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domenica 22 maggio 2016

La Pazza Gioia


La Pazza Gioia. Pazzia tanta, gioia poca. Probabilmente quella vera, un pò malata e sicuramente ruffiana è quella sbottata dal pubblico in sala durante i titoli di coda con uno scroscio di applausi. 
Cose che capitano in sale romane radical chic, quelle dove gli avventori telefonano alla servitù lasciata a casa per impartire direttive su cene, bucati e figli da riprendere presso scuole di Polo e flauto traverso durante l'intervallo. Ma chissà, forse è un problema mio che in queste faccende posso solo whatsappare me stesso impartendomi controvoglia le stesse direttive, nell'attesa che un giorno qualcuno le svolga per me e soprattutto altrettanto bene, salvo poi disapprovarle stizzito. Caspita! Mi sa che sono bipolare anch'io, come Beatrice Morandini Valdirana interpretata da Valeria Bruni Tedeschi.
Eppure, nonostante gli elogi e gli scilinguagnoli che ho sentito e letto dentro e fuori dal web, nonostante la buona volontà e il lavoro su me stesso dopo la visione, complice l'ipercalorico pranzo fuori porta di oggi, assieme ai burp di fine pasto si è delineato, all'interno della nube gassosa, il pensiero definitivo su questo film.
Prendete due matte a diverso titolo, una con ascendenze alto borghesi e l'altra con discendenze verso le patte dei pantaloni in discoteca, rinchiudetele in un bucolico manicomio mascherato da casa famiglia popolato da altrettante matte in sala rosa (senza gamberi), fatele conoscere scontrare e confrontare e voilà eccole in fuga su una Lancia Appia, vestite e truccate come Thelma e Louise in versione maremmana. Eh già, perché signori miei siamo in Toscana. Del resto, quale migliore addetta del personale del bucolico manicomio arcobaleno di Luisanna Messeri, colei che quotidianamente trasmette da Alice TV nel suo format chianino "Il club delle Cuoche", dove ti insegna a fare il caciucco o il castagnaccio declinando tutto in irritanti e fastidiosi diminutivi toscani ("a modino" ecc.). Si scopre tra l'altro che è sposata all'altrettanto insignificante comico toscano Marco Messeri, dal qualei ha preso il cognome all'altare, cui è stata persino affidata la parte del padre di una delle protagoniste. Nello specifico di Donatella Morelli, alias Micaela Ramazzotti che ripropone la sua maschera di borgatara dalla fellatio facile, stavolta senza romanesco ma con tanto livornese.
Non fosse per l'indiscussa bravura di Valeria Bruni Tedeschi e, in un certo senso, anche di quella rozza ma efficace di Micaela Ramazzotti, il film collasserebbe su sè stesso in quanto privo di storia. Inutile tentare difese d'ufficio ribattendo che trattandosi di follia è folle aspettarsi una storia. Se vi andaste a rivedere Che Fine Ha Fatto Baby Jane, vi rendereste conto delle differenze.
Il film è degno di essere visto, non fosse altro per la bellissima performance della Bruni Tedeschi - questa si valevole l'intero film. Vi accorgerete, uscendo dalla sala, di provare una sensazione di vuoto. Come quella di chi, tornando a casa, non trova servitù a preparargli la cena.

lunedì 21 marzo 2016

Lo chiamavano Jeeg Robot

Ultimamente il Cinema Italiano sta vivendo una nuova età dell'oro. Dopo il già bellissimo e ben riuscito "Perfetti Sconosciuti" mi aspettavo di attendere altri cento anni prima di imbattermi in un nuovo capolavoro della stessa nazionalità. Invece sono arrivati entrambi a distanza ravvicinata, come due pallottole che ti colpiscono in fronte lasciandoti quasi incredulo ma felicemente morente. Il titolo altro non si riferisce che al soprannome attribuito al protagonista Claudio Santamaria alias Enzo Ceccotti. Del resto siamo a Roma, dove l'arte del soprannome fa corpo a sé specie nelle fasce e nei quartieri più popolari. Lo Zingaro, Sperma, Tazzina, solo per dirne alcuni. In questa storia violentissima, fatta di vendette e regolamenti di conti tra criminali comuni e organizzati con un ritmo tenuto costantemente alto dall'inizio alla fine, persino qualche colpo di scena che fa pensare ad un sequel ma che resta disatteso, Un bandito comune, dotato di una forza sovraumana, diventa Jeeg Robot. Alessia, la figlia squinternata e mentalmente instabile di Sergio, improvvisato complice di Enzo, lo chiamerà così dopo averlo conosciuto per via della sua fissazione sul cartone animato che vede a ripetizione dalla mattina alla sera, conseguenza di una regressione infantile post violenza sessuale reiterata. Scoprirete da chi andando a vedere il film.Per lei l'Imperatore delle Tenebre è il "Re der Foco" e smania per avere un vestito da principessa. Si parte con i consueti pregiudizi, quanto meno miei, che trattandosi di un film italiano dall'inizio alla fine non possa che rivelarsi il solito "vorrei, ma non posso" del genere super-eroismo americano alla vaccinara. Ma la storia, certo fantastica ma con una spiccata verosimiglianza, la sceneggiatura, gli effetti speciali, la fotografia e soprattutto la scenografia che ha per protagonista Roma che in questo lavoro si ispira ad una specie di Grande Bellezza in chiaroscuro, quasi a sembrare una nuova Gotham City dove il protagonista cattivo Lo Zingaro somiglia moltissimo al Joker di Batman per l'istrionismo e la follia che lo caratterizzano. Il nostro Jeeg Robot Enzo non è Bruce Wayne, almeno come abbiamo lo conosciamo da sempre. Ricchissimo e super tecnologico il secondo quanto squattrinato e ultrapopolare il primo. Brutalità e regolamenti di conti scorrono lungo tutta la durata del film, in quasi due ore di proiezione non c'è un deficit d'attenzione che sia uno. I protagonisti, tolto Santamaria già ben conosciuto al grande pubblico, sono tutti outsider che regalano una performance magnifica al pari di quella del regista Gabriele Mainetti. Si esce dalle sale con la stessa soddisfazione con cui si uscirebbe dopo aver visto un action movie hollyvodiano e con una Roma che per una volta non fa da sfondo National Geographic, quasi scoprendosi nuova e a pennello in questa sua figura da coprotagonista coi suoi figli del malaffare. Da correre a vedere perchè oramai siamo agli sgoccioli.

