CERCA NEL BLOG!

mercoledì 9 luglio 2008

Saturno Contro


Povero Ozpetek! Immagino come sia stata amara la sua infanzia, afflitta da genitori spilorci che probabilmente gli avevano regalato una sola formina per fare le costruzioni di sabbia, con la raccomandazione di farsela bastare fino ai diciotto anni. Quella formina ha segnato la sua vita inesorabilmente se ora si è ridotto a fare film in serie, sempre uguali a loro stessi, superando ogni confine del lecito. Per essere veramente originali e stravaganti - deve aver pensato... - non copiamo pari pari le Fate Ignoranti, usiamo anche lo stesso cast. Economicamente ci risparmio e psicologicamente mi sento confortato! Voilà: rieccoli tutti qui, più o meno ritirati a lucido dopo un breve passaggio alla Carrozzeria Fratelli Catena di via Ostiense: Margherita Buy, Stefano Accorsi, Serra Yilmaz. Ah dimenticavo! C'era anche Isabella Ferrari, cui la stessa carrozzeria le ha sistemato sia le labbra che il parafango della Smart.  Se gli attori non cambiano, la cornice non è da meno: di nuovo la solita kasbah marocchina pansessuale in cui dentro ci vanno tutti: etero, gay, bisex (strano! stavolta manca la trans...) tutti più o meno complessati, tormentati, affettati e strutturati. Sempre a disposizione il mega appartamento pronto ad accoglierli con un'affluenza pari solo ai porti di Genova e Napoli messi insieme, in cui ritrovarsi per celebrare insieme qualunque frivolezza. Non è un caso che finora non abbia nemmeno accennato alla trama, perché stavolta mi viene davvero difficile farlo visto che, secondo me non c'era. Se per trama dobbiamo intendere l'intrecciarsi di vicissitudini che si svolgono a compartimenti stagni tra due persone e la bega che fa da collante tra di loro, capirete bene che non è semplice. Proviamoci: Lorenzo e Davide, doviziosa coppia gay, vivono felici e contenti la loro storia d'amore condividendola con gli amici di sempre nel loro lussuoso appartamento che per grazia celeste non sembra collocato nel tragico triangolo Via Ostiense-Via dei Magazzini Generali-Via del Porto Fluviale tanto caro al regista (non sarà mica perché ci abita? noooo....). Si banchetta insieme, si canta e si cazzeggia in allegria, ma sarà per poco: Lorenzo stramazza sulla sedia della cucina pensando che le luci si fossero affievolite all'improvviso. Indigestione? Ma no! Molto meglio! Una bella aneurisma cerebrale fulminante, naturalmente di quelle che non danno scampo. Ma dico io Ozpetek, si può essere così crudeli? Il sadismo non ti abbandona mai, nemmeno quando decidesti di giustiziare non da una ma da ben due macchine il fidanzato di Accorsi nelle "Fate Ignoranti"? Perché non ti leggi qualche bel trattato di Criminologia? Sai gli spunti originali che troveresti per sterminare le persone? Che razza di guastafeste! Trasportato all'ospedale Lorenzo passerà lì i suoi ultimi giorni di vita vegetativa, consentendo così al film di svolgersi per buoni quaranta minuti nella corsia dell'ospedale dove la sgangherata sarabanda si ritroverà quotidianamente a confrontarsi con le reciproche beghe. La bega sovrana che scorre come una rotaia sotto tutto il film è la solita: gli amici Antonio (Accorsi)  e Angelica (Buy), coppia sposata, è alle prese con la solita incomunicabilità che si traduce in corna "sognate" da lei e corna "realizzate" dal più pragmatico lui. Capisco finalmente che per il regista il sesso è una specie di detersivo simile all' "Emulsio Superfacile": si stende con una sola passata e tutto risplende. Tant'è che quando Lorenzo defunge, Antonio esprime immediatamente il suo lutto trottando a passo di carica dalla sua amante fioraia, la per nulla attraente Laura (Isabella Ferrari), improvvisando un amplesso nel magazzino tra begonie e rododendri. Non ho visto uccelli del paradiso svolazzare in quella serra, ma immagino che Accorsi liberando il suo non volesse concorrenza attorno.  