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martedì 22 luglio 2008

Alt! Controllo!


Capita, a volte, di venire fermati ai posti di blocco delle forze dell'ordine lungo la strada o in luoghi particolarmente sensibili. Il frasario adottato è sempre lo stesso, le parole sono di circostanza, spesso si utilizza anche la menzogna per tirarsi d'impaccio in situazioni da multa certa. Ben lo sanno le sanguinose e strategiche stragi di nonni, zii, cugini e animali domestici che (ovviamente...) non ci hanno permesso di cambiare le gomme ormai lisce, la candela votiva al posto della luce di posizione ed altri peccati di manutenzione che a volte vengono anche perdonati, rifilando al malcapitato un paternale rimbrotto piuttosto che una sonora multa.
Ebbene, tutto ciò non accade solo intorno a noi, ma anche nella Città del Vaticano, dove spesso mi reco a fare la spesa di cose che trovo solo lì.
La Città del Vaticano è un piccolo universo, generalmente celato ai più, in cui la sicurezza di un territorio viene affidata a quelle che io chiamo "forze del disordine", per le vicende spesso esilaranti e di vario genere che possono regalarti. Fu così che due giorni fa, entrando come d'abitudine dal solito ingresso vicino piazza Risorgimento, vengo fermato da un "forzista del disordine", che ha il compito di verificare se la faccia mostrata al suo sguardo corrisponde alla stessa della foto impressa sul tesserino. Naturalmente non è così: sulla foto avevo i capelli ricci ed esplosi tali e quali a quelli di Ornella Vanoni in questo video, mentre già da svariato tempo li ho molto corti. Questo contrasto è sempre stata fonte di risate, battute scontate tipo "prima e dopo la cura", oppure "si ero io quando avvistavo Ufo a Palookaville" ed altro ancora. Stavolta no. Con questo forzista del disordine l'equivoco è stato innescato come un petardo. Alla sua secca domanda: "Spacci?", convinto di affrontare l'ennesima freddura ho risposto "Beh si... qualche volta", sicuro che volesse alludere al fatto che con quei capelli sulla foto sembravo uno spacciatore.  "Si ma.... spacci?", ripete. A questo punto capisco che c'è qualcosa che non va e lo intuisco vagamente dalla reazione scomposta dell'avventore seduto in macchina con me, piegato su sè stesso nel tentativo di soffocare uno scoppio di risate che tra l'altro, per mia vergogna, è giunto a scoppio ritardato dopo. Che voglia alludere ai negozi, forse? Proviamo.

Rispondo: 
"No, vado al supermercato"
"Ma guardi che la farmacia è chiusa"
 Quasi seccato ribatto:
"Appunto, io vado al supermercato..."
"Allora va agli spacci"

Ci rinuncio. Un dialogo tra sordi che ha fatto sganasciare il cretino che mi accompagnava, guardandosi bene dal venirmi in soccorso in qualche modo e preoccupandosi solo di soffocare i latrati delle sue risate. Beh oddio, forse anch'io nella stessa circostanza avrei fatto lo stesso. Dopo questa scenetta così folkloristica in puro stile "Totò e Peppino", riesco finalmente a raggiungere il supermercato per comprare l'unica cosa di cui avevo veramente bisogno, cioé il latte. Che era anche finito! Al minimo accenno che il bambacione potesse farsi una nuova risata su questa sciagura ho agito subito, conficcandogli in  bocca una risma da 5 di Kinder Pinguì!

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