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domenica 1 giugno 2008

Max Gericke al Teatro Vascello

Una premessa: da circa due anni a questa parte il teatro è entrato a far parte delle mie frequentazioni mensili, attraverso amicizie che spesso mi consentono di andarci usufruendo di sensibili sconti al botteghino. Quest'occasione ha fatto si che potessi vedere svariati spettacoli, dai classici a quelli di avanguardia, principalmente al Teatro Vascello e al Teatro Belli

Ieri sera però, dopo un amabile discussione tra i miei accompagnatori (definizione quanto mai strana, poichè spesso tra di noi non si riesce a distinguere l'accompagnatore dall'accompagnato...), ci siamo convinti nel rivedere la nostra agenda e a valutare meglio ciò che si va a vedere.

Ho pensato solo oggi a scrivere due parole sullo spettacolo che comunque ho visto quasi due mesi fa. A rigor di memoria, quella dovrebbe essere stata l'ultima volta che sono stato al Vascello. Tra l'altro, lo spettacolo non è stato nemmeno allestito nella sala principale, dove finora ho sempre assistito anche a spettacoli molto belli, ma in quella sotterranea, che ha la metratura della mia cantina. Se da una parte questo spazio favorisce la coesione attore-pubblico, dall'altro incorri in una serie di limitazioni non da poco: non puoi commentare sottovoce col tuo vicino, perché la distanza fra te e il proscenio è praticamente nulla. Impossibile alzarsi per andare in bagno, semmai ce ne fosse bisogno, poiché si rischierebbe di passare sul proscenio, probabilmente interpretando la parte dello "spettatore incontinente".

Tornando allo spettacolo, vi dico subito che era intitolato Max Gericke, tradotto diretto e interpretato da Sabrina Venezia. Lo spettacolo è dunque una reinterpretazione di un pezzo che potremmo definire oramai classico di Manfred Karge, attore e regista tedesco.

Un lungo, e a volte anche tedioso, monologo di una donna che durante il Nazismo assume le fattezze di suo marito, fingendosi lui, morto in un cantiere dove lavorava come operatore di gru e scampare alle persecuzioni. Non vorrei sbagliare, ma questa lei-che-diventa-lui dovrebbe essere ebrea. L'idea è certamente originale, però stando alle mie ultime frequentazioni teatrali soprattutto sperimentali, è ora di cambiare un pò genere: quando i temi di Comunismo, Fascismo o Nazismo non sono quelli principali dell'opera teatrale, vengono comunque richiamati ad ogni piè sospinto, col risultato che questo gioco della memoria soffoca (secondo me) l'ispirazione e il talento creativo.

Un esempio di spettacolo a tema che però, per la carica drammatica ho trovato bellissimo, è stato "Prima della Pensione", recitato lo scorso ottobre al Vascello di cui conservo ancora un ottimo ricordo. Credo che vi dedicherò un post a questo spettacolo.

Max Gericke, invece, nonostante gli sforzi, non sono proprio riuscito ad apprezzarlo...

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