lunedì 22 febbraio 2016

Deadpool

Un nuovo supereroe matto, irriverente, sboccato, violentissimo, un pò perverso e sessualmente disinvolto? Potevo mai perdermelo? Finalmente un personaggio che si stacca del tutto dal solito stereotipo del superuomo invulnerabile e misticamente devoto al Bene. Deadpool, alias Wade Wilson, ex killer moribondo e risanato per mutazione genetica se ne frega dell'Umanità, il suo scopo è uno solo: mettere le mani su colui che per risanarlo lo ha poi sfigurato per sempre, costringendolo a indossare un costume e una maschera per nascondere il suo ex bellissimo sembiante. Un film non solo pieno d'azione, ma ricco di comicità, umorismo, velocità, violenza, scene splatter e fantascienza ben equilibrato. Menzione a parte merita la vecchia AL che lo accoglie a casa sua, cocainomane e cieca e che passa la giornata a montarsi da sola i mobili Ikea che puntualmente crollano dopo l'ultima vite stretta male. Insomma tra effetti speciali, botte da orbi, ammazzamenti truculenti non ci si annoia mai, complice il filo demenziale che tiene unito il tutto senza stancare. I titoli di coda già ci hanno assicurato che ci sarà presto un sequel. Io non me lo perdo, e voi?

sabato 20 febbraio 2016

Perfetti Sconosciuti


Dopo averne sentito parlare in giro, incuriosito dalla trama ma soprattutto dalla presenza nel cast di Anna Foglietta, l'indimenticabile escort Eva in "Nessuno mi può giudicare", mi sono spinto al cinema per gustarmelo. E non sarebbe stata scelta migliore, perché le soddisfazioni sono state molteplici. Dal cast assemblato in maniera egregia, sebbene con l'unica riserva su Alba Rohrwacher che porca miseria quanto cazzo è brutta, al magnifico Giallini che aumenta di valore come i quadri di Tiziano da Sotheby's ogni anno che passa.
Curioso notare come il cinema abbia accolto nel suo alveo una storia che sembra fatta e finita per il Teatro, non solo per l'impianto scenografico più o meno statico ma proprio per la storia in sè stessa. Una storia che prende spunto da una tanto banale quanto pungente gioco della verità, che vede gli smartphone e noi stessi coinvolti in una relazione talmente perversa in grado di alterare o stravolgere il  quotidiano anche solo per un equivoco, quando non proprio per fatti evidenti, incresciosi o imbarazzanti.
"Veritas Vos Liberat", la Verità vi renderà liberi diceva Gesù nel vangelo di Giovanni, ma penso che per questo film Gloria Steinem l'abbia detta meglio: "La Verità vi renderà liberi. Ma prima ti farà incazzare". Il punto è tutto lì, infatti. Si fa presto a sollecitare gli altri di essere sinceri onesti e veritieri a tutti i costi. Ma poi, onestamente, siamo forti abbastanza per accettarne le conseguenze? Tutto ciò viene magnificamente ritratto nel film in questione, che ha tra l'altro il grande e raro pregio di far parlare di sé dal pubblico anche dopo la proiezione. Più  metà del pubblico che usciva dalla sala ne è uscita in un silenzio assordante, segno inequivocabile che ha visto sé stesso, noi stessi, nei personaggi del film e dell'impianto nel suo complesso. E basta questo, secondo me, per consegnare il film all'eternità perché racconta una storia universale, così come è stato per taluni capolavori hollywoodiani come Eva contro Eva, di cui ho scritto qui alcuni anni fa e che resta uno dei miei film preferiti.
Perfetti Sconosciuti è uscito nelle sale adesso, quindi avete tutto il tempo per andarlo a vedere senza scuse! Si raccomanda senza riserve.

martedì 4 agosto 2015

Mission: Impossible Rogue Nation

 

Riuscire a confezionare nuovi film sulla scia della stessa saga senza procurare noia o disinteresse è già questo un pregio da riconoscere. E' vero, anche a questo giro la storia è sempre la stessa: intrigo internazionale condito da spionaggio, governi ombra e reietti spietati con l'incontenibile desiderio di uccidere su larga scala. La sinossi questa volta è bella complicata, chiedere di raccontarla è impossibile, si può solo vedere il film e possibilmente più volte per avere certezza di averla compresa. Quando tuttavia stemperi il tutto con un azione vorticosa, suspense, botte da orbi con eco di ferraglia e imprese atletiche che a confronto Superman è un pupazzo con l'artrite reumatoide, allora ecco che il bel film ma soprattutto lo spettacolo viene fuori. La profusione di tecnologia militare è sempre più avveniristica. Io e l'amica Cinefilante siamo stati catturati da un grimaldello elettronico usato da Ethan Hunt capace di aprire tutte le porte. E' iniziata per noi la caccia su Amzon...
Amentià  a parte, il film ha una durata spaventosa ma riesce a rendersi impercettibile con l'assenza totale di sacche di noia. Attenzione catturata durante tutta la proiezione. Fotografia ed effetti speciali davvero curati, location che non hanno bisogno di presentazioni per la loro bellezza: Londra, Parigi, Casablanca.
Il film esce in sala il 19 agosto. Non aspettate che esca in blue-ray o peggio che passi sul digitale terrestre. Questo genere di proiezioni possono essere apprezzate in pieno solo sul grande schermo, per cui non siate pigri e correte in sala!

