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domenica 28 aprile 2013

Come si serve a tavola

Lasciamo da parte i pranzi serviti da schiere di camerieri, i quali non hanno bisogno dei nostri consigli: occupiamoci invece di un pranzo normale, servito sotto gli occhi di un attento (ma non ossessivo) padrone di casa da una sola persona di servizio, forse non proprio raffinata né perfettamente addestrata: la solita "tutto fare" insomma. L'essere tuttofare non autorizza, comunque, a servire a tavola con le maniche rimboccate, il grembiule macchiato d'unto e i capelli alla diavola.
Chiunque serve a tavola deve avere un aspetto ordinato e decoroso: questa è la prima attenzione che una padrona di casa deve ai suoi ospiti. Però, se la signora ha un briciolo di buon senso, non costringerà la vecchia domestica reumatizzata, goffa e sempliciona a servir tavola camuffata come una camerierina da operetta, con vezzosa crestina, grembiulino vaporoso, guanti. Sarebbe crudele e grottesco. Un grembiule nero, un sobrio grembiulino di lino bianco,  una scrupolosa pulizia, ecco quanto i padroni di casa ragionevoli esigeranno dalla loro domestica tutto fare.

L'ordine del servizio

In genere si serve la prima signora seduta a destra del padrone di casa, poi quella alla sua sinistra, poi tutte le altre signore e per ultima la padrona di casa; poi il signore seduto alla destra della padrona di casa, poi quello alla sua sinistra, poi tutti gli altri uomini, e infine il padrone di casa. I figli vanno serviti dopo la madre (le ragazze) e dopo il padre (i ragazzi). In alcune case si segue invece l'uso inglese di servire per prima la padrona di casa.
Se poi i commensali sono parecchi e la persona di servizio una sola, magari lenta, è consigliabile eliminare i giri, sempre un pò complicati, fatti per rispettare le precedenze: la cameriera servirtà gli ospiti successivamente, compiendo un solo giro una volta verso destra una volta verso sinistra, in modo da essere imparziale.

Come si offrono le vivande

La minestra in brodo si prepara già scodellata, prima che gli invitati si seggano a tavola, e non si ripassa mai. Tutti gli altri piatti si offrono ai commensali dal lato sinistro, tenendoli un pò sollevati ma non troppo, e si ripassano una sola volta. Chi serve a tavola deve fare attenzione a non far sporgere il dito pollice dai bordi del piatto. I piatti stessi devono essere preparati in modo che sia facile servirsene: la carne tagliata a pezzi o affettata; il pesce, se intero, con la testa a sinistra e la groppa verso il commensale. Il vino, l'acqua e il pane si passano continuamente, non appena un commensale ne è sprovvisto. Il pane si mette dal lato sinistro del commensale, l'acqua e il vino si versano alla destra.

Come si cambiano i piatti

I piatti sporchi si tolgono dalla sinistra uno alla volta e si sostituiscono immediatamente con quelli puliti, dalla destra. Non si cambiano i piatti finché i commensali non abbiano finito di mangaire. Le posate sporche si cambiano insieme col piatto, e quelle pulite si posano alla destra del commensale. Prima di servire il dolce o la frutta, si libera la tavola dalle stoviglie sporche, dai resti di pane e da tutto quello che non serve più (oliera, saliera, formaggiera, ecc.).
Se si usano le coppette lavadita (ah queste sconosciute! Per chi non le conoscesse sono queste) vanno portate su un piattino e messe davanti a ciascun commensale. Il commensale penserà da solo a spostare la coppetta di lato, tenendo il piattino da frutta davanti a sé. Le coppette devono già essere piene d'acqua (non fino all'orlo), eventualmente profumate con una fettina di limone.
Nono si devono fare pile di piatti sporchi: questi vanno tolti uno alla volta e non bisogna appogiarli sulla tavola, ma sul carrello o su un altro mobile "di servizio", dove verranno poi portati in cucina. Sulla tavola deve rimanere solo ciò che può servire in quella fase del pranzo. Per intenderci: è giusto  far sparire la formaggiera dopo la prima portata; ma non è assolutamente giusto sottrarre rapacemente piatti e bicchieri , facendoli guizzar via mentre l'ospite stia ancora masticando: tendenza purtroppo molto diffusa tra le frettolose "tuttofare".


sabato 27 aprile 2013

Come si gioca a carte

Quando si riuniscono in casa propria degli amici per un bridge, un poker, una canasta o un qualunque altro gioco con le carte, si dovrò innanzitutto badare che queste siano in buono stato e pulite: non è gentile costringere gli invitati a maneggiare carte unte, appiccicose o rotte. Se si organizzano in anticipo i tavolini, bisogna badare  a mettere insieme giocatori dello stesso calibro, cioè di pari "bravura" e dai caratteri non incompatibili.
Perché questo comportamento previdente? Beh, al tavolo da gioco la prudenza è necessaria per non provocare incidenti sgradevoli. Infatti molte persone che nella vita di tutti i giorni sono tranquille, distinte ed educate, appena si trovano impegnate in un qualunque gioco di carte, si trasformano, dimenticano molte regole di educazione e diventano veramente insopportabili. E' per questo che si dice che il "vero signore si riconosce al tavolo da gioco"; in verità, lo si riconosce anche in molte altre occasioni, tuttavia una cosa è certa: che al tavolo da gioco la signorilità è tanto evidente quanto indispensabile. Quando si gioca a carte non si chiacchiera, non si riflette a lungo facendo perdere la pazienza a tutti prima di decidersi a giocare, non si sbattono violentemente le carte sul tavolo. Non si fanno segni al proprio compagno: questo si chiama barare, anche se amichevolmente. Se si perde bisogna stare al gioco con indifferenza almeno apparente, senza fare riflessioni più o meno amare sulla sfortuna propria e la fortuna altrui e senza indispettirsi troppo.
Se si vince, non si scoppia di felicità né si consolano i perdenti con logore facezie come "Sfortunato al gioco, fortunato in amore".
Non ci si deve mai lasciar trascinare a giocare somme più alte di quanto ci si possa permettere e comunque si deve evitare di fare puntate troppo alte. Il padrone di case che organizza una serata al tavolo da gioco non proporrà di giocare a soldi, saranno i suoi ospiti, se mai, a farlo. E gli comunque sorveglierà perché non si stabiliscano poste eccessive. Se, alla fine della serata, si troverà ad aver vinto, farò un gesto molto signorile e ospitale se dividerà la sua vincita fra i perdenti.
Il debito di gioco va pagato subito,a meno che non si tratti di una somma molto piccola e si abbia al certezza di vedere molto presto il proprio creditore e poter così sdebitarsi entro breve tempo.
Non si rimprovera mai il proprio compagno di gioco se ha dimostrato di essere inesperto o distratto. Si accettano con filosofia gli errori altrui e si riconoscono prontamente i propri: regola valida per il gioco, e più valida ancora per la vita.

venerdì 26 aprile 2013

I giochi di Società

Vi fanno sorridere? Può darsi. Comunque bisogna  ammettere che i giochi di società non vanno del tutto disprezzati. A volte, anzi, riescono a scaldare l'ambiente e possono riuscire anche molto divertenti. Offrono inoltre alcuni precisi vantaggi nelle riunioni e nei ricevimenti: salvano le persone timide dall'obbligo di parlare, tengono occupate quelle che non hanno il gusto della conversazione, permettono a tutti coloro che non sanno più che cosa dirsi di non accorgersene troppo.
Naturalmente non si deve abusare dei giochi di società: il padrone/la padrona di casa non deve considerarli un surrogato della conversazione, ma un diversivo, un semplice gioco. Che spesso può salvare la vita quando nel gruppo siano presenti uno o più chiacchieroni. I giochi verranno proposti solo quando si è certi di far cosa gradita agli ospiti, e non si cercherà mai di imporli se le reazioni saranno poco entusiastiche.
Non si proporranno mai giochi che qualcuno dei presenti non è in grado di fare (per esempio giochi di destrezza fisica se ci sono persone anziane o goffe, giochi culturali se ci sono persone che hanno studiato pochissimo, ecc.) o che possono urtare la suscettibilità di qualcuno (il gioco dei difetti, la berlina, il gioco della verità, ecc.)
Meglio escludere, nelle riunioni numerose, anche i giochi troppo movimentati, per la salvaguardia dei mobili di casa e dei buoni rapporti col vicinato.
I giochi di società, salvo eccezioni, si adatto soprattutto alle riunioni fra giovani. In questo caso possono essere organizzate in precedenza, con uno o più piccoli premi per il vincitore o i vincitori (niente di eclatante, semplici oggetti di gusto e senza pretesa come un set di candele, un libro, un cd musicale o un dvd). I giochi più indicati in questi casi sono la tombola, le sciarade, i mimi, i proverbi, le gare di quiz "culturali", le gare di ballo ecc.
Ai giochi di società, a prescindere dalle regole interne dei singoli giochi, si applicano le norme di correttezza e buona educazione valide per qualsiasi altro gioco o attività sportiva. In particolare:
- è ammesso (anzi, è necessario alla vivacità del gioco) cercare di vincere e di eccellere, ma senza esibirsi troppo; bisogna lasciare anche agli altri la possibilità di affermarsi, di brillare, di conquistare premi;
- né chi vince né chi perde può proporre o di cambiare o di interrompere il gioco: questa iniziativa spetta a tutti i giocatori che sono "alla pari";
- nell'escogitare le penitenze ci si dovrà mantenere nei più stretti limiti del buon gusto; da parte sua chi perde non cerchi di sottrarsi alla penitenza che gli toccherò se questa è tollerabile;
- anche se il gioco di società, nel quale gli ospiti sono impegnati è entusiasmante, non bisogna occupare il salotto e la casa dei padroni di casa fino all'alba senza il loro esplicito consenso.

