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giovedì 19 giugno 2008

Go Go Tales

Vedere un film in anteprima è sempre un'esperienza piacevole, ciò è innegabile. Riuscire a farlo in un cinema a Roma come l'Adriano, tra i miei preferiti, è ancora più piacevole. Poterci andare in compagnia del Cinefilante, a cui devo l'invito, è viatico di sicura beatitudine. Vedersi però catapultati in una rocambolesca corsa contro il tempo per riuscire ad arrivare puntuali è di per sé una sceneggiatura che meriterebbe di finire sugli schermi. Il povero Cinefilante ne sa qualcosa, di ritorno ieri sera dalla Toscana dopo un business trip e giunto in sala sul filo dei secondi. Fortunatamente, trattandosi di un anteprima con il cast del film e un capannello di pseudo vip le cui indifferenti vicende riempiono le avide pagine di periodici culturali come "Gente" o "Novella 3000", il tempo è stato sufficiente non solo per vedere il film dall'inizio ma anche - ahimé - per sorbirci il saluto del regista Abel Ferrara (lo ammetto, finora a me sconosciuto) sul palco antistante lo schermo insieme ai pochi attori (Wilem Defoe, Bob Hoskins) e tantissime attrici (?) come Asia Argento, Stefania Rocca e Justine Mattera. Preferisco omettere le pessime condizioni neurologiche di cui Ferrara è vittima, avrei voluto alzarmi e dirgli che dagli stupefacenti si può e si deve guarire. Gli sproloqui suoi e del cast cessano presto, si fa buio in sala, il film ha inizio. Nulla è lasciato al caso: se la purezza di alcuni avesse impedito di cogliere il senso, signore e signori ci troviamo in un locale di lap-dance. Ci si entra fin dall'inizio e vi si rimane dentro fino alla fine. Qualora non bastasse, tette e natiche vengono mostrate a profusione, in ogni forma e colore, per cui difficilmente si potrebbe credere di trovarsi alla ricerca del Quark sotto braccio a Piero Angela. Il locale è gestito da un impresario visionario, un pò matto e sognatore, gran sciagurato ma simpatico interpretato da un bravissimo Wilem Defoe, che dirige un gruppo di discinte ballerine, popolane e un pò volgari, indiavolate nere perchè non vedono la paga da giorni. Sebbene inviperite per la situazione, continuano a sollazzare gli avventori con languide danze intorno al palo, eseguendo sinuosi giù-e-sù, pomiciando anche il proprio cane se necessario (si, Asia Argento fa anche questo) e tirano avanti nella speranza di risolvere presto i loro guai. Sugar (Justine Mattera), malapena si intravede, ma sonoramente la si ascolta, per via del terrificante doppiaggio con la propria voce della caricatura di sé stessa. A me ha provocato un'orticaria doppia. Debby (Stefania Rocca) la più intelligente di tutte, mette a frutto il suo talento di sceneggiatrice e riesce a vendere la storia per un film ad un produttore infoiato a colpi di strip e strusci da anguilla. A rendere più colorito il tutto l'isterica padrona del locale Lilian (Silvia Miles), grintosa anziana inscatolata in tailleur, che inveisce contro tutto e tutti per reclamare l'affitto arrretrato e minacciare di dare il locale ad un supermercato. La più bella punta di ironia viene secondo me raggiunta con il classico pulman di turisti giapponesi che scendono in massa per entrare nel locale e, altrettanto velocemente, ne riescono perché preferiscono farsi una sana scorpacciata a base di granchio. Impagabili! Che si tratti di mangiare o di andare a mignotte, per il giapponese medio l'importante è farlo in gruppo. Possibilmente su un pulman granturismo.
Sul finale il film prende una piega quasi romantica, per nulla inteso come principio di storie d'amore, ma con una specie di ritorno all'innocenza, dove le go-go dancers non esibiscono più il loro corpo a suon di musica ma suonano il piano, fanno trucchi di prestigio e balletti di danza classica sulle punte. Insomma, un film mediocre girato con un cast che, salvando Defoe, sembra proprio sceso da reality e talk show. Ma quasi dimenticavo la stella più brillante del firmamento delle nullità: Scamarcio! Il film non sarebbe stato completo se non fosse stato per la doviziosa performance che ci ha regalato: sprofondato su un divanetto simulando giubilo di fronte a una ballerina, espresso con la fissità dell'ottuso ed alzando le braccia con la meccanicità di un bilanciere da palestra, giù giù fino alla scena madre dove l'acutissimo Scamarcio scopre che la debosciata che balla sul palco è quella sgualdrina di sua moglie. "Miiih!! Io sòno Italiano e sòno gelòsooò", si agita scimmiottando Aldo Giovanni e Giacomo. Sarebbe provvidenziale ricordargli che gli ortaggi, di cui si nutre a pranzo a cena, hanno bisogno di braccia come le sue per essere trasportati dai mercati generali a quelli rionali...

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