Angelica sa, ma fa finta di non sapere. Ah! Le bravi moglie Italiane! Non ne fanno più così. Ma siamo in Italia, dove è rinomato che nessuno si fa i cazzi suoi: se Angelica nicchia sul prendere in mano la situazione (niente malizia!), ci pensa l'insopportabile, petulante turca Neval (Yilmaz) cui il Creatore l'ha punita forgiandole un corpo a forma di pila Duracell e posandole una parrucca biondo platino in testa per non disperdere la carica. La turcaccia ficcanaso si presenta all'improvviso dalla fioraia e le esprime tutta la sua riprovazione in "fa" minore, l'unica nota che la sua gola riesce a produrre, invitandola a lasciare perdere l'amante Antonio suo amico, perché é sposato. La fioraia replica, la turca fa quadrato e rivendica il diritto al farsi i cazzi suoi sulla base di una filosofia che ha mietuto più vittime nell'umanità che tutte le sue guerre: se lei ama una persona deve sapere tutto di essa. Vaglielo a spiegare che quando ad un essere umano violi anche l'ultimo anfratto della sua personalità hai compiuto un atto di violenza pari soltanto all'omicidio.
A raccogliere le spoglie del defunto Lorenzo si presentano poi il padre e la matrigna. Passi per la matrigna (Lunetta Savino) anima semplice e frivola, ma non si capisce perché il padre insista nel visitare l'appartamento dove viveva il figlio, fingendo all'inizio di non capire che ci viveva con Davide, chiedendo un elenco dettagliato a quest'ultimo, povero diavolo privato bruscamente del fidanzato, di quali suppellettili fossero del figlio e quali no, quali abiti, se avessero conti bancari cointestati-si-ricordi-imputato-che-è-sotto-giuramento! ed altre grettezze. E' vero che al cinismo non c'è confine, ma già lo viviamo abbondantemente nella vita quotidiana, perché doverselo sorbire anche al cinematografo? Forse in Turchia funziona così, vero Ozpetek? In questo circo equestre delle assurdità l'unico che prende una decisione risoluta è proprio il povero diavolo Davide che, meditando seriamente il suicidio, si rifugia nel suo buen retiro di campagna di 12-stanze-12-con-piscina-a-picco-sul-mare. Voleva stare per i cavoli suoi per meditare il lutto ed eventualmente suicidarsi quando all'improvviso chi ti vede piombare? Tutti gli "amici" che, preoccupati per la sua scomparsa, sono stati raccattati dal suo ex Sergio (Ennio Fantastichini) e costì portati nell'auspicio di fargli un favore. "Eh no! Questo è troppo! Adesso passo dalle intenzioni ai fatti" dice Davide che nottetempo esce di casa, percorre il bosco e si piazza sulla cima di un dirupo, deciso a farla finita. Guarda giù, vede il mare, gli vengono i lucciconi, si lascia andare ad un piatto dirotto e si accascia al suolo. Deve averci ripensato. Torna a casa, gli importuni guastafeste man mano si svegliano nelle prime ore del mattino, Davide resta appoggiato al tavolo da ping-pong e Antonio pensa di scuoterlo prendendolo a pallate con la racchetta. Sogghigno sornione, accenno di risata del malmenato, si finisce tutti intorno ad improvvisare un doppio misto mentre la moka, messo sul fuoco un'ora prima, deve essere schizzata su Marte. 
Fade out.
Si conclude così il delirio post-traumatico di Ozpetek. Che si congeda reglandoci le seguenti allucinanti morali:
  1. l'amore è sofferenza
  2. l'amore tra omossessuali è tragedia assicurata, gay di tutto il mondo se non vi siete ancora ammazzati fatelo, del resto Ozpetek vi invita a farlo approvando il suicidio;
  3. ci hai le corna? Rassegnati, fa parte del gioco ma finché c'è l'ignoranza stai bene di mente, de core e de panza.
Povero Ozpetek. Una prece +

1 commento:

Il cinefilante ha detto...

recensione sagace ed appagante come un bicchiere di acqua minerale appena frizzante in pieno deserto! ti toglie la sete e ti sfrigola le papille... mi fa venire in mente che si potrebbe ridoppiare il finale.. con favino che quando vede arrivare la corte dei miracoli al completo pensa: eh no.. che palle.. ma non avete capito che mi avete rotto il cazzooooo?????