giovedì 25 aprile 2013

Cortesie tra fumatori

Con buona pace di Hillary Clinton, che ha fatto della battaglia contro il fumo la sua personalissima battaglia, sempre dopo aver messo al primo posto la carriera politica (finita male) del marito mandrillo e l'apparecchio ai denti della sgraziatissima figlia, i moltissimi fumatori impenitenti e soddisfatti che sono rimasti, tra cui il sottoscritto, non avranno che vantaggi a leggere queste poche regole di vivere civile tra di loro.
Quindi, chi desidera fumare una sigaretta, se vuol essere perfettamente in regola col "galateo del fuoco2, non deve limitarsi a chidere il permesso ai presenti, ma è necessario che osservi qualche altra regola.
Ricordate che anche in questo caso un piccolo gesto, quale può essere quello di offrire e o di accendere una sigaretta può dare la misura della gentilezza e della signorilità di una persona.





Quando e come si offre

Quando si è in compagnia, non si prende mai una sigaretta per sè senza fare il gesto di offrirne una agli altri. Quando si offre, si porge il pacchetto o, per i più raffinati, l'astuccio aperto: se si tratta di un pacchetto, si spingono in fuori due o tre sigarette per permettere a chi riceve l'offerta di prenderne una facilmente, senza dover "scavare"  con le dita nel tabacco. E' molto scorretto porgere a un'altra persona una sigaretta sola, dopo averla tolta dal pacchetto: bisogna lasciare che sia l'altro a scegliere. Ancora peggio, naturalmente, lanciare il pacchetto o l'astuccio dicendo "Prendine una": anche se si è tra amici, questo è un gesto poco cortese, che ha uno sgradevole sapore di elemosina.

Quando si accetta

Il problema riguarda particolarmente le signore alle quali più facilmente che a un uomo può venire offerta una sigaretta. Quando è possibile accettare e quando non si deve farlo? E' difficile dare delle regole precise perché le situazioni possono essere moltissime e diversissime: discrezione e buon senso saranno ancora una volta la miglior guida. In un luogo pubblico la signora rifiuterà cortesemente ma fermamente l'offerta che le venga da uno sconosciuto. Tra amici invece accettare una sigaretta è cortese. Ma, attenzione, se accettare una sigaretta è gentile, accettarne diverse o addirittura chiederne, è molto scorretto e può far pensare che apparteniamo a quella categoria di persone che fumano "a sbafo" per sistema.

Il fuoco

In un salotto, gli uomini che vedono una signora o una signorina prendere una sigaretta, devono affrettarsi ad accendergliela, senza che sia lei a chiedere il fuoco o ad accendersela da sè (quest'ultima ipotesi è ammissibile solo se ci si chiama Bette Davis).  Anche in un luogo dove è consentito fumare (ahimè sempre meno...) l'uomo può accendere la sigaretta alla signora sconosciuta che appare sprovvista di accendino o di fiammiferi, ma non deve approfittarne per intavolare una conversazione; l'iniziativa spetterà, se mai, alla signora, che però non è affatto obbligata, solo perché le è stato porto un fiammifero a conversare col cortese sconosciuto. Basta che dica grazie con un breve cenno del capo.
Se le signore che fumano sono più d'una, si accenderà prima la sigaretta alla più anziana.
Si eviterà di accendere la sigaretta a tre persone con lo stesso fiammifero, quando si ha a disposizione solo quelli al posto di un accendino. Al di là del gesto in sé, questa manovra potrebbe scatenare reazioni di taluni superstiziosi che vedono nel gesto un presagio di sciagura. Se mai accadesse, fate finta di niente. La cortesia, infatti, non consiste nel dare lezioni non richieste, ma nel tollerare con il maggior garbo possibile le debolezze altrui.

martedì 23 aprile 2013

Oblivion

I ritardi nella gestione del mio blog finiscono con l'annullare anche le visioni privilegiate e in anteprima che di tanto in tanto ho modo di vedere al cinema.
Senza perdere tempo, parliamo del film visto in lingua originale al cinema Barberini in compagnia di Cinefilante.
Terra devastata dall'ultimo conflitto umani-extraterrestri, Tom Cruise nei panni di Jack torna sulla terra per supervisionare assieme alla sua assistente dall'accento molto british Victoria ai lavori delle mega trivelle che stanno prosciugando la terra delle poche risorse rimaste per portarle in un immaginifico nuovo pianeta di nome Tet dove pochi altri sopravvissuti continueranno a perpetuare la razza umana.
Il lavoro di Jack è quello di riparare i droni guasti, macchine cattivissime pronte a far piazza pulita di tutti coloro che ostacolano le operazioni di raccolta risorse. Durante il suo lavoro Jack farà la conoscenza di alcuni ribelli che sembrano saperla lunga sulle operazioni di spolpo della terra da parte dei sedicenti sopravvissuti. Partono da quel momento una serie di avventure, colpi di scena ed effetti speciali a profusione che porteranno ad un finale non troppo scontato ma alla fine poco originale.
Nel suo complesso il film è bello, come al solito dove ci sono effetti speciali e scenografie belle e fantastiche c'è carenza di contenuto nella storia, ma a questo Hollywood ci ha ormai abituati da parecchi anni.
Tom Cruise, per quanto ben conservato, comincia ad accusare gli anni. I cinquanta si sentono e le scene di salti nel vuoto, lanci dagli elicotteri e botte da orbi cominciano ad essere poco adatti a lui.
Se ne incoraggia comunque la visione. Il film dura parecchio, quasi due ore e mezza, ma vi assicuro che non si sentono perché riesce a tenere alta l'attenzione.

lunedì 14 gennaio 2013

Galateo sotto la pioggia





Piove: pozzanghere, umidità nelle ossa, schizzi di fango, pavimenti sporchi, gente nervosa. Non aumentiamo il fastidio e il nervosismo generale, ma facciamo buon viso a cattivo gioco e cerchiamo di comportarci in modo da rendere più sopportabile a noi e al nostro prossimo l'uggia delle giornate grigie.

Gli Ombrelli

Prima di tutto, equipaggiamoci a dovere: scarpe a prova d'acqua, giubbotti o giacconi impermeabili, trench (se non fa troppo freddo) e ombrello.
Per grandi o piccoli che siano, gli ombrelli sono provvisti di stecche che, se date negli occhi dei passanti, generalmente non vengono gradite. Stiamo dunque attenti, quando piove, non solo a dove mettiamo i piedi, ma anche a come teniamo l'ombrello: se è aperto abbassiamolo o alziamolo nel passare vicino a un'altra persona, in modo da evitare poco piacevoli scontri; quando lo chiudiamo, facciamo attenzione a non spruzzare acqua addosso a chi ci sta intorno; dopo averlo chiuso, non scrolliamolo come se fosse un cane bagnato.
Sull'autobus o in metro, teniamolo vicino a noi, e non lasciamolo gocciolare dentro le scarpe dei vicini; se ci sediamo, badiamo che non intralci il passaggio, facendo inciampare poveri cristi o strappando le calze di qualche signora.
Se camminiamo per la vettura, teniamolo leggermente sollevato e badiamo a non farlo impigliare nelle gonne e negli ombrelli altrui. Scendendo dal mezzo pubblico, aspettiamo di essere a terra prima di aprirlo, per non ostacolare la discesa a chi sta dietro di noi.
Nei negozi depositiamolo nel portaombrelli e non lasciamolo gocciolare sul pavimento fino a formare e vere e proprie pozze d'acqua che sembrano diffondere umidità nell'ambiente.