La Produzione ha messo a disposizione anche mezzi superveloci per andare a vederlo. Come vedete io ho preso l'aereo al volo!


domenica 26 aprile 2015

Pitch Perfect 2

Bellissima anteprima per la seconda puntata di Pitch Perfect 2 alla Casa del Cinema di Roma. Le protagoniste di questo college movie, dedicato ai gruppi canori a cappella che in America e nel resto del mondo sembrano spopolare, si esibiscono con bravura e simpatia in equilibrio tra musical e commedia. Molte le somiglianze con Grease se consideriamo il suo impianto ed anche i personaggi, ma la somiglianza è solo di struttura.
Sette ragazze che formano il gruppo della Barden Bellas che devono ritrovare il loro spirito di gruppo per poter finalmente recuperare la loro immagine ai mondiali di cover a cappella a Copenaghen, dopo un incidente di esibizione proprio di fronte al Presidente degli Stati Uniti.
Simpaticissima Rebel Wilson nella parte di Fat Amy. Il binomio grinta/sovrappeso  in questo film è davvero quello che ci vuole. L'intero film trasuda allegria, fa ridere e allo stesso tempo delizia le orecchie con performance canore davvero innovative. Nelle sfide con gli altri contestants fino al titolo mondiale, inquietanti sono i Das Sound Machine tedeschi con le loro performance affilate da buoni alemanni. Il film sarà nelle sale dal 21 maggio e consiglio vivamente di andarlo a vedere, soprattutto al pubblico più giovane.

lunedì 13 aprile 2015

Se Dio Vuole

Nell'attuale panorama cinematografico, riuscire a trovare un bel film è come trovare l'acqua nel deserto. Ci è riuscito benissimo Edoardo Falcone che ha messo insieme un cast di tutto rispetto per dare vita ad una commedia esilarante e spassosa che ha restituito al sottoscritto il gusto di godersi una proiezione costellata dalle risate dall'inizio alla fine. Se a questo aggiungiamo anche il fatto che non riesco a ridere di fronte all'umorismo scialbo o fiacco, qui è stato compiuto un vero e proprio capolavoro. Merito della sceneggiatura, prima ancora della bravura degli attori, che ha saputo costruire una storia verosimile e spiritosa dall'inizio alla fine. Un piccolo e non pretestuoso affresco tra due mondi apparentemente in contrasto, rappresentati dalla Scienza interpretata dal famoso cardiochirurgo (Giallini) e Fede interpretata dal parroco "di trincea" (Gassman) che non indugia però in riflessioni filosofiche troppo auliche o sofisticate. Gli attori sono tutti bravi e perfettamente calati nella parte. Il più esilarante di tutti rimane il personaggio del genero, Gianni (Edoardo Pesce), che regala un interpretazione del ritardato mentale davvero spassosa! Correte al cinema finché è in sala!

venerdì 23 gennaio 2015

Unbroken

Grazie a questa buona prova di Angelina Jolie come regista, conosciamo una storia vera cui il film si ispira che altrimenti sarebbe stata nota soltanto al pubblico americano. E' la storia di Louis Zamperini, atleta e soldato di origini italiane classe 1917 e recentemente scomparso a luglio 2014. Nato e vissuto nel pieno delle grandi immigrazioni dall'Europa del primo Novecento, quando agli Italiani come lui ci si rivolgeva con il termine "Dago"(presumibilmente da "dagger", coltello, oggetto con cui venivano contrassegnati gli Italiani che all'epoca risolvevano tutte le questioni a colpi di duelli e risse). Nonostante tutto, Zamperini riesce ad affermarsi come corridore segnando tempi record che lo porteranno alle Olimpiadi di Berlino nel 1936, mentre ci si avvicina pericolosamente al secondo conflitto mondiale. Zamperini viene mandato al fronte come aviatore, ma durante una missione di soccorso nel Pacifico, l'aereo che lo trasportava precipita in mare lasciandolo su un canotto in mezzo all'oceano assieme ad altri due sopravvissuti dell'equipaggio. Da qui in poi è tutta una lotta per la sopravvivenza dove il protagonista dimostra una forza ed una resistenza ai limiti dell'umano, cosa che li farà guadagnare il meritatissimo appellativo di Unbroken.
Con parole di altri tempi si potrebbe definire un film "per stomaci forti", le scene violente sono rese senza filtri e senza censure. Il film colpisce sia a livello visivo che emotivo. E' piacevole e un pò inquietante constatare che colui che ha subito tutto questo e che è riuscito anche a sopravvivere non era un supereroe dal cuore d'acciaio, ma un uomo qualunque nel cui corpo albergava una forza ed una tenacia davvero fuori dal comune. Per comprenderlo pienamente non se ne può solo parlare, andrebbe necessariamente visto. L'uscita nelle sale cinematografiche è prevista per il 29 gennaio.

venerdì 16 gennaio 2015

La Teoria del Tutto

La vita del cosmologo Stephen Hawking così come raccontata dal romanzo scritto dalla moglie, cui il film è tratto. Visto in anteprima e meditato per un paio di giorni, posso dire che è senz'altro un buon film da vedere e che fa riflettere. Tralasciando i dettagli sulla figura di Stephen Hawking, di suo molto conosciuto e su cui si può approfondire parecchio su internet, il dettaglio che salta all'occhio di questo film è il suo portare in evidenza il lato umano della sua vita, lasciando ampio spazio alla sua vicenda e alla lotta con una malattia per cui la Medicina ufficiale aveva già dato speranze zero, non oltre i due anni. La caparbietà e la voglia di vivere sua, corroborata dalla ragazza che poi diventerà sua moglie, fa superare gli ostacoli che ognuno di noi riterrebbe umanamente insuperabile. Grandissima prova di interpretazione da parte degli attori, sopratutto di Eddie Redmayine che nei panni di una persona (tuttora vivente) quasi del tutto paralizzata ha saputo donare espressività e profondità alla figura di Stephen Hawking.

