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domenica 1 giugno 2008

L'ospite inquietante

Finalmente sono giunto a conclusione con questo libro, regalatomi un paio di mesi fa. I miei ringraziamenti vanno ancora a Ilaria che dopo avermene parlato me ne ha fatto subito dono in corrispondenza del mio compleanno.
Diciamo subito col dire che, dato l'autore, ci si aspetterebbe un trattato esclusivo per gli addetti ai lavori. Galimberti è un filosofo, Ilaria pure, magari tra di loro si capiscono benissimo, io che di filosofia ne so quanto di pesca del merluzzo in Norvegia, ho preso la cosa con molta cautela. 
Felicemente mi sono reso conto che il libro non è così difficile, anzi! Per la materia che tratta e per come la tratta devo dire che la lettura scorre piuttosto agevolmente. L'autore ha sicuramente un grande merito: avere affrontato un argomento di triste attualità, analizzato con la filosofia ma raccontato con un linguaggio scorrevole, quasi didattico, sicuramente alla portata di tutti (ad esclusione di analfabeti e zotici per orgogliosa autoproclamazione). 
E' una disamina sul mondo giovanile piuttosto forte, molto verosimile e dai tratti decisi. Ne si analizza il comportamento, i malesseri, le dinamiche, ma soprattutto i "perché" che stanno alla base di essi. L'analisi che ne scaturisce è talmente ben fatta che più volte, nel corso della lettura, ho sottolineato i passi che più mi colpivano per la loro magnifica capacità di sintesi, per i precisi e disarmanti ritratti di persone, personaggi e situazioni. Insomma, un'opera che decisamente non incoraggia allo svago, ma spero che ciò sia chiaro a chiunque voglia acquistarlo.
Cito un passo, a proposito della pubblicizzazione dell'intimità: "Per esserci, bisogna dunque apparire. E chi non ha nulla da mettere in mostra, non una merce, non un corpo, non un'abilità, non un messaggio, pur di apparire e uscire dall'anonimato mette in mostra la propria ineriorità, dove è custodita quella riserva di sensazioni, sentimenti, significati "propri" che resistono all' omologazione, che, nella nostra società di massa, è ciò a cui il potere tende per una più comoda gestione degli individui. Il Grande Fratello o l'Isola dei Famosi sono stati ideati fondamentalmente per questo, ma falliscono lo scopo, perchè quando una dozzina di persone sono chiuse in uno spazio ristretto o relegate in un'isola remota, senza libri né giornali, con nulla da fare per tutto il giorno, quello che mostreranno non sarà assolutamente la loro normalità, ma loro patologia. Sviscereranno quanto più di contorto c'è nella loro anima, senza la possibilità di contenerla, come facciamo noi nella vita reale con le occupazioni e il lavoro. Spettacolo della pazzia quindi, e non della  normalità"
Solo per questo passo vale la pena di leggere tutto il libro, non credete?

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