Pozzanghere e spruzzi

Camminando per la strada, evitiamo naturalmente di mettere i piedi nelle pozzanghere; e questo non solo per il bene dei nostri piedi, ma anche per non schizzare fango sui passanti. Se però qualcuno schizza fango su di noi, non cominciamo con inutili scenate sguaiate, ma accettiamo l'incidente con signorile noncuranza.
Allo stesso modo dobbiamo comportarci quando gli spruzzi che ci raggiungono sono provocati dai veicoli: benché siano assai più rovinosi di quelli provocati dai pedoni, è inutile lanciare insulti all'automobilista, il quale oltretutto è già lontano e non ci sente. Prendiamo con spirito i piccoli incidenti della pioggia: sono inevitabili e, dopo tutto, non sono tanto gravi.
A nostra volta, se ci troviamo al volante di una macchina in una giornata di pioggia, non divertiamoci a far schizzare via ululando pedoni fradici, ma diamo un esempio di educazione civica, rallentando in prossimità delle pozzanghere e dei pedoni, evitando di passare vicino ai marciapiedi; e se qualcuno, dimentico del galateo, ci lancia insolenze nonostante il nostro correttissimo contegno, non irritiamoci, ma cerchiamo di capire il disagio in cui si trova il pedone e perdoniamo il suo piccolo sfogo.

Il problema dei pavimenti

Entrando in casa altrui o nei negozi, non dimentichiamoci di pulirci accuratamente le scarpe, onde non infangare il pavimento.
Se però qualcuno entrando in casa nostra lascia qualche impronta sulla cera appena data, evitiamo di rimproverarlo o di brontolare (a meno che non si tratti di figli/nipoti dove il rimprovero ci sta bene).

Il cane in casa

E' sempre un problema la passeggiata del nostro cagnetto quando piove. Soprattutto quando si fa ritorno a casa. Il cane in prossimità di casa avrà già provveduto a scrollarsi da sé l'eccesso d'acqua accumulato sul pelo. Voi però, prima di entrare in casa, tenete sempre pronto un vecchio asciugamano per tamponare l'umidità e l'acqua che fosse ancora presente sulle zampe e sotto pancia. Il cane vi ringrazierà e l'igiene della casa pure.

domenica 13 gennaio 2013

Il ritorno di un Blogger


Carissimi e pochissimi miei affezionati lettori,
so di avervi lasciato senza un post da molti mesi, specialmente nell'ultimo trimestre del 2012 dove ho latitato per tanto tempo. Se l'anno precedente non avesse mantenuto in pieno il suo carattere di funesto in quanto bisestile, avrei potuto giustificare la mia assenza con un viaggio di scoperta intrapreso senza meta e senza tappe, alla volta della conoscenza di nuovi mondi e culture. Purtroppo non è stato così. E' stato un anno duro, denso di preoccupazioni e di problemi da risolvere. Molti di essi si sono risolti, non senza una fatica e uno sforzo intenso che purtroppo mi ha visto guerriero solitario, comandante di un esercito formato solo da me stesso.

Ma il blog non può e non vede morire. Come dice il Cinfefilante, non c'è niente di più triste di imbattersi in un blog abbandonato. Ha ragione. Per questo motivo ho deciso di riprendere, stimolandomi un pò senza dovere necessariamente aspettare l'ispirazione per scrivere pensieri, parole, opere e omissioni.

Direi a questo punto di dare alcune anticipazioni per questo 2013! Con delle conferme e delle novità.
Quest'anno trova conferma e nuovo sviluppo la rubrica di Galateo da me curata nelle precedenti puntate e che nelle statistiche del blog è quella più seguita. A questa si aggiungerà come novità una rubrica dedicata alla gente che popola i centri sportivi, liberamente ispirata al più conosciuto blogger Lord col suo "Gente della Palestra".

Troveranno spazio altre iniziative che al momento non anticiperò, stimolando così la vostra bieca curiosità!
Con l'occasione auguro a tutti voi un magnifico 2013!

Skyfall


It came too late!


E' passato troppo tempo oramai. Confesso che il film nemmeno me lo ricordo più. Rimarrà sul blog solo come traccia di passaggio. Non è mai successo prima, ma c'è sempre una prima volta del resto...

domenica 14 ottobre 2012

Tutti i santi giorni


Inutile, noioso, irritante, esasperato e delirante. In una parola, brutto! A cominciare dal titolo, "Tutti i santi giorni", che dopo aver visto il film suona come un'inquietante minaccia. Ci sarebbe da scappare a gambe levate da una vita così. E pensare che dopo aver visto con grande soddisfazione il precedente film di Virzì "Tutta la vita davanti", mi aspettavo sinceramente di continuare su questo filone. L'ottimismo, ingenuo e iniziale ha poi lasciato il posto alla delusione devastante. Chissà se tornerò mai a vedere un film di Virzì.
Guido e Antonia sono due giovani fidanzati che vivono a Roma. Lui toscano, lei siciliana, vivono nella capitale lavorando come portiere di notte (il primo) e come receptionist di un autonoleggio (la seconda). Che ce frega che c'emporta della pubblicità occulta: lui all'hotel Villa Carpegna e lei all'Europcar.
Guido è un topo di biblioteca, un libro stampato. Ha preso forma e modi dei libri che legge. Di gusti pesanti: predilige la letteratura latina e tedesca del tardo '400 e si esprime come loro anche per rispondere alle domande più elementari. "Ti va di scoparmi?", chiede lei con bucolica semplicità al primo incontro. "Indubitabilmente", risponde lui. Qualunque donna gli avrebbe dato una sberla e sarebbe corsa a gambe levate verso il primo negrone rasta di via Marsala. Ma lei va oltre le parole, gliela dà, ci si mette insieme. Non lo scopriamo prima della fine del film, dove un flashback ci porta a come si sono conosciuti.
Antonia è una specie di Carmen Consoli, sfigata come lei, che scrive parole di burro e strimpella la chitarra nei locali di periferia. Fidanzata precedentemente ad un lurido e pippato siciliano, tutto lerciume e sregolatezza stile Londra "che spacca" ma che ci riporta tristemente alla realtà nostrana non appena apre la bocca coi suoi ineguagliabili "minchiaaaaahh!!!".
Rinchiusi in uno scatolificio di cemento armato ad Acilia, fanno amicizia con le coppie del vicinato. In particolare con due che sembrano usciti da un casting del Grande Fratello. Lei si chiama Patrizia e l'attrice è l'avatar di Micaela Ramazzotti. Borgatara, ignorante come un tombino e zoccola quanto basta.
Il marito dell'avatar invece è tristemente cliché, tutto realizzato con le desinenze in -ato: tatuato, rasato, sboccato, alienato e drogato.
Guido sopravvive a sè stesso. Il suo mondo sono i libri quattrocenteschi e ti sveglia ogni mattina col caffè a letto parlando come l'Almanacco del Giorno Dopo, dove con irritante accento toscano ti annuncia che "....oggi gli è Sant'Epifanio il Saggio, vissuto nel milleuuuahttroScentoventi, ajografo di talento e discépolo di Teofane il Greeeho". Ma che rottura di coglioni!
Antonia fa un rapido bilancio della sua vita. Per non dover portare i libri della sua vita in Tribunale con sopra scritto la parola FALLIMENTO, arriva alla decisione clou andando per esclusione. Come cantante non mi si fila nessuno, il lavoro è una merda, il fidanzato è quello che è. Sai che ti dico? Faccio un figlio e mi rimetto in linea col mondo. Ma scopa scopa scopa, il figlio non viene. "Miiiiinghia!!! Pure sterile sugnoooh?". E qui scatta l'ossessione isterica. Devo farlo a tutti i costi. Quindi giù a botte di ormoni. Guido decide di controllarsi gli spermatozoi e giù seghe a pioggia per riempire vasetti di plastica da far analizzare. Poveraccio, ce li ha lenti. Stupida e surreale la scena di lui all'ospedale che siccome ci mette tanto a concludere fa entrare l'infermiera che si toglie il camice, scoprendo la guepiere lasciandosi andare a pose lascive per farlo arrapare. Chilometri e chilometri di pellicola buttata su questa ossessione che occupa la maggior parte del film. Il figlio non viene, lei scappa dal precedente fidanzato sicul-trucido, fuggendo dalla finestra di casa in piena notte. Lui va a riprendersela con la determinazione di una vongola. Lei decide di seguirlo, non fosse altro che a casa del sicul-trucido è finito il caffè e che farsi il bidet col Last al limone ti brucia la patonza prima o poi.
Culmine della disperazione: sposiamoci! Ma non a Roma, in Sicilia. Così finalmente la famiglia di Antonia è contenta e la mamma chioccia può abbracciare in lacrime la figlia all'uscita della chiesa singhiozzando: "Bééédda ccccchoia miaaa!".
Sipario.
Scusa Virzì, ma che cavolo volevi dì? Perché se il fine morale di questa noia chilometrica era quello di farci capire che stiamo ridotti così, allora posso anche andare in Olanda a procurarmi la dolce morte.
Un'avvertenza doverosa: io ho risparmiato i soldi del biglietto perché Cinefilante li aveva gratis. Voialtri paganti pensateci bene prima di assalire il botteghino del cinema.