domenica 21 dicembre 2014

Semo o nun semo - Nicola Piovani

Il teatro musicale è sempre stato un genere da me (colpevolmente) sottovalutato. La visione di questa proposta di Nicola Piovani al teatro Ambra Jovinelli di Roma mi ha fatto piacevolmente ricredere per la raffinatezza, la bravura ed il garbo degli interpreti. Sulle tavole del teatro Nicola Piovani propone una selezione di canzoni romane che hanno fatto la storia sia antica che contemporanea con richiami ad Ettore Petrolini, Romolo Balzani, Anna Magnani ed Aldo Fabrizi. Nella piacevolezza dell'ascolto, si viene accompagnati dalla narrazione e dal canto di Massimo Wertmuller che introduce e accompagna i passaggi da un brano all'altro con il grande apporto degli interpreti che lo accompagnano per tutta la durata dello spettacolo. Si attinge dai musical più recenti come "I Sette Re di Roma" di Luigi Magni a "Rugantino" di Garinei e Giovannini, indietro fino al 1600 dove si perdono anche gli autori e gli interpreti di canzoni romane antichissime, sopravvissute unicamente grazie alla tradizione canora. I brani proposti, da Roma forestiera a le Streghe, da Affacciate Nunziata si voi dormite a Com'è bello fa l'amore quando è sera, raccontano tutte il genuino dualismo della caratterizzazione romana, nel cuore del quale albergano equamente spavalderia e romanticismo, polemica attaccabrighe e semplicità di amore sincerissimo. Una miscela che ha sempre spiazzato - comprensibilmente - i non romani nell'interazione con gli abitati dell'Urbe, bisognosi di tempo per capire che sotto la scorza apparentemente dura e litigiosa del romano si nasconde un animo sincero e leale. Un viaggio nel folklore attraverso la musica di cui si raccomanda la visione finché sarà in cartellone. Ringrazio il Maestro Piovani che ci ha permesso di salutarlo e congratularci nel suo camerino.

lunedì 1 dicembre 2014

Interstellar

Prima che corriate a vederlo al cinema, cosa che merita senza riserve, è doverosa una premessa: la durata sfiora le 3 ore. Bisogna armarsi di coraggio, pazienza e di uno stomaco ben pieno. Se non si ha la fortuna di avere un intervallo, vi consiglio la fuga in bagno entro la prima mezzora dall'inizio. Superata questa soglia, non sono ammesse diserzioni, perché trama ed immagini saranno talmente coinvolgenti da restare incollati alla sedia.
Non spenderemo (quanto mi piace il majestatis…) che poche parole sulla trama, necessaria solo per inquadrare bene l'arazzo intellettuale, fantascientifico ed emotivo che compone il film. La Terra è stata colpita da una piaga che stermina qualunque pianta da produzione intensiva, come grano orzo cereali e via andare. In poche parole, i suoi tapini abitanti terrestri sono destinati a morire di inedia e tempeste di sabbia nel giro di una generazione al massimo. Anche se ufficialmente smantellata, la Nasa continua le sue ricerche rifugiata nelle viscere della Terra dentro basi segretissime per trovare un nuovo pianeta dove perpetuare la razza umana. Verrà scelto il Dottor Cooper (Matthew McConaughey) e la Dottoressa Brand (Anne Hataway), rispettivamente pilota aerospaziale e fisica quantistica, assieme ad altri collaboratori, per andare a ripescare una missione di 15 persone partita anni prima alla ricerca del pianeta simile alla Terra e che non hanno fatto ancora ritorno, approfittando di un wormhole (una specie di buco nero di cui troverete i dettagli qui), dal cui passaggio si permette di risparmiare milioni di anni luce e anni terrestri per spostarsi di galassia in galassia.
Ebbene, non vedo l'ora che su questo film piovano Oscar come una tempesta di comete perché se li merita tutti. Sviscerando i punti a favore, che sono molti e di cui cercherò di fare un sunto, cominceremo col dire che:
- viene sviluppata una storia avvincente partendo dal solito filone catastrofista di tutti i film di fantascienza, ossia terrestri in articulo mortis o per causa propria oppure, altrettanto inflazionata, per causa aliena. Creare una gemma partendo da questo carbonifero incipit è già di per sé meritevole di premio;
- gli effetti speciali ci sono, ma dosati al punto giusto, assolutamente non ridondanti e soprattuto limitati allo stretto necessario, affinché non siano essi stessi il film ma solo una sua discreta cornice;
- la fantascienza è tenuta a bada dalla Scienza, in questo caso Fisica quantistica e Astrofisica. Non incontrollati voli di fantasia ad ali spiegate, ma tutto circoscritto in un contesto che per quanto avanzato conferisce verosimiglianza a ciò che si osserva e si ascolta;
- poteva uscire fuori un ibrido a metà tra un National Geographic (USA) e La Macchina del Tempo (Italoamatriciana), ed invece sono stati capaci di inserire un contesto sentimentale che, scopriremo, sarà addirittura determinante quale energia la cui intuizione può sbaragliare le leggi della Fisica e della Metafisica;
- scopriamo con piacere e per la prima volta in assoluto che il protagonista, Matthew McConaughey, non è soltanto un bel manichino perfetto per pubblicizzare gli intrugli di Dolce e Gabbana, ma anche un bravo attore drammatico. Complice di questo suo talento anche un certo disfacimento fisico, nonostante sia classe 1969 ma si sa… Gli Americani, uomini e donne, hanno un processo di invecchiamento identico a quello dei cani: ogni anno nominale equivale a 7 effettivi;
- Anne Hataway ed i suoi occhioni oversize, quelli si davvero alieni e vagamente ricordanti quelli del pupazzo di Rosewell, si rivela brava ed espressiva nonostante sia stata massacrata dal trucco e dalle luci impietose che hanno annientato in un attimo tutto il glamour che si portava dietro dal Diavolo Veste Prada;
- Micheal Caine, nella parte del Professor Brand padre dell'omonima dottoressa, trasuda eleganza e perizia recitativa da ogni poro, anche se il suo volto inizia ad accusare gli eccessi di scotch whisky tipici dei britannici.
Rimarrete affascinati da una proiezione che sebbene piuttosto lunga e francamente accorciabile, vi farà uscire dalla sala felici di aver soddisfatto ogni aspettativa attesa, insperata o imprevista.

