subito merce di scambio, quando Monte vende la sua libertà e il suo cognome per un terzo delle azioni della società di Mildred. “How much of a share would your pride require, Monte?”, si chiede Mildred.

Si sposeranno, Veda tornerà a vivere nella opulenta mansion Beragon a Pasadena, riportata indietro dal padre Bert e Mildred conoscerà una breve felicità. Una felicità destinata a dissolversi per via di un tragico epilogo.

Il film rientra completamente nel genere noir, quel genere cioè tra il drammatico e il trhiller. Ne “Il romanzo di Mildred” il messaggio e i temi trattati sono tutt’altro che banali: si parla apertamente della condizione della donna americana degli anni 40, più civilizzata della sua pari italiana negli stessi anni perché dotata di elettrodomestici e lavatrice, ma ugualmente sottomessa al marito e con poca voce in capitolo sull’andamento famigliare. Nel romanzo di Mildred, la protagonista mette alla porta senza troppi complimenti il marito fedifrago, rompendo già un primo schema.

L’altro tema affrontato è il tormento interiore, vissuto nella realizzazione di sé stessi per interposta persona, generalmente identificata nei propri figli: Mildred realizza sé stessa, o almeno ci prova senza poi riuscirci, dando alla figlia Veda tutto ciò che lei non ha avuto, comprandone di fatto l’affetto (tutt’altro che ricambiato) e compensando il proprio vuoto riversando tutta l’attenzione alla prole.

L’ultimo tema, forse il più duro da digerire, è il personaggio di Veda come elemento caratterizzante. Un personaggio che spaventa, perché priva di ogni emozione positiva. Tutto, in lei è calcolo, freddezza, determinazione, inganno e crudeltà. Un personaggio che apparentemente vive solo nella finzione cinematografica, ma da cui veniamo messi in guardia perché verosimile.

La visione è consigliata e raccomandata a chiunque. Taluni non si renderanno nemmeno conto, per l’abilità rimarchevole di sceneggiatori e montatori, che il sesso si intuisce ma non si vede!

1 commento:

Il cinefilante ha detto...

ahhhhhhhhhh..... complimenti! me la sono letta di vero gusto, godendo ad ogni passaggio! analisi lucida e a 360 gradi di un film che ha fatto epoca! Non lo vedo da anni e il pensiero che tu me lo possa prestare mi fa fremere di piacere in anticipo e doppiamente (pensando al doppiaggio di tina lattanzi)....
rafazzi.... questi sono film! intensi, corposi, di sostanza.. con personaggi talmente perfetti che potrebbero scendere da un momento all'altro dallo schermo come nella rosa purpurea del cairo... è salutare e corroborante una tale visione e da la misura di come in quest'epoca abbiamo abbassato i nostri standard per valutare un film... ormai usciamo dalla sala dicendo "begli effetti speciali..", "bell'inseguimento.." ed è tutto lì.... che tristezza!