lunedì 1 ottobre 2012

Malattie Imbarazzanti XXL - ovvero del dì di festa

Questo fine settimana Ballestrero ha visitato per sé e per voi un delizioso paese umbro, dove ha avuto modo di partecipare al folklore locale che il calendario di settembre metteva a disposizione. Tre giorni dedicati alle rievocazioni medievali in cui per l'occasione venivano tenute aperte le taverne del luogo, per mangiare allegramente in compagnia di sconosciuti lungo i tavoli e le panche posizionate lungo i vicoli.
Data la grande affluenza, assieme agli amici, ci siamo assiepati in un tavolo condiviso con altro popolo. La mia vicina però era già li dalle ore 20, comodamente seduta. Aspettiamo un'altra mezzora affinché gli altri avventori lasciassero il passo a noi che aspettavamo e zac! Mi ritrovo seduto accanto alla mia vicina oversize, ossia il mio prototipo di pinguedine senza speranza perché ha centrato in pieno la mia personalissima teoria del "fuori piombo©"  (il copyright è mio, come il Mortaccificio©). Quando si raggiunge il fuoripiombo©? Si raggiunge quando la massa grassa è talmente strabordante da non permetterti più di chiudere le braccia parallelamente al corpo, costringendo il gomito a descrivere un angolo retto di 90°. Non è necessario aggiungere che per tutta la durata della cena mi sono ritrovato sol suo gomito quasi conficcato nell'occhio. Ma il discorso è un altro: come poter credere alla favola di un corpo ridotto in questo stato da ghiandole impazzite? Come poterci credere poi quando l'ho vista scofanarsi le sue pietanze (gnocchi al sugo d'oca, polenta con spuntature, spiedini, braciole, salsicce e ciambelle) e quelle avanzate dagli altri commensali. Ancora più difficile crederci quando ripassando tre ore dopo sulla stesso viottolo che ospita il tavolo e trovarla ancora là a mangiare imperterrita. Insomma la conclusione è una sola: non scomodate il chirurgo ma cambiate alimentazione.
Quanto a me, cercherò comunque di mangiare a sazietà. Se le mie braccia raggiungeranno il fuoripiombo©, allora è il caso che mi metta a dieta.

lunedì 24 settembre 2012

Dai lucchetti alle macchiette Liberiamo Roma Nord

Finalmente un bellissimo articolo che parla ironicamente di Roma Nord. Era tanto che volevo farlo anch'io, ma Maria Laura Rodotà sul Corriere è stata bravissima. Non è mia abitudine riportare sul mio blog produzioni altrui, ma siccome lo ritengo un piccolo capolavoro, ne raccomando a tutti la lettura. Soprattutto agli abitanti di Roma Nord.






Dai lucchetti alle macchiette Liberiamo Roma Nord (corriere.it del 23 settembre 2012)


Non è «un posto dove anche i cani portano le Hogan», Roma Nord. Non lo è neanche adesso. C'è sicuramente un'altra marca costosa (non troppo) di polacchine per cani con cui i cani di Roma Nord sono «ti ggiuro, troppo carini» (ragazze e giovani signore lì dicono così). Ci sono sicuramente i lucchetti di Ponte Milvio e le opere di Moccia, i Suv in seconda fila nella movida e il pensiero dei Vanzina, le toghe e le teste di maiale e le feste alla Carlo De Romanis; che hanno rivelato al Paese eccessi e degrado di un pezzo di città che qualcuno vorrebbe indicare come peculiare. Ma che riflette, ingigantisce, interpreta la deriva di un bel pezzo di borghesia italiana. Per questo ora la saga di Roma Nord affascina; per questo domina i social network, soprattutto Twitter, colonizzato dai giornalisti.Tra l'altro, Roma Nord (nella componente che rientra nella Ventesima Circoscrizione) è la zona d'Italia che ha dato più giornalisti/e alla Patria. Ora ne parlano a manetta. Avrebbero dovuto iniziare prima. Anzi, avremmo.


L'IDENTITA' - Principali e modernissime caratteristiche di Roma Nord sono l'avere confini variabili, perché nessuno è d'accordo sui suoi confini; e l'avere abitanti in apparenza sicuri di sé ma spesso desiderosi di essere come quelli un po' più su (socialmente) che stanno un po' più in là (quelli di Balduina e Cassia a Vigna Clara, quelli di Vigna Clara ai Parioli, quelli dei Parioli nell'Upper East Side di Gossip Girl, ora). Gli ecumenici la allargano dalla Balduina al quartiere Trieste includendo giustamente Prati. Quelli con radici parioline tentano di chiudere a quelli di Vigna Clara-Fleming, con lo stesso successo dei bramini di Boston che tentavano di stoppare il clan Kennedy (il parallelo finisce qui). Tutti entrano in ansia sulla Cassia, frontiera complessa e trafficata, a suo modo losangelina. Come, a sua insaputa, è Roma Nord.
Storicamente la zona più americana di Roma. Laboratorio del ceto medio e medioalto come la San Fernando Valley di Los Angeles, in bilico come la Florida (nel senso che a corso Francia il secondo partito era il Pci ma tallonato dal Msi), piena di finte bionde come la California (Enrico Vanzina ci ha scritto un libro). Un tempo socialmente diversificata e interessantissima. Tra gli anni 60 e gli anni 80, nella Roma Nord nuova, crescevano fianco a fianco figli di palazzinari e cardiochirurghi, di muratori e ladroni di tradizione, di esponenti del ceto medio riflessivo nati nelle case di cooperativa costruite con gli ultimi soldi del piano Marshall (in strade modello Richard Scarry; nella mia via c'era una palazzina di giornalisti Rai, una di ufficiali dell'aeronautica, una di magistrati, una di ingegneri, una di professori di giurisprudenza che era la mia; (ggiuro, troppo carino). L'egemonia culturale era già allora di destra più molta Dc, della borghesia dei commerci e delle professioni, delle bionde tinte; ma si conviveva e ci si confrontava. Poi, non solo a Roma Nord, c'è stata la tribalizzazione.


L'EVOLUZIONE - Perché (ggiuro) nel corso degli anni l'italico multiculturalismo di Roma Nord si è perso. Le ex zecche hanno/abbiamo cercato casa altrove, verso il centro, verso Monti-Esquilino, verso Milano (per un romanordista è più semplice vivere a Milano che a Roma Sud; oltretutto la Spocchia Roma Nord, genere «più sono scostante e villano più sono ganzo», intimorisce i milanesi e fa far carriera). I cinematografari idem. Sono rimasti i più borghesi, i più destri, intrappolati in un brodo di monocultura; privati dello stimolo del confronto continuo col diverso da sé. Sono andate via le famiglie cattoliche impegnate nel sociale e quelle comuniste e dintorni legate alla sezione Ponte Milvio (quella di Enrico Berlinguer, indimenticato e allora non anomalo residente di Vigna Clara); sono arrivati i negozi delle grandi griffes, e altri autosaloni. E l'ex parroco di una di queste zone (una di lusso) racconta: «E' stata è la mia parrocchia più difficile», con fedeli apparentemente impeccabili, con una diffusa amoralità e un certo materialismo. Difetti generalizzatisi, in seguito.