venerdì 3 ottobre 2014

Dracula Untold

Queste sono le piacevoli sorprese che ti riportano al cinema volentieri! Diciamocelo, il personaggio di Dracula è stato talmente inflazionato nella storia del Cinema, a partire da Bela Lugosi in giù, che riuscire a creare del nuovo su un personaggio scontato non è impresa facile. In questo film invece il regista e gli autori hanno saputo lavorare bene sulla storia, riverberando la figura del vampiro quasi un passo indietro rispetto alla storia, sicché risulti strumentale alla storia stessa e non sia essa stessa la storia. Per chi avesse avuto già occasione di leggere la storia di Vlad III di Valacchia brevemente riassunta qui , non potrà che apprezzare questa creazione che ha saputo miscelare ed in modo molto equilibrato i generi docufilm, l'horror, l'azione e il fantasy. Gli effetti speciali sono pochi ma ben fatti, sostengono bene il film senza l'inutile overflow da americanta da quattro soldi. Si viene rapiti dal film dall'inizio alla fine, tempi morti nessuno e attenzione catturata minuto per minuto. I protagonisti Luke Evans e Sarah Gadon si sono dimostrati bravi e preparati. Raccomando visione senza riserve, anche se per ora ci sarà da aspettare un pò: l'uscita nelle sale è fissata al 30 di ottobre.

martedì 15 aprile 2014

Transcendence

Con notevole ritardo riesco finalmente a parlare di questo film visto in anteprima al cinema Adriano a Roma.
Johnny Depp nei panni del Dottor Caster è il protagonista cervellone di questa storia di fantascienza che assieme alla moglie lavora alla creazione di una intelligenza artificiale che, a differenza delle precedenti, saprà coniugare non solo l'aspetto logico razionale ma anche quello emozionale, con lo scopo di realizzare una vera e propria macchina senziente.
E' bello notare che nei film americani questi geni del computer come il Dottor Caster vivono in lugubri e decadenti case, dove però si coltiva un amore per il giardino sul retro che per quanto trasandato i coniugi Caster tentano di addolcire con qualche piantina e una rete di rame come patio per isolarsi dalle onde elettroamgnetiche, ma questa osservazione resta un di cui. Intorno al lavoro dei coniugi Caster c'è qualcuno che non la pensa esattamente come loro. C'è chi vede nel lavoro condotto dai coniugi Curie del terzo millennio un qualcosa di potenzialmente pericoloso ed eticamente contrario alla natura umana. Utilizzando metodi non proprio ortodossi ma certamente efficaci, il cervellone Caster viene messo KO con una pistolettata al polonio. La sua sorte è segnata, ma lavorandoci sopra la devotissima moglie assieme ad alcuni colleghi compiono il miracolo che grossolanamente riuscì anche al Dottor Frankestein. Will Caster cesserà di vivere nella sua carcassa mortale per risorgere a nuova vita all'interno del super computer quantistico nel quale vivrà per sempre, conservando le sue emozioni ed il suo io senziente. Ma forse è proprio qui che la macchina s'inceppa e nel corso del film si osserverà con preoccupazione  la deriva distorta cui può arrivare un essere umano in possesso però di poteri superiori e assoluti.
Appare evidente che la bussola del film tende a puntare il tutto per tutto sugli aspetti ed i risvolti etici, morali e filosofici piuttosto che sui consueti cotillons di effetti speciali e saggi di recitazione emozionanti. Da questo punto di vista infatti non si trova riscontro né dei primi né dei secondi. La storia tende a innescare nello spettatore il tarlo della riflessione, mettendolo di fronte alle possibili conseguenze negative in cui l'essere umano può arrivare nella sua ferma volontà di sostituirsi al divino. La storia fantastica presentata in questi termini evidenzia proprio questo tema, gridando ad alta voce che l'essere umano può veramente diventare il Dio creatore di sé stesso, facendo cadere di schianto qualunque tipo di fede o filosofia in quanto non più necessaria. L'essere umano è auto consistente ed auto rigenerante. Non ha bisogno di invocare spiriti o divinità, resi ormai inutili perché  non ha più bisogno di queste figure per sperare di colmare le lacune terrene. Tutto ormai nasce, finisce e si evolve con lui.
Prendo il film come un messaggio di avvertimento e riflessione. Non ho invece molto da dire sulla performance degli attori, in particolare di Johnny Depp dove, in questa avventura cinematografica, essere inscatolato dentro la fissità di uno schermo al plasma trova la perfetta sintesi di rigidità tra lui e il lavoro del suo chirurgo plastico.

lunedì 10 marzo 2014

47 Ronin

Lo ammetto. Le premesse non erano delle migliori. Si parlava di un film fantasy e per un momento ho tremato pensando di ritrovarmi di fronte ad una specie di Signore degli Anelli in salsa nipponica. Fortunatamente non è stato così. Per la storia che ispira il film mi sono dovuto documentare a posteriori. Per non dilungarmi in ciance, la storia potete leggerla qui. Nella vicenda di questi guerrieri disonorati, spicca la figura di Kai interpretato da Keanu Reeves, il solito bambino prodigio fuggiasco e che viene accolto da Asano Nagamori, signore della città di Ako. Nella diffidenza di tutti, Kai cresce e si mette a disposizione del signore di Ako e dei suoi guerrieri. Disponibilità che diventa leale e ferrea dal momento in cui Asano è costretto a suicidarsi per questioni di onore per ordine dello Shogun Tsunayoshi, interpretato da Cary-Hiroyuki Tagawa dal volto espressivo come un thermos.
Siccome in Giappone l'onore è una cosa seria per la quale ci si rimette la pelle anche per lo sbaglio di uno solo, i 47 samurai degradati a rango di ronin (samurai decaduto) decidono di vendicare l'onore del loro Signore andando a combattere il Signore del regno rivale che voleva conquistare e sottomettere il villaggio di Ako. Riusciranno i nostri eroi a sopravvivere a samurai ferocissimi, stregonerie cattivissime e botte da orbi concitatissimi? Non resta che andarlo a vedere.
E mai come adesso suggerisco di andarlo a vedere, perché non è facile trovare un film fantasy dove la storia prevale sugli effetti speciali, che in questo caso sono davvero tenuti ai minimi termini con mia soddisfazione. In più la storia ha anche una magnifica fotografia a farle da sponda, ha un ottimo ritmo e lo si apprezza dall'inizio alla fine.
Il film è stato visto in anteprima presso la sede dell'Universal a Roma e, come tutte le anteprime, è stata proiettata in lingua originale. Mi auguro che il doppiaggio in Italiano non faccia perdere nulla del fascino del film. Io come ogni volta che vedo un film in lingua originale, sono incapace di rivederlo in Italiano. E' un mio limite, ma fa molto cosmopolitan!
Ringrazio Paolo Centra per il gentile invito all'anteprima (twitter: @JunglePablo)

giovedì 13 febbraio 2014

Lone Survivor

Anche questa volta in anteprima e in piacevole compagnia al cinema per vedere questo film di prossima uscita. Tratto da una storia vera di quattro Navy Seal che vengono calati dall'elicottero sulle impervie montagne afgane per una missione all'apparenza semplice, ma che si rileva quasi fatale: eliminare un grand commis spietato e senza scrupoli di Al Qaeda.Sulle aspre pareti scoscese delle montagne i quattro si imbattono in uno sparuto gruppuscolo di 3 pastori con capre al seguito. Parte subito l'americanata: fucili spianati, pastori legati e inginocchiati a guardo basso, come te movi te fulmino. Prevalgono le regole di ingaggio ma soprattutto il buon senso. Nessuna esecuzione sommaria. Liberiamo i prigionieri. I pastori, felici di aver salvato la scorza, saltano come stambecchi giù dalla parete rocciosa verso il villaggio per annunciare l'insolito incontro. Viene subito formato una specie di comitato di accoglienza di circa 500 uomini barbuti e pezzanculati (con le pezze al culo per i non romani, ndr), ma dotati di un'artiglieria bellica da fare impallidire la grande madre Russia pochi km più in là. Sono agguerriti, incazzati e soprattutto senza scrupoli.  Chiunque altro, sottoscritto compreso, se la sarebbe fatta nelle mutande alla vista di questo esercito pauroso col mirino dei bazooka puntati in mezzo agli occhi. Ma loro sono Navy Seal e da contratto devono resistere a tutto. Come suggerisce il titolo ne rimarrà solo uno. Nessuno spoiler, per carità. Lo scoprirete solo andandolo a vedere.
Il film ha molti pregi ma anche alcune pecche, per la maggior parte sulla verosimiglianza di talune scene. Cominciando dai pregi troviamo il ritmo sostenuto e l'azione concitata. Nelle quasi due ore di film si balla nervosamente sulla poltrona del cinema per l'empatia provata verso i quattro disgraziati. La fotografia, per cui se l'Afghanistan non fosse un territorio alquanto ostile io ci aprirei subito un resort in mezzo a quelle montagne e quelle pianure dalle distese sconfinate.
Tra le pecche si segnala la scarsa credibilità di alcuni passaggi di lotta. A meno che i quattro soldati non fossero intrisi di adamantio come Wolwerine, non è plausibile continuare a muoversi anche a fatica sostenuti solo da imprecazioni (fuck, è quella che ha fatto salire l'applausometro), dopo essere rotolati per decine di metri sulla pietraia puntuta, averci sbattuto sopra testa gambe e spina dorsale e con le budella crivellate di pallottole. Quando i capraroli talebani capiscono che fucili e mitragliette non bastano più, gli sparano addosso direttamente col bazooka.
Visto che il film è tratto da una storia vera, mi piacerebbe sapere se le cose sono andate davvero come illustrate, perché dall'eroismo passiamo direttamente alla metafisica.
Un ultimo appunto sull'eroismo in salsa militare che il film e la storia che lo ispira vogliono sostenere a tutti i costi. In questa battaglia di eroismo in senso assoluto non ne trovo. I soldati non muoiono eroicamente conquistando metri di territorio o annientando il nemico. Ingaggiano una lotta strenua per la sopravvivenza loro propria. Sentimento umanissimo e nobile ma che non si sposa bene secondo me col concetto di eroe nella sua accezione diffusa.

domenica 19 gennaio 2014

I Segreti di Osage County

Si preannuncia interessante e ricco di spunti il film che mette insieme una platea di mostri sacri del cinema, prima fra tutti Meryl Streep. Felicemente accompagnata in questa storia da Julia Roberts e Ewan McGregor.
Tratto da un opera teatrale in tre atti cui titolo originale è "August: Osage County", il film ci pone dinanzi alla figura della famiglia e delle sue sfaccettature nelle relazioni parentali, umane e personali.  Non avendolo ancora visto non posso certo lanciarmi in una recensione completa, tuttavia parlando di aspettative e dalle notizie che posso leggere sui blog di tutto il mondo mi aspetto un buon lavoro anche se i toni, per quanto interrotti da qualche battuta o intervento simpatico, credo che resteranno drammatici. Lanciandomi in un confronto avventato, visto che prima di domani non avrò la possibilità di vederlo in anteprima, sono incline a pensare che i Segreti di Osage County siano il corrispondente opposto del simpatico film very british "Funeral Party". In quest'ultimo si rideva molto, in Osage County forse prevarrà un'amarezza che suggerisce riflessione.
Se dovessi vedere me stesso invece all'interno di una famosa famiglia del cinema, immaginandomi di esserci nato, le mie opzioni potrebbero essere addirittura due: la prima quella del magnifico film "La Famiglia Omicidi", la seconda invece in quella di Oliver e Millicent Jordan del superbo, impagabile e inarrivabile capolavoro "Pranzo alle Otto".
Non vedo l'ora di tornare dall'anteprima per darvi maggiori dettagli!