L'ARROCCAMENTO - Così, la Roma Nord in purezza si è costruita le sue istituzioni (la movida di Ponte Milvio, e altro) e ha conquistato una sua autonomia e un suo ruolo pop. Di zona battistrada delle mode, di polo d'attrazione aspirazionale. Certo, ora non va tanto bene. Ci sono protesti, fallimenti. Ci sono negozianti di lusso che dicono «non vendo più niente, ci ho tutte le clienti coi mariti inquisiti» (l'ha sentito una mia amica, ggiuro). C'è la saga di De Romanis, che trascina Roma Nord nello scandalo e pure nella leggenda.


LA DIASPORA - Anche grazie ai suoi figli più nerd, noi giornalisti, si diceva. Dispersi tra quartieri pseudo-bohémien e redazioni lontane, da giorni entusiasti di discutere su Twitter della terra natìa. Un po' sprezzanti, un po' giustificazionisti (qualcuno ha scritto «io alla festa di Ulisse mi sarei imbucato»; io mi imbucai, dopo le
nozze di Caroline di Monaco nel 1983, a una festa in cui i ragazzi scandivano lo slogan «Ca-si-ra-ghi! Ca-si-ra-ghi!»; ggiuro), avidi di battute e dettagli. Il più buono ha twittato «Roma Nord libera!», dagli inciuci, dalla corruzione, dai lucchetti e dalle macchiette, e ci speriamo tutti, ri-ggiuro.

Maria Laura Rodotà 23 settembre 2012 | 13:46© RIPRODUZIONE RISERVATA




sabato 22 settembre 2012

De Rerum Hilarem - Il Duca d'Orléans

E' partito! Finalmente è partito! La mia esclamazione suona un pò asincrona, lo so, perché  ad essere onesti il Duca d'Orléans è partito la scorsa domenica, dopo aver concluso il suo soggiorno offrendo la cena avec la famille a base di poisson e senza champagne. Come al solito gli impegni settimanali mi impediscono di essere tempestivo. Ricomposti gli umili panni e chiamato a raccolta il suo cocchiere, il Duca d'Orléans ha fatto sistemare il frugale bagaglio sulla carrozza ispirata alla sobrietà più essenziale, come potete ammirare dalla foto qui accanto. Predisposti tutti i dettagli, il Duca tornerà all'amata Parigi non senza far tappa presso una località italiana conosciuta (Rapallo) ed un'altra sconosciuta in Francia, molto probabilmente diverso da "Aux Alpes" del viaggio di andata ma altrettanto segreta. Sarebbe allettante immaginarsi cosa possa nascondersi dietro tanta riservatezza. Magari la località francese segreta è uno chateau dove gli ultimi scampoli di aristocrazia gallica si dà convegno ogni anno per rinverdire i fasti di secoli oramai passati ma dal fascino evocativo.
Chissà, magari alla luce delle torce nella plumbea e solitaria campagna dove si erge il castello, gentiluomini e nobildonne si abbandonano a balli patrizi con delicati giri di minuetto ed amabili cenni d'inchino della testa a guardo basso, bandendo lascivia e impudicizia dai saloni da ballo, permettendone  poi libera irruenza nelle ovattate camere da letto. Forse quest'ultima parte non è più nelle corde del Duca d'Orléans, ma credo se la cavi ancora bene col ballo cortese. Quelle sue peculiarità che a noi popolani fanno tanto orrore, come lo sdrucito portafoglio menzionato nel precedente post, in questo ambiente sarebbero accolte come stravaganze irrinunciabili per la caratterizzazione del personaggio, del tutto organiche ad un gruppo sociale che di stravaganze ne fanno ragione di vita.



Dalla sua partenza ad oggi non abbiamo ricevuto notizie. Non sappiamo e non potremmo nemmeno sapere dove si trova in questo momento. Come prassi, al momento del congedo, siamo stati vagamente informati che tornerà a Parigi verso la fine del mese, sebbene non sappia ancora quando. Ragazzi, se non è aristocrazia questa! Mistero e irreperibilità saltuaria. Tra poco quando uscirò di casa lascerò il cellulare a casa per assaporare il gusto di non esser rintracciato.
Di una cosa però sono convinto. Che se fossi nato nella Francia prerivoluzionaria, io sarei stato come il Visconte di Valmont qui in alto, attorniato da amante e concubina. Sicuramente sono gli scampoli di una mia vita precedente che si fanno prepotentemente risentire. Altrimenti, come si spiegherebbe il mio amore sfrenato per il velluto? Prima o poi me la farò cucire un giustacuore come il suo!

giovedì 13 settembre 2012

De Rerum Infelix - Il Duca d'Orléans

Alcuni tra voi lettori affezionati e amici nella vita reale avranno già sentito parlare di questo personaggio che, da dieci anni a questa parte, mi affligge ogni settembre che Dio manda in terra.
Tanto fedele alla tradizione, il Duca non manca un appuntamento, piazzandosi di diritto nei punti fermi della vita, come ad esempio il radicchio a novembre, le castagne ad ottobre ed i fichi a settembre, piazzandosi ex equo con questi ultimi visto il periodo.
Di chi sto mai parlando? Di un mio parente di Parigi, nemmeno troppo alla lontana. Con una (fu) nonna paterna francese, era il minimo che potesse capitarmi.
L'appellativo di "Duca d'Orléans" naturalmente gliel'ho dato io per più di un motivo. Non solo perché sono pressoché coetanei, ma condividono inoltre lo stesso stile di vita, facendosi beffe del tempo che passa e rifiutando ogni compromesso con gli agi e le mollezze offerte dalla modernità.
Il Duca d'Orléans mio congiunto, infatti, non possiede un computer. Anche quando lavorava ancora e provarono ad imporglielo, ostinatamente rispondeva con penna, calamaio e tampone per l'inchiostro. Il Duca d'Orléans non possiede un cellulare e neanche lo vuole, perché non saprebbe più che farsi dei cinque piccioni viaggiatori che tiene in gabbia in salotto e che usa anche per comunicare con la sua femme de ménage. Il Duca d'Orléans non ha carte di credito, poiché la moneta è tale solo quando coniata su metallo prezioso (detto fra noi, come dargli torto...). Siccome quegli screanzati della Zecca di Francia non gli fondono più Luigi d'oro, egli ha sdegnosamente ripiegato sulle vili banconote di Euro in tagli da 50 e da 100. Rigorosamente custoditi in un portafoglio d'epoca che potete osservare qui. Scippatori all'ascolto siete avvisati. Da quando l'edilizia moderna post npaoleonica non realizza più adeguate scuderie e ricoveri per carrozze, il Duca d'Orléans ha dovuto ripiegare obtorto collo su un'autovettura rigorosamente francese, che ancora possiede e che potete ammirare qui. Con essa si ostina ancora a viaggiare ogni anno da Parigi a Roma et retour, senza negarsi le consuete soste lungo il cammino: una fantomatica località aux Alpes, così come la definisce lui guardandosi bene dal rivelarne il nome (la discétion avant toute chose, la privacy prima di tutto!) ed una prosaica a Livorno, dove presumo acquisti acciughe sotto sale per l'inverno che fanno tanto bene alla gola nei mesi freddi.
Incurante di conoscere Roma meglio dei Re e degli Imperatori che l'hanno fondata e con cui quasi sicuramente andava a passeggio all'ombra degli acquedotti, il Duca d'Orléans si compiace di passeggiarvi ancora durante la giornata, provando lo stesso gusto dell'odiata nobiltà inglese quando visitava le colonie in India.
Ma al calar del sole il Duca d'Orléans ama avere la famiglia italiana alla sua tavola, almeno quel poco che ne resta visto che ormai  la maggior parte di essa condivide lo stesso domicilio al Verano. Ecco dunque partire lo slalom gigante tra case e ristoranti per organizzare al meglio le cose, combattendo con le unghie e coi denti contro le lancette dell'orologio per conciliare lavoro, spostamenti ed impegni pregressi già assunti e soddisfare così la voglia di Sua Grazia di condividere assordanti silenzi e conversazioni stantie, tutte rigorosamente in francese, unendo alla difficoltà della conversazione anche quella linguistica, visto che sia il sottoscritto che i superstiti parenti sono assai arruginiti con l'esercizio di essa.
Il vostro calendario segna fedele Settembre 2012? State pur tranquilli che vi chiederà se è sempre bella la Dolce Vita che brilla dai locali e dai bar di Via Veneto (1960). Pensate di approfittare di un ponte infrasettimanale per organizzare una tre giorni a Parigi, andandolo a trovare con l'aereo? Per carità! Meglio il treno! C'è il Palatino che ti porta dritto dritto in centro da Roma a Parigi. Peccato che costa come un volo in business class per Kuala Lumpur. Certo, non sarà mai come il compianto Orient Express. Che lusso! Che servizio! Che magnifici viaggiatori! Ma dopo l'ennesima rapina dei predoni Turchi lungo la strada ferrata sul Bosforo, il Duca ha rinunciato a servirsene. In fondo, quel congegno su quattro ruote con motore a scoppio con cui si muove, ti permette almeno di fermarti dove vuoi. Aux Alpes....

domenica 8 luglio 2012

Eutanasia

Non ricordo più da quanto tempo non faccio un post dedicato ai libri. Oggi, mentre rimettevo a posto le caterve di carte e libri che mi girano per casa in quanto dotati di vita propria, ho ritrovato questo libro che, a dispetto del titolo, è davvero interessante.
Con la premessa che io ho dovuto leggerlo e studiarlo per motivi universitari, man mano che lo leggevo mi rendevo conto di quanto potesse essere interessante per chiunque di noi.
Partendo dall'assunto che l'eutanasia è un argomento spinoso a 360° e che non si esaurisce nella sua disamina religiosa, questo libro riesce ad esaminare la tematica secondo un ottica fideistica (non solo cattolica) ed una positiva, legato all'ordinamento sociale normativo e le sue implicazioni pratiche depurate da etica, religione e/o filosofia.
L'impressione finale che se ne trae è che non è possibile stilare una regola generale valevole per tutti nella gestione e nell'applicazione di una pratica cui discendono conseguenze pratiche non solo per sé ma anche per gli altri.
Nell'ultima parte del libro sono segnalati casi realmente accaduti in tutto il mondo e che hanno costituito oggetto di studio sia medico che legale-giuridico.
Ne raccomando la lettura perché aiuta senza dubbio a comprendere meglio un argomento che è sulla bocca di tutti, che saltuariamente può uscire nelle conversazioni, ma che tutti noi francamente conosciamo poco.
S. Agostini - F. Perazza     EUTANASIA Problematiche etiche medico-legali giuridiche
Edizioni Minerva Medica

mercoledì 4 luglio 2012

Le scoperte dell'Ingegnere - Lo spamming molesto


PROLOGO

Ieri l'Ingegnere, per la prima volta nella vita, riceve un email licenziosa da un sito di ausilio al godimento.
L'immagine non era molto chiara, quelle che dovrebbero essere pillole in blu sovrapposte sembrano in realtà un vibratore in stile "Avatar".

PERSONAGGI

Ballestrero (ça va sans dire....)
Ingegnere
Malvagia (collega in comune)

ISTRUZIONI DI LETTURA

Leggere partendo dal basso verso l'alto



Da:  Ingegnere
Inviato: martedì 3 luglio 2012 16.30
A: 
BallestreroMalvagia
Oggetto: R: regalati un piacere totale con l'offerta Moviepack... scegli la tua combinazione del piacere!

Senti….VAFFANCULO A DUE VIE….




Da:  Ballestrero
Inviato: martedì 3 luglio 2012 16:30
A:
Ingegnere  Malvagia 
Oggetto: R: regalati un piacere totale con l'offerta Moviepack... scegli la tua combinazione del piacere!

Mi spiace per te, ma non è stato nemmeno necessario andare sul pulsante “mostra dettagli”.  L’immagine è così chiara ed evidente che non ha bisogno di ulteriori istruzioni.
Mi rendo conto però che il comprendonio nello sviluppo può essere ritardato se in infanzia non si è giocato coi mattoncini Lego….



Da:   Ingegnere  
Inviato: martedì 3 luglio 2012 16.28
A: 
Ballestrero ; Malvagia 
Oggetto: R: regalati un piacere totale con l'offerta Moviepack... scegli la tua combinazione del piacere!

Senti visto che non se ne parla tu sei andato sicuramente su quel pulsante che si chiama “mostra dettagli” dove spiega le 2, le 3 vie e le sette vie, che io non aprirò mai…non so. Malvagia che vuole fare??




Da:  Ballestrero
Inviato: martedì 3 luglio 2012 16:26
A: 
Ingegnere  Malvagia
Oggetto: R: regalati un piacere totale con l'offerta Moviepack... scegli la tua combinazione del piacere!

A questo punto posso solo pensare che se voi due non vi siete sposati è solo perché Dio (ingenuamente) ha deciso di farvi nascere lontani.
Altrimenti eravate fatti l’uno per l’altra….




Da:  Malvagia 
Inviato: martedì 3 luglio 2012 16.23
A:  
 Ingegnere ; Ballestrero  
Oggetto: R: regalati un piacere totale con l'offerta Moviepack... scegli la tua combinazione del piacere!

oddio sì, che vuol dire sta cosa delle 2 vie…fossi ingegnere anch’io dentro…oddio oddio…





Da:  Ingegnere
Inviato: martedì 3 luglio 2012 16.22
A: 
Ballestrero Malvagia
Oggetto: R: regalati un piacere totale con l'offerta Moviepack... scegli la tua combinazione del piacere!

CHE CAZZO VUOL DIRE A DUE VIEEEEE!!!!!!!!





Da:  Ballestrero 
Inviato: martedì 3 luglio 2012 16:21
A: Malvagia; 
 Ingegnere  
Oggetto: R: regalati un piacere totale con l'offerta Moviepack... scegli la tua combinazione del piacere!

Allora… io non sono stato.
Non avrei mai commesso un errore così grossolano. Se osservate bene infatti il “Max Viril” è fatto a due vie. Dubito che Ingengere vada oltre una.
Il GRA GODIMENTO fa molto Reggio Trasgressiva…



Da:  Malvagia
Inviato: martedì 3 luglio 2012 16.07
A: 
Ingegnere  Ballestrero 
Oggetto: R: regalati un piacere totale con l'offerta Moviepack... scegli la tua combinazione del piacere!

ah ah ah ah…il GRA…GODIMENTO non si puo’ sentire!!!!!!!

ps: hai chiesto a casa se ne sa qualcosa qualcuno!?!?!?!?




Da:   Ingegnere  
Inviato: martedì 3 luglio 2012 16.05
A: Ballestrero; 
Malvagia 
Oggetto: I: regalati un piacere totale con l'offerta Moviepack... scegli la tua combinazione del piacere!

Adesso mi dovete dire chi di voi mi ha iscritto a questo sito….ha attirato la mia attenzione solo perché ci sono i DVD in regalo…



Da: MaxViril [mailto:contact-it@maxviril.com]
Inviato: martedì 3 luglio 2012 16:03
A: 
Ingegnere 
Oggetto: regalati un piacere totale con l'offerta Moviepack... scegli la tua combinazione del piacere!

Con MoviePack scegli la tua combinazione per un piacere totale...

domenica 3 giugno 2012

The Dictator - Il Dittatore

Ballestrero se ne torna quatto quatto a riscrivere sul blog, dopo un periodo piuttosto lungo di assenza.
Mi fa piacere farlo parlando del film in questione, che resta un altro capolavoro di Baron Cohen assieme a Borat.
Nella Repubblica di Wadiya governa sua eccellenza ammiraglio generale Haffaz Aladeen, leader supremo, generale trionfante e adorato oppressore. Tutti titoli autoconferiti.
Il leader supremo ha qualche problema con l'ONU, che vorrebbe far visita ai suoi arsenali dove ha in corso esperimenti nucleari per una bomba atomica. Stanco delle continue insistenze del Consiglio di Sicurezza, decide lui di andare a New York per parlare di fronte all'assemblea. Il suo viaggio diventa così un'avventura greve e pacchiana che gli farà incontrare anche una fondamentalista naturista con cui avrà un curioso futuro.
Irriverente, grottesco, esilarante. Nel pieno stile Cohen ci si fa beffe (per fortuna) del politically correct e si irridono usi, costumi e minoranze senza alcuna pietà. In mezzo a tante gag e scene da rotolarsi dal ridere c'è anche spazio per uno spunto di riflessione, fornito dal paragone solo apparentemente inaccostabile tra democrazia e dittatura. Quando messe a confronto da Aladeen, ci si accorge che oltre ad essere imperfette, hanno pure qualche punto di contatto. Promosso a pieni voti e raccomandatissimo. Non resta che attendere il 15 giugno per l'uscita nelle sale. Ringrazio la Univesal Picture Italia che mi ha dato la possibilità di vederlo in anteprima e in lingua originale. 

venerdì 27 aprile 2012

Offline da un pò e per un pò

Cari miei stimati seppur pochissimi lettori. A conti fatti vedo che è circa un mese che non aggiorno il blog. Quando il sottoscritto sta in silenzio vuol dire che c'è qualcosa sotto. In effetti queste settimane sono state dense di impegni importanti, alcuni dei quali mi fanno anche stare un po' in tensione, seppure la salute mia e delle persone che mi sono accanto non è in discussione. Quando la mente è occupata su altro non si trova facilmente qualcosa di cui parlare. Parlare poi delle prime boiate che passano in testa, come sapete, non è mai stato il mio forte. Anche le boiate, per stile del mio blog, devono avere un minimo di intelligenza. Per colpa delle bravate dell'ingegnere ho anche la sua rubrica bloccata, almeno finché non tornerà di nuovo al lavoro dopo il sinistro fantozziano che gli ha fatto saltare il tallone di Achille nella classica partita di calcetto "scapoli e ammogliati". Nel mentre che scrivo questo post mi è balenato un pensiero improvviso: le scoperte dell'ingegnere sono quasi sempre frutto della stessa persona di origini pugliesi. Mi assale un dubbio però: perché quasi tutti gli ingegneri che conosco, invece, sono abruzzesi??
Invito i miei sempre pochi ma affezionati lettori a rispondermi nei commenti a questo quesito. Non che mi tolga il sonno, per carità, tuttavia resta molto curioso che l'Abruzzo doni tanti ingegneri alla patria. Anzi, sapete che faccio? Adesso posto un sondaggio, così con le vostre risposte potrò trarre una statistica che mi confermerà o meno la certezza che il mestiere di ingegnere è roba da abruzzesi!
Datemi ancora un po' di tempo e tornerò il Ballestrero di sempre!

mercoledì 21 marzo 2012

Le cronache dell'Ingegnere - L'Ospedale



Premessa: riceviamo e pubblichiamo questo simpatico racconto che il nostro Ingegnere ci ha inviato durante il suo soggiorno forzato in un nosocomio romano. Un incidente sportivo, dopo anni di assoluta inamovibilità, lo ha spedito in ospedale in attesa di essere rimesso a posto dalla chirurgia.
Questo è il primo resoconto dei primi giorni di ospedale, iniziati sabato scorso, dei suoi compagni di stanza.

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Ieri abbiamo fatto conoscenza
E' un vecchietto arzillo, si vede che e' un uomo di cultura, parla un italiano perfetto, ma non ci sta piu' tanto con la testa, e' sordo come una campana, ha la dentiera che ogni tanto si toglie e soprattutto e' un gran rompicoglioni.

Sabato
Quando sono arrivato a pranzo c'era la moglie, vecchietta arzilla e la figlia (molto strana totalmente depressa). Prima di andarsene la moglie gli ha detto: "Domani non veniamo perche' siamo stanchi. Ci vediamo lunedì" e sono andate via
Chiama gli infermieri ogni 5 minuti e stamattina visto che nessuno gli dava retta ha detto :"Siamo nelle mani di questa gente amorfa e ignorante e dobbiamo sottostare alle loro regole: stare in piedi, non disturbare e soprattutto non parlare"
Si chiama Antonio, di nobili natali, dice di essere nato nel 1922 e di avere 93 anni, anzi dopo mezz'ora ne aveva gia' 97, poco dopo quasi 100.
Suo padre era centurione della Milizia ed e' un nostalgico del ventennio. "Prima hanno goduto di tutti i favori e poi a mio padre l'hanno trattato male"
Si sente sempre un ventenne nonostante abbia subito un incidente alla gamba sciando...dice che gli e' successo 3 anni fa!!!!


Durante la guerra e' stato un aviere e stava a Napoli. Mi ha raccontato di una missione alla quale doveva partecipare lui ma che poi ha ceduto a un suo collega: quando si dice il destino..l'aereo sul quale doveva essere lui e' stato abbattuto dagli alleati.


E' un gran paraculo: ieri sera a cena non c'era la moglie ed ha chiesto agli infermieri di dargli da mangiare ma poi l'hanno sistemato bene ed ha mangiato tutto da solo...il paraculo.
Stamattina non contento ha ricominciato a cercare qualcuno che gli desse da mangiare: ad un certo punto e' entrato un prete e gli ha detto: "Lei che e' un uomo di chiesa e il vangelo dice che bisogna aiutare il prossimo, le posso fare una domanda?...Mi aiuterebbe a a mangiare?" il prete all'inizio e' rimasto un po' interdetto ed ha bofonchiato "devo chiedere il permesso agli infermieri" ma poi lo ha aiutato.


Domenica
Oggi si parla degli italiani popolo di pecoroni.
i concetti espressi sono:
- viva la rivoluzione francese
- partecipiamo agli scioperi
Poi alla fine togliendosi la dentiera per esprimere meglio il concetto il vecchietto mi ha detto: "Fernando IV di Borbone diceva al suo nano: - Gennari' chi nasce tondo non puo' morire quadro"




E' appena entrato il dottore che l'ha visitato e gli ha detto che può' muovere la gamba e lui ha detto: "Adesso sono cavoli miei"...bah




Oggi mentre usavo l'ipad mi ha chiesto "Ma e' difficile usare quell'aggeggio?" "Ce ne sono anche per novantenni?




Ha appena detto:" Sono di origine salentina"  e incuriosito gli ho chiesto :"Ma il suo cognome non mi sembra di origine salentina"Che mai l'avessi chiesto ed ha cominciato con l'origine del suo cognome
" Nel 1200, sedicesimo secolo, ottocento, inizio novecento, c'erano due fratelli Istigliano e Paliano che avevano terre nella zone Basilicata, Campania Calabria e mezza Puglia. Mentre Istigliano si e' stabilito nella zona ed ha dato origine al cognome Stiglian, l'altro si e' spostato verso il Lazio"
Poi mi ha detto che era stanco per cui gli sarebbe piaciuto ascoltare dei miei studi (pensa che mentre scrivo sull'ipad io stia studiando) ed ha smesso lasciando la storia ma meta'...spero che continui dopo




Gli hanno chiesto "quanti anni hai?" e lui ha risposto "88 passati..."




Ci sta poi uno che si chiama Teucro ed e' del 1919. Non s'e mai sposato perché non c'aveva i soldi. Dice che era gajardo da giovane e lo e' anche adesso.
Non ha nessuno, parenti, amici, vive solo: dice che ha dei nipoti in Francia e Spagna. Il dottore uscendo ci ha detto: "A questo fatelo parla' che c'ha un sacco di cose da di'"
"Non mi sono mai sposate perche' che ce facevi con uno stipendio x due persone proprio perché a me una donna non doveva mai pagare nulla"
"Io non piango mai, io rido sempre e mi sento giovane"








Lunedì
Stanotte ha inveito contro gli infermieri, che stavano cercando di portarlo fuori dalla stanza perche' disturbava, dicendo (non sto parafrasando, parla proprio cosi'): "Non vi dovete piu' permettere di usarmi violenza, vi denuncio, un albergatore non tratta così i propri clienti (ogni tanto crede di essere in albergo e al posto di "Infermieri!" chiama "Camerieri!!")"
Stamattina invece quando ha visto gli stessi infermieri gli ha detto :"Come siete bravi, siete proprio in gamba".






Questo di seguito l'ho scritto in presa diretta mentre lo diceva alla moglie
"La vita e' fatta di menzioni. Mi piacque moltissimo quella pagina di storia che scoprirono il delitto cioè chi fa il delitto. Passavano davanti ad un apparecchio, il primo uomo, poi tutti gli altri. Quando il ragazzo che aveva fatto il delitto passo' davanti a quello specchio gli scienziati lo presero.
La paura e' che l'uomo inventando i robot e immettendo le fasi di intelligenza, l'umanità si troverà di fronte a dei robot che sono metallo e animazione. Se gli immetteranno nel robot quella che per loro e' l'invenzione del cervello, che già c'è, sarà un pericolo per l'uomo. Loro sono metallo e tu sei carne e sangue e se te lo trovi davanti lui non ha nulla da perdere. Tu pensa Dio crea l'uomo, lo addormenta, gli toglie una costola e crea la donna
Così come c'è l'erba medica c'è l'erba semplice, che quando si accoppia da origine a qualcosa di diverso
Mi dispiace non aver fatto gli studi classici




Dovrebbero trovare il modo, lo stato al quale diamo tanti soldini, di proteggere i pensionati




In orario di visita, erano le 19:30 ha detto a mia madre: "Signora, mi scusi se mi permetto, ma questi non li ho toccati (indicando dei pasticcini), se li può portare via tanto io non mangio tanto". Ho detto a mia madre di lasciarli sul mio comodino tanto non se ne sarebbe accorto.
Alle 20:30 mi chiede: "Ma non avrebbe qualcosa di dolce?"... Gli ho dato uno dei suoi dolcetti che ancora avevo sulla scrivania...ma lui: "Me ne darebbe un altro?" ed io "Va bene gliene do' tre" (secondo lui se ti offrono qualcosa ne devi sempre prendere tre, l'aveva fatto con me il giorno prima, perché porta fortuna) e lui mi ha sorriso, compiaciuto che avessi appreso una sua lezione di vita.




Ad un certo punto mi ha chiesto: "Ma secondo lei l'ipoteso diventa cieco?". Gli  ho risposto: "Non saprei". Replica: "Domani quando passa il dottore glielo chieda lei che se no dicono che do' fastidio. Poi quando ha chiesto a un dottore lo chieda anche a un altro così confronta le risposte e si fa un'idea. Quando ero giovane facevo sempre così"




Prima di andare a dormire mi dice: "Ma secondo lei posso alzarmi per andare in bagno?" (oramai mi considera il suo medico personale visto che i medici veri lo mandano a quel paese). Gli rispondo (sempre urlando perché non sente): "Secondo me no, comunque chiamo l'infermiere". Il cameriere arriva, gli dice che non può scendere dal letto, gli controlla il pannolone, urlando gli dice di farla li' e poi se ne va borbottando.
Quando va via, Evio mi dice:"Questi qua si credono che tutti i vecchi sono tonti e stupidi. Mettetemi nella stessa stanza con lui e vediamo a parole chi e' piu' bravo"




Ad un certo punto mi dice, vedendomi leggere, che leggere con la luce artificiale abbassa la vista anche se uno usa gli occhiali
Sono le 22.30 io sto per andare a dormire e lui imperterrito sta leggendo Repubblica con la luce artificiale...






Martedì
La moglie di Antonio mi dice: " Lei deve avere una grande cultura, si sente da come parla"....lei si che ci capisce...




Ad un certo punto il vecchio scatarra e sputa per terra. L'altro della stanza se ne accorge e gli dice:"Eh no pero' non deve sputare per terra, non per altro, e' una questione igienica". Il vecchio risponde:"Eh ma mi stavo strozzando che ci potevo fare tanto adesso chiamo l'infermiera e puliscono" L'altro:"Si vabbe' ma se si procura un fazzoletto, la prossima volta, invece di sputare per terra lo fa nel fazzoletto che e' più igienico" Replica lui:"Vabbe' mi scusi, ho capito, io non le faccio mai queste cose e comunque giudichi, giudichi pure...chi giudica sarà giudicato..." e mentre l'altro esce dalla stanza borbottando il vecchietto aggiunge:" Ma vaffanculo!!"
Dopo un po' rimurginando sull'accaduto (il pentimento) :"E proprio davanti a questo lo dovevo fare che ha un casino davanti al letto. E adesso mi sono fatto un nome e questo che se ne va in giro lo dira' a tutti. Mia moglie mi dice sempre che sono sempre così pulito e rigido. Del resto la tubercolosi si e' debellata perché non si sputa. Ho sbagliato. Mi ricordo che prima c'erano le sputacchiere. Quello adesso chissà che cosa sta dicendo in giro. Evio Evio due son le cose o sto diventando fesso vecchio o fesso rimbambito. Che vergogna, e quando mi passa più. Questo mo' mi sta di fronte e mi farà sempre ricordare lo sputo: e non mi posso neanche mettere a discutere perché io ho sputato, c'è l'azione e la prova...ma come mi e' venuto...doveva accadere...una condanna...e mi sento condannato...sputerei in alto (ancora...) per aprire la bocca e ingoiare il mio sputo...che vergogna...che vergogna...che poi non e' stato un vero e proprio sputo...sentivo un pelo nella gola...domani lo racconto a mia moglie" E' andato avanti così per 15 minuti a brontolare e io che ogni tanto cercavo di consolarlo...ma non mi sentiva

domenica 18 marzo 2012

L'altra faccia del Diavolo - The Devil Inside

Il titolo era interessante. Accompagnato dal richiamo malandrino del prologo "Il Film che il Vaticano non vorrebbe mai che tu vedessi", arrivando persino a coniugare un verbo al condizionale nell'impoverimento generale della lingua parlata e scritta.
I protagonisti e il regista hanno implicitamente dato ragione a questa frase. Il film non dovrebbe essere visto tanto è insulso.
La trama è stringatissima: una signora italo americana nel 1978 uccide, durante un esorcismo praticato su di lei, due preti ed una suora nello scantinato di casa sua. Viene arrestata. La fanno carcerare nel fantomatico ospedale psichiatrico "Centrino" a Roma per volere di quei cattivoni della Curia. La figlia Isabella, 30 anni dopo, vuole girare un documentario per capire se la madre è veramente posseduta oppure si è semplicemente bevuta il cervello. Si reca a Roma, va alla scuola di esorcismo alla San Tommaso presso la chiesa di San Domenico e Sisto sopra via IV Novembre, vi ci incontra due giovani preti di cui uno di loro medico che fanno esorcismi en travesti - cioè, all'insaputa del proprio Vescovo e della stessa Curia. "Forse mia madre è posseduta dal demonio" - pensa l'ingenua Isabella. "Perché non ci provate voi due a liberarla da Satanasso?". Non se lo fanno ripetere due volte. Praticano il primo esorcismo e ottengono un risultato strabiliante. Belzebù comincia a saltare di corpo in corpo, praticando il cosiddetto transfert, fino ad uccidere tutti i protagonisti.
Un pò di xenoglossia, botte da orbi con forza sovrumana ed insulti osceni di Belfagor a base di fica e cazzo verso il prete che tenta di scacciarlo e tanto, ma proprio tanto splatter.
Il film è girato col taglio documentario, un lavoro ibrido per metà stile Blair Witch Project e per metà a camera fissa. Si salta dalla sedia in diversi momenti, del resto è sempre così quando ti acchiappa satanasso. Se non te la fai sotto in quei momenti, quando mai allora? Però la storia non convince per nulla.  Meno che mai il messaggio, che tenta di far passare il concetto per il quale il Male vince sempre e che per Male debba intendersi un Lucifero caduto cui obbiettivo non è l'anima, ma il corpo della vittima da fare a spezzatino. Nonostante i momenti di suspence e di genuina paura, resta un film da evitare. Se non siete convinti di farlo, potete sempre parlarne con i cinque ragazzi seduti nella fila avanti a me. Con la capacità persuasiva della migliore aristocrazia della Magliana vi spiegheranno, con rutti e bestemmie, perché il film non merita di essere visto. Li ringrazio ancora, perché con la loro genuina rozzezza, mi hanno fatto davvero divertire!

giovedì 16 febbraio 2012

Sanremo 2012 - Anteprima Vincitore

Credo di aver visto l'ultimo Sanremo quando avevo quattordici anni. Dopodiché ne ho perso completamente l'interesse. Adesso lo seguo, diciamo così, "dietro le quinte" per il tramite di un mio amico della carta stampata che ogni anno per mestiere va a seguirlo nella città dei fiori.
Interrogato ieri via sms mi dice che già oggi potrebbe farmi sapere il nome del vincitore. Vediamo se il pronostico sarà vero oppure no. Di solito però il mio amico strillone non sbaglia...


Cari lettori restate in ascolto. Anzi, in lettura. Nelle prossime ore vi posto il nome.

Come promesso i nomi sono arrivati: si parla quasi con certezza di Casillo per la categoria giovani e di Emma per la categoria big. Vediamo se sarò smentito, eheheh!!!