giovedì 9 gennaio 2014

Il Capitale Umano

Bellissima anteprima al cinema Moderno a Roma del nuovo film di Paolo Virzì, alla presenza del regista e di quasi tutto il cast. Assente (giustificata) solo Valeria Golino.
Un bel parterre che ha visto la sala 3 del cinema strapiena.
Metti due famiglie dell'alta Brianza, così diverse ma con qualche affinità tra di loro, un breve amore adolescenziale e un incidente stradale che legherà i loro destini facendoli confluire su binari diversi e paralleli.
La prima, quella del ricco finanziere Bernaschi e la seconda del piccolo borghese Ossola con velleità di scalata sociale. Il primo, Giovanni Bernaschi (Fabrizio Gifuni) milanese affarista, stereotipato, dall'accento meneghino sfacciato. Il secondo, Dino Ossola (Fabrizio Bentivoglio), ganassa un po' coglionazzo e finto come un giubbotto di ecopelle.
Un mosaico scenografico che intorno all'episodio comune di un incidente, che purtroppo causerà la morte del malcapitato, fotografa caratteri, pensieri e antropologie  dei personaggi per il tramite delle loro azioni e dei loro pensieri. Carla, la moglie di Giovanni, stordita e persa in un mondo tutto suo, eppure consapevole della sua intelligenza. A lei viene affidata la battuta finale "Avete scommesso sulla rovina di questo Paese. E avete vinto!" Riscatta il personaggio e regala un'amara quanto tragica e manifesta allusione allo stato attuale dell'Italia, in mano a (presunti) maghi della Finanza che speculando sulle miserie altrui costruiscono le proprie fortune. Fortune che in questa storia hanno vacillato, ma solo per un momento. A dimostrazione che è sempre il Banco a vincere.



Sull'altro versante la smania e l'ingenuità di raggiungere in breve tempo ricchezze enormi investendo soldi che non si hanno, rappresentata da Dino Ossola. La vecchia, classica storia dell'albero degli zecchini di Pinocchio, replicata in salsa NASDAQ. Con l'ingenuità di un bambino si lancia in un'avventura più grande di lui, ma la terra sotto i piedi comincerà a mancarli presto quando si renderà conto che sta per rovinarsi alla grande. I pescecani hanno un fiuto particolare per i polli, Bernaschi ci ha messo meno di un istante nel riconoscerlo. La compagna di Ossola Roberta (Valeria Golino), nulla sa e nulla immagina. Al suo personaggio viene affidato il compito di fare da contraltare di donna comune che fa la psicologa presso la Asl, in contrapposizione a quello di Carla impegnata unicamente ad essere "la moglie di", compiaciuta ma poi prigioniera delle mollezze e dei lussi che la circondano.


Ci sono i figli delle due coppie Massimiliano e Serena, interpretati dai bravissimi Guglielmo Pinelli e Matilde Gioli. Naturalmente non può mancare il terzo incomodo, Luca (Giovanni Anzaldo) di cui Serena si innamora follemente, fino al punto di coprirlo con la Polizia quando l'incidente occorso in una fredda notte di inverno sulle strade ghiacciate della Brianza regala un morto che l'assicurazione del veicolo quantificherà in circa 200.000 Euro per risarcire alla famiglia il cosiddetto "Capitale Umano".

Un film drammatico, con una partenza leggera ed una metamorfosi progressiva verso il noir. Nessuno stallo, nessun momento di noia. La storia si lascia seguire agevolmente, nonostante i flashback e la concentrazione in capitoli che potrebbe confondere lo spettatore ma che in realtà non accade mai.
Una triste morale che consegna si un colpevole alla giustizia ma non il peggiore fra tutti. L'unico che veramente resta a terra sotto forma di risarcimento è appunto il "Capitale Umano".
Raccomandatissima visione. Non guasterebbe nemmeno una visione bis.

domenica 3 novembre 2013

Before Midnight

Brutto, fastidioso, irritante, logorroico, cervellotico, ansiogeno e malfatto.
E pensare che quando ho detto che sarei andato a vederlo (sia chiaro: avevo i biglietti gratis), ero stato avvisato che si trattava del terzo film sugli stessi protagonisti, che si sono sempre conosciuti before qualcosa, che forse mi sarebbe sfuggito qualcosa mancandomi i due precedenti. Ebbene, non è stato così. Visto l'orrore indescrivibile di questo film, diciamo pure che mi sono risparmiato le precedenti due torture.
Jesse e Céline Wallace, i protagonisti del film, sono due grandissimi rompicoglioni. Dovevo capirlo dall'inizio del film, dove il figlio di primo letto di Jesse scongiura il padre di non venirlo a trovare a Chicago per il saggio di musica. Soltanto dopo ho capito perché. Jesse e Wallace sono la versione Ipad delle coppie fine anni '70 intrise di   Age of Acquarius, secondo cui bisogna parlarsi e analizzarsi a vicenda ogni secondo della propria vita. Anche i contenuti delle loro conversazioni sono tutti ispirati a psicologie socio famigliari cara ai guru dei collettivi equi e solidali:  se mangi la mela smozzicata di tua figlia che dorme sul sedile della macchina che non aveva finito, quando si sveglierà e non la troverà avrà un trauma e da grande diventerà una puttana che la dà via per una striscia di coca. E proprio questo fanno. Parlano. Parlano in continuazione. Non smettono mai di parlare. Dall'inizio del film fino alla fine. Mai come prima di questo film mi sono sentito soffocare, prigioniero in sala di un torrente in piena di parole che non avevano come fine quello di tenere alta l'attenzione, come sarebbe stato più congeniale se si fosse trattato di una pièce teatrale.
Solo una lacerante, interminabile ed asfissiante rottura di coglioni.
Velo pietoso sulla trama sciatta e banale su cui si sviluppa il film: 40 minuti di chiacchiere in macchina dall'aeroporto a casa, 45 minuti di chiacchiere a tavola del vecchio saggio greco, 40 minuti di chiacchiere passeggiando per un isoletta greca, 30 minuti di chiacchiere litigate che fanno saltare la notte d'amore dei due protagonisti.
Meno male che l'Hard Rock Café era vicino al cinema e mi sono riconsolato lì. L'ottimo hamburger ha salvato una serata che questo film aveva veramente messo knockout.

venerdì 1 novembre 2013

Questione di Tempo - About Time


Siete tutti avvisti. Chi entra a vedere questo film con in testa "Ritorno al Futuro", coi teletrasporti di Star Trek ed acceleratori temporali fantascientifici rimarrà un pò deluso.
Il protagonista Tim usa metodi molto più semplici. Si chiude in un armadio o dentro a un pertugio, stringe forti i pugni e voilà, è in grado di rimandare indietro le lancette del tempo.
Tim vive la sua giovane vita in una magnifica villa in Cornovaglia assieme alla sua famiglia allargata. Non del tipo attuale dove ogni bambino ha due o tre madri e padri diverse, ma di quelle che una volta c'erano anche in Italia, comprendenti anche gli zii e amici vari. Il padre di Tim finalmente gli svela il segreto di famiglia, ossia la capacità degli eredi maschi di viaggiare nel tempo anche se solo al passato. Non possono balzare nel tempo verso il futuro e vedere quel che sarà. Ma andando indietro nel tempo sarà possibile costruirsi un buon futuro, correggendo errori e prevenendo sciagure.
Tim sperimenta il dono e resta stupito fin da subito di quanto funzioni bene. Finalmente può utilizzarlo per trovare la ragazza dei suoi sogni e saremo tutti intrigati dei suoi balzi temporali per conquistarla e costruirsi una vita assieme a lei. Impagabile la scena in cui Tim fa la proposta di matrimonio alla sua ragazza facendole credere che la musica di sottofondo provenisse dalla radio. Si era portato invece l'intera orchestrina del locale dentro casa.

Una commedia bilanciatissima che condisce la già splendida scenografia con ironia, amore, sarcasmo e ritmo. Un esaltazione dell'amore e della famiglia fatto senza retorica, in un certo senso nuovo e spiazzante in un campo dove gli Italiani hanno sempre avuto il primato. La mano e il gusto del regista di sente e si apprezza in ogni passaggio del film che, nel mio caso, è stato visto in anteprima in lingua originale con sottotitoli. Sono pronto a rivedere il film doppiato in Italiano, ma temo che le atmosfere infuse dal film potrebbero diminuire.
Comunque raccomandatissimo! Se ne consiglia la visione senza riserve.
Ringrazio Paolo Centra  per l'invito all'anteprima!

domenica 27 ottobre 2013

Dark Skies


La programmazione del cinema ultimamente non mi da grande entusiasmo. C'è voluto il gentile dono di Pagine Gialle 892424 che mi ha omaggiato via sms di due biglietti per andare a vedere questo film. Alla gratuità si risponde sempre con graziosa degnazione.

In una città qualsiasi d'America, rigorosamente uguale a Wysteria Lane delle Casalinghe Disperate, vive una famigliola che da un pò di tempo comincia a notare qualche stranezza nel loro ménage quotidiano. Il figlio più piccolo comincia a vedere di notte l'omino del Sonno che lo spaventa quanto basta, lo riduce in ipnosi catatonica e lo raccomanda soprattutto di non raccontare nulla a nessuno di quanto gli sta accadendo. Forse perché vivono nella strada simile a quella delle massaie disperate, papà Barrett è alla disperata ricerca di un lavoro. Intuiamo che ultimamente ha ricevuto una sequela di calci in culo non indifferenti, che lo porta a prendere a borsettate la sua automobile dopo l'ennesimo NO incassato all'ennesimo colloquio. Avendo questo genere di grattacapi resterà per molto tempo scettico e distante dai fenomeni che stanno interessando paurosamente la sua famiglia.

Facciamola breve: il film è costruito come un mosaico utilizzando le tessere provenienti da altre pellicole e rimesse assieme alla rinfusa. Nulla di nuovo sotto il sole. E' imbarazzante notare l'analogia col "Sesto Senso" quando il figlio piccolo parla con voce roca e afona dell'omino dei sogni, le torce accese sotto i volti come nella Strega di Blair, i soliloqui stile Paranormal Activity, gli uccelli di Hitchcock che si schiantano impazziti sui vetri della casa e i turbamenti futuristici di Indipendence Day. Quest'ultimo poi fa la differenza. Ciò che davvero colpisce di questo film (i sussulti di paura sono davvero pochi, a meno che non lo si veda con lo spirito già fiaccato da una citazione a giudizio per truffa aggravata), è il tentativo di declinare l'ormai impolverato mondo dell'occultismo e dello spiritismo in chiave moderna, attribuendo i fenomeni paranormali agli alieni piuttosto che ai soliti veggenti e sensitivi. Questi ultimi magari nani e storti come Zelda Rubenstein, la buzzicotta di Poltergeist. Oggi il loro posto è stato preso dai Grigi, una delle tre specie aliene classificate tali dagli esperti del settore. 
Morale: gli alieni, come sempre, sono sadici nemici dell'Umanità specializzati in ratto a scopo di libidine. Ti rapiscono, ti portano sull'astronave, ti sodomizzano e poi di scontenanno vivo per studiare il tuo DNA. Niente di nuovo sotto il sole.

C'è però un buon motivo per alzarsi dal divano e andare al cinema a vederlo. Se volete ristrutturare  casa, prendete spunto da quella dei Barrett perché è